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Libri / Suggerimenti

Sergio Labate, La regola della speranza. Dialettiche dello sperare, Cittadella editrice, Assisi 2011

La filosofia sembra, in tempi pieni di disperazione, diffidare della speranza. Il tentativo di queste pagine è invece quello di rimetterla al centro della riflessione filosofica, attraverso uno statuto dialettico ben preciso. Ogni volta che speriamo, infatti, è in opera un lavoro sul negativo che prefigura una riconciliazione, una sutura, un passaggio di liberazione. Non che questa sutura sia prevedibile, essa si può solo sperare, appunto. Si tratta d’immaginare quel che non si può propriamente sapere. Un divieto d’ontologia libera la latenza etica della speranza e, finalmente, la rende esperienza autenticamente umana, capace di orientare e trasformare l’azione dell’uomo. È la regola della speranza che permette di custodire – fin dentro l’esperienza del negativo – l’irriducibile necessità del meglio, l’umana disposizione alla felicità, l’esigenza della giustizia, la trasfigurazione etica della totalità.

Francesco Orilia, Singular Reference: A Descriptivist Perspective, "Philosophical Studies", Springer, Dordrecht 2010.

Il riferimento singolare a noi stessi e agli oggetti ordinari che ci circondano è un tema filosofico di grande importanza, perché figura in modo cruciale in qualsiasi tentativo di comprendere come mente e linguaggio siano connessi alla realtà. Questo libro spiega perché filosofi quali Frege, Russell e Reichenbach abbiano preferito nella prima metà del Novecento un approccio descrittivista al riferimento singolare e perché invece in tempi più recenti Donnellan, Kripke, Kaplan e altri abbiano favorito un punto di vista referenzialista. Il referenzialismo è tuttora dominante, ma non è soddisfacente, al contrario del descrittivismo, nella sua trattazione degli atteggiamenti proposizionali e dei termini singolari non denotanti. Il libro propone di uscire da questa difficoltà con una teoria che incorpora aspetti del descrittivismo di Frege, Russell e Reichenbach, senza soccombere alle critiche anti-descrittiviste che hanno decretato il successo del referenzialismo. La teoria propone un’analisi uniforme dei sintagmi nominali, in particolare delle descrizioni definite, dei nomi propri e degli indicali, anche nei loro usi anaforici.

Indice
Preface.- 1. Introduction: Referentialism versus Descriptivism.- 2. Background notions.- 3. Why descriptivism was so successful.- 4. Why Referentialism is so successful.- 5. Definite descriptions and proper names.- 6. Indexicals.- 7. Tense, temporal indexicals and other miscellaneous issues.- 8. Conclusion: accounting for the referentialist data.- Bibliography.- Appendix.- Analytical Index.

Ulteriori informazioni si possono trovare al sito della Springer all’indirizzo http://www.springer.com/philosophy/book/978-90-481-3311-6.

Donatella Pagliacci, Sapienza e amore in Étienne Gilson, Aracne, Roma 2011, pp. 176.

Il presente lavoro analizza la questione del rapporto di sapienza e amore che accompagna l’esperienza personale e speculativa del più importante storico della filosofia medievale Étienne Gilson. A questo tema il filosofo ha dedicato un saggio dedicato a Wisdom and love in Thomas Aquinas (1951), che viene tradotto per la prima volta in italiano nell’Appendice al volume. Confrontandosi con diversi paradigmi speculativi, il pensiero di Gilson si arricchisce continuamente e presenta una molteplicità di sfumature, che devono venir rilette alla luce della sua epoca, contrassegnata da contrasti ideologici e da spinte anticristiane, tali da indurre un intellettuale a tutto campo come Gilson ad assumere in più di un’occasione una posizione decisamente critica nei confronti della riflessione filosofica moderna e contemporanea.Valorizzando il nesso tra sapienza e amore, Gilson ha pienamente colto le capacità affettive, razionali e relazionali dell’essere umano e si è impegnato nel mantenere aperto lo sguardo sul mistero insondabile dell’uomo e sul suo rapporto con la trascendenza.

Roberto Mancini, Visione e verità. Un viaggio nella fenomenologia attraverso le “Ideen I” di Husserl, Cittadella editrice, Assisi 2011.

L'opera più rappresentativa della fenomenologia di Husserl, le "Idee per una filosofia fenomenologica e per una fenomenologia pura", del 1913, viene analizzata in questo testo nel primo commentario completo realizzato in Italia. Dopo aver ricostruito il cammino di Husserl fino al 1913, il libro ripercorre le Ideen I chiarendo gli ardui e affascinanti passaggi del viaggio della fenomenologia verso la verità. Ne affiora il profilo di una riflessione che ha saputo aprirsi fino in fondo alla vita. Il pensiero come luce del mondo: così Husserl intende l'attività della coscienza umana, in modo che la ricerca filosofica si qualifica, anziché sul piano della costruzione arbitraria di teorie, come un'autentica conoscenza capace di arrivare al cuore della realtà e al senso della verità. Seguendo questo percorso si arriva a comprendere come l'avventura della filosofia riguardi ancora oggi non solo i filosofi, ma tutti.

 

Indice

Introduzione: la genesi delle “Idee”

1. La fenomenologia come modello e metodo filosofico

2. Dalla “Filosofia dell’aritmetica” alle “Ricerche logiche”

3. Le lezioni “Per la coscienza interna del tempo”

4. “L’idea della fenomenologia”

5. “La filosofia come scienza rigorosa”

 

Sezione prima. Essenza e conoscenza eidetica

Introduzione

Cap. I. Dato di fatto ed essenza

Cap. II. Fraintendimenti naturalistici

 

Sezione seconda. La considerazione fenomenologica fondamentale

Cap. I. La tesi dell’atteggiamento naturale e la messa fuori circuito

Cap. II. Coscienza e realtà naturale

Cap. III. La regione della coscienza pura

Cap. IV. Le riduzioni fenomenologiche

 

Sezione terza. I metodi e i problemi della fenomenologia pura

Cap. I. Considerazioni metodologiche preliminari

Cap. II. Le strutture generali della coscienza pura

Cap. III. Noesi e noema

Cap. IV. Per la problematica delle strutture noetico-noematiche

 

Sezione quarta. Ragione e realtà

Cap. I. Il senso noematico e la relazione all’oggetto

Cap. II. Fenomenologia della ragione

Cap. III. Gradi di generalità della problematica della teoria della ragione

 

Conclusione: la fortuna delle “Idee” e il senso della fenomenologia

 

Bibliografia

a. Opere di Edmund Husserl

b. Letteratura critica

Guido Alliney, Giovanni Duns Scoto. Introduzione al pensiero filosofico, Edizioni di pagina, Bari 2012 (“Biblioteca filosofica di Quaestio”, 16), pp. IV+222

Giovanni Duns Scoto è uno dei più importanti filosofi del medioevo. A lui si devono molte delle intuizioni teoretiche che fondano il pensiero moderno: la concezione della metafisica come ontoteologia, o la nozione di possibile logicum come tutto ciò la cui definizione non implica contraddizione. Anche in psicologia Scoto introduce elementi significativamente innovativi, come la conoscenza intuitiva e la nuova concezione della volontà, non più potenza esecutrice dei giudizi della ragione, ma autonoma facoltà spirituale capace di libere scelte e centro della personalità del soggetto.

Nonostante questi, e altri, contributi indubbiamente decisivi per la storia della filosofia occidentale, il pensiero di Scoto è ancora relativamente poco conosciuto. Ciò è in parte imputabile a un’inadeguata attenzione al suo pensiero, parzialmente estraneo al paradigma storiografico della filosofia medievale come necessaria integrazione fra aristotelismo e Rivelazione. Anche se oggi è abbondantemente superata, per molti anni questa interpretazione del medioevo filosofico ha indicato in Tommaso d’Aquino il vertice della riflessione scolastica, togliendo così rilievo a pensatori di indubbio valore speculativo ma non pienamente riducibili a tale schema interpretativo.

Questo volume di Guido Alliney colma finalmente una lacuna editoriale presentando con un linguaggio chiaro le più importanti posizioni del filosofo scozzese. Di esse viene dato conto con il rigore di un’esposizione brillante coniugata alle più aggiornate ricerche sul pensiero di Scoto.

 

Indice

 

Introduzione

La vita

Le opere

Edizioni di riferimento

Metafisica e teologia

Dio

L’uomo

Bibliografia

Luigi Alici, Filosofia morale, La Scuola, Brescia 2011, pp. 400.

L’esperienza morale appartiene alla vita e interpella i filosofi. L’etica deve quindi misurarsi con le domande che nascono dalla vita delle persone, generando nella storia un arco di problemi che il dialogo con i classici aiuta a tematizzare criticamente. Questo spiega la tripartizione del manuale: la prima sezione mette a fuoco la domanda morale quale emerge dalla vita e dalla riflessione; la seconda ripercorre i temi e le figure più rilevanti dell’etica nell’ambito del pensiero antico, medievale, moderno e contemporaneo, cercando di allargare l’attenzione al contesto storico e di far dialogare quanto più possibile gli autori; l’ultima sezione enuclea alcuni nodi di fondo che attraversano la storia del pensiero, alla luce dei quali è possibile misurarsi con le nuove sfide dell’etica applicata.

Indice

Introduzione

I – La domanda morale

1. Vita morale

  1. La vita umana come vita morale
  2. Domande di oggi
  3. Domande di sempre

 

2. Filosofia morale

  1. Esperienza e riflessione
  2. Superior: l’eccellenza del bene
  3. Interior: l’enigma della persona
  4. Exterior: la trama delle relazioni

 

II – Grandi epoche

3. Il pensiero antico: il bene, la felicità, le virtù

  1. Il cammino verso la storia
  2. Conosci te stesso
  3. Platone: l’altezza del bene
  4. Aristotele: la praticabilità del bene
  5. Le scuole ellenistiche

 

4. Il pensiero medievale: la creazione, il peccato, la salvezza

  1. Atene, Roma, Gerusalemme
  2. Agostino: ordo amoris
  3. Tra il monastero e l’università
  4. Tommaso: l’architettura della partecipazione
  5. La “via moderna” della libertà

 

5. Il pensiero moderno: La natura, la storia, il soggetto

1. I dilemmi del Rinascimento
2. la via della ragione: da Descartes a Spinoza
3. La via dell’esperienza: da Hobbes a Hume
4. Kant: la via trascendentale
5. La libertà tra finito e infinito
6. La misura naturale del bene

 

6. Il pensiero contemporaneo: il senso, la vita, la responsabilità

1. crisi dei fondamenti
2. L’ineffabilità del bene
3. la libertà tra i valori e il nulla
4. Lo spirituale e il comunitario
5. L’imperativo della responsabilità
6. La giustizia tra uguaglianza e libertà

 

III – grandi questioni

7. Antichi dilemmi

  1. I confini del bene del male
  2. Essere o dover essere
  3. Autonomia o eteronomia
  4. Libertà o determinismo
  5. Universale e particolare
  6. L’utile e il gratuito
  7. Insieme o da soli
  8. Personale e impersonale

 

8. Nuove sfide

1. Etica generale  e applicata
2. Natura, ambiente, vita animale
3. Bioetica e neuroetica
4. Tecnoscienza e postumano
5. Informazione e comunicazione
6. Economia, affari, lavoro
7. Multiculturalismo, laicità, bene comune
8. L‘uomo, la donna, la persona

Giuseppe Galli (a cura di), La persona in relazione, Liguori, Napoli 2009, pp. 161

La psicologia della Gestalt di matrice berlinese è nota soprattutto come psicologia dei processi cognitivi. Mancava un’opera sui rapporti fra teoria della Gestalt e persona. Il presente libro vuole colmare questa lacuna. L’opera è frutto del lavoro di un gruppo di psicologi che hanno affrontato, in altrettante sezioni, i seguenti aspetti della persona: la persona e il suo Io; la persona in relazione; la persona in azione; l’emergere della persona; la persona in dialogo; la persona e il centramento. L’approccio di base, delineato nella prima parte del libro, è quello relazionale o di campo, secondo il quale i fattori che governano il comportamento vanno derivati non solo dai sistemi interni alla persona ma anche dalle relazioni tra l’individuo e la situazione concreta in cui egli è inserito. La teoria del campo psichico ha mostrato la sua fecondità sia nelle ricerche di psicologia generale e sociale, sia in quelle di psicologia dello sviluppo. Negli ultimi decenni, il modello del campo si è imposto anche in ambito clinico. La ricerca empirica dei vari aspetti della persona ha reso necessario integrare i principi gestaltici con quelli dell’approccio dialogico e di quello ermeneutico. Di queste integrazioni si da conto in varie parti del volume.
Il libro è uscito in traduzione tedesca col titolo: Gestaltpsychologie und Person. Entwicklungen der Gestaltpsychologie presso Krammer Verlag, Wien 2010.

INDICE
Introduzione
Giuseppe Galli
Concetti base della teoria della gestalt
Capitolo primo - Modelli antropologici
Il modello della persona come parte del campo – Il modello ottimistico – Il modello del libero ordinamento – Il modello del rispetto educativo.
Capitolo secondo -  Principi metodologici
Il principio del continuum psichico e della sua organizzazione – Il principio del realismo critico – Il principio del rispetto fenomenologico – Il principio dell’analisi strutturale.
Giuseppe Galli
LA PERSONA E IL SUO IO
Capitolo primo – La persona e il suo corpo
La distinzione tra organismo e corpo: la posizione di Köhler – Leonardo e il vecchio morente – La mano malata – Fenomenologia del corpo proprio – Transizione dall’approccio naturalistico all’approccio fenomenologico . 
Capitolo secondo – Il vissuto dell’arco temporale della vita
Qualità globali dell’arco esistenziale – Una interpretazione analitica del testo dantesco – Atteggiamenti verso la finitezza esistenziale – Freud e la caducità dell’esistenza – L’angoscia esistenziale secondo P. Tillich – Il coraggio come reazione alla paura e all’angoscia - Il vissuto del ciclo della vita e il contesto sociale. Il “complesso di Dio” nella cultura occidentale. 
Capitolo terzo – Forme della coscienza di sé in situazioni limite
Forme della coscienza di sé – Percezione della morte negli ammalati oncologici – Il bisogno di rivalutare le persone vicine – Il paziente guarito non vuole essere più quello di prima.
Capitolo quarto – Vie d’accesso alla conoscenza di sé
Conoscenza a “latere” secondo Brentano – Riconoscersi in un testo secondo P. Ricoeur – Il dialogo terapeutico: dare parola agli affetti.
Capitolo quinto – Vie d’accesso alla conoscenza della soggettività altrui
L’approccio dialogico di M. Bachtin – Il ruolo delle teorie nella conoscenza personale – Lo studio della soggettività altrui nella ricerca psicologica – La condivisione delle finalità nella situazione sperimentale e nella ricerca-azione – La relazione ricercatore- partecipante nella cultura attuale.
Giuseppe Galli
LA PERSONA IN RELAZIONE 
Capitolo primo – Qualità espressive e strutturali nella percezione del volto altrui
Livelli di realtà nelle relazioni tra persone – La percezione delle qualità espressive del volto altrui – le ricerche sperimentali sulla percezione del volto – La dinamica figurale interna – Analisi di opere artistiche. 
Capitolo secondo – Qualità espressive e strutturali nelle relazioni interpersonali
Le relazioni spaziali nell’incontro con il grande invalido – Situazione di attesa e di incontro – Situazioni di trasporto affettivo – Situazioni di distacco e congedo. 
Capitolo terzo – Forme pregnanti di relazioni interpersonali – Reciprocità nel gioco – Mettersi dal punto di vista dell’altro: analisi di un litigio coniugale – Empatia e reciprocità in una situazione terapeutica – Le virtù sociali come relazioni pregnanti. 
Capitolo quarto – Fattori di connessione nella relazione di coppia
Il fattore destino comune – Il destino comune come fattore di unione-segregazione della coppia – La dedizione reciproca come fattore di connessione della coppia – Complementarietà armonica. 
Capitolo quinto La persona e il suo habitus sociale: identità–Io e identità- Noi. Il contributo di N. Elias  
Giuseppe Galli
LA PERSONA IN AZIONE 
Capitolo primo - La persona e le esigenze del polo oggettuale
Il concetto di Aufforderungscharakter di Lewin – La messa in atto di un proposito e la tendenza al completamento – Il concetto di “requiredness” di Köhler e Wertheimer – Il concetto di “esigenze oggettive” di Metzger. 
Capitolo secondo - La persona in azione e il principio del rispetto
L’esercizio della cura - L’esercizio di un compito - La persona in azione e la dinamica galileiana - Transizione da un approccio monopersonale ad un approccio relazionale - Transizione dall’approccio classificatorio-essenzialista allo studio del caso individuale. 
Capitolo terzo  – Esigenze oggettive e autorità
Crisi dell’autorità nella seconda metà del ‘900 – Crisi dell’autorità nella didattica universitaria del ’68. Esperienze di una facoltà umanistica –  La dinamica in gruppo e l’assetto organizzativo del gruppo di lettura – Il conduttore del gruppo - Ordine e autorità. 
Anna Arfelli Galli
L’EMERGERE DELLA PERSONA
Il contributo della Gestattheorie  allo studio dei primi anni di vita 
Introduzione 
Capitolo primo – Lo studio del comportamento espressivo
Il contributo teorico di K. Lewin – Un esempio dalle ricerche K. di Lewin - Una nuova concezione di neonato 
Capitolo secondo – Le ricerche di R. Meili e l’atteggiamento di base verso il mondo esterno 
Capitolo terzo – Le ricerche di L. Kemmler sulle prime forme della conoscenza di sè 
Capitolo quarto – Sul voler-far-da-sé: la ricerca di M. Klamma.  
Capitolo quinto - Le ricerche di H. Heckhausen e la coscienza delle proprie abilità
Lo sviluppo del comportamento di gara – La consegna – Interpretazione dei risultati – La durata della gara – Il comportamento espressivo - Lo sviluppo del livello d’aspirazione. 
Capitolo sesto -  I contributi della scuola gestaltica nel quadro delle ricerche attuali 
Andrzej Zuczkowski, Ilaria Riccioni
LA PERSONA IN DIALOGO
Linguaggio e comunicazione: realismo critico, analisi strutturale e approccio dinamico 
Introduzione 
Capitolo primo - I principi del realismo ingenuo e del realismo critico applicati al linguaggio e alla comunicazione verbale
Il duplice riferimento del linguaggio alla realtà fenomenica – Il significato delle parole sta nelle parole ed equivale al vissuto (realismo ingenuo) vs. vissuto e linguaggio sono livelli di realtà differenti (realismo critico) – Il linguaggio dei soggetti sperimentali come dato fenomenico primario – Approccio fonologico e approccio dialogico ai soggetti sperimentali. 
Capitolo secondo – L’approccio dialogico alla comunicazione: il dialogo come gestalt
Il dialogo come Gestalt – L’approccio della DA e della CA allo studio del dialogo inteso come Gestalt – Livelli di analisi: dialogo, sequenze, microsequenze.   
Maria Armezzani 
Persona e centramento.
Uno sguardo fenomenologico sulle tracce di Metzger 
Capitolo primo - Centramento e metodo fenomenologico
L’evidenza del centramento - Centro della persona e  metodo fenomenologico. 
Capitolo secondo - La realtà della persona
Ordine  e disordine
Capitolo terzo - Il concetto di centramento nella psicologia della gestalt e la sua estensione alla persona
Parte principale e parte secondaria. Il necessario e il superfluo - Centro di gravità gestaltico - Zone di condensazione - Parti portanti e parti portate - L’estensione principale - Effetti funzionali del centramento fenomenico - Centramenti   arbitrari  (fittizi) - Solo una metafora?

A. Fermani, L'etica di Aristotele. Il mondo della vita umana, Morcelliana, Brescia 2012

Utilizzando tutte e tre le Etiche aristoteliche, Arianna Fermani, con questo volume, offre un’ulteriore prova dell’attualità e utilità dell’etica dello Stagirita e di un pensiero che, esplicitamente e costitutivamente, mostra che ogni realtà “si dice in molti modi”. Gli schemi che l’intelligenza umana elabora devono essere molteplici e vanno tenuti, per quanto possibile, “aperti”. Questo determina la presenza di “figure” concettuali estremamente mobili e intrinsecamente polimorfe, figure che il Filosofo attraversa lasciando che i loro profili, pur nella loro diversità e, talvolta, persino nella loro incompatibilità, convivano.
La verifica di questa metodologia passa attraverso l’approfondimento di alcune nozioni-chiave, dando vita ad un percorso che, con proposte innovative e valorizzazioni di elementi finora sottovalutati dagli studiosi, si snoda lungo tre linee direttrici fondamentali: quelle di vizio e virtù, quella di passione e, infine, quella di vita buona.

SOMMARIO 

Ringraziamenti              
Premessa       
I "Pensiero occidentale" vs "pensiero orientale": alcune precisazioni             
II "Essere" e "dirsi in molti modi"            

Introduzione 
I. Per un "approccio unitario" ad Aristotele           
II. Autenticità delle tre Etiche    
III. Obiettivi e struttura del lavoro            

PRIMA PARTE Percorsi di attraversamento delle figure di vizio e virtù 
Capitolo primo: Giustizia e giustizie                       
Capitolo secondo:        La fierezza           
Capitolo terzo: Sui molti modi di dire “amicizia                  
Capitolo quarto: Lungo i sentieri della continenza e dell’incontinenza        
Capitolo quinto: La philautia: tra "egoismo" e "amor proprio"       
Capitolo sesto: Modulazioni della nozione di vizio           

 SECONDA PARTE: Percorsi di attraversamento della nozione di passione
Capitolo primo: La passione come nozione "in molti modi polivoca"         
Capitolo secondo: Le metamorfosi del piacere     
Capitolo terzo: Articolazioni della nozione di pudore       

TERZA PARTE: Percorsi di attraversamento della nozione di vita buona  
Capitolo primo: Dio, il divino e l’essere umano: sui molti modi di essere virtuosi e felici         
Capitolo secondo: La questione dell’autosufficienza                         
Capitolo terzo: Natura/nature, virtù, felicità                        
Capitolo quarto: Verso la felicità lungo le molteplici rotte della phronesis 
Capitolo quinto: La felicità si dice in molti modi 
Conclusioni
Bibliografia 
Indice dei nomi 

Alessandro Colella, Critica e dignità. Un confronto con Theodor W. Adorno e Michel Foucault, Cittadella editrice, Assisi 2011

Sebbene il male si diffonda nella vita delle persone passando attraverso dispositivi socio-culturali sempre più raffinati e complessi, il pensiero sembra paradossalmente sempre più paralizzato di fronte all'indecifrabilità di tali dinamiche. Quando il pensiero rinuncia ad interrogarsi sull'origine del male, è già compiuto il passo fatale verso l' “ideologia” secondo la quale il male sarebbe inevitabile e il suo sviluppo storico apparterrebbe al destino naturale della vita. La critica è un modo di vivere e pensare che rifiuta radicalmente tutto questo e che, grazie ad un paziente sforzo nel tentare di comprendere le ragioni sociali dell'agire, ricerca uno sguardo sul mondo che possa scuotere la falsa necessità del male, del sacrificio e di ogni sofferenza storicamente superabile. Theodor W. Adorno e Michel Foucault ci offrono due modelli teorici diversi di demistificazione del male organizzato, due modelli che l'autore legge qui in un'originale prospettiva di integrazione.

INDICE

INTRODUZIONE 
Parte prima
Un confronto con Theodor W. Adorno e Michel Foucault

CAPITOLO PRIMO
DOMINIO  E POTERE                                                                                
1. Dialettica e idea di storia naturale                                                      
2. Genealogia ed elisione storico-filosofica del potere                        
3. Materialità, evento e discorso

CAPITOLO SECONDO
IL SOGGETTO
1. Primato dell'oggetto, mimesi e contraddizione
2. Soggetto e contraddizione
3. Soggetto e critica

CAPITOLO TERZO
STORIA E LIMITE
1. Limite e paradosso
2. Esperienza spirituale della materialità

CAPITOLO QUARTO
PRASSI E LIBERTA'
1. Teoria, prassi e aggiuntivo 
2. Linguaggio, pratiche di potere e parrhesia

CAPITOLO QUINTO
CRITICA E VERITA'
1. Libertà e verità
2. Verità e linguaggio
3. Critica, verità e paradosso

CAPITOLO SESTO
LA NOSTRA ATTUALITA' OLTRE ADORNO E FOUCAULT
1. Rifiuto dell'ingiustizia e amore per la giustizia
2. Critica e conflittualità nel potere

PARTE SECONDA

Critica e dignità. Una possibile integrazione

CAPITOLO PRIMO
Critica e positività
1. Dignità      
2. Paradossalità 
3. Verità     
4. Critica

CAPITOLO SECONDO
Una possibilità di lotta critica
1. Pratica critica interculturale e interdisciplinare
2. Quali strategie e modelli di lotta?
3. Limite, dignità, paradosso e trasformazione
4. Autocritica
5. Determinazione storica della materialità

CONCLUSIONE

BIBLIOGRAFIA

S. Pierosara, L’orizzonte e le radici. Sul riconoscimento del legame comunitario, Aracne, Roma 2011, pp. 244.

La vocazione morale costituisce una dimensione originaria e inaggirabile della vita umana, che il volume esplora nel suo valore intrinsecamente relazionale. Il tema del legame comunitario, messo a fuoco collegando comunità, narrazione e riconoscimento, è quindi ulteriormente problematizzato attraverso un confronto fra orizzonte storico e radici trascendentali. La domanda intorno al profilo morale della vita di relazione orienta una rilettura del pensiero contemporaneo alla ricerca di una riqualificazione dello statuto antropologico, in dialogo fra etica e politica, in cui convergono istanze fondamentali e nuove sfide.

Indice

Introduzione

Capitolo I - Comunità
Comunità e società: termini di un’implicazione – Comunità e comunanza – Il noi come   condizione: una soggettività comunitaria?

Capitolo II - Narrazione
Sfondo e narrazione: la mediazione degli immaginari – La declinazione narrativa della tradizione – Le risorse prospettiche della narrazione

Capitolo III - Riconoscimento
Semantica plurale del riconoscimento – Prospettive sui primi luoghi teorici del riconoscimento – Il riconoscimento come principio etico

Capitolo IV - Confronto tra paradigmi
Riconoscimento: condizione trascendental-pragmatica o fatto sociale e morale? – La comunità tra legame reale e legame ideale – La narrazione come configurazione primaria di eventi e come via verso l’universale

Capitolo V - Storicità, trascendentalità, quasi-trascendentalità
Storicità come ricorrenza sensata e prospettica – Trascendentalità: le condizioni di possibilità della vita morale

Capitolo VI - L’antropologia tra differenza e partecipazione
Il trascendentale alla prova della differenza – Differenza e riconoscimento tra persona e comunità – L’antropologia della differenza fra radice trascendentale e orizzonte storico

Conclusione

Bibliografia

G. Alliney, M. Fedeli, A. Pertosa (a cura di), Contingenza e libertà. Teorie francescane del primo Trecento, Eum, Macerata 2012

Il panorama delineato dagli studi raccolti nel volume a cura di Guido Alliney, Marina Fedeli e Alessandro Pertosa, Contingenza e libertà. Teorie francescane del primo Trecento, EUM, Macerata 2012, rende conto delle molteplici interpretazioni della teoria della volontà di Giovanni Duns Scoto elaborate dai teologi francescani che operano nei primi decenni del XIV secolo. L’attuale ricerca in ambito medievistico ha da tempo abbandonato la scorciatoia storiografica di ridurre la storia della filosofia allo studio delle figure di maggior spicco, i così detti ‘grandi’, relegando gli altri pensatori dei tempi di mezzo in scuole di improbabile fedeltà al maestro dedite alla ripetizione senza genio del pensiero del fondatore.
Da quando la ricerca si è concentrata anche su questi teologi ‘minori’ si è scoperto in ciascuno di essi peculiarità speculative di tutto rilievo. È per questo motivo che gli studi qui riportati si soffermano sull’analisi filosofica di autori di cui si sa ancora molto poco. Il filo conduttore che lega gli interventi è quello del rapporto fra necessità e contingenza nel pensiero francescano dell’inizio del XIV decolo. Emergono allora i dubbi sull’attribuzione della Collationes scotiane, le impreviste vicinanze di Pietro Aureolo al pensiero di Giovanni Scoto, la fedeltà di Francesco di Meyronnes al pensiero del maestro, l’influenza di Enrico di Gand su Guglielmo di Alnwick e poi, indirettamente, su Pietro d’Aquila, il particolare atteggiamento di Enrico del Carretto sul rapporto fra volontarismo e proprietà, gli elementi fortemente innovativi introdotti da Francesco della Marchia e poi ripresi da Giovani di Ripa.
Indice: Introduzione, 7; Abbreviazioni, 17; Guido Alliney, Le Collationes oxonienses sulla volontà. Analisi degli influssi dottrinali in un apocrico scotiano, 19; Tobias Hoffmann, Peter Auriol on Practical Judgment and Angelic Sin, 45; Chris Schabel, Landulph Caracciolo vs. Peter Auriol on the Divine Will, 77; Timothy B. Noone, Alnwick on Freedom and Scotus’s Distinction between Nature and Will, 97; Luca Parisoli, Francesco di Meyronnes nella tradizione scotista del volontarismo ontologico, 113; Tiziana Suarez-Nani, L’ostinazione dei demoni: gli elementi di un confronto, 151; William O. Duba, The Ontological Repercussions of Francis of Marchia’s Distinction between Determination de possibili and de inesse, 177; Roberto Lambertini, La povertà volontaria. Il tema della volontà nella controversia pauperistica ai tempi di Giovanni XXII, 203; Annamaria Emili, Nichil magis est secundum hominem quam voluntas: Enrico del Carretto sul primato della volontà, 219; Fabrizio Amerini, Contingenza, volontà e libertà in Pietro d’Aquila, 239; Francesco Fiorentino, Libertà e contingenza in Giovanni di Ripa, 269; Indice dei manoscritti, 295; Indice dei nomi degli autori antichi e medievali, 297; Indice dei nomi degli autori moderni e contemporanei, 299.

Matteo Ricci, Dieci capitoli di un uomo strano, seguito da Otto canzoni per un manicordo occidentale, a cura di Wang Suna e Filippo Mignini, testo cinese a fronte, Quodlibet, Macerata 2010, pp. 550

Per la prima volta tradotta dal cinese in lingua occidentale, Dieci capitoli di un uomo strano (Pechino 1608) fu l’opera ricciana di maggior successo. Essa costituisce, insieme a Vero significato del Signore del Cielo (Pechino 1603), un documento prezioso per l’analisi dei temi e dei problemi affrontati nel primo confronto tra civiltà cristiana europea e mondo cinese.
In vari luoghi Ricci presenta questa opera di «etica naturale» con il titolo di Paradossi; in essa espone agli interlocutori confuciani dottrine di filosofia morale sul tempo, sul mondo, la morte, il silenzio, la divinazione, la ricchezza, che inizialmente reputava per essi ignote e paradossali. E giustamente individua nella filosofia stoica dei classici latini, universalizzante ed eclettica, lo strumento privilegiato della comunicazione con i letterati cinesi. Non poteva tuttavia esporre Seneca e Orazio, Cicerone, Epitteto e Marco Aurelio nell’integrale originalità delle loro dottrine, incompatibili, su questioni fondamentali, con il cristianesimo. Egli dunque li presenta in un grandioso apparato di centinaia di criptocitazioni, costretti nelle tesi della dottrina cristiana che finisce per frapporsi come schermo tra due visioni del mondo singolarmente coincidenti. Tale convergenza riesce tuttavia a rendersi visibile, ed è per questo probabilmente che nel titolo originale cinese la paradossalità, la «stranezza» – che è anche straordinarietà – non è più attribuita alle tesi, ma all’uomo che le espone.
Se la «via stretta» che Ricci percorre non è esente da difficoltà e contraddizioni, essa costituisce un oggetto privilegiato di riflessione per chi, oggi, voglia sinceramente esaminare le possibilità di comunicazione del cristianesimo con culture complesse, quali quella cinese.
Un testo che i letterati cinesi del tempo consideravano persino di troppo avvincente lettura, una traduzione chiara ed efficace, un ampio commentario che porta alla luce centinaia di testi classici delle principali tradizioni a confronto, permettono al lettore di formarsi un’idea fondata della grandezza e delle difficoltà che segnarono il primo incontro tra Europa e Cina.


«Non si deve credere, erroneamente, di possedere ancora gli anni trascorsi.
Il Ministro del Personale Li mi chiese l'età. Allora stavo per compiere cinquant'anni e dunque gli risposi: - Non ho più cinquant'anni.
Il ministro replicò: - Intende dire che la Sua rispettabile religione considera l'"avere" simile al "non avere"?
Dissi: - No. Siccome gli anni sono già trascorsi e non so dove si trovino adesso, non oserei dire di averli ancora.
Visto che il ministro era perplesso per la mia risposta, continuai: - Ad esempio, se una persona ha cinquanta Hu di riso e cinquanta Yi d'oro e li conserva nel suo deposito, avendo la possibilità di prenderli in qualsiasi momento e di usarli come vuole, può dire di averli. Se il deposito è già vuoto, come si potrebbe credere di possederli ancora? Sommandosi, i mesi compongono l'anno e i giorni compongono il mese. Mentre trascorro un giorno in questo mondo, una volta tramontatoil sole, sia l'anno sia il mese sia la mia vita hanno un giorno in meno. La stessa cosa accade quando arrivano l'ultimo giorno del mese e l'inverno dell'anno. Per questo ho detto di non aver più i giorni e gli anni. Col crescere dell'età, giorno per giorno, diminuisce la vita: gli anni sono già trascorsi. Ora, tra il dire di averli e il dire di non averli più, in che cosa consisterebbe l'errore?
Avendo compreso la mia prima risposta, molto soddisfatto il ministro disse: - Ha ragione: se gli anni sono trascorsi, naturalmente non si può dire di averli ancora.»



D. Pagliacci (a cura di), Misericordia, un infinito stupore, Ancora, Milano 2012, pp. 144

Il libro, primo di una nuova collana (Rachamin/Misericordia), che comprende due distinte sezioni (Percorsi, Fonti), presenta un percorso di reinterpretazione della misercordia, articolato in due sezioni (Proposte, Testimonianze).

«L'amore - scrive la curatrice nell'introduzione - ci sbilancia positivamente verso l'altro senza farci perdere l'equilibrio; centrati sull'amore, che alimenta dall'interno il nostro esserem, possiamo guardare l'altro, senza temere di divenire suoi ostaggi» (p. 6).

«La misericordia può contaminare e fecondare ogni genere di relazione, comprese quelle di carattere economico, giuridico e sociale, dimensioni alle quali verrà riservata la dovuta attenzione nei volumi successivi della collana» (p. 7)

INDICE

D. Pagliacci, Introduzione

Proposte

D. Cancian, L’Amore misericordioso: volto di Dio, via della Chiesa

E. Gabellieri, La Misericordia come Nome divino. Dalla Rivelazione alla filosofia e dalla filosofia alla rivelazione

P. Manganaro, Tra filosofia e teologia. Il contributo della fenomenologia tedesca

M. Malaguti, Tra il cielo e la terra: luogo dato alla misericordia

P. Coda, La speranza tra misericordia e giustizia

A. Capecci, La misericordia nella filosofia

Testimonianze

P. Chocholski, I Congressi sulla misericordia

Ph. Barbarin, Nel segno della misericordia: un'esperienza di dialogo tra cristiani e musulmani

Luigi ALICI (a cura di), Prossimità difficile. La cura tra compassione e competenza, Aracne, Roma 2012, pp. 168

Dinanzi a una condizione umana segnata dalla fragilità e dalla finitezza, si impone una riscoperta della cura come una forma originaria di reciprocità responsabile, che assomiglia alla figura etica dell'alleanza più che a quella mercantile del contratto. Interrogandosi intorno al rapporto tra cura e prossimità, il volume pone a confronto il paradigma della compassione e quello della competenza, che si distinguono per il diverso movimento di approssimazione proprio del curare: due forme complementari di interpretare la distanza tra l'io e l'altro, su quel difficile crinale della relazione in cui la prossimità si fa esigente e la relazione di cura domanda anche una cura della relazione.

INDICE

Invito alla lettura
Luigi Alici

Parte prima
Cura delle relazioni

La compassione tra prossimità e distanza
Donatella Pagliacci
Premessa – La distanza come cifra dell’umano – Due storie – Distanza, compassione e prossimità

Il  nesso tra cura e virtù
Giacomo Samek Lodovici
Sulla cura come nome dell’amore – Cura e fragilità umana – Cura e riconoscimento – Cura (e autorità) virtuosa, non paternalismo – Connessione con la virtù: concezioni riduttive – Virtù come ordo amoris – Virtù come amore-cura di sé – Virtù come amore-cura degli altri – Cura, distanza e giustizia – L’amore-cura-virtù si moltiplica

Prossimità ed etica del sentire puro. Sulla cura della distanza nelle relazioni di prossimità
Sergio Labate
Premessa - Sensibilità e prossimità. Un paradigma filosofico esemplare – Conseguenze etiche e applicazioni antropologiche –Conclusioni

Parte seconda
Relazioni di cura

La cura incerta di donne e uomini vulnerabili
Ivo Lizzola
Una nuova esperienza di malattia e di cura – La cura e la possibilità di una azione deponente – Un inedito paradigma relazionale – La memoria del corpo e la consegna

La relazione di cura: il punto di vista del medico
Fausto Santeusanio
Che cosa è cambiato nella professione del medico con la medicina moderna – Il medico e le decisioni di fine vita – Preparazione del medico ed alleanza terapeutica – Conclusioni

La relazione di cura: il punto di vista del malato
Maria Teresa Russo
La malattia, crisi biografica ed epistemologica – Distanza e prossimità: una dicotomia insuperabile? –  Complessità dell’anamnesi: storia della malattia o storia del malato? – Il “narratore ferito” : una risposta al bisogno di prossimità

 

Pagine scelte:

http://www.aracneeditrice.it/pdf/9788854852471.pdf

Romina PERNI, Diritto, storia e pace perpetua. Un’analisi del cosmopolitismo kantiano, Ets, Pisa 2012

In questo volume si vuole proporre un’analisi del cosmopolitismo kantiano - definito da Kant in Zum ewigen Frieden «un necessario completamento del codice non scritto sia del diritto dello Stato che del diritto delle genti» -  come ordine giuridico da conseguire, ma al tempo stesso possibile anche come frutto di un progresso morale dell’uomo e del genere umano. La realizzazione del diritto cosmopolitico così inteso permette, infatti, il conseguimento della pace perpetua che di tale progresso rappresenta il culmine.
L’analisi è condotta sulla base della tensione, presente nella filosofia politica kantiana, tra gli ambiti del diritto e della morale. Si è cercato di dimostrare come proprio la trattazione del tema del cosmopolitismo metta in discussione la rigidità di tale distinzione e come sia possibile e auspicabile un avvicinamento tra questi due ambiti.
Nella prima parte del testo vengono esaminati i luoghi kantiani del cosmopolitismo, con particolare attenzione all’interpretazione degli articoli definitivi di Zum ewigen Frieden che riguardano il diritto internazionale e il diritto cosmopolitico propriamente detto. Viene proposta una lettura grazie alla quale è possibile conciliare la ricerca della pace con la difesa dei diritti dell’uomo, nell’ambito di una cittadinanza mondiale o tendenzialmente globale.
Il movimento verso l’ideale della pace perpetua ha, comunque, un carattere regolativo che viene messo in luce e analizzato nella seconda parte. La visione della storia kantiana è dominata dalle acquisizioni della Kritik der Urteilskraft e quindi considerata alla luce delle caratteristiche del giudizio teleologico. Quello della storia è un movimento da compiere come se la pace perpetua fosse raggiungibile in ogni momento, ma nella consapevolezza che esistono limiti e condizioni entro i quali il progresso verso tale meta si compie.
Inoltre il particolare modo di concepire il progresso da parte di Kant - tale da non garantire la certezza incontrovertibile dell’esito, ma comunque in grado di promuovere l’agire dell’uomo nel mondo per la realizzazione della pace - fissa proprio quei limiti e quelle condizioni entro cui il compimento della Cosmopolis è possibile. La natura stessa dell’uomo - divisa, secondo Kant, tra disposizione al bene e tendenza al male - e lo spazio aperto dalla prudenza politica, nei rapporti che questa intrattiene con l’imperativo morale dettato dalla ragione legislatrice, rappresentano ulteriori condizioni entro le quali il cosmopolitismo kantiano è possibile.
La linea interpretativa è che, malgrado Kant tenda a definire in maniera distinta i due ambiti, quando ci si riferisce al cosmopolitismo,non si può e non si deve escludere la possibilità di un avvicinamento tra morale e diritto, anche e soprattutto in considerazione del progresso dell’umanità sotto entrambi i punti di vista.

INDICE

Parte prima - Il diritto cosmopolitico
1. Il cosmopolitismo in Kant
2. Il secondo articolo definitivo di Zum ewigen Frieden
3. Weltbürgerrecht o weltbürgerliches Recht?

Parte seconda - Natura e storia in prospettiva cosmopolitica
1. La destinazione naturale del genere umano
2. La storia universale
Postilla
Bibliografia

Roberto MANCINI, Le logiche del male. Teoria critica e rinascita della società, Rosenberg & Sellier, Torino 2012

Che cos’è il male ? Come opera ? Si può arrivare a sconfiggerlo ? Il secolo scorso ha fatto emergere forme sistematiche e globali di dominio, di menzogna, di violenza, tanto da diffondere la credenza che esso sia invincibile. Il male non esiste come soggetto, eppure opera come se lo fosse. Sembra connaturato alla condizione umana, eppure è sempre una tortura non solo per chi lo subisce, ma anche per chi lo commette. Se un cammino di liberazione esiste, esso esige la maggiore lucidità possibile, in primo luogo per uscire dalla rassegnazione e dalla complicità.

Questo libro traccia la mappa di quelle “teorie critiche” della società e della condizione umana che, nel corso del Novecento, hanno lavorato a un’analisi organica del male storicamente prodotto. A partire dalla classica teoria critica della Scuola di Francoforte, tali ricerche hanno in vario modo cercato di svelare i meccanismi del male e di spiegarne la provenienza. Da Freud a Horkheimer e Adorno, da René Girard a Michel Foucault, da Hannah Arendt a Martin Buber, ognuna di queste prospettive offre un apporto tuttora imprescindibile per il risveglio della coscienza umana.

In questo libro per la prima volta si cerca di delineare l’orizzonte di una teoria critica integrata, che fa interagire tra loro queste diverse prospettive per giungere a una visione più ampia e attuale. Una visione che, anziché inseguire l’illusione di fornire una teoria definitiva, rimanda alla responsabilità come chiave della risposta da dare al male. La lucidità del pensiero, l’intelligenza della speranza, il coraggio di agire con la creatività della nonviolenza vengono così alla luce come quelle facoltà umane, fragili e forti, grazie alle quali diviene legittimo credere che il male non avrà l’ultima parola.

INDICE

Cap. I. L’idea di teoria critica

Cap. II. Il male nella natura: Sigmund Freud e la pulsione di morte

Cap. III. Il male nella razionalità: la Scuola di Francoforte e la critica del dominio

Cap. IV. Il male nella cultura: René Girard e la violenza civilizzatrice

Cap. V. Il male nel potere: Michel Foucault e i regimi della verità

Cap. VI. Il male alla fine della coscienza: Hannah Arendt e il totalitarismo che verrà

Cap. VII. Il male nell’anima: Martin Buber e l’autotentazione umana

Cap. VIII. Verso una teoria critica integrata

Cap. IX. Teoria critica e rinascita etica

Conclusione


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Filippo MIGNINI, Per aver troppo amato il mondo. Dialogo in due atti sulla violenza tra un giurista e un filosofo, Quodlibet, Macerata 2012

Il testo ricostruisce, attraverso una libera utilizzazione delle opere di Giordano Bruno (Nola 1548-Roma 1600) e Alberico Gentili (San Ginesio 1552-Londra 1608), l'intensa discussione che intercorse tra loro sui temi della filosofia e della religione, del diritto e della politica, centrati sul problema della violenza nel mondo, della cause di essa e dei possibili rimedi.

Il testo è diviso in due atti: il primo ricostruisce l'intimo rispettoso dialogo, pur nella diversità delle tesi e delle ispirazioni, che si stabilì tra i due grandi esuli italiani, grazie anche alla protezione del poeta e diplomatico Philip Sidney; nel secondo atto, mentre il destino di Bruno si va consumando tra Venezia e Roma, Gentili osserva, in dialogo con l'amico Tobias Matthew e in drammatico confronto con il conte di Essex, il tracollo del mondo elisabettiano  e la minaccia incombente delle guerre civili.

INDICE

Introduzione

Per aver troppo amato il mondo

Profilo biografico dei personaggi

Brevi profili biografici delle persone e degli autori citati nel testo

Rifermenti bibliografici

ARISTOTELE, Le piante, a cura di M. F. FERRINI, Bompiani, Milano 2012

Il testo originale del Peri phyton è perduto, e il trattato che leggiamo in greco, edito per la prima volta nei Geoponica (1539), e incluso in tutte le edizioni del Corpus Aristotelicum, a partire dalla seconda edizione di Basilea (1539), è la retroversione greca (anonima) condotta sulla traduzione latina, condotta a sua volta su una traduzione araba di una traduzione siriaca.
Si distinguono cinque traduzioni (siriaca, araba, ebraica, latina, greca), su cui si basa la nostra conoscenza del trattato. Il Medioevo latino attribuisce quasi unanimemente il trattato ad Aristotele. L’attribuzione a Nicola di Damasco (un peripatetico vissuto nel I sec. a.C.) si è imposta con l’edizione della versione latina (di Alfred of Sareshel), curata da Ernst H.F. Meyer.
Il trattato ha un carattere peculiare nell’ambito della botanica antica, in quanto affronta temi discussi principalmente in ambito biologico e filosofico: se la pianta sia un essere vivente, quale tipo di ‘anima’ abbia, se sia capace di percepire, se i sessi siano in essa distinti, e in genere quali caratteristiche tipiche della fisiologia animale sia possibile riconoscere anche nella pianta. Esso ha costituito nel Medioevo e nel Rinascimento una delle fonti antiche più lette, come dimostrano, tra gli altri, il De vegetabilibus di Alberto Magno, e il commento della retroversione greca da parte di Giulio Cesare Scaligero.
Il testo greco stampato a fronte della traduzione è (tranne in alcuni punti, segnalati e discussi nelle note) quello dell’edizione del 1989, curata da H.J. Drossaart Lulofs (editore delle versioni orientali) e E.L.J. Poortman (editore della versione latina e greca). La traduzione integrale è la prima in italiano.

INDICE
Introduzione
Il libro sulle Piante «nel prato sempre fiorente della filosofia aristotelica»
I testi
Le traduzioni
La retroversione greca e il prologo
Le piante e la botanica antica
Lo studio del vivente
La quercia e la roccia
Immagini e metafore
Note all’Introduzione
Notizia biografica
Le piante
Libro I
Libro II
Note al testo
Bibliografia
Edizioni principali della retroversione greca
Studi sulla tradizione aristotelica e sull’aristotelismo
Letteratura secondaria

Benedetta GIOVANOLA, Oltre l’homo oeconomicus. Lineamenti di etica economica, Orthotes, Napoli 2012

Molti economisti ritengono che l’economia sia una “zona franca” dal punto di vista etico, oppure che essa, pur sollevando questioni eticamente rilevanti, dovrebbe tenerle al di fuori del proprio ambito di indagine.

Il volume intende confutare questa posizione, indagando criticamente l’apparato teorico e le dinamiche dell’economia nella loro dimensione di problema filosoficamente rilevante e argomentando la natura comune di etica ed economia, mostrando non solo la fecondità, ma anche la necessità del loro rapporto.

A tal fine la prima parte del volume intraprende una serrata critica dei concetti portanti della teoria economica mainstream, mettendo a tema, in particolare, le nozioni di razionalità economica e di benessere, per concentrarsi poi sulla disamina critica del modello antropologico alla base dell’economia, quello dell’homo œconomicus, del quale viene mostrato il forte riduzionismo.

Per andare oltre l’homo œconomicus, l’autrice, sviluppando le riflessioni del premio Nobel per l’economia Amartya Sen e della filosofa Martha Nussbaum e articolando il sostrato etico-antropologico dell’approccio delle capacità, propone un inedito modello di agente economico, articolato intorno alla nozione di ricchezza antropologica e volto a restituire all’economia il ruolo che le è più proprio, quello di mezzo per la promozione del bene dell’individuo e della collettività.

Poiché la sfera economica, inoltre, ha ormai assunto una importanza e una pervasività senza precedenti, essendo ormai radicalmente penetrata sia nel nostro immaginario collettivo sia nel nostro vissuto e persino nelle dinamiche di relazioni interpersonali, la seconda parte del volume si propone di applicare le riflessioni teoriche sviluppate nella prima parte a due specifici ambiti applicativi, nei quali emergono urgenti sfide pratiche: l’ambito dell’immigrazione – che viene indagato con rifermento specifico ai processi di formazione dell’identità individuale e di riconoscimento sociale – e quello dell’attività d’impresa, indagato interrogandosi sulla necessità e possibilità di modelli di business capaci di andare oltre la mera logica del profitto e di contribuire, piuttosto, a uno sviluppo autenticamente umano.

Indice

Introduzione

Prima Parte. Fondamenti di etica economica

Capitolo Primo. L’economia come questione filosofica
1. Introduzione – 2. Economicizzazione: razionalità etica, razionalità economica e homo œconomicus – 3. Commercializzazione: mercato, consumi e denaro – 4. Oltre l’economicizzazione e la commercializzazione: un nuovo concetto di ricchezz

Capitolo Secondo. La “svolta antropologica” tra etica ed economia
1. Introduzione – 2. La razionalità economica tra interesse personale e dimensione relazionale – 3. I fondamenti etici e antropologici della razionalità economica – 4. Antropologia ed etica delle capacità

Capitolo Terzo. Benessere, felicità e capacità
1. Introduzione – 2. Benessere, utilità e felicità: dall’utilitarismo agli approcci soggettivi... – 3. ...dagli approcci soggettivi al capability approach – 4. Capacità, «oggettività etica» e public reasoning – 5. Felicità e “vita buona” tra bene oggettivo e preferenze soggettive – 6. Eudaimonia, capacità e libertà

Capitolo Quarto. Ricchezza antropologica e identità dell’agente (economico)
1. Introduzione – 2. Benessere, approcci soggettivi e preferenze adattive: considerazioni metodologiche... – 3. ...ed etiche – 4. Il benessere alla prova della diversità interpersonale e intrapersonale – 5. Oltre il benessere individuale: la ricchezza antropologica – 6. Sui fondamenti della ricchezza antropologica: la riflessione di K. Marx – 7. La ricchezza antropologica come fulcro dell’identità

Seconda Parte. Applicazioni di etica economica: immigrazione e impresa

Capitolo Quinto. Capacità e immigrazione:
identità e differenza nell’epoca del multiculturalismo
1. Introduzione – 2. Identità e scelta – 3. Libertà e diversità culturale – 4. Universalismo e diversità culturale – 5. Due casi concreti: le mutilazioni genitali femminili e la legge francese sul velo

Capitolo Sesto. Capacità e impresa:
sui fondamenti etico-antropologici dell’attività economica
1. Introduzione – 2. Verso un’economia delle virtù: da Aristotele... – 3. ...al capability approach – 4. Attività d’impresa e promozione delle capacità umane

Conclusioni

Bibliografia

Indice dei nomi

M. PAOLINI PAOLETTI, Leibniz. La metafisica dell’esistenza, Limina Mentis, Monza 2013

Il sistema metafisico di G. W. von Leibniz è una delle costruzioni filosofiche più originali e ardite di ogni tempo. In questo volume, si propone una sintesi accurata della riflessione leibniziana fondata sull'analisi della nozione di esistenza, con frequenti e dettagliati rimandi testuali a numerose opere del poliedrico pensatore. La descrizione dell'evoluzione storica di tale riflessione (debitrice del confronto con la Scolastica medievale e moderna, soprattutto con Duns Scoto rispetto alla nozione di possibilità) si accompagna ad uno sguardo sistematico sui problemi, sulle tesi e sulle argomentazioni che maggiormente la caratterizzano. Dopo aver esaminato quattro ambiti di indagine connessi alla nozione di esistenza (principio di individuazione degli enti, difesa della prova ontologica dell'esistenza di Dio, conoscibilità dell'esistenza del mondo esterno, principio di ragion sufficiente), lo studio si concentra sulle nozioni di monade e mondo, sulla concezione leibniziana della possibilità, sul rapporto tra Intelletto e Volontà divini, sui problemi relativi alla creazione del mondo ed alla sua bontà e, soprattutto, sulla visione leibniziana della perfezione come armonia (intesa come bilanciamento di varietà e unità). Nelle conclusioni, si tenta di fornire e difendere una versione della prova ontologica ispirata alle riflessioni dell'ultimo Leibniz e fondata sul rapporto tra le nozioni di armonia come perfezioni e di incompossibilità, nonché di discutere criticamente alcuni aspetti del suo pensiero.

INDICE

Introduzione
Abbreviazioni

I. Esistenza e individuazione

1) La Disputatio del 1663
2) L'existentia come principio di individuazione
3) Suárez sull'existentia e l'individuazione
4) Leibniz, l'individuazione e la distinzione di ragione
5) L'apertura di ampi orizzonti di indagine

II. L'esistenza è una perfezione

1) Ens ed essentia
2) La nozione di perfectio
3) La lettura leibniziana dell'argomento ontologico
4) L'existentia è davvero una perfezione?

III. L'esistenza del mondo esterno

1) Existentia, sensibilità, contingentia e spazio-tempo
2) Esistenza del mondo
3) Due problemi sull'esistenza del mondo esterno
4) Dalla mente, e non dal corpo

IV. La ratio existendi

1) La series rerum
2) I requisita ad existendum
3) La causa plena
4) Il principio di ragion sufficiente

V. Monadi e mondi

1) La substantia individualis
2) Le tre vie verso la definizione della substantia
3) Le monadi
4) I mondi
5) La monade ed il mondo

VI. Lo statuto dei possibili

1) Il tema dei possibili in Leibniz
2) Il necessitarismo di Wycliff, Spinoza e Hobbes
3) Il volontarismo di Descartes e la posizione di Suárez
4) Duns Scoto e la Scolastica moderna
5) La realitas dei possibili secondo Leibniz

VII. L'esistenza: esse extra causas

1) Difficoltà nel definire la nozione leibniziana di existentia
2) La perfectio come gradus realitatis
3) La harmonia come perfectio universi
4) Exigentia existentiae
5) Existentia mundi
6) Le proposizioni esistenziali
7) Esse extra causas

 

VIII. Alle radici dell'esistenza: creazione e libertà divina

1) Possibilità e libertà: Arnauld contra Leibniz
2) La libertà
3) Inclinazione e limite formale dei possibili
4) La creazione
5) Creazione e libertà: due problemi

Conclusioni

Bibliografia

DANIELA VERDUCCI, La fenomenologia della vita di Anna-Teresa Tymieniecka, Aracne, Roma 2012

Il contributo della fenomenologia della vita di Anna-Teresa Tymieniecka si inserisce nel quadro delle problematiche relative alla sopravvivenza della filosofia nella odierna temperie culturale, da J. Habermas definita “post-metafisica”. Infatti, l’esigenza metafisica di “salvare i fenomeni” non cessa di riproporsi, sebbene la filosofia dell’essere non sembri più in grado di veicolare quell’ampliamento dell’orizzonte di senso, che le inedite esperienze mentali, affettive e pratiche della post-modernità e le nuove entità e procedure dell’essere-artificiale tecnologico sollecitano. Intraprendendo una viva phenomenology of phenomenology A.-T. Tymieniecka ha praticato la “ri-seminazione intuitiva” della fenomenologia, riattivando la marcia progressiva verso il fondamento ultimo dell’estenuato Phänomenologisieren, con il restituire pregnanza esistenziale e cosmica alla coscienza eidetica e trascendentale. Una nuova vena d’essere è così sgorgata in campo metafisico, dove l’attenzione si è concentrata, leibnizianamente, sulla sostanza individuale. Negli Erlebnisse di quest’ultima, tutte le forme e le modalità dell’essere e del far essere sono compendiate e tenute insieme per mezzo del logos vitale ontopoietico, determinante della loro evoluzione. Attraversando i molteplici e vari livelli dell’essere naturale e morale, tale logos ci conduce fino a sporgerci sul soprannaturale e raggiungere «la pienezza del logos in chiave vitale»: in logos omnia!

È in questo senso che la fenomenologia della vita rappresenta una prova di sistema metafisico: il logos ontopoietico della vita mostra, infatti, di essere sia il principio che rende ragione di tutto ciò che è, diviene e appare sia la vis viva che presiede alla generazione universale. Con esso la Tymieniecka può rispondere alla prima parte della domanda metafisica leibniziana: perché c’è qualcosa [anziché nulla]? Resta però ancora da venire a capo della seconda parte del quesito: [perché c’è qualcosa] anziché nulla?

Indice

Avvertenza

Capitolo I - La ri–seminazione intuitiva della Fenomenologia

1.1. Scenari fenomenologici post–husserliani
1.2. Il lascito fenomenologico
1.2.1. Il testamento di E. Husserl
1.2.2. Il seguito husserliano di E. Fink
1.3. ll vissuto come risorsa metodologica in Anna–TeresaTymieniecka
1.4. Il vissuto come risorsa metafisica nella rivisitazione leibniziana
1.4.1. Il Leibniz di E. Cassirer
1.4.2. Il Leibniz di A.–T. Tymieniecka

Capitolo II - L’itinerario teoretico della fenomenologia della vita

2.1. Una nuova posizione della coscienza
2.1.1. Il fenomeno del «conscio–proprio–corporeo»
2.1.2. La condizione umana nell’unità–di–tutto–ciò–che–è–vivo
2.2. La nuova concettualità della fenomenologia della vita
2.2.1. Il trascendentale esistenziale
2.2.2. Il soggetto umano creativo
2.2.3. L’ontopoiesi della vita
2.2.4. Confronto con l’autopoiesi del vivente di H. Maturana e F. Varela
2.3. Un nuovo paradigma ontologico
2.4. Metamorfosi del logos ontopoietico della vita

Conclusione - Dal logos ontopoietico, un nuovo orizzonte di trascendenza

Bibliografia

Francesco TOTARO, Assoluto e relativo. L’essere e il suo accadere per noi, Vita e Pensiero, Milano 2013

Il volume offre un percorso di ricerca che prende le mosse dal rapporto tra l’essere che è e l’essere che accade. L’Autore dà conto anzitutto sia dell’affermazione di qualcosa che si possa dire come incondizionato, avendo un significato assoluto, sia dell’affermazione di qualcosa che va detto come condizionato, il cui significato è relativo.

L’intreccio strutturale tra i due modi di essere conduce a coniugare l’orientamento all’incondizionato con le molteplici figure che, in situazione di condizionamento, non si dissolvono in un confuso relativismo, ma si dispongono a qualificarsi come prospettive di verità. Ciò che viene appunto chiamato prospettivismo veritativo vuole dare un’articolazione dinamica e costruttiva al rapporto tra l’essere che è per sé e l’essere che accade per noi.

Il ‘prospettivismo veritativo’ consente pure di affrontare le questioni che riguardano i rapporti tra culture e tra religioni, dando una motivazione di fondo alle parole d’ordine del riconoscimento e del rispetto e propiziando una risoluzione positiva dei conflitti. Per ciascuna delle prospettive l’intero della verità è una meta asintotica. Ogni dia-logo dovrebbe allora svolgersi sullo scenario di un meta-logo, altrimenti rischia di rimbalzare su interlocutori chiusi nella propria parte e incapaci di mettersi in gioco.

Questo impianto categoriale consente di formulare un’etica non separata dall’ontologia e dalle ragioni dell’essere, quindi come via di approssimazione all’essere. Il senso profondo della dimensione etica, se non la si vuole confinare in un frammento separato dell’umano per farne una cucina di regole e precetti sovraordinati alla vita, si esprime nell’assunzione del compito di far accadere per noi l’essere che è per sé, un compito che impegna il dinamismo di una finitezza misurata dalla tensione all’intero.

Qui entra sulla scena l’umano che si concentra sulla struttura che gli è propria e sulle coordinate che la scandiscono complessivamente.  L’umano è il luogo dove convengono, insieme, la capacità di contemplare l’essere, la capacità  di agire in vista dell’essere, la capacità di avere.

Il paradigma della pienezza antropologica, o della fioritura delle molteplici espressioni dell’umano, può diventare criterio di valutazione delle dimensioni del lavoro, dell’economia e della politica. Un tema ulteriore per la riflessione etica è rappresentato dal fenomeno, tipico della modernità più recente, della comunicazione organizzata negli apparati della comunicazione di massa, che nelle sue procedure obbedisce a una logica prevalentemente strumentale e assolve una funzione ideologica di risarcimento e di compensazione. Considerazioni analoghe investono la scienza e la tecnica, con la domanda seguente: come coniugare, in vista della dignità umana e del suo incremento, natura e artificio?

Dopo due capitoli dedicati al tempo della storia e al tempo dell’individuo, il volume si conclude con lo sbocco della riflessione ontologica in una richiesta di potenziamento qualitativo dell’esperienza, cui può rispondere l’annuncio di un progetto salvifico portatore di senso.

 

Francesco Totaro, Assoluto e relativo. L’essere e il suo accadere per noi (Vita e Pensiero, Milano 2013, pp. XXX+361, con Prefazione di V. Melchiorre

Indice

V. Melchiorre, Prefazione

Introduzione

PARTE PRIMA - Le ragioni dell’ontologia

I. Ricerca di verità e compimento ontologico
II.  Metafisica e trascendentalità. Confronto con l’epistemologia e l’ermeneuticaIII.  Il ‘nuovo realismo’ e la fallacia della fattualità. Analisi decostruttiva del «Manifesto» di Maurizio Ferraris
IV.  Inattualità dell’intero e fondazione della prassi in (a partire da) Bontadini
V.  Intenzionalità ontologica e coscienza morale nell’esperienza umana
VI.  Universalismo e relativismo

PARTE SECONDA - Ontologia ed etica

VII.  Etica dell’essere persona e nuova cittadinanza
VIII.  Linee di ricerca sulla solidarietà
IX.  Multiculturalismo ed etica pubblica
X.  Verità prospettica e pluralità di fi losofi e, religioni, culture
XI.  Natura, artifi cialità e relativismo etico

PARTE TERZA - Etica, lavoro, economia, comunicazione

XII.  Persona, azione, lavoro. Per una teoria trascendentale della prassi
XIII.  Globalizzazione capitalistica, economia e orizzonte antropologico: una via di oltrepassamento?
XIV.  Virtuale e ideologia. Gli apparati dell’immaginario come artificio di compensazione e risarcimento
XV.  Per un’etica del comunicare: una utopia necessaria

PARTE QUARTA - Etica, politica, democrazia

XVI.  Condizioni per la ricchezza etica della politica
XVII.  Democrazia e verità
XVIII.  La libertà democratica  oltre la necessità dello sviluppo
XIX.  Quanto bene il credente può chiedere alla politica. Bene della persona, bene comune, bene pubblico alla prova della laicità

PARTE QUINTA - Tempo della storia, tempo dell’individuo

XX.  L’eredità biblica nelle visioni occidentali del tempo
XXI.  Esiste oggi una cultura del morire?

Postilla conclusiva

Indice dei nomi

M. MIGLIORI, Il disordine ordinato. La filosofia dialettica di Platone, Morcelliana, Brescia 2013

I. Dialettica, metafisica e cosmologia; II. Dall’anima alla prassi etica e politica

Migliori stesso dice che questo libro è un’opera folle scritta da un folle e non solo per la dimensione (due volumi per un totale di 1500 pagine; nella Bibliografia delle opere espressamente citate e utilizzate sono elencati più di 1000 titoli). La “follia” consiste nel tentativo di risolvere il “mistero” di un autore di cui abbiamo tutti i testi (e una cospicua traduzione indiretta) senza riuscire, nonostante questo, a trovare un minimo comune denominatore interpretativo condiviso dagli interpreti.

Data la dimensione dell’opera, limitiamoci a individuarne alcuni fili conduttori.

1. Pur sostenendo l’impostazione interpretativa della Scuola di Tubinga-Milano, l’Autore, in primo luogo, utilizza la letteratura secondaria senza preconcetti: nessun orientamento viene ignorato a priori, si riconoscono i meriti di contributi distanti che vengono così inglobati legittimamente; in secondo luogo il lavoro non prende le mosse dalle Dottrine non scritte, ma rimane tutto incentrato sui dialoghi. Questo non testimonia affatto l’inutilità della tradizione indiretta, perché l’analisi pone in risalto l’incompletezza strutturale di quanto Platone ha comunicato attraverso i dialoghi e mostra soprattutto che tale dato risponde ad una scelta dell’autore.

2. L’idea fondamentale è quella di “gioco protrettico”: Platone esplicita nel Fedro di “giocare” con il lettore; egli non vuole tanto trasmettergli contenuti quanto invitarlo a fare filosofia, proponendogli compiti ed enigmi per spingerlo a ricerche ulteriori; la soluzione ultima di ogni dialogo e dell’intero ciclo delle opere conduce sempre oltre lo scritto. Migliori presenta moltissimi esempi di questi giochi e propone sulla base di una assoluta fedeltà al testo, continuamente citato, molte analisi del tutto nuove.

3. Altro filo conduttore è l’idea della strutturale polivalenza del discorso platonico, che presenta una molteplicità di approcci e di concetti anche all’interno di singole opere. Ciò permette di risolvere presunte contraddizioni interne ai dialoghi (e toglie fondamento all’ipotesi evoluzionistica). L’esempio più eloquente, tra i tanti che Migliori offre, è la trattazione dell’anima: Platone quando parla in chiave ontologica della struttura della psichè la presenta secondo uno schema binario, perché la questione fondamentale è la distinzione tra la parte divina immortale e quella umana mortale; quando invece ci fornisce una descrizione della sua operatività, ricorre ad un modello ternario, quando parla del suo dominio sul corpo ne ha una visione unitaria: è una posizione polivoca, dipendente dal punto di vista assunto.

4. Ne emerge una filosofia “dialettica” in senso proprio – concetto distinto dalla dialogica che caratterizza la forma dei testi –, ossia una filosofia della dynamis, che si esprime soprattutto nella coppia agire-patire e nella dinamica intero-parti. Il pensiero di Platone ha il suo fondamento nel problema dell’uni-molteplicità del reale, tema di fondo cui la dialettica deve dare risposta. Il filosofo ateniese non considera infatti unicamente la dimensione ideale, ma indaga un intero che comprende due componenti: 1) il mondo fisico della nostra esperienza, che va spiegato e fondato in base a 2) una realtà superiore. Migliori evidenzia come nella filosofia platonica non ci sia disprezzo per il sensibile; l’empirico ha un valore di cui Platone tiene conto. Nell’ambito “gnoseologico” emerge così una valutazione positiva della sensazione e della doxa retta e vera; nella stessa chiave va letta l’accettazione della dimensione corporea, una componente della vita umana che non può essere trascurata, e la valutazione, non sprezzante ma attenta, del peso sociale e politico della vita ordinaria. Anche qui le cose cambiano a seconda della prospettiva: se sia la vita dell’essere umano concreto o della sola anima, se venga messo in campo l’assoluto o la prassi etico-politica, in cui diventa decisivo il limite umano. Questo senso del limite costituisce un asse portante del discorso platonico: l’uomo da una parte deve tendere all’assoluto, dall’altra deve farlo “per quanto è possibile”.

5. Nella sua valutazione complessiva l’Autore, pur dichiarando esplicitamente il suo “amore” per Platone, denuncia l’aporeticità del “sistema” platonico, vittima al suo interno di una “contraddizione mortale” che riguarda soprattutto i Principi e che apre la strada alle opposte interpretazioni di Aristotele e del neoplatonismo.

Sommario

Volume primo Dialettica, metafisica e cosmologia

Introduzione

1. Come scrive Platone

1.1. L’orizzonte di riferimento

1.2. Introdurre alla filosofia attraverso la scrittura

1.3. Esempi di giochi

1.4. La filosofia scritta di Platone: un grande protrettico

2. La filosofia come dialettica

2.1. Il problema della conoscenza

2.2. Il metodo dialettico e le sue diverse accezioni

3. Il legame tra Filebo e Timeo. Due dialoghi stranamente connessi

4. Ontologia, ontogonia e cosmogonia

4.1. La visione del reale

4.2. Il gioco delle cause

4.3. Il processo ontogonico

4.4. La cosmologia

 

Volume secondo Dall’anima alla prassi etica e politica

5. Il problema dell’anima

Premessa. L’invenzione del concetto di anima nel mondo greco

5.1. Unità e polivalenza dell’essere umano

5.2. L’immortalità dell’anima

5.3. Il valore dell’empirico e dell’umano

6. L’unità del pensiero etico e politico

Introduzione

6.1. L’etica platonica

6.2. La politica

7. Tre piccole e opportune aggiunte finali

Appendice prima. Una vita dedicata alla filosofia

Appendice seconda. Alcune riflessioni su testimonianze indirette e metafisica

Appendice terza. Per un’interpretazione (il più possibile) oggettiva

8. Conclusioni

Joaquín XIRAU, L’amore e la percezione dei valori, a cura di Nunzio Bombaci, Morcelliana, Brescia 2012

Il volume costituisce la prima traduzione italiana di un'opera del filosofo e pedagogo catalano Joaquín Xirau (1895-1946), la cui riflessione dell’autore matura nell'assiduo confronto con la fenomenologia di Husserl, Scheler e Landsberg. Come molti altri spagnoli di fede repubblicana, Xirau prende la via dell'esilio nel 1939 allorché in Spagna si instaura la dittatura franchista. In Messico, il filosofo continua la sua intensa attività didattica e di ricerca e pubblica l’opera più cospicua, "Amor y Mundo", tradotta in tedesco con il titolo “Liebe und Welt”.

I temi trattati in questo volume vengono in buona parte anticipati nel saggio “L’amor i la percepció dels valors", ove l’autore si avvale del metodo fenomenologico per indagare il rapporto tra la realtà dell'amore e l'apprensione del valore.

Nel periodo meno propizio all’apologia di un vago sentimentalismo “romantico”, allorché in diversi paesi europei vigono regimi totalitari, Xirau ravvisa nell’amore l’unica “forza che salva”. Si pensi che il saggio risale al 1936, mentre “Amor y Mundo” viene pubblicato pochi anni dopo, quando la Seconda Guerra Mondiale è già scoppiata. Nella stessa temperie storica, lo svizzero Denis de Rougemont offre nel celebre volume L’amour et l’Occident una riflessione sull’amore condotta da un’altra prospettiva, ponendo in rilievo, da filosofo della cultura, il rapporto conflittuale tra l’amore e le esigenze poste al singolo dai valori legittimati dalla civiltà occidentale.

Per Xirau, l'amore non è un sentimento, ed è piuttosto un'attitudine radicale della vita e della coscienza, la quale costituisce la forma più elevata della vita stessa. Questa attitudine caratterizza la "coscienza amorosa", che può accogliere in sé diversi sentimenti, ed è in grado di percepire in ogni ente il valore o la costellazione di valori che esso realizza, nel loro ordinamento gerarchico. Ogni cosa percepita dalla coscienza aspira non solo ad essere ma anche a "valere" e solo la coscienza amorosa intercetta, "percepisce" questa duplice aspirazione. L'amore è dunque fonte di conoscenza, "è stato dato all'uomo per pensare", secondo un'espressione di Raimondo Lullo che l’autore ama citare.

Alla coscienza amorosa si contrappone non tanto la coscienza che "odia" (l'odio può essere legittimamente rivolto al male) ma la "coscienza rancorosa", che non riconosce agli esseri il loro valore oppure sovverte la gerarchia dei valori che essi realizzano. Per Xirau la "coscienza rancorosa" informa alcuni indirizzi di pensiero della modernità europea .Tra questi, egli menziona il positivismo scientista che ravvisa nell'amore umano "nient'altro che" l'epifenomeno di un complesso di processi neurofisiologici. Esso non riesce pertanto a comprendere la peculiarità dell'amore umano, sovrabbondanza spirituale che si dona all'altro, in una "ilusión" che è gioia, diletto, fiducia nell'altro e apertura al futuro.

Joaquín Xirau, L’amore e la percezione dei valori, a cura di Nunzio Bombaci, con postfazione di Edoardo Simonotti, Morcelliana, Brescia 2012, pp. 208.
Titolo originale dell’opera, in catalano: L’amore i la percepció dels valors, 1936

Indice del volume

- Introduzione di Nunzio Bombaci   ‘Pensare con tutta l’anima’: l’itinerario intellettuale di Joaquín Xirau

Cap. I  La finzione naturalista

Cap. II  La coscienza amorosa

Cap. III   Obiezioni e problemi

Cap. IV Prospettive morali e pedagogiche

Bibliografia

Postfazione di Edoardo Simonotti  Una fenomenologia della coscienza amorosa

Anna ARFELLI GALLI, La psicologia evolutiva nella scuola della Gestalt

Il libro, apparso recentemente in lingua tedesca (Krammer, Wien 2013), presenta per la prima volta al pubblico italiano una panoramica delle ricerche di psicologia dello sviluppo, realizzate nell'ambito della scuola della Gestalt nel periodo 1921-1975.
Questo indirizzo di studio si affianca a quelli classici europei di matrice psicoanalitica, piagetiana e vygotskiana.
Le numerose ricerche presentate dimostrano la fecondità della Gestalt come dottrina metodologica, il cui approccio fenomenologico-sperimentale ha precorso molti temi, tuttora attuali, come lo sviluppo della coscienza di sé, l'imitazione mimica precoce, l'organizzazione percettiva in epoca prescolare, le differenze individuali precoci, ed altri ancora, con risultati che trovano importanti applicazioni anche in ambito educativo e didattico.

INDICE

Introduzione
I. Lo sviluppo come progressiva organizzazione di strutture. Il pensiero di Kurt Koffka
II. Lo sviluppo della percezione. Problemi di metodo
III. La psicologia dello svilupppo in Kurt Lewin
IV. Eino Kaila e la percezione del volto umano nel lattante
V.Le ricerche di Richard Meili e dei suoi collaboratori
VI. Kurt Gottschaldt e la psicodiagnostica
VII. La psicologia dello sviluppo nella visione sistemica di Wolfgang Metzger
VIII. La scuola di Münster
Per concludere
Bibliografia
Indice dei nomi

Anna ARFELLI GALLI, La psicologia evolutiva nella scuola della Gestalt. Le ricerche in area tedesca nel periodo 1921-1975, Eum, Macerata 2013, pp. 190

Silvia PIEROSARA, Legami privati e relazioni pubbliche. Una rilettura di Axel Honneth

Il volume indaga il paradigma del riconoscimento e il vincolo tra legami affettivi e giustizia nel pensiero di Axel Honneth, a partire da un’interrogazione problematica intorno al complesso rapporto tra sfera pubblica e privata, così come emerge dai suoi testi più recenti. Le aspettative sproporzionate di riconoscimento, che si riversano oggi sulla sfera privata, si riflettono in un progressivo affrancamento dei legami affettivi da qualsiasi richiamo al principio di giustizia e quindi da ogni forma di intenzionalità sociale. In tale prospettiva tende a indebolirsi non solo la vocazione al decentramento, propria della persona umana, ma anche una corrispondente tessitura riflessiva dei legami pubblici e privati. Nella progressiva erosione di una socialità solidale s’impone il compito di ripensare un ethos democratico all’insegna di una prossimità autentica, in cui il senso di giustizia possa “ricucire” in modo fecondo la sfera degli affetti privati e quella delle relazioni pubbliche.

INDICE

7 Introduzione
13 Capitolo primo. Patologie del riconoscimento
13 1.1 Linee di orientamento,
16 1.2 Riconoscimento come ideologia, 
28 1.3 Autorealizzazione, autenticità, autonomia
50 1.4 Il “principio di prestazione" (Leistungsprinzip): dall’emancipazione all’assoggettamento

57 Capitolo secondo. Giustizia e legami affettivi
57 2.1 Linee di orientamento,
65 2.2 La comunità come legame affettivo
70
2.3 La comunità come fonte di normatività
74 2.4 Attraversare la distanza tra amore e giustizia
87 2.5 Verso un ethos democratico della solidarietà

 

95 Capitolo terzo. Politica del riconoscimento come “legittimità di prossimità”
95 3.1 Linee di orientamento
96 3.2 Il riconoscimento come prossimità istituzionalizzata
96 3.3 La “legittimità di prossimità” e la relazione tra pubblico e privato
108 3.4 La normatività della prossimità
135 Conclusione
143 Appendice. Intervista a Axel Honneth
151 Bibliografia
161 Indice dei nomi

Silvia PIEROSARA, Legami privati e relazioni pubbliche. Una rilettura di Axel Honneth, Orthotes, Napoli 2013, pp. 166

Francesco DE STEFANO, Individuo e Comunità in Nietzsche

Il volume  si propone di rintracciare i lineamenti di una riflessione etica e socio-politica nel pensiero di Friedrich Nietzsche sulla base delle considerazione dei suoi scritti giovanili. Il periodo che si è preso in esame va dal 1869 al 1876, reagendo alla consueta considerazione di esso come semplice “passaggio” o “materiale preparatorio” per le fasi successive del pensiero nietzscheano e conferendogli perciò un autonomo spessore teorico.
I due poli attorno ai quali ruota la presente indagine sono quelli dell’«individuo» e della «comunità», considerati come gli elementi fondamentali della riflessione giovanile nietzscheana.
La prima questione affrontata è quella relativa al fondamento epistemologico del “messaggio” etico del giovane Nietzsche. Per Nietzsche ogni “verità” va giudicata sulla base degli effetti che essa ha sulla “vita”. Lo spunto per una tale considerazione viene al giovane Nietzsche dal particolare rapporto storico-filologico che egli instaura con l’orizzonte della Grecia antica. L’etica greca antica si configura come potenziamento della vita nella sua pluralità di dimensioni, in un equilibrio rispettoso della molteplicità delle facoltà umane.
Tuttavia, a giudizio di Nietzsche, a un certo punto dell’evoluzione storica della grecità questo equilibrio si spezza: la facoltà intellettiva umana si ipertrofizza, assolutizzandosi. Nietzsche riconduce la condizione di debolezza e mediocrità dell’uomo a lui contemporaneo proprio a questo processo degenerativo. Di fronte al socratismo moderno allora, guidato dal principio raziocinante dell’egoismo economico, Nietzsche rivendica la possibilità di sentimento di «inattualità» che, a partire dall’esempio greco antico ne recuperi lo spirito vitale per direzionarlo nella lotta “contro il presente”, al fine della sua trasformazione.
Ne deriva il profilarsi di un’“etica nietzscheana” avente come punto di partenza una tensione al futuro volta al perfezionamento del presente, ma che tuttavia manifesta aspetti problematici, dovuti alla presenza di un naturalismo che spesso sembra limitare a coloro che posseggono per natura determinate forze e capacità l’istanza di trasformazione verso la «grandezza».
Quest’oscillazione tra inclusività ed esclusività contraddistingue anche la trattazione nietzscheana della cultura, oggetto del Capitolo II di questo lavoro. Secondo Nietzsche la pseudocultura moderna ha perso di vista l’orizzonte della «vita», e agisce ormai nella società come “meccanismo” omologante in funzione di fini economici. Nietzsche reagisce fortemente a questa cultura massificata, attraverso il richiamo a una nuova cultura che sappia promuovere l’individuo geniale, ossia l’essere umano artisticamente riuscito. Di qui il riproporsi di quell’ambigua oscillazione fra naturalismo e perfezionismo, tra fissità e trasformazione, che in ambito culturale si coniuga nella fluttuazione tra una tendenza a indurre in ciascun individuo un percorso verso la propria «genialità», e lo scopo di spianare la strada a quegli individui già per sé «geniali».
La questione socio-politica nietzscheana, oggetto del Capitolo III,  fonda le sue radici proprio nel contesto della cultura e della genialità. L’agire politico è considerato da Nietzsche in funzione del fiorire culturale, cosicché lo Stato moderno deve rivedere completamente la sua conformazione, delegittimando le proprie pretese di dominio e delineandosi al massimo come strumento protettivo della cultura del «genio», sulla scia dell’esempio fornito dal modello dello Stato greco antico.
Il «genio» diviene allora il polo attorno a cui si costruisce in Nietzsche la comunità. Anche in questo caso però, il problema è quello di districarsi tra la maggioranza delle affermazioni nietzscheane, che sembrano tendere a una configurazione elitaria ed esclusiva che vede la supremazia di pochi «geni», e alcuni luoghi del pensiero nietzscheano dove si evince una certa apertura inclusiva. Una simile oscillazione è constatabile anche rispetto al concetto di «esemplare», che può essere letto, sulla scorta dei testi nietzscheani, talvolta in chiave naturalistica, come esemplare biologico, talvolta in chiave etico – educativa, come “stadio” esistenziale di «grandezza» da raggiungere nel proprio percorso di vita, a partire da una relazione di emulazione e superamento nei confronti di personalità che rappresentano un «esempio» di «genialità» realizzata.
Il carattere di incontro-scontro che caratterizza questa relazione di emulazione e superamento può essere letto secondo il principio greco dell’agone, che Nietzsche considera la fonte di una conflittualità virtuosa tra «geni». Ciò però conferisce all’agonismo una certa indeterminatezza politica, per cui diventa rischioso utilizzarlo per fare di Nietzsche un promotore di una qualsiasi istanza appartenente alla tradizione classica del pensiero politico.
Certamente però, ciò che si può fare è partire dal discorso nietzscheano prendendone spunto con spirito critico, al fine di elaborare una propria prospettiva etica e socio-politica che però mantenga la sua “soggettività” ben distinta da quella nietzscheana, andando così oltre Nietzsche stesso, pur cominciando da lui e, proprio per questo, restando fedeli al suo insegnamento.
Francesco De Stefano, Individuo e Comunità in Nietzsche. Orizzonti etici e socio-politici a partire dagli scritti giovanili (1869-1876), Aracne, Roma, 2012, 254 pp.
Indice
Prefazioni di Benedetta Giovanola e Francesco Totaro
Introduzione

Capitolo I: Il messaggio etico del giovane Nietzsche
1.1. Il problema della verità del discorso etico in Nietzsche: il mondo come illusione e la vita come misura critica – 1.2.L’eredità greca – 1.3.L’etica giovanile nietzscheana

Capitolo II: L’importanza sociale della cultura. Tra critica e rinnovamento
2.1. La “circolarità” di individuo-comunità e natura-cultura – 2.2. La cultura tra critica e rinnovamento – 2.3. Critica all’educazione-istruzione moderna e promozione di una nuova educazione-istruzione – 2.4. Il rapporto tra cultura, Stato e istituzioni e il ruolo della filosofia

Capitolo III: Orizzonti di convivenza a partire da Nietzsche
3.1. Cultura e agire politico. Lo Stato moderno e lo Stato greco – 3.2. La comunità attorno al «genio» e all’«esemplare» – 3.3. Agon e comunità agonale

Conclusioni
Bibliografia
Indice analitico

Francesco DE STEFANO, Individuo e Comunità in Nietzsche. Orizzonti etici e socio-politici a partire dagli scritti giovanili (1869-1876), Aracne, Roma 2012, pp. 260

Giuseppe GALLI, Virtù sociali

Nel libro vengono analizzati comportamenti e atteggiamenti quali la dedizione, la speranza, la fiducia, la gratitudine, la meraviglia,, il perdono, la sincerità.
Benché frequenti nella vita quotidiana, queste modalità di relazione sociale sono state poco studiate o addirittura trascurate da alcune delle maggiori correnti della psicologia contemporanea, che ha preferito dedicarsi al "lato in ombra" dell'uomo.
Per rivalutare i nostro aspetto luminoso e virtuoso, l'autore ha voluto pore al centro dell'attenzione situazioni come quelle sopraindicate, che mirano ad instaurare o a ristabilire relazioni interpersonali di carattere positivo e costruttivo; di qui la denominazione di "virtù sociali". Per ognuna delle virtù considerate vengono analizzati sia i fattori favorenti sia quelli ostacolanti.
L'autore ha dato ampio spazio non solo ai contributi degli studiosi di scienze umane ma anche ai testi letterari e alla loro interpretazione. Per queste caratteristiche il libro può essere d'aiuto nei processi di formazione personale.

INDICE

Introduzione
I - La dedizione
II -La speranza
III - La fiducia
IV - La gratitudine
V - La meraviglia
VI - Pentiento e perdono
VII - La sincerità
VIII - Modelli antropologici

G: GALLI, Virtù sociali, Elledici, Leuman 2011, pp. 126

Carla DANANI, Abitanti, di passaggio. Riflessioni filosofiche sull'abitare umano

Per quanto da qualche anno si parli di spatial turn, va riconosciuto che sono state soprattutto la geografia, l’architettura, l’urbanistica e le scienze ambientali a farsi carico di una riflessione teorica approfondita intorno ai temi della spazialità, del territorio, dei luoghi; mentre, d'altro lato, questi temi venivano alla ribalta della cronaca soprattutto in occasione di emergenze immigratorie, di incidenti ambientali, oppure dell'invenzione di nuovi dispositivi per superare le distanze nel mercato delle merci o delle vacanze. Credo, peraltro, che ci sia un nesso interessante da rilevare. La scarsa considerazione che solitamente viene rivolta al fatto che esistere, agire e pensare, le relazioni con le altre persone e con le cose, la costruzione delle istituzioni sociali e politiche  avvengono nel “medio” dello spazio, sono cioè processi sempre allocati, si accompagna ad una difficoltà di attenzione nei confronti del presente in cui si è. Si privilegiano piuttosto la persistenza –anche ossessiva- sul passato, e l'attesa, spesso frenetica, di ciò che accadrà di lì a poco: sempre, in qualche modo, “smarcati da sé stessi”, in ritardo oppure in anticipo.

Certamente telefoni cellulari e dispositivi elettronici ormai a diffusione di massa sono oggi in grado di trasmettere immagini e suoni rendendo possibili relazioni a distanza e collegamenti in diretta tra varie città del mondo, anche in contemporanea. Il “qui” sembra reso estremamente più indifferente e definitivamente più irrilevante del “quando”. Eppure.... Il nodo teorico del volume è la considerazione, apparentemnete banale, che gli esseri umani vivono nel mondo abitando: l'esistenza si svolge in intimità con lo spazio, oltreché con il tempo. Se ricca e feconda è stata la riflessione sul senso della dimensione temporale, l'attenzione è stata invece rivolta con minore continuità e radicalità al coinvolgimento essenziale con la spazialità. L’autrice ritiene allora decisivo che il pensiero e la prassi mettano al centro delle proprie occupazioni e preoccupazioni la “questione del luogo”. Ne potranno venire, sostiene, percorsi inediti per la cura di sé, per l’etica e per la politica: prospettive che, mentre non rinunciano alla capacità del trascendimento, sanno essere fedeli alla finitezza e guardare con feconda serenità a ciò che la costituisce, anche al suo limite.

Indice

- Introduzione

- Capitolo I - L’essere umano: un abitante, di passaggio
1.1. Una familiarità più antica del pensiero – 1.2. Lo spazio delle relazioni – 1.3. Orientamenti e trasgressioni – 1.4. Far mente locale, 43

- Capitolo II - Modi di luogo
2.1.  Il luogo sacro –  2.2. Pensare le infrastrutture –  2.3. Monumenti

- Capitolo III - Il luogo di utopia
3.1.  L’istanza utopica – 3.2. Eppure, una questione di luogo – 3.3. Urgenze contemporanee,

- Capitolo IV - Identità di luogo per prassi ospitali
4.1.  Implicazioni etiche e buone relazioni politiche – 4.2. Sulla coscienza di luogo – 4.3. Il luogo del web – 4.4. Esperienze collettive – 4.5. L’aria della città rende liberi? – 4.6 In dialogo riconoscente

- Capitolo V - Pratiche di luoghi
5.1.  Marce, cortei, processioni – 5.2. Sui mezzi del percorrere

Bibliografia


Carla DANANI, Abitanti, di passaggio. Riflessioni filosofiche sull'abitare umano, Aracne, Roma 2013

Carla DANANI (a cura di), Etica per l'umano e spirito del capitalismo

Il capitalismo del nostro tempo non è solo una forma di organizzazione economica e sociale ma è concezione del mondo, filosofia della storia, paradigma di interpretazione della realtà. Attraverso prospettive disciplinari diverse, l’intento del volume è coglierne le linee portanti, i tratti caratteristici, senza sottrarsi alla preoccupazione di riconoscere le sfide emergenti e, quindi, ad un tentativo critico-valutativo e di prospettiva alternativa nell'orizzonte possibile di una fioritura dell'umano.

C'è un frammento di Walter Benjamin noto con il titolo Capitalismo come religione: dice di una struttura religiosa del capitalismo, il quale sarebbe quindi ben più di una conformazione condizionata religiosamente come riteneva Weber. Un economista come Stiglitz parla della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale come 'fondamentalisti' del mercato e denuncia una 'fede' nel mercato stesso che rende ciechi di fronte ai problemi. Dal canto loro studiosi come Assmann e teologi quali Hinkelammert non esitano a denunciare 'idolatrie' del mercato e 'teologie perverse' presenti nell'economia, che legittimano il sacrificio di vite umane. Questo volume, a molte voci, cerca appunto di cogliere e interpretare cosa legittima, rende possibile - o forse proprio esige- un tale linguaggio. Molto interessante il recente documento (datato 4 novembre 2011) steso dal gruppo su “Religione ed economa” del centro di ricerca ZRWP (Centro per la religione, l’economia e la politica) delle università di Basilea, Lucerna, Losanna e Zurigo, dove si legge: «Le teorie economiche cercano di abituarci all’idea che il mercato debba avere l’autorità per generare verità assolute: il mercato 'vuole' [...]. Queste formulazioni sembrano elevare il 'mercato' ad uno status divino, al cui volere la società deve sottostare. Questo pensiero è fortemente in contrasto con il principio di libertà che a sua volta legittima l’economia di mercato. […] In tedesco, il termine religioso 'credere' ha un doppio significato spiacevole: indica infatti anche 'andarci di mezzo' (o «rimetterci la pelle»). Questo doppio significato può stimolare a pensare se veramente siamo destinati a 'rimetterci la pelle', in caso continuassimo a credere in false assunzioni teoriche, quali la mano invisibile e l’homo oeconomicus. Le teorie economiche, proprio come quelle religiose, generano potenti effetti rigeneratori sulle condizioni descritte. Proprio come una teologia illuminata e studi religiosi potrebbero cambiare le credenze degli uomini, allo stesso modo una visione illuminata delle 'quasi-religiose' assunzioni della teoria economica potrebbero portare a nuove forme di attività economica più produttive, ecologiche e sociali.»

Il volume si propone quindi in primo luogo una lucida lettura del sistema capitalistico attuale. Non si sottrae neppure, tuttavia, alla individuazione delle sfide emergenti e ad uno sforzo critico-valutativo e di prospettiva. Le linee di lettura e di interpretazione sono condotte in chiave soprattutto filosofica e sociologica, ma aprono orizzonti di interrogazione e di articolazione propositiva in molteplici direzioni disciplinari, e intendono offrirsi al dialogo con diverse tradizioni di pensiero.

La struttura del testo è articolata in due parti.

I saggi della prima scandagliano le caratteristiche di fondo della forma attuale del capitalismo nel loro proporsi come produttrici di senso. Francesco Totaro, nel suo Condizioni antropologiche per il superamento del capitalismo. A confronto con l'economia nell'epoca della globalizzazione attribuisce alla economia una 'fallacia interale', per la sua pretesa di ergersi a totalità negativa riducendo indebitamente a momenti strumentali al proprio incremento le altre componenti attive dell'umano. Prova quindi a pensare la possibilità di rovesciare il rovesciamento, rilevando come questo avrebbe anche conseguenze sul piano epistemologico dell'autocomprensione dell'economia. In tale prospettiva, che chiama di 'riequilibrio antropologico', Totaro riconosce che un apporto sostanziale può venire, tra l'altro, anche dal messaggio religioso: sia sul versante della cura della vocazione personale, sia su quello della salvaguardia del creato. In Capitalismo e senso della storia Maria Letizia Perri cerca innanzitutto di individuare quale sia il luogo da cui pensare nel modo più fecondo la relazione tra etica e capitalismo: posiziona quindi il proprio interrogare in uno scenario centrato sul 'mondo creato' e sull'attività propria - il domandare- che attiene all''ospite del creato'. Perri riconosce nella ideologia capitalistica  e nei suoi multiformi mascheramenti una complicità resistente con l'idea di storia universale che informa il paradigma della cultura occidentale: è la capitalizzazione della volontà di potenza dell'Occidente. In questo senso essa viene a condizionare dall'interno l'autocomprensione degli uomini e delle donne, perchè il mondo biostorico tende a sostituire il 'mondo della creazione'. Carla Danani scrive Uscire dal capitalismo, dove legge la configurazione capitalistica attuale come un 'fatto sociale totale' autolegittimantesi attraverso una ideologia della libertà. Mettendo in questione una semantizzazione della libertà considerata riduzionistica, il saggio si interroga sulla possibilità di una correzione di rotta e perviene a distinguere la necessità di fuoriuscire dal dominio dell'economico, che è il codice del capitalismo, dalla possibilità di una diversa 'economia di mercato', e rileva l'insostenibilità della riduzione onnilaterale di ogni bene a merce. Il saggio di Luigi Alici, Differenza e reciprocità: il legame che accomuna, pone l'attenzione sulla vita di relazione in quest'epoca di esaltazione della differenza. Cerca di indicare la strada di una nuova apertura del discorso: sia in prospettiva etico-antropologica sia religiosa. Egli legge in particolare nella cifra biblica dell'alleanza l'annunciarsi di un vero e proprio statuto antropologico di timbro dialogico, capace di sporgere oltre i neutralismi procedurali e le nostaglie fondamentaliste che dividono la società postmoderna. Chiara Giaccardi e Mauro Magatti in Sistemi funzionali, media e relazioni sociali prendono le mosse da una lettura del sistema socio-economico contemporaneo come capitalismo tecno-nichilista. Mettono quindi in evidenza, quale suo elemento fondamentale, la preoccupante separazione tra funzioni e significati: il cui effetto si moltiplica e si complica in connessione con la prorompente rivoluzione digitale. Tuttavia, rivolgendo l'attenzione ai social network, che oggi si costituiscono come un terzo spazio della convivenza, né pubblico né privato, sollecitano anche a cogliere l'emergere di un timbro anti-individualistico e di una esigenza relazionale: i cui esiti è difficile prevedere.

La seconda parte del volume comprende testi più puntualmente impegnati nell'analisi della configurazione socio-politica che oggi delinea l'orizzonte di senso offerto dal sistema capitalista, e dei modi in cui le questioni del legame sociale e dei dispositivi di controllo (sul corpo umano e sulla salute in primo luogo) prendono forma. Barbara Henry in Lessici politici, costrutti identitari, pragmatiche della differenza è soprattutto interessata alla messa in evidenza delle differenze che abitano le società contemporanee, delle asimmetrie che caratterizzano la situazione delle minoranze. In questo senso esplicita di prediligere la nozione di 'identità di gruppo' rispetto a quella di 'identità collettiva' e, con riferimento alla costruzione di un modello di analisi di tipo riflessivo-interpretativo, invita la teoria politica e sociale alla ricerca di strade che indichino la possibilità della coesistenza quotidiana tra  'stranieri morali'. Nell'analisi della modernità, invece, in Violenza e potere nel quadro delle riflessioni sulla modernità, Consuelo Corradi prende le mosse dai diversi quadri teorici secondo i quali la teoria sociologica ha elaborato il concetto di violenza. Dichiara la necessità di non fermarsi alla nozione di violenza strumentale, affiancandone ad essa un'altra, che chiama modernista. Si tratta, cioè, di essere consapevoli che la violenza è anche una forza in sé, una forza sociale dotata di capacità strutturanti della realtà. Viene così sottolineata la necessità di pensare il potere come ancorato a un fondamento di legittimità che lo protegga dalla violenza. Provocatorio il contributo di Pierpaolo Marrone, che in Questioni di consenso: aporie e utopie, si concentra non solo sui problemi che il consenso politico comporta in termini di distribuzione delle risorse, modi della rappresentanza e forme di governo, ma solleva interrogativi sul consenso stesso rispetto alle diverse modalità che sono state finora escogitate per metterlo in forma. Ne deriva una dura critica della democrazia, sullo sfondo della denuncia dell'attuale come epoca della fine della politica guidata dagli ideali e dalle visioni del mondo. Nel testo di Luca Scuccimarra, Nuove geografie del potere nella società globale, il discorso si specifica ampliandosi nella prospettiva di una ricerca dei fondamenti normativi delle relazioni internazionali. Facendo riferimento, in particolare, all'interventismo umanitario, mette opportunamente in guardia dal rischio che il richiamo all'etica dell'umano possa diventare la sovrastruttura ideologico-discorsiva di un nuovo ordine imperialista. Per un discorso di reale riconoscimento dei diritti umani, perciò, dichiara necessaria una revisione dell'universalismo: che sappia fare riferimento alle concrete modalità di articolazione procedurale di questo ideale e alla determinatezza dello spazio di interazione politica tra individui e gruppi. Il saggio conclusivo, di Francesco Adornato, La sicurezza alimentare: tra primato della tecnica e crisi del diritto, riferendosi alla necessità del nutrirsi, tratta di una condizione dell'umano che è fondamentale, quindi elemento di rilievo illuminante dei funzionamenti, delle contraddizioni, delle tensioni dell'ordine sociale costruito e dei tentativi di controllo, di dominio, di prevaricazione. Tutto il discorso del rapporto tra etica e spirito del capitalismo si raggruma qui nel richiamo a una necessità basilare ed elementare della vita e della riproduzione della vita: un fattore essenziale e, quindi, decisivo – per quanto a qualcuno potrebbe sembrare di primo acchito banale – nella sfida per configurare scenari di vita degna. Non dimentichiamo, peraltro, che alimentazione significa salute ma, anche, agricoltura: e questa, a propria volta, lavoro, territorio e paesaggio e, quindi, scenari identitari e questioni di confini e di luoghi, pratiche e persone.

Che si possa o si voglia affermare che ha vinto le sfide che la critica gli aveva opposto, oppure che si sostenga che ha solo spostato il campo di battaglia sul quale miete le proprie vittime, quel che si deve constatare è di certo che il capitalismo è passato attraverso molte trasformazioni. Nelle nostre società occidentali industrializzate ha saputo 'digerire' e metabolizzare la critica sociale prima, attraverso il welfare, e la critica antistatalista poi, attraverso la deregulation libertaria. Oggi sembra avere sposato infine una cultura di impronta nichilista: affermando la piena disponibilità di ogni valore, l'inconsistenza delle questioni di verità e la centralità di una soggettività che è potenza, libera in quanto svincolata, mobile, cangiante, 'a scelta'.

Si tratta di comprendere questo sistema socio economico e le sue contraddizioni, se ne mostra e per come le mostra. L'ipotesi è che la pervasività del 'paradigma capitalista' sia diventata cultura, mentalità, stile di vita che comporta una trasformazione delle forme del potere, delle ragioni dell'ordine politico, delle condizioni della convivenza, della considerazione dei vincoli e dei legami, della percezione di sé.  Questo sforzo di analisi è però anche scandaglio critico, offerto alle prospettive di proposta di diverse discipline di pensiero, per differenti pratiche.

Carla DANANI (a cura di), Etica per l'umano e spirito del capitalismo, Aracne, Roma 2013 (Collana "Percorsi di Etica. Colloqui")

Indice

Invito alla lettura, di Carla Danani

I. Capitalismo del nuovo secolo e orizzonte antropologico

Francesco Totaro,  Condizioni antropologiche per il superamento del capitalismo. A confronto con l'economia nell'epoca della globalizzazione

Maria Letizia Perri,  Capitalismo e senso della storia

Danani Carla,  Uscire dal capitalismo

Luigi Alici,  Differenza e reciprocità: il legame che accomuna

Chiara Giaccardi, Mauro Magatti,  Sistemi funzionali, media e relazioni sociali

II. Per un ripensamento critico di potenza, potere e consenso

Barbara Henry,  Lessici politici, costrutti identitari, pragmatiche della differenza

Consuelo Corradi,  Violenza e potere nel quadro delle riflessioni sulla modernità

Pierpaolo Marrone,  Questioni di consenso: aporie e utopie

Luca Scuccimarra,  Nuove geografie del potere nella società globale

Francesco Adornato,  La sicurezza alimentare: tra primato della tecnica e crisi del diritto

Lucia PALPACELLI, Aristotele interprete di Platone. Anima e Cosmo

Il volume di Lucia Palpacelli percorre analiticamente le opere fisiche-biologiche aristoteliche ponendole in un confronto costante con i dialoghi platonici che trattano tematiche fisiche (in particolare con il Timeo), nel tentativo di ricostruire il quadro teorico-critico complessivo della trattazione platonico-aristotelica intorno alla physis; l’arco tematico descritto in questo volume è ampio e va dalle considerazioni sul kosmos fino a quelle riguardanti gli esseri viventi.

La via critica seguita, e indicata dai testi stessi, permette di ricostruire un percorso che si configura sempre come bifronte: infatti, le innegabili e, in alcuni casi, fondamentali divergenze tra Aristotele e Platone si innestano su una “piattaforma” comune di tematiche e di domande, per cui, lì dove si segna una distanza, si deve anche riconoscere un punto di accordo. In questo senso, il rapporto tra Aristotele e Platone trova la sua cifra distintiva in un movimento complesso di vicinanza/lontananza che, pur individuando differenze di fondo, le ricompone entro un terreno condiviso.

In questa chiave si riesce a cogliere, per quanto possibile, il senso del rapporto tra Platone e Aristotele e, dunque, anche l’effettivo valore della critica aristotelica.

Lucia PALPACELLI, Aristotele interprete di Platone. Anima e Cosmo, Morcelliana, Brescia 2013

Profilo autrice

Lucia Palpacelli, Dottore in ricerca in Storia della Filosofia dal 2008, ha pubblicato una monografia dal titolo Una commedia straordinariamente seria: l’Eutidemo di Platone (Vita e Pensiero, Milano 2009) e vari articoli sulla fisica aristotelica all’interno di miscellanee e su riviste italiane e straniere. Per Bompiani ha curato l’appendice bibliografica e lessicografica del volume Aristotele, Fisica (2011) e la revisione, l’aggiornamento e il saggio bibliografico del volume Aristotele, La generazione e la corruzione (2013).

Sergio LABATE (a cura di), Differenze e relazioni. I: Il prossimo e l’estraneo

La traccia o lo sfondo sul quale si è scelto di collocare i saggi contenuti nel volume Differenze e relazioni. Volume I: Il prossimo e l’estraneo è quello del nesso tra prossimità ed estraneità. Nesso generalissimo, come del resto tutti gli sfondi che fungano da collettori d’interessi differenti piuttosto che da rasoi metodologici. Ma nesso che contiene in sé l’intuizione di una discontinuità radicale rispetto alle tendenze dei decenni precedenti. Questa intuizione è racchiusa nel tentativo di sostare sulla soglia dell’estraneità, per invocare attraverso una sua fenomenologia una problematizzazione della categoria etico-teologica di prossimità.
A cosa è servita, dal punto di vista culturale, l’insistenza sulla categoria di prossimità, insistenza che è stata prevalente negli ultimi tre decenni del secolo trascorso? Io credo abbia esercitato una funzione doppia.
La prima funzione è stata quella di aver permesso una sorta di «esistenzializzazione del trascendentale» (riprendo liberamente categorie di Armando Carlini) e, attraverso quest’operazione, aver fissato una mutua correlazione tra uno spazio metafisico e un insieme di contenuti ontici. Una correlazione tra il trascendentale e lo storico. Tutti gli autori di riferimento di questo processo – perlopiù di area francese (ma non solo) – giocano su quest’avvicinamento per disincastrare la rigidità ontologica della metafisica, per come viene condannata all’inizio del secolo scorso. Si potrebbe così sostenere che la prossimità ha esercitato una mediazione capace di rinvigorire la tradizione aggirandone i principali caratteri d’inattualità.
La seconda funzione è, però, quella di aver universalizzato troppo l’evento della differenza. La prossimità è diventata troppo spesso il passepartout per trasformare l’evento in esperienza, finendo così per decostruire quell’aporetica che le poche righe citate all’inizio segnalavano come essenziale.
Ecco spiegato il motivo della scelta di segnare i confini di questi saggi tra la prossimità e l’estraneità. L’estraneità funge qui sia da esperienza limite sia da concetto regolativo. Il suo pregio è quello di non perdere affatto la svolta antropologica del novecento ma anzi, per certi versi, di accentuarla: se noi siamo al mondo e la vera vita è assente, non c’è altro modo di agganciare filosoficamente la vera vita se non attraverso un ispessimento fenomenologico capace di cogliere nel cuore della prossimità una brillante estraneità, i cui caratteri sono appunto designati in vario modo – sotto il segno dell’irriducibilità, della radicalità, ecc. – e che, ciò nonostante, convergono tutti verso questa funzionalità essenziale.
All’interno di questi confini non risulta affatto arduo trovare il filo di continuità che lega e connette i numerosi contributi raccolti in questo volume.
I primi due studi sono di Luigi Alici e Roberto Mancini e hanno un compito simmetrico: di problematizzare i due poli categoriali intorno a cui si raccolgono i saggi. Nel saggio di Alici è la prossimità a passare sotto una lente che ne discute i limiti e, grazie al terzo, estende i confini del “circolo del noi”. Nel saggio di Mancini è piuttosto l’estraneità ad essere messa sotto una lente d’ingrandimento. Come si vedrà, alla fine di quest’anamnesi la proposta sarà in controtendenza rispetto a molte proposte contemporanee: sia l’estraneità sia la prossimità non reggono ad una critica interculturale – l’urgenza della nostra temperie filosofica – e devono essere implementate da una “autocoscienza di genere”.
È a partire da questi due studi introduttivi che le studiose e gli studiosi hanno proposto pubblicamente le loro tesi. Essi sono – a vario titolo e secondo prospettive molteplici – sensibili alle direzioni che propone il centro studi filosofico di Gallarate. Sono all’inizio dei loro percorsi di ricerca e, come si avrà modo di giudicare, la loro competenza e la loro preparazione è un’ennesima dimostrazione di quanto – contro ogni evidenza (e contro ogni convenienza) – le Università italiane hanno ancora il merito di preparare (ma non valorizzare) generazioni intellettualmente attive e piene di risorse culturali.

INDICE


Sergio Labate, La filosofia tra prossimità ed estraneità. Un’introduzione
I. Saggi Introduttivi
1.  Luigi Alici, Il terzo incluso: la prossimità tra immediatezza e mediazione
2. Roberto Mancini, Estraneità e discernimento. La prospettiva di un’autocoscienza di specie nella filosofia europea contemporanea

II. Passaggi fenomenologici
M.C. Di Bona, Una riflessione sul percorso dal prossimo all’estraneo in Paul Ricœur
G. Giordano, Elementi di analisi fenomenologica dell’alterità
A. Paris, Dall’esperienza al trauma. Ipotesi sull’estraneità in Emmanuel Levinas
M. Properzi, La figura de il prossimo. Un contributo ispirato alla filosofia personalista di Max Scheler
C. Tarditi, Estraneità o prossimità?La feconda aporia della Quinta meditazione cartesiana di Husserl
G. Tintino, Tempo ed essere: la relazione senza mediazione dell’ultimo Heidegger

III. Filosofia, società, mondo
A. Colella, Solidarietà tra estranei. Essere umano e democrazia in Jürgen Habermas
F. Falappa, Estraneità, intimità e differenza nel pensiero di Luce Irigaray
E. Gamba, Alterità e relazione tra uomo e donna
U. Lodovici, Il problema politico dell’amore per il nemico: Bonhoeffer e Schmitt in dialogo
S. Marchionni, “Bontà” e “buone opere” nell’ambito delle attività umane secondo Hannah Arendt: un’estraneità radicale?
S. Pierosara, La configurazione narrativa dell’estraneità
D. Referza, “Sento l’altro, dunque sono”. La prossimità originaria nell’opera di Léopold Sédar Senghor

IV. Variazioni tra filosofia e teologia
P. Coppi, “Un’estranea e altra prossimità”. Riflessioni a partire dalla filosofia di María Zambrano
M S. Maron, Straniero e dono, accoglienza e rifiuto. Analisi di due figure emblematiche: la sacerdotessa di Mantinea e Sara, moglie di Abramo
M.R. Scarcella, Differenza nell’identità e identità nella differenza: il segreto del “Noi” in Jules Lequier
M. Strona, Il Paradosso come la passione del pensiero: Cornelio Fabro interprete di Kierkegaard
G. Varani, Dall'alterità atomica alla coralità dialogica. Note antropologico-filosofiche su differenze e relazioni
M. Zoppi, “Communicatio” e “vita humana” in Tommaso d’Aquino

S. LABATE, Differenze e relazioni. Volume I: Il prossimo e l'estraneo, Aracne, Roma 2013, pp. 241.

Fabiola FALAPPA, L'umanità compromessa

Nella società contemporanea l’umanità è compromessa. L’economia, le istituzioni e la mentalità dominante sembrano essersi rovesciate contro di noi. Gli individui sono colpiti da processi di sradicamento, precarizzazione, disarticolazione interiore e relazionale. L’emergere di un nuovo tipo di individualismo è più l’effetto tipico di questa situazione che non una risposta di liberazione. Per evocare in una parola il tipo di società caratterizzato da questa tendenza ho scelto di usare il termine postliberismo. Esso condensa in sé tre elementi. Anzitutto si tratta dell’egemonia della sfera dell’economia su qualsiasi altra sfera dell’esperienza sociale. Il riferimento al liberismo serve appunto per porre in primo piano l’economia nel suo essere divenuta una forma di civiltà globale.

Poi, parlando di “postliberismo”, voglio alludere al fatto che si è ormai consumato il superamento del liberismo e dell’utilitarismo. Tali concezioni, sebbene in maniera ideologica e propagandistica, almeno facevano ancora riferimento a un soggetto che esercita la sua libertà di iniziativa in cerca del proprio utile. A esse, oggi, è venuto meno il rapporto con questo soggetto, tendenzialmente sostituito in questi decenni dalla soggettivazione dei sistemi organizzativi, con la crescita della potenza dei loro automatismi funzionali. In terzo luogo, il termine “postliberismo” evoca di conseguenza non il superamento del sistema capitalista, bensì il suo radicalizzarsi nello sforzo di rendere obsoleta la libertà. Il paradosso storico dell’epoca attuale, infatti, consiste nel fatto che una società inizialmente presentatasi come moderna, proprio in ragione della vittoria della libertà sull’oppressione, si sia sviluppata attraverso processi di modernizzazione che liquidano la libertà stessa e se la lasciano alle spalle.

In questo scenario, adattarsi al malessere nel modo relativamente più “vantaggioso” appare a molti l’unica scelta possibile. Ma, piuttosto che rassegnarsi alla massificazione di soggetti ridotti ad atomi sociali privi di creatività storica, è fondamentale chiedersi come si possa affrontare la sfida di costruire una risposta che risani questa situazione. Si può pensare a un cammino di riabilitazione antropologica per l’homo oeconomicus della quotidianità che subisce una simile degradazione? Confrontandosi con la realtà contemporanea, questo libro ha un duplice scopo. Da un lato punta a offrire un quadro sintetico delle principali diagnosi di questa decostruzione sistematica della soggettività elaborate sia nelle scienze umane che nella filosofia contemporanea; dall’altro lato cerca di cogliere le facoltà positive e le vie di riscatto che tuttora sussistono. Riconoscerle consente di rafforzarle, impedendo la resa alla disperazione e mostrando che l’azione responsabile non è affatto destinata a rimanere priva di efficacia storica. Le autrici e gli autori presi in considerazione, in effetti, sono accomunati dal tentativo di contrastare quei processi ideologici e organizzativi che portano alla disintegrazione vera e propria della soggettività umana. Nel volume si mostra come per ciascuno di essi la risposta più adeguata per sconfiggere le pretese dei sistemi di dominio non vada ricercata semplicemente nell’ambito di una tecnica economica, politica o giuridica, oppure in un diverso uso delle tecnologie, per esempio della mitica Rete informatica globale, ma debba scaturire anzitutto da una sapienza antropologica. Una sapienza che abbia cura e stima dell’uomo e sia testimone fedele della verità insita nella sua dignità.

Il libro offre ragioni per comprendere che l’umanità, come modo d’essere di ciascuno e come comunità universale, somiglia a una promessa. Essa è oggi sospesa e minacciata, ma non per questo è divenuta una promessa vana.

Indice

Introduzione

1. La disintegrazione antropologica nell’analisi delle scienze umane

1. Un mondo di sradicati e di esuberi: la lezione di Zygmunt Bauman

2. Se la terra è senza cielo: il nuovo individualismo secondo Anthony Elliott e Charles Lemert

3. Sulla polverizzazione dell’umano: la diagnosi di Catherine Ternynck

4. La solitudine dell’uomo di denari: un confronto con Vittorino Andreoli e con Luigi Zoja

5. Dalla banalità del male alla banalizzazione della sofferenza: l’analisi di Christoph Dejours

2. I processi della disintegrazione umana nell’analisi filosofica

1. Il dominio sul corpo: la lezione di Michel Foucault

2. La negazione della differenza secondo Luce Irigaray

3. Sull’offuscamento dell’anima: la testimonianza di María Zambrano

4. La riduzione della ragione nell’analisi di Edgar Morin

5. Un immaginario senza immaginazione: la prospettiva di Cornelius Castoriadis

6. La distruzione della coscienza nella diagnosi di Hannah Arendt

3. La forza storica della dignità

1. Il ritorno alla coscienza

2. Il confronto con l’angoscia

3. Aderire alle relazioni vitali

4. L’esperienza della verità vivente

Conclusione

Bibliografia

 

F. FALAPPA, L’umanità compromessa. Disintegrazione e riscatto della persona dell’epoca del postliberismo, FarncoAngeli, Milano 2014.

FANCIULLACCI, MONTI, PEZZATO, PIEROSARA, L'etica pubblica in questione

Il volume indaga alcune questioni di etica pubblica che occupano un ruolo di primo piano nel panorama socio-culturale contemporaneo.
L'attenzione alla dimensione pubblica dell'etica è cifra caratteristica degli interventi che compongono il testo e invita a ripensare in profondità il nesso tra privato e pubblico. In particolare, il volume, frutto di una ricerca condotta da quattro giovani studiosi, sviluppa tre linee d’indagine: la questione dei diritti di cittadinanza nell'orizzonte del multiculturalismo; il rapporto con la dimensione religiosa e con le sue differenti declinazioni; la vita spettacolare come cifra dello scenario pubblico contemporaneo.
La scelta dei tre temi è legata alle seguenti motivazioni: la questione della cittadinanza «decide della maniera di stare con gli altri» (Presentazione, p. 5) ed ha «il compito di ridurre e regolare il tasso di alterità» (Ibidem); la questione del rapporto con il religioso è motivata dal fatto che «la religione non è sparita, ma, a detta di molti, si è pure rafforzata» (Ibidem), ed occorre dunque stabilirne le forme di presenza nella sfera pubblica; la questione della spettacolarizzazione e della mediatizzazione della vita pubblica e di alcuni aspetti della vita privata come congedo rispetto al principio di realtà.
Il volume si struttura in tre interventi (Monti sulla cittadinanza, Pierosara sulla religione nella sfera pubblica, Fanciullacci sulla vita mediatico-spettacolare) e un’appendice a cura di Pezzato sull’importanza del giuramento come figura che ripristina il legame tra realtà e immaginazione del futuro; la presentazione è curata dai Professori Luigi Alici, Francesco Botturi e Carmelo Vigna.
Il tratto comune ai saggi che compongono il volume consiste in un’istanza di «fondamentale realismo […] da spendere secondo una linea orizzontale (la relazione ad altri in uno scenario di cittadinanza oramai planetario e multiculturale) e secondo una linea verticale (la relazione con il divino, che in maniera differente gli uomini invocano). Un realismo etico, un realismo cioè che non se ne sta alla semplice presa d’atto dell’esistente, ma preme sull’esistente per liberarlo dalla negatività che di fatto lo attraversa» (Ivi, p. 8).

Indice

Presentazione, Luigi Alici, Francesco Botturi, Carmelo Vigna

La cittadinanza post-secolare: forme e trasformazioni dell’agire pubblico, Paolo Monti

Religione e sfera pubblica: per una articolazione narrativa delle differenze, Silvia Pierosara

La realtà della finzione: confligggere per il realismo nella società dello spettacolo, Riccardo Fanciullacci

Appendice: Le nuove forme di comunicazione e la trasformazione delle pratiche di parola: il caso del giuramento e della parola d’onore, Maddalena Pezzato

 

IL LIBRO
R. Fanciullacci, P. Monti, M. Pezzato, S. Pierosara, L'etica pubblica in questione. Cittadinanza, religione e vita spettacolare, Orthotes, Napoli 2014, pp. 157

G. GABRIELLI (a cura di), La diversità come dono e come sfida educativa

Questo volume è frutto del contributo di più voci e ha un taglio interdisciplinare. Testimonia l'impegno culturale, educativo e di ricerca della Fondazione Lavoroperlapersona (www.lavoroperlapersona.it). Ma soprattutto la consapevolezza che non ci si può sottrarre alla responsabilità di costruire occasioni e laboratori per educare le persone all'altro, a tessere relazioni autentiche nella famiglia, nella società, nelle scuole, nell'economia e nel lavoro.
Queste pagine riflettono attorno alla diversità e alle sue molteplici dimensioni da diverse prospettive. È proposta in particolare attraverso le fertili lenti dell'accoglienza, intesa come approccio e luogo della diversità, che è dono e valore costitutivo dell'umanità. L'accoglienza assume in questa prospettiva il significato di dimensione strutturante della vita di ciascuno e delle società, a livello macrosociale e micro sociale.
La diversità è raccontata e discussa attraverso numerosi contributi che ne approfondiscono la prospettiva culturale ed economica, filosofica e antropologica, psico-sociale e organizzativa. Ne viene fuori l'idea che la diversità è molto esigente, perché ci domanda impegno e responsabilità. A cominciare dalla sfera educativa dei più piccoli, degli adolescenti e dei giovani, ma anche degli adulti e dei cittadini.
Le pagine di questo lavoro sono animate dal pensiero di numerosi ricercatori e studiosi, docenti e educatori di diversa provenienza e estrazione che credono sia possibile pensare e costruire una società diversamente fondata e un'altra economia; un'economia popolata da coloro che guardano all'intrapresa come a un progetto da condividere con gli altri e non solo come strumento di competizione e profitto.
Indice

Luigi Alici, Prefazione
Gabriele Gabrielli, Presentazione
Introduzione
Gabriele Gabrielli,
Interrogarsi sulla diversità. Una riflessione aperta per la teoria e la pratica

Parte I. Noi e gli altri. Persona e lavoro, cultura e società
Giuseppe Varchetta, La danza dell'autonomia relazionale
Francesco Totaro, Il lavoro per la persona. Superare le ipertrofie della modernità a vantaggio di un'economia per la solidarietà
Roberto Mancini, La ricerca d'identità come movente della persona e dell'impegno sul lavoro a servizio del bene comune
Giuseppe Mantovani, La cultura come spazio di scambi e di narrazione. Identità, identificazione, diritti
Pier Luigi Celli, Le nuove generazioni come dono e sfida. Prendersi cura per eliminare le incomprensioni verso i giovani

Parte II. Il senso delle relazioni: economia, imprese, condivisione
Enzo Rullani, Generare valore e senso con gli altri e attraverso i legami. Perché la modernità ha bisogno della riflessione e della diversità
Silvia Profili, Imprese e diversità. Strategie organizzative per costruire vantaggi competitivi con l'inclusione
Luigino Bruni, Economia e antropologia del 'noi': la sfida della gratuità
Andrea Granelli, Sviluppo, partecipazione e cooperazione. C'è spazio per un'altra economia?
Roberta Carlini, La condivisione, dalla parola alla pratica. Imprese, organizzazioni, lavoro e politica

G. Gabrielli (a cura di), La diversità come dono e come sfida educativa, Franco Angeli, Milano 2013, pp. 160

Roberto MANCINI, Trasformare l’economia

È possibile cambiare il sistema economico attuale? Esso è tanto un complesso di pratiche e di tecniche, quanto una cultura diffusa, radicata nel mito dell’homo oeconomicus. Chiunque non sia ipnotizzato dalla propaganda neoliberista vede che il capitalismo globale è nocivo all’umanità e alla natura. Quella che però sembra ancora impossibile da vedere è la via per il cambiamento del sistema. Il libro individua questa via nell’interazione di tre svolte essenziali.

La prima è la svolta spirituale che conduce oltre il mito del capitalismo e scaturisce dall’incontro tra le sapienze antropologiche delle culture del mondo. Ciascuna di esse coltiva la memoria della dignità umana e la loro convergenza sa dare senso e orizzonte all’impegno per cambiare la società.

La seconda svolta è metodologica e implica la riorganizzazione dell’economia. Un nuovo pensiero a riguardo potrà fiorire grazie all’apporto dei modelli alternativi sia al capitalismo che al socialismo reale. In queste pagine sono esaminati il paradigma delle relazioni di dono, la visione economica di Gandhi, la concezione islamica, l’economia di comunità voluta da Adriano Olivetti, la bioeconomia di Nicholas Georgescu-Roegen, la prospettiva della decrescita ideata da Serge Latouche, l’economia di comunione di Chiara Lubich, l’idea di economia civile delineata da Luigino Bruni e da Stefano Zamagni, il progetto di un’economia del bene comune elaborato da Christian Felber, i percorsi dell’economia solidale e partecipativa intrapresi dall’azione di movimenti e associazioni di base. Nella convergenza tra questi modelli affiora il profilo di un’altra economia.

L’ultima svolta è culturale e politica. È la svolta che si nutre del potenziale motivazionale di un’etica del bene comune e della forza trasformativa di una politica che sviluppi la democrazia attraverso la prassi della giustizia restitutiva dei diritti. A quanti non vogliono rassegnarsi a subire la situazione esistente questo libro propone una via inedita di cambiamento, che permetta alla società di respirare e all’economia di servire tutta l’umanità senza distruggere la natura.

Roberto MANCINI, Trasformare l’economia. Fonti culturali, modelli alternativi, prospettive politiche, FrancoAngeli, Milano 2014

Giuseppe GALLI, Gestalt e giovinezza

Nella prima parte dell’articolo vengono proposti i concetti teorici di alcuni psicologi gestaltisti che verranno utilizzati per l’analisi delle testimonianze giovanili. Wolfgang Metzger ascrive all’età giovanile una serie di capacità quali:

- la scoperta la capacità di scegliere autonomamente i principi dell’esistenza
- il risveglio del senso del pathos e del lirico
- la scelta dei modelli e degli ideali
- la libertà da se stessi, la gioia delle pratiche ascetiche e la capacità di dedizione disinteressata.

Metzger suggerisce che si tratta di fenomeni interdipendenti e che lo sviluppo psichico è connesso allo sviluppo morale

Norbert Elias propone la distinzione tra identità-Noi e identità-Io; la prima è costituita di molti strati relativi alle diverse appartenenze (famigliare, etnica, regionale, religiosa, ecc.); la seconda si innesta sulla prima come sviluppo e scoperta della propria diversità e singolarità personale. Durante l’età giovanile la ricerca dell’identità-Io comporta la messa in discussione delle diverse appartenenze fino all’isolamento nell’eremo interiore e al percepirsi come un “Io senza Noi”.

Secondo Kurt Lewin per cogliere la dinamica dei processi psichici è necessario studiare il singolo individuo entro una situazione concreta e non basarsi su classificazioni basate sulle caratteristiche comuni alla maggioranza dei casi.

Perciò nella seconda parte dell’articolo vengono analizzati i testi autobiografici di alcuni casi singoli iniziando da ciò che Albert Camus ha scritto nel suo romanzo incompiuto Il primo uomo. L’autore delinea con grande efficacia l’ingresso nel Liceo di Algeri come la separazione dal Noi famigliare e l’inconciliabilità tra questo mondo e quello scolastico. Mediatore tra i due mondi appare il maestro elementare al quale Camus dedicherà una lettera di profonda riconoscenza dopo l’assegnazione del premio Nobel.

Segue la presentazione di alcune testimonianze di un diciottenne che cerca nuovi valori esistenziali e nuovi modelli in alcuni personaggi della letteratura italiana: Leopardi e Manzoni. Queste testimonianze vengono analizzate sia in prospettiva gestaltica sia in prospettiva junghiana.

L’analisi di un terzo caso riguarda i diari giovanili del seminarista Angelo Roncalli (futuro Papa Giovanni XXIII). Vengono analizzati in particolare i diari del ventunenne seminarista reduce dal servizio militare. In alcuni di questi diari, Roncalli descrive la scoperta della propria singolarità personale e della propria complessità interiore. Le descrizioni quasi quotidiane della vita interiore permettono di intravedere come lo sviluppo psichico vada di pari passo con la pratica di un cammino ascetico che in quello stesso periodo cambia stile: non più, come egli scrive, “severo e tirannico ma sereno e tranquillo” benché sempre vigile e impegnato. Si assiste ad una pratica delle virtù dove accanto alla riconoscenza, intesa come il giusto riconoscimento dell’asimmetria tra creatura e creatore, prende spazio la gratitudine per i doni e le doti ricevute. Il caso di Roncalli è un esempio pregnante dell’interdipendenza tra i fenomeni dello sviluppo psichico e quelli dello sviluppo morale.

GIUSEPPE GALLI, Der Beitrag der Gestalttheorie zur Erforschung der Individuationsprozesse im Jugendalter, "Gestalt Theory", 36 (2014),pp.  69-93
(la rivista è leggibile on-line)

Emmanuel FALQUE. Tra fenomenologia della finitezza e teologia dell’incarnazione

Il volume raccoglie saggi e riflessioni che alcuni studiosi italiani hanno dedicato all’opera di Emmanuel Falque, docente della Facoltà di Filosofia dell’Institut Catholique di Parigi, di cui attualmente è doyen.

Filosofo emergente nel panorama francese e internazionale (i suoi testi, tradotti in inglese e spagnolo, sono in corso di traduzione anche in Italia), la sua riflessione si caratterizza, da un lato, per un’originale messa alla prova del metodo fenomenologico nell’interpretazione della filosofia patristica e medievale, dall’altro, per la messa in questione di temi ereditati dalla fenomenologia storica (in particolare Heidegger e Husserl) quali l’angoscia, il corpo e la carne, il senso della manifestazione. Temi che l’autore gioca tra fenomenologia e teologia.

Luigi Alici (Università di Macerata), Nicola Reali (Roma), Stefano Bancalari (Sapienza Università di Roma), Alain Saudan (Institut Catholique – Paris) e Silvano Facioni (Università della Calabria), in occasione di un seminario tenutosi a Roma presso l’Università Gregoriana e dedicato ai volumi Le passeur de Gethsémani. Angoisse, souffrance et mort. Lecture existentielle et phénoménologique [Cerf, Paris 1999], Métamorphose de la finitude. Essai philosophique sur la naissance et la résurrection [Cerf, Paris 2004], Les Noces de l’Agneau. Essai philosophique sur le corps et l’eucharistie [Cerf, Paris 2011], hanno proposto percorsi diversi all’interno della ricca e densa riflessione di Falque, senza omettere rilievi critici e aprendo questioni.

In questo volume, ai loro contributi sono stati aggiunti quello di Paul Gilbert, che presenta il pensiero di Falque e l’argomentazione che lega le tre opere cui la giornata di studi è stata dedicata, e il contributo di Salvatore Currò, che ripercorre l’opera dell’autore “alla prova” della teologia pratica.

Indice

Carla Canullo, Il passaggio possibile

Paul Gilbert, L’attenzione del pensiero. Emmanuel Falque: la filosofia, la teologia e la fenomenologia

Luigi Alici, Temporalità e finitezza: gioia della nascita, nascita della gioia

Nicola Reali, Pensare fenomenologicamente la resurrezione. Considerazioni sul rapporto filosofia/teologia in Métamorphose de la finitude di Emmanuel Falque

Stefano Bancalari, Il fenomeno limitato. Lo statuto della fenomenologia ne Les Noces de l’Agneau di Emmanuel Falque

Alain Saudan, Paul Ricœur – Emmanuel Falque: un confronto emblematico?

Silvano Facioni, Quando mangiare è pensare: una nota sul mangiare nella tradizione ebraica

Salvatore Currò, In-corporazione del cristianesimo. Tra fenomenologia e teologia pratica (in dialogo con l’opera di Emmanuel Falque)

C. Canullo, P. Gilbert (a cura di), Emmanuel Falque. Tra fenomenologia della finitezza e teologia dell’incarnazione, Le Lettere, Firenze 2014, pp. 168

Giulio TRAPANESE, Esperienza e rappresentazione del mondo senza tempo

Il testo, che è frutto di una rielaborazione di un seminario tenutosi nel 2011, prende spunto dall’osservazione empirica delle più recenti trasformazioni antropologiche legate alla vera e propria invasione degli strumenti virtuali all’interno della nostra esistenza. Oggetto specifico dello studio tuttavia è il rapporto tra l’accelerazione dell’esperienza dei nostri giorni, figlia di queste nuove tecnologie, e le forme nuove del potere operanti oggi nel seno della società capitalistica.

A tal fine i termini di esperienza e rappresentazione, nella loro relazione dialettica, hanno il senso di descrivere la trasformazione del rapporto fra soggetto e mondo nell’era inaugurata da internet e dalla diffusione degli strumenti di comunicazione istantanea.

Ma è proprio nell’ultima parte dello scritto che si affronta la questione più delicata, ovvero la possibile via d’uscita dalla rarefazione dell’esperienza che tale virtualità ha importato nella società. Nella conclusione così si rende manifesta la ragione di fondo che anima il testo fin dalle sue prime pagine: fornire ai lettori degli utili strumenti di comprensione per provare a resistere alle nuove forme di esercizio del dominio capitalistico.

Giulio TRAPANESE, Esperienza e rappresentazione del mondo senza tempo, La Scuola di Pitagora Editrice, Napoli 2014

 

Giulio Trapanese è laureato in Psicologia e Filosofia e dal 2012 è impegnato nell’attività di dottorato di ricerca in Storia della filosofia presso l’Università di Macerata. Il suo studio verte su temi di filosofia francese, ed in particolare sul pensiero di Merleau – Ponty in relazione all’ambito della filosofia della storia. Fondatore nel 2009 della rivista Città future, ha pubblicato prevalentemente in essa articoli e riflessioni d’analisi delle trasformazioni antropologiche conseguenti allo sviluppo più recente del capitalismo e dei nuovi strumenti della tecnologia. Nel 2013 ha tenuto il seminario Che cosa significa sentire? presso l’Istituto Italiano Studi Filosofici. Esperienza e rappresentazione nel mondo senza tempo è la sua prima pubblicazione monografica.

Paolo GODANI, Senza padri

Un nuovo ordine del discorso sembra circolare nelle analisi del presente: l’evaporazione della figura del «padre», la dissoluzione di ideali regolativi e il venir meno dei limiti sono alla base di un’economia del godimento che coincide con l’essenza del capitalismo contemporaneo.

Questo ordine del discorso (incarnato da autori quali Recalcati, Badiou, Zizek) auspica un ritorno del «limite» che assume la forma di una fedeltà alla verità o a grandi ideali.
 Nell’eccesso di stimoli, di desideri, di merci, di immagini, questa nuova retorica vede le condizioni di un’ipnosi collettiva che consegna gli individui a un perenne asservimento al godimento e dunque al capitalismo.

Si tratta però di un approccio che nell’invito alla sobrietà, alla moderazione, alla temperanza rovescia proprio quell’economia del desiderio che è stata il motore della liberazione dal lavoro, dallo sfruttamento e dalla conservazione degli ultimi grandi movimenti del ’900. L’anomalia è che l’auspicio a un ritorno all’ordine non viene da un pensiero reazionario, bensì da autori impegnati a pensare le attuali condizioni della libertà.

Ma il ritorno all’ordine, ovvero la reazione, è davvero l’unica strada possibile?
 Non occorre, piuttosto, tentare un sentiero più azzardato? Vedere nella dissoluzione dei limiti e dei legami, nel rischio di procedere alla deriva o sull’orlo di un abisso, proprio la condizione dell’emergere di nuovi modi di soggettivazione? Non occorre, piuttosto, assecondare quella stessa dissoluzione che tracci il cammino di un superamento delle individualità e configuri nuove comunità di uguali?

INDICE

Introduzione

I. Un “nuovo” ordine del discorso
Sparizione del limite, rottura del legame
Un paternalismo senza padri
L'era dell'autenticità
Sessantotto
Estetica e politica della pulsione
Odradek

II. Una folla di sensazioni

Esperienza, memoria
Rivelatori, crowds
Folle, cervelli
Sensazione, moi
Tropismi
Una grande salute       

III. L'equivalenza delle cose
Capitalismo, schizofrenia
Democrazia, univocità
Anonimato
Due frenesie
Un'idiozia conquistata a fatica      
Il tempo masochista

IV. Tratti
Rivoluzione, ripetizione
Mondi possibili
Principium individuationis
Il filosofo, l'ubriaco
Singolari, comuni
Un muro di pietre libere

 

Paolo Godani, Senza padri. Economia del desiderio e condizioni di libertà nel capitalismo contemporaneo, Derive Approdi, Roma 2014, pp. 168

Omero PROIETTI e Giovanni LICATA, Il carteggio Van Gent-Tschirnhaus (1679-1690)

Il Carteggio Van Gent – Tschirnhaus (1679-1690), Storia, Cronistoria, contesto dell’editio posthuma spinoziana ruota attorno a nove lettere di Pieter van Gent a Ehrenfried Walther von Tschirnhaus, le quali rappresentano un frammento residuo di una più ampia corrispondenza iniziata nel 1675 e conclusasi nel 1690. Pubblicate per la prima volta nel 1911 da Curt Reinhardt, sono state ora riedite, tradotte e commentate da Omero Proietti e Giovanni Licata. Pieter van Gent, nato nel 1640 e morto tra il 1693 e il 1694, ha avuto un importante ruolo nel mondo culturale di Amsterdam nella seconda metà del XVII secolo come copista, redattore e traduttore. Intellettuale con costanti difficoltà economiche ma con grandi ambizioni scientifiche e filosofiche, viveva insegnando latino ai giovani e collaborando con i principali editori di Amsterdam, quali ad esempio Jan Rieuwertsz I e II, e Albertus Magnus. Ad esempio, è lui ad aver copiato le lettere matematiche di Tschirnhaus del 1675-1676, a lui va ricondotta la traduzione in nederlandese di alcune opere anticattoliche (tra le quali si può citare l’Historisch- und politische Beschreibung der geistlichen Monarchie des Stuhls zu Rom, pubblicata nel 1679 sotto pseudonimo dal giurista e filosofo Samuel von Pufendorf) e, benché l’opinione comune tenda ad attribuire a Glazemaker le traduzioni di due inediti cartesiani, precisamente le Regulae ad directionem ingenii e la Recherche de la vérité par la lumière naturelle, alcuni elementi inducono a ritenere che l’edizione nederlandese di queste due opere vada attribuita proprio a van Gent.

Van Gent, ancora una volta per il suo ruolo di copista e redattore, è anche una figura centrale nella storia editoriale degli Opera Posthuma spinoziani, pubblicati da Jan Rieuwertsz nel 1677. Ed è proprio in relazione a questa storia editoriale che la pubblicazione del carteggio tra van Gent e Tschirnahus acquista un’importanza fondamentale. Infatti, benché sia stato pressoché ignorato fino ad oggi dagli studi spinoziani, in esso si possono trovare molti elementi utili a tal riguardo. A partire da questi i due autori del volume hanno elaborato un’accurata e attendibile ricostruzione della storia dei manoscritti spinoziani, dalla morte del filosofo olandese fino alla pubblicazione dei B. d. S. Opera Posthuma. Da questa ricostruzione emergono, tra gli altri, due risultati di grande importanza. In primo luogo si sfata una lunga tradizione, tanto forte quanto infondata, che da una parte vede in Lodewijk Meijer il medico che ha assistito Spinoza negli ultimi giorni di vita, dall’altra ritiene che i manoscritti spinoziani siano stati spediti da Van der Spyck a Rieuwertsz all’indomani della morte del filosofo o che siano stati consegnati direttamente da Spinoza a Meijer poco prima della sua morte. Al contrario, partendo da alcuni elementi presenti nel carteggio, in particolare nella prima lettera di van Gent a Tschirnhaus, e prendendo in considerazione il carteggio tra Tschirnhaus e Leibniz, quello tra Schuller e Leibniz, la biografia spinoziana di Colerus e l’atto notarile riguardante un primo sommario catalogo dei beni spinoziani, nel volume si ricostruisce come in realtà sia stato Georg Hermann Schuller ad aver assistito Spinoza negli ultimi giorni della sua vita: è lui, alla morte del filosofo, ad aver preso possesso dei manoscritti spinoziani e dei pochi oggetti di valore appartenuti a Spinoza. Inoltre, si mostra come i manoscritti non siano stati immediatamente consegnati a Rieuwertsz per la pubblicazione: infatti, in un primo momento, Schuller ha tentato di vendere a Leibniz il manoscritto dell’Ethica e solo in seguito, fallito questo tentativo, li ha consegnati a Rieuwertsz, dando così inizio al lavoro che terminerà con la loro pubblicazione.

L’altro risultato, derivante dal carteggio e dalla ricostruzione storica elaborata dagli autori attorno ad esso, consiste nel riconoscere Pieter van Gent come una delle figure centrali nell’operazione editoriale che ha portato alla pubblicazione delle opere spinoziane. Infatti, pur rimanendo Meijer la mente che ha guidato la redazione e la stampa dell’editio posthuma, il quale è anche colui che ha concepito il latino della prefazione e della traduzione delle lettere nederlandesi spinoziane, tuttavia si possono affermare due cose: da una parte, che è stato van Gent ad aver approntato una prima bella copia dei manoscritti spinoziani (per non nominare il fatto che è di van Gent anche il manoscritto dell’Etica spinoziana privo di frontespizio recentemente ritrovato tra i manoscritti della Biblioteca Apostolica Vaticana); dall’altra, che in fase di stampa il corpus rappresentato dalla prefazione e da quelle lettere tradotte dal nederlandese è stato a sua volta ricopiato, corretto e redatto per gli stampatori proprio da van Gent. Quest’ultima affermazione si basa su di un delicato e complicato lavoro filologico di incrocio tra diversi testi, non tutti ancora digitalizzati, e nell’opera è supportata da un gruppo di novanta voci analizzate criticamente in base al latino di Meijer, di van Gent e quello più propriamente spinoziano. Un piccolo campione ritenuto significativo dagli autori, incipit di un’analisi che dovrà essere continuata e approfondita.

Il volume è stato suddiviso dagli autori in tre parti, di cui la prima e la terza sono a loro volta divise in capitoli. Nel primo capitolo della prima parte gli autori ricostruiscono il profilo storico ed intellettuale di Pieter van Gent, offrendo una biografia dell’autore (ricostruita sulla base degli epistolari e dei documenti a disposizione) e una breve ricostruzione della sua ideologia e dei suoi interessi scientifici. In particolare viene sottolineato il ruolo da lui rivestito di copista, redattore e traduttore in opere quali le lettere matematiche di Tschirnhaus, la Medicina mentis e la Medicina Corporis dello stesso, gli Opera Posthuma spinoziani (e con ogni probabilità anche i Nagelate schriften spinoziani), gli inediti cartesiani e le traduzioni anticattoliche degli anni 1682-1683. Nel secondo capitolo, invece, si inizia la ricostruzione della storia dei manoscritti spinoziani e della loro pubblicazione, sottolineando dapprima il ruolo finora misconosciuto di Schuller e poi il ruolo rivestito da van Gent. Tale ricostruzione viene completata nel terzo capitolo, dove si approfondisce l’importanza di Meijer e dello stesso van Gent nella redazione e pubblicazione delle opere spinoziane, e dove si offrono le novanta voci volte a mostrare le contaminazioni, dal punto di vista stilistico e terminologico, apportate da questi due personaggi in alcuni luoghi dell’opera spinoziana.

La seconda parte del volume è centrata attorno alle nove lettere di van Gent a Tschirnhaus, tradotte in italiano e accompagnate sia dal testo a fronte dell’originale latino, sia da un vasto ed esauriente commentario volto ad elucidare i passi delle lettere, il contesto storico in cui sono state scritte, gli autori e i fatti storici in esse citati, ecc.

La terza parte, divisa anch’essa come la prima in tre capitoli, rappresenta un’ottima esposizione delle fonti e delle testimonianze che hanno permesso la ricostruzione sia del carteggio, sia della genesi e del contesto dell’editio posthuma spinoziana. Nel primo capitolo si inseriscono le nove lettere già commentate in un contesto storico più ampio, attingendo ai carteggi tra Tschirnhaus e Huygens, tra Tschirnhaus e Leibniz e tra van Gent e Huygens, nonché a parte del carteggio tschirnhausiano ancora inedito con Block, Dresscher e Pauli. In tal modo gli autori hanno cercato di delimitare e ricostruire il numero ben più elevato di lettere che hanno costituito l’intero epistolario tra Tschirnhaus e van Gent, tentando di sopperire ai vuoti cronologici e di spiegare i nessi concettuali mancanti. Nel secondo capitolo si integra tale documentazione con le lettere di Schuller, Tschirnhus e Mohr facenti parte dell’epistolario leibniziano, in modo da giustificare quanto si era già sostenuto nella prima parte del volume e riconfermare il profilo di Schuller presentato in precedenza. Infine, nel terzo capitolo si offre un censimento delle opere pubblicate da Jan Rieuwertsz I e II, censimento importante sia per una migliore comprensione di van Gent, in quanto quest’ultimo ha collaborato per diversi anni con Jan Rieuwertsz I e aveva perciò costante accesso alla sua libreria, sia in generale per chiunque si approcci agli studi spinoziani. Infatti, citando le parole degli autori, “poiché Spinoza, fin dagli anni cinquanta, ha senz’altro frequentato la libreria ‘t Martelaarsboek («Il libro dei Martiri»), il catalogo di Rieuwertsz 1644-1676 si può considerare un appendice della biblioteca spinoziana”. Inoltre, nel medesimo capitolo sotto la voce strumenti di lavoro, vengono offerti alcuni cataloghi bibliografici e alcuni dizionari biografici utili per tutti coloro che studiano o hanno intenzione di studiare autori nederlandesi del XVII secolo.

Per completare il quadro dell’opera è necessario citare da ultimo, ma non per questo meno importante, sia l’appendice iconografica, nella quale, tra le altre cose, sono riportati diversi frontespizi di opere pubblicate in Olanda in quegli anni, sia le quasi sessanta pagine di bibliografia ragionata, nella quale si possono trovare le bibliografie, e gli studi a loro dedicati, di tutti gli autori citati o presupposti all’interno del carteggio, delle note e degli appendici: tale bibliografia rappresenta un utile strumento di lavoro per qualsiasi studioso che si occupi di storia della filosofia.

Omero Proietti e Giovanni Licata, Il carteggio Van Gent-Tschirnhaus (1679-1690): storia, cronistoria, contesto dell'editio posthuma spinoziana, Eum, Macerata 2013, pp. 632.


Francesco QUATRINI

Marcello LA MATINA, Note sul suono. Filosofia dei linguaggi e forme di vita

Nonostante il titolo, questo non è un libro di filosofia della musica, ma uno studio di quella enunciazione che nasce dall’atto di generazione del suono ad opera dell’esecutore. Questi, infatti, intende suonare come volesse riuscire a produrre un’esecuzione paradigmatica e originaria,  coinvolgendo anche  la sua corporeità come luogo della musica.  Ma che tipo di cose sono le opere musicali? È una domanda ontologica, perché l’esecutore does what happens, secondo una felice espressione di Elisabeth Anscombe. Non c’è, infatti, distinzione tra il suo fare e l’accadere del suono. Se suonare è un’azione intenzionale, come si configura la relazione tra l’attesa e l’avvento del suono? L’autore si è chiesto che cosa siano io e tu nell’enunciazione musicale. Come entra in gioco la soggettività, quando il corpo del suono si manifesta nello spazio logico tracciato da una prosodia? Perché sorprende sempre, quasi fosse inaspettato? Da queste domande Marcello La Matina avvia un’indagine accurata che verte su alcuni punti cruciali del nostro esperire i linguaggi, come il legame tra denotazione ed esemplificazione, fra segno e simbolo, fra Occidente e Oriente.

In questa indagine, notevole è l’apertura alla trascendenza che l’autore evidenzia nel suono musicale. Questo sembra - secondo Wittgenstein - “additare oltre” il dato del gesto e dello spartito, al di là del concettuale e dell’intenzionale. Il suono non cade sotto il concetto: è eccedenza, attesa e sorpresa, pura referenza indicale tra le persone coinvolte in esso. Di più, il suono musicale garantisce la relazione tra io e tu, è anzi  “un egli che si avvia a diventare un tu”,  fuori dalla cogitatio cartesiana.

In questo senso si stabilisce il luogo di una “liturgia” come Lebensform convocata in nome di una ragione di vita la cui origine è fuori di noi. Meglio, la musica ci porta a riconoscere che c’è qualcosa di Trascendente.  Di questo conosciamo meglio ciò che non è, piuttosto che ciò che è. L’essenza dell’assolutamente Trascendente è sempre avvolta nel mysterium. Secondo La Matina la logica aristotelica è incompatibile non soltanto con Dio e con la dimensione della persona, ma anche con le “cose” artistiche. Ogni enunciato su Dio rimane sempre inadeguato e quindi insufficiente, mentre, invece, è solo la liturgia che permette l’incontro tra persone e “cose”, tra il divino e l’umano.

Insomma, lo studio dell’enunciazione musicale diviene un eccellente strumento per evidenziare i limiti dell’approccio al linguaggio che privilegia il significato sul significante, o che riduce la proposizione all’elemento concettuale, la persona a sola ragione, mentre dimentica la corporeità e la relazionalità del significante. Anche se fosse possibile ridurre tutto al concetto, ovvero alla sola ragione tout court, con l’umiltà e l’onestà  bisognerebbe riconoscere l’Inconcettuale.

L’autore conclude l’opera ribadendo che l’uomo ha una voce che lo porta al linguaggio. Questa voce è quella della madre, quale possibilità della nostra razionalità e della nostra condizione di persone grammaticali in relazione in cui non è né pensabile né possibile la prima persona senza la seconda persona. Il suono musicale è il suono che risuona, al di là di me che lo genero. È figlio ed è madre.

Il libro è suddiviso in sette giornate che riscrivono altrettante conversazioni tenutesi tra il gennaio e il febbraio del 2013 nel modo seguente:

INDICE

Prima Giornata dove si cerca una cornice adeguata al tema e si riflette sul senso di una strana espressione coniata da G. E. M. Anscombe.

Seconda Giornata dove si tenta di spiegare la cosiddetta Entzauberung dell’Occidente come un fenomeno prospettico che scambia la causa con l’effetto.

Terza Giornata dove si ragiona sul guardare attraverso i fenomeni e si traggono conseguenze dalla forma logica di alcuni semplici enunciati.

Quarta Giornata dove si ragiona sulla natura del suono musicale e si giunge a sfiorare problemi più complessi, quali la natura e la forma della razionalità umana.

Quinta Giornata dove si indaga sul riduzionismo del significante nell’Occidente colto e si definisce lo studio dei linguaggi esemplificazionali come intersezione tra filosofia e scienze umane.

Sesta Giornata dove si tratta di campioni genuini e campioni vicari, di logiche sacrificali e si chiama in causa ancora una volta Wittgenstein.

Settima Giornata dove si comincia col discutere di semiotiche e codici, e si finisce ragionando di trascrittomica e biofilologia.

Congedo

Marcello La Matina, Note sul suono. Filosofia dei linguaggi e forme di vita, Le Ossa – Anatomie dell’ingegno, Ancona 2014, pp. 207.


Fidèle Niyonkuru


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F. F. CALEMI, M. PAOLINI PAOLETTI, Cattive argomentazioni: come riconoscerle

Persuasione e logica non sempre vanno di pari passo. Lo attestano le fallacie logiche, ossia i ragionamenti errati ma psicologicamente convincenti che non di rado seguiamo (consapevolmente o meno) nel difendere le nostre opinioni, nel soppesare scelte o nel prendere decisioni. Ma per quale motivo le fallacie risultano persuasive? Come riconoscerle e smascherarle? In che modo è possibile ribattervi? Quali accorgimenti ci consentono di evitarle? Il libro risponde a questi interrogativi proponendo un’esposizione e classificazione delle principali fallacie con un linguaggio chiaro e attraverso esempi tratti da situazioni quotidiane e dal mondo della comunicazione.

INDICE

Introduzione

1. Fallacie di ambiguità

Ambiguità sintattiche/Ambiguità di accento/Ambiguità lessicali/Esercizi

2. Fallacie manipolative

Fallacie di generalizzazione/Fallacie di semplificazione/Fallacie analogiche/Fallacie causali/Fallacie statistiche/Fallacie escapologiche/Esercizi

3. Fallacie di diversione

Attacchi personali/Fallacie di autorità/Appelli alle emozioni/Aringhe rosse e altre fallacie/Esercizi

4. Fallacie formali

Fallacie di definizione/Enunciati, connettivi logici e fallacie/Enunciati categorici e fallacie/Fallacie sillogistiche /Esercizi

Conclusioni

Soluzioni degli esercizi

Bibliografia

Indice analitico


Francesco F. Calemi, Michele Paolini Paoletti, Cattive argomentazioni: come riconoscerle, Carocci, Roma 2014, 128 pp., ISBN: 9788843073177

G. LICATA (a cura di), L’averroismo in età moderna (1400-1700)

II saggi raccolti in questo volume costituiscono un contributo originale e innovativo alla storia dell’averroismo. Di questa complessa tradizione filosofica, che trasmette e sviluppa l’opera di Averroè (1126-1198) all’interno del pensiero ebraico e latino, vengono qui esaminati alcuni momenti salienti, non più circoscritti al Medioevo, ma estesi a pensatori rinascimentali (Elia del Medigo, Agostino Nifo) e moderni (Uriel da Costa, Spinoza e Adriaan Koerbagh). Al tempo stesso, gli studi qui presentati aprono ulteriori orizzonti per indagare l’influenza dell’averroismo nella formazione del pensiero di Spinoza e del movimento libertino europeo".

INDICE
Mauro Zonta - La tradizione testuale del Commento medio di Averroè alla Metafisica di Aristotele tra Quattrocento e Cinquecento

Silvia Di Donato - Traduttori di Averroè e traduzioni ebraico-latine nel dibattito filosofico del XV e XVI secolo

Giovanni Licata - Elia del Medigo sull’eternità del mondo

Omero Proietti - Creazione eterna, ordine della natura, miracolo in Uriel da Costa

Guido Giglioni - Haec igitur est nostra lex. Teologia e filosofia nel commento di Agostino Nifo alla Destructio destructionum di Averroè

Sara Barchiesi - Ibn Tufayl “maestro di Averroè”. Diffusione dell’Epistola di Hayy ibn Yaqzan in relazione alla tradizione averroistica

Filippo Mignini - Een ligt schijnende in duystere plaatsen: Adriaan Koerbagh tra averroismo e libertinismo

L’averroismo in età moderna (1400-1700), a cura di Giovanni Licata, prefazione di Filippo Mignini, Quodlibet, Macerata 2014

Donatella PAGLIACCI (ed.), Differenze e relazioni. II: Cura dei legami

Nella sua costitutiva capacità di distanziarsi, l’essere umano sperimenta la possibilità di un incontro con l’altro, il quale, accostandosi all’io, chiede anche implicitamente di essere riconosciuto. L’essere convocati da altri comporta sempre un’opportunità e un rischio, perché significa disporsi, decentrarsi e andare oltre se stessi, oltre l’egoismo dell’io.

Il quadro complessivo del presente volume, che raccoglie i risultati del LVIII Seminario per Ricercatori e dottori di ricerca in Filosofia, promosso a Macerata, dalla Fondazione Centro Studi Filosofici di Gallarate, con il patrocinio del Servizio Nazionale della CEI per il progetto culturale, rende conto di una varietà e complessità di approcci alla questione della differenza e delle relazioni. Nei Saggi introduttivi sono state messe a tema le questioni di fondo, a partire dalla quali è possibile istruire il tema della relazionalità e della cura (F. Botturi e A. Kaiser). Nella II parte sono raccolti i saggi che muovono da una prospettiva fenomeologico-ermeneutica, all’interno della quale vengono anche smascherati taluni meccanismi legati al potere (G. Giordano). Ripartendo dall’analisi foucaultiana della corporeità è possibile risalire e penetrare nelle pieghe della coscienza per scoprire, come fa la Arendt, l’energia che motiva e sorregge la cooperazione interumana (F. Falappa). Uno sguardo capace di chiarire il dispiegarsi dei legami di reciprocità è anche quello di G. Simmel il quale si preoccupa, tra l’altro, di rendere conto della circolarità e reciprocità che vincola gli esseri umani (A. Drago). Per precisare la questione del legame, un contributo essenziale è offerto da G. Gadamer il quale coniuga appartenenza originaria ad una tradizione e apertura all’altro (D. Referza). La consapevolezza del radicamento dell’essere umano è anche al centro della riflessione di Merelau-Ponty, che intercetta anche, mediante il tema della concretezza storica della relazione interpersonale, la riflessione di J. Patočka (C. Pesaresi). L’irriducibilità della relazione permette di accostarsi inoltre alla prospettiva fenomenologico-antropologica di M. Scheler (M. Properzi). Se per quest’ultimo, creatività ed energia dell’essere umano sono condizioni ineliminabili, diventano anche necessarie per sciogliere i vincoli che inchiodano gli esseri umani al risentimento e alla colpa in vista del reciproco riconoscimento, per come lo intende P. Ricoeur (C. M. Di Bona). Del resto il riconoscimento, per A. Honneth, ha anche bisogno di essere liberato da talune insidie costituite dall’ideologia e dalle dinamiche intrapsichiche e interpersonali (S. Pierosara).

Nei saggi raccolti nella III parte vien dapprima messo a tema il percorso esistenziale ed intellettuale di Anselmo d’Aosta (S. Marchionni), poi valorizzata la riflessione teologica, che è ad un tempo capace di tenere insieme libertà eterna e libertà finita (U. Lodovici) e di illuminare la prospettiva antropologica della cura (L. De Rosa). Un’attenzione peculiare è riservata alle potenzialità fondamentali dell’essere umano, tra le quali le emozioni (C. Sartea) e all’amore (S. Maron).

Nella IV parte matura un confronto più diretto con la questione del limite e della fragilità. Il soggetto fragile si rivela, infatti, capace di riconquistare grazie alla relazione una propria coscienza di sé (G. Varani). Limite e confine chiedono che ci si interroghi sul modo nel quale, prendendosi cura dei luoghi abitati sia anche possibile aver cura dell’umanizzazione dell’uomo (L. Valera). Nell’ampia gamma delle relazioni non potevano essere trascurati quei legami che gli umani stabiliscono con gli animali, soggetti privilegiati per confrontarsi con l’alterità dell’altro (G. Tintino). Lo sporgersi verso l’altro può anche assumere le forme estreme di una sporgenza che diviene alterazione, desiderio di essere altro da ciò che si è e da ciò che si ha, come mostrano certi eccessi della chirurgia estetica (N. Di Stefano).

Il bisogno di prendersi cura reciprocamente gli uni degli altri, ma anche della relazione che siamo in grado di intraprendere è di fondamentale importanza ed interesse e ci guida verso la comprensione del legame che sempre gli umani desiderano instaurare con l’altro, nella fondamentale novità che lo caratterizza.

INDICE

 - Donatella Pagliacci, Differenza, alterità e distanza. Per un’introduzione alla cura delle relazioni

 Parte I - Saggi introduttivi

- Francesco Botturi, Differenza, Relazione, Generazione

- Anna Kaiser, L’uomo: la Bildung e l’educazione alla differenza

Parte II - Approcci fenomenologico-ermeneutici

 - Giovanni Giordano, Comunicazione, informazione, intenzionalità nella relazione di cura. I contributi Michel Foucault ed Edmund Husserl

- Fabiola Falappa, L’ambiguità della cura: il senso dei poteri nel confronto tra Michel Foucault e Hannah Arendt

- Angela Drago, Metamorfosi dell’individualità moderna: la relazione come reciprocità in Georg Simmel. Epistemologia del chiasmo

- Daniele Referza, La cura dei legami in Hans-Georg Gadamer. Tradizione, verità e dialogo interculturale

- Chiara Pesaresi, L’altro, la terra e la storia. Dialogo tra Maurice Merleau-Ponty e Jan Patočka

- Martina Properzi, Metafisica personalista o meta-antropologia? Problematiche di fondazione di una metafisica dell’Assoluto nella filosofia di Max Scheler

- Cecilia Maria Di Bona, Legare/slegare nell'atto della promessa e del perdono, nel solco del pensiero di Paul Ricœur

- Silvia Pierosara, Le distorsioni del riconoscimento tra legami pubblici e privati

Parte III - Approcci etico-antropologici

- Stefano Marchionni, La cura dei legami nel percorso di ricerca di Anselmo d’Aosta

- Umberto Lodovici, Riflessioni teologico-politiche su amore e libertà

- Luca De Rosa, L’uomo e l’altro. Antropologia ed etica della relazione

- Claudio Sartea, Diritto e sentimento: tra volontà ed emozioni

- Silvia Maron, Cura dei legami come risanamento di un’unità perduta

Parte IV - Approcci antropologici ulteriori

- Giovanna Varani, Ragioni dell’“Altro” e ricerca di legami. Per un riassetto concettuale della Diversità ai margini estremi dell’esistere

- Luca Valera, Oikos e relazioni: l’abitare come cura dell’alterità

- Giorgio Tintino, Il legame tra uomo ed animale alla luce del postumanesimo: come avere cura del non-umano?

- Nicola di Stefano, Verso l’indifferenziato: rimozione del limite e perdita dell’identità. Chirurgia estetica, gender e transumanesimo

 

D. Pagliacci (ed.), Differenze e relazioni. II: Cura dei legami, Aracne, Roma 2014, 244 pp.

 

L.Alici (a cura di), La "CELLULA del BUON CONSIGLIO"

Con l’espressione “cellula del buon consiglio” Paul Ricoeur indica una condivisione nella scelta, cruciale nell’etica della cura: quando malato, équipe medica e rete familiare sono coinvolti in decisioni particolarmente difficili, il giudizio morale “in situazione” domanda una “reciprocità degli insostituibili”, che possa accompagnare l’atto del “decidere insieme”.

Da qui sorgono domande radicali: in condizioni di emergenza, quando aumenta la solitudine e diminuisce la lucidità, fino a che punto l’atto personale della decisione può aprirsi a una forma di corresponsabilità condivisa? D’altro canto, il problema di condividere la deliberazione pratica non investe anche la rete più complessa dei “rapporti lunghi”, in particolare gli ambiti strategici della vita pubblica, come la partecipazione democratica e la comunicazione in rete? Tali domande confluiscono in una questione di grande attualità, che attraversa tutti i contributi di questo libro: per poter decidere insieme, dobbiamo innalzarci, oltre l’occasionalità più o meno interessata dello stare insieme, alla forma umanamente più stabile e degna dell’essere insieme.

Il volume raccoglie gli Atti del IV Colloquio di etica (Macerata, 27/28 novembre 2013)

Luigi Alici (a cura di), La “cellula del buon consiglio”. Condividere la deliberazione pratica, "Percorsi di etica", Aracne, Roma 2015, pp. 141, € 12

Indice

Invito alla lettura
Luigi Alici

parte prima - La deliberazione pratica

 La deliberazione pratica tra passato e presente
Antonio Da Re

Ragione dialogica e discernimento morale: contributo del personalismo e dell’ermeneutica a una bioetica della cura. Da Levinas a Ricoeur
Agustín Domingo Moratalla

Deliberazione pratica e natura umana nello Stato costituzionale
Francesco Viola

Etica della comunicazione in rete
Adriano Fabris

parte seconda - La rete di cura

 La catena della fiducia entro la rete sanitaria
Giuseppe Galli

Il Consulto: tra ricerca di consiglio e trasferimento di responsabilità
Cesare Scandellari

La rete di cura: fiducia e responsabilità. La “cellula del buon consiglio” nelle reti di cura
Mariano Cingolani

Il secondo parere in oncologia: l’importanza di una comunicazione personalizzata
Luciano Latini, Lucia Montesi

Il consenso informato nella pratica clinica
Americo Sbriccoli

La formazione, il dialogo e la cura
Maurizio Mercuri

L. ALICI (ed.), I conflitti religiosi nella scena pubblica

Il volume, che inaugura un nuovo ciclo tematico promosso dal “Centro di Studi Agostiniani”, cerca di intercettare il pensiero di Agostino intorno alla complessa linea di frontiera che attraversa interiorità ed esteriorità, il diritto a professare la fede in cui si crede e il mantenimento della pace in una civitas che non può pretendere di relativizzare le religioni, ghettizzandole in un pantheon di culti territoriali, al di sopra dei quali il potere politico continui a celebrare indisturbato la propria egemonia imperialistica. Tale interesse è rivolto, prima di tutto, a studiare le risposte che Agostino ha elaborato concretamente, come vescovo di Ippona, alle sfide formidabili del suo tempo, quando si è interrogato sulle radici dei conflitti religiosi e sulla possibilità di elaborare un metodo per loro composizione: con un occhio all’identità più propria del fatto religioso, nell’incrocio di verità rivelata e adesione personale (fides quae creditur e fides qua creditur), e un occhio alla qualità della testimonianza comunitaria, rispetto alla quale si disegna il perimetro di una legittima vigilanza della politica. Nello stesso tempo, una rilettura di Agostino a partire da quest’angolo visuale, condotta con un vigile senso della distanza storica e senza attualizzazioni anacronistiche, può aiutare anche noi ad assumere uno sguardo più saggio e lungimirante sui nuovi scenari che oggi si vanno delineando nella nostra società post-secolare, mettendone a fuoco le potenzialità inespresse e gli equivoci irrisolti.

La prima parte del volume rilegge in questa prospettiva il quadro dei rapporti di Agostino con il manicheismo; rapporti difficili, che vanno oltre la sofferta biografia del giovane uditore della setta, destinato a trasformarsi ben presto in uno dei suoi critici più implacabili, ma anche in un testimone diretto e in una fonte che ci ha lasciato documenti preziosi. Partendo dal clima teoretico del Contra Fortunatum e del Contra Felicem, dove Agostino e i suoi interlocutori manichei interpretano due mondo abissalmente diversi, Aldo Magris ricostruisce, con ricchezza straordinaria di documentazione, le fonti del manicheismo al tempo di Agostino, scavando nella formazione di Mani e indicandone le radici più profonde nel giudeocristianesimo più che nella religione iranica. Antonio Pieretti ripercorre invece il vissuto autobiografico del giovane Ipponate, s’interroga sulla genesi delle prime domande intorno all’enigma del male, analizzando quindi la sua lunga e fervida stagione manichea come uditore, fino alla prime disillusioni, che preparano la svolta della conversione.

Seguono alcuni approfondimenti specifici: Alessandra Pierini esamina il quadro delle argomentazioni antimanichee di Agostino, articolate sul piano razionale, scritturistico ed etico; Maurizio Di Silva individua nell’identità di male e nulla una mossa teorica decisiva anche nella declinazione morale della teodicea agostiniana; Alberto Romele mostra come il problema del male si configuri prima di tutto in Agostino e Ricoeur come questione di ermeneutica testuale, anche se i due autori seguono alla fine vie diametralmente opposte.

La seconda parte riapre il dossier della dolorosa polemica con i seguaci di Donato, esplorandone un momento cruciale nella conferenza di Cartagine del 410 tra cattolici e donatisti, che ci mostra il vescovo della Chiesa d’Ippona all’opera su una questione delicata e complessa, per i risvolti teologici, ecclesiologici, pastorali, ma anche culturali, sociali e politici. Nello Cipriani sottolinea la complessità dello scisma donatista, tra teologia e politica, e ne ripercorre le diverse fasi di sviluppo, nell’alternarsi di esercizi di dialogo, inasprimenti conflittuali e interventi repressivi, offrendo un’analisi puntuale dell’atteggiamento di Agostino e della sua graduale evoluzione. Eugenio Cavallari si concentra sulla conferenza di Cartagine, di cui esamina la complessità organizzativa e procedurale, saggiamente gestita dal tribuno Marcellino, e le più ampie implicazioni giuridico-politiche. Nella controversia antidonatista si assiste, secondo Antonio Lombardi, a uno scontro tra due ecclesiologie: da un lato, la visione donatista di una Chiesa storica che qui in terra è già santa come lo sarà nel compimento escatologico; dall’altro, la visione agostiniana di una Ecclesia permixta, che privilegia realisticamente una comunione dinamica e imperfetta, nella sua composita concretezza storica, in tensione tra il già e il non ancora. Elena Zocca, infine, cerca di delineare il profilo dell’identità cristiana, vero punto nodale della questione, nell’omiletica donatista; un’identità che non sembra discostarsi troppo dalla sua rappresentazione di parte cattolica e che in ogni caso sembra concorrere, nel lungo e defatigante confronto, a plasmare un’identità nuova e più forte, capace di sostenere la sfida del cambiamento e rimanere se stessa pur nella trasformazione.

Attraverso l’esame approfondito di due prospettive conflittuali – così diverse e insieme così interconnesse – è possibile cogliere la riflessione di Agostino nella delicata fase genetica del suo costituirsi e nella sua ardua verifica pratica, sullo sfondo di una società attraversata da spinte disgregatrici e da pulsioni tribalistiche, abbandonata a se stessa da una politica inerme, rassegnata a gestire il disordine senza un progetto di ordine credibile e condiviso. In questa situazione la comunità cristiana sperimenta una delle prove più difficili, dovendo impegnarsi in un certo senso su un doppio fronte: il fronte esterno del rapporto con il potere, che ormai rischiava di diventare troppo stretto e strumentale dopo i secoli duri della persecuzione; il fronte interno di una protezione dell’identità cristiana rispetto alle tentazioni opposte del sincretismo e del fondamentalismo, salvaguardando una tensione irrinunciabile e feconda tra fedeltà e dialogo.

L. Alici (ed.),  I conflitti religiosi nella scena pubblica. I. Agostino a confronto con manichei e donatisti, Città Nuova, Roma 2015, pp. 300.


Indice

L. Alici, Introduzione

 Parte Prima – Agostino e il manicheismo

 - Aldo Magris, Il manicheismo al tempo di Agostino

- Antonio Pieretti, Agostino e l’origine del male

- Alessandra Pierini, Agostino e l’impegno nella lotta contro il male

- Maurizio F. Di Silva, Agostino e il problema del negativo. Pluralità e unità dell'identità di male e nulla

- Alberto Romele, L’ermeneutica del male tra Agostino e Ricœur

 Parte seconda – Agostino e i donatisti

 - Nello Cipriani, Lo scisma donatista, un conflitto tra teologia e politica

- Eugenio Cavallari, Agostino e la conferenza di Cartagine

- Antonio Lombardi, L’ecclesiologia di Sant’Agostino nella polemica donatista

- Elena Zocca, L’identità cristiana nell’omiletica donatista

Giorgio TINTINO, Tra Umano e Post-Umano

Il testo Tra Umano e Postumano indaga le modalità con cui la tecnologia contribuisce a creare il sentiero che dall’Homo sapiens giunge fino all’uomo. Via d’accesso privilegiata ad un tale compito è l’antropologia postumana, cioè quell’orizzonte di pensiero che pone la tecnica nel cuore della costruzione identitaria dell’essere umano. Una antropologia tesa a decostruire la narrazione separativa e dicotomica dell’Umanismo in favore di una lettura ibrida del processo biopoietico dell’Homo sapiens.

Il testo è una sorta di viaggio che ha lo scopo di sondare la legittimità dell’antropologia postumana da un punto di vista biologico. Il testo si apre prendendo in esame l’orizzonte post-human, introducendone gli aspetti teoretici salienti e ricercandone le caratteristiche essenziali. Tale analisi conduce ad evidenziare il concetto di ibridazione mutazionale quale cuore teoretico della proposta postumanista, inteso come il processo di trasformazione ontogenetica e filogenetica degli individui nella loro partnership con l’alterità, sia essa macchinica o animale.

Il concetto di ibridazione mutazionale viene così sottoposto ad una serrata critica, lasciandone emergere l’impronta biologicamente determinista; tale critica, però, permette nello stesso tempo di scovare un sentiero verso una evoluzionismo costruzionista capace comprendere l’effettiva ricchezza e la meravigliosa vitalità della biogenesi. La riflessione sulla questione della tecnica si salda, così, alla riflessione intorno ai modi attraverso cui gli esseri viventi costruiscono il proprio ambiente naturale, con una attenzione particolare a quell’animale che va sotto il nome di uomo.

Il percorso così compiuto mostra come il cammino incominciato dall’Homo sapiens porti alla comparsa dell’uomo, il quale si configura come frattura nella continuità della natura che fa della progettazione di mondo la sua cifra essenziale. Un risultato raggiunto senza negarne l’origine animale ma, anzi, prendendola come fondamento irrinunciabile della sua costituzione d’essere. In questo modo, la questione della tecnica si trasforma nella tecnica come questione concretamente posta al soggetto esistente, a quell’«animale che progetta» e che ha in cura il “noi” storico (che lo trafigge) e il “noi” trascendentale (che lo sostiene).

G. Tintino, Tra Umano e Post-Umano. Disintegrazione e riscatto della persona. Dalla questione della tecnica alla tecnica come questione, Franco Angeli, Milano 2015, pp. 202.

 

INDICE

Introduzione

1. Dall’Homo all’uomo

1.1. Uno sguardo nuovo sull’antropogenesi
1.2. Decostruzione dell’Umanesimo
1.3. L’ibridazione mutazionale
1.4. Virtualità filogenetica e feedback ontogenetico
1.5. Interno ed esterno, gene e specie

2. Gene, ambiente ed organismo

2.1. I feedforward genetici: l’attività del DNA
2.2. Il paradigma biologico-determinista
2.3. Mutazione e adattamento

3. Il divenire postumano dell’Homo Sapiens

3.1. Essere-uomo come divenire-animale
3.2. Divenire-animale come divenire-cyborg
3.3. Il compito del divenire-cyborg
3.4. Evoluzione e destino

4. Costruzione ed evoluzione

4.1. L’ambiente come condizione di possibilità della vita
4.2. L’ambiente come Umwelt
4.3. La fine della universalità della Umwelt
4.4. La Umwelt come costruzione: l’intrico di gene, ambiente ed organismo
4.5. Il carattere paradossale della costruzione ambientale

5. La progettualità dell’Homo Sapiens

5.1. La costruzione ambientale dell’uomo: la questione della tecnica
5.2. L’uomo come «animale progettante»
5.3. Origine e compito dell’umano: il “noi” come responsabilità

Conclusione: Dalla questione della tecnica alla tecnica come questione

Bibliografia

Carla DANANI (a cura di), L’umano tra CURA e MISURA

 Un’oscillazione quasi schizofrenica abita il nostro tempo, attraversando il piano culturale e quello del costume vissuto: da un lato si rafforza il mito prometeico di un potenziamento tecnologico dell'umano, dall'altro sembra addirittura consolidarsi la sistematica e pervasiva umiliazione dell’umano, non solo nei diritti inalienabili, ma prima ancora nei bisogni più elementari dai quali dipendono la sua stessa vita e dignità.

Ne scaturiscono interrogativi urgenti, che riguardano il rischio di uno smarrimento del senso stesso di umanità che ci identifica e ci accomuna e l’intreccio perverso di “dismisura” e “incuria”, che può mettere in crisi i “fondamentali” di una cultura e di un ethoscondivisi. Come ripensare oggi le coordinate dell’umano, nel segno di un nuovo incontro di cura e misura? Che senso possono assumere le dinamiche del promuovere, condividere e restituire, sul piano delle responsabilità culturali e sociali del pensiero, a cavallo tra filosofia e antropologia, etica e economia?

Il volume affronta tali questioni scandagliandole secondo diverse articolazioni: anche riprendendo, sotto molteplici rispetti, la riflessione di Francesco Totaro, in onore del quale si è svolto il V° Colloquio di Etica. Questo appuntamento, organizzato dalla cattedra di Filosofia morale del corso di laurea in Filosofia dell’Università di Macerata, ha offerto l’occasione di un confronto fecondo: i contributi qui raccolti sono la rielaborazione dei risultati di quell’incontro, di cui si riprende il titolo La cura dell’umano: promuovere, condividere, restituire. I testi presentati, tra loro opportunamente eterogenei per impostazione teorica e prospettiva di focalizzazione del tema, convergono in un impegno, etico e politico, di chiarificazione e argomentazione: inteso a coniugare insieme considerazioni trascendentali e interpretazione della vicenda storica. L’intenzione è di proporre un’apertura di mondo, dinamica e plurale, nel segno della comune umanità.

INDICE

Carla Danani, Invito alla lettura

I parte - Aver cura dell’umano. Il limite e il trascendere

- Virgilio Melchiorre, Natura e persona

- Donatella Pagliacci, Oltre il limite. Esperienza religiosa e trascendenza dell’essere personale

- Luigi Alici, Cura della reciprocità, reciprocità della cura

II parte – La questione della misura. Individuo e comunità

- Francesco Totaro, La misura dell’umano

- Serge Latouche, L’illimité et la mesure

- Stefano Zamagni, Giustizia sociale, lavoro, bene comune

- Roberto Mancini, Crescere in umanità. Dalla società di mercato alla comunità umana universale

III parte – La responsabilità per il convivere

 - Benedetta Giovanola, La democrazia tra questione antropologica e giustizia sociale

- Daniela Verducci, Restituire umanità al lavoro. Una responsabilità del pensare

- Francesco Rocchetti, Politica e rappresentazioni sociali. Gramsci a Torino

- Lino Duilio, L’impegno politico in una “e” di congiuzione

- Aldo Benfatto, La responabilità del lavoro. Una vita migliore per tutti

 

Carla Danani (a cura di), L’umano tra cura e misura: promuovere condividere restituire, Aracne, Roma 2015, pp. 202, € 15

 

Roberto MANCINI, Ripensare la SOSTENIBILITA'

“Sviluppo sostenibile”: è una formula in cui il sostantivo e l’aggettivo sono in lotta tra loro. Lo sviluppo infatti è inteso come figlio di una crescita illimitata, però questa diventa sostenibile solo se viene limitata per rispettare i vincoli posti dalla natura. La contraddizione tra economia ed ecologia resta irrisolta. Per sciogliere il nodo non bastano rimedi tecnici, occorre che siano ripensati il modello di economia e la forma della convivenza sociale. In tale ottica questo libro propone un’idea integrale di sostenibilità e la correla con quella di democrazia.

Si delinea così il progetto di una società sostenibile, che è tale quando il suo ordinamento non offende la natura e non stravolge gli esseri umani. Per giungere a questa meta è imprescindibile l’impegno a costruire un’economia differente, concepita non più secondo il paradigma della produzione e del consumo in vista dell’accumulazione di capitale, bensì secondo il paradigma della cura del bene comune. Un’economia è davvero sostenibile quando sostiene equamente l’umanità intera e tutela gli equilibri naturali. La sostenibilità integrale riunisce il versante ambientale e quello antropologico, il quale si attua allestendo condizioni di vita che non disumanizzano persone e comunità.

Il percorso del testo si apre evidenziando come l’economia vigente risulti insostenibile non solo sul piano ecologico, ma già agli occhi del giudizio etico. Ciò chiarisce quanto sia miope ostinarsi a riformare il sistema per farlo “ripartire”, mantenendone intatti i presupposti. Invece esso va superato portando alla luce un’economia che sia espressione fedele della democrazia. Qui non si tratta solo della forma di governo, ma della forma di società. Una società è realmente democratica se la dignità delle persone e il bene comune sono rispettati. Solo una simile forma di convivenza potrà integrare sostenibilità ambientale e sostenibilità antropologica. La vera alternativa alla tendenza oggi prevalente - la mercatizzazione che soffoca tutto sotto il predominio del denaro - è la democratizzazione. Essa costituisce quel processo di trasformazione storica che assume la dignità umana, il bene comune e l’armonia con la natura come principi capaci di ispirare logiche organizzative e regole specifiche per un’economia che non faccia vittime.

 Indice

 Introduzione

Cap. I. Affrontare l’entropia: una scelta radicale
1. Nella trappola della necronomia
2. Le molte sfide dell’entropia
3. La fondazione etica del giudizio sull’economia
4. Alle origini del progetto di sviluppo sostenibile

Cap. II. La sostenibilità antropologica
1. Sulla stoffa dell’umano
2. La costellazione della dignità e le relazioni salienti
3. Diagnosi della disintegrazione
4. La risposta comunitaria: generare sistemi sociali mentalizzanti
5. Memoria etica e vita delle istituzioni
6. La risposta personale: per una spiritualità del compimento

Cap. III. La democrazia come forma di società
1. La forma della convivenza
2. L’essenza della forma democratica
3. Le conseguenze economiche della democrazia
4. Costruire la sostenibilità politica
5. Dare forma e respiro agli spazi sociali: l’architettura restitutiva 

Conclusione: per un’economia biofila

Roberto Mancini, Ripensare la sostenibilità. Le conseguenze economiche della democrazia, Milano, Franco Angeli editore, 2015, pp. 176, collana Lavoro per la Persona

Carla CANULLO - Luca GRION, Identità TRADOTTE

Anthropologica – annuario  curato dal Centro studi “Jacques Maritain” di Portogruaro, ha dedicato il sesto numero alle diverse radici, culturali e religiose, dell’Europa. La prospettiva, vasta e per certi versi non nuova, è affrontata seguendo tre principali direttive che tre voci verbali esprimono: riscoprire, tradurre, progettare. Riscoprire, ossia porre l’attenzione sul passato artistico, religioso, politico e filosofico dell’Europa per tradurre tale passato nel presente e per farne una chiave di accesso all’unione delle differenti culture europee senza che, con ciò, si rinunci a progettare politicamente il futuro. Questi tre verbi scandiscono le tre sezioni del volume, precedute da un testo che Jean-Marc Ferry ha scritto accogliendo l’invito a collaborare sul tema. Le tre sezioni sono Atene e Gerusalemme, Ponti e muri, Governati e governanti.

Nella prima, Atene e Gerusalemme, i saggi di Italo Sciuto, Pierluigi Valenza, Francesco Botturi, Gianluigi Pasquale, Rémi Brague e Roberto Presilla aiutano a comprendere come l’ethos europeo si sia costruito grazie all’incontro/scontro tra diverse tradizioni culturali, filosofiche e religiose che hanno co-abitato nel Vecchio Continente.

Nella seconda sezione, Ponti e muri, i saggi di Gaetano Piccolo, Franco Vaccari, Daniele Cogoni, Leopoldo Sandonà, Carla Canullo e la traduzione di un testo di Jan Patočka sono un invito a riflettere sul fatto che, sebbene molti muri siano caduti, altri resistono. Si tratta, talvolta, di barriere effettive, oppure di pregiudizi e separazione che albergano più nei cuori e nelle menti che nella realtà. In questa sezione saranno indagate le possibilità della traduzione di “pensare l’impensato”, ossia di contribuire al pensiero di un ethos culturale che, favorendo l’abbattimento di muri che separano, incentivi la costruzione di ponti.

Nella terza sezione, Governati e governanti, i saggi di Luca Alici, Michele Nicoletti, Luca Grion, Filippo Pizzolato, Vincenzo Pacillo, Tadeusz Slawek, mettono a tema i motivi che guardano al futuro del progetto europeo. La prospettiva in cui tali saggi si muovono è l’individuazione di un bene comune in vista del quale unirsi e lavorare assieme nel rispetto delle autonomie e delle differenze, da un lato coinvolgendo i cittadini europei su un’idea di futuro condivisa, dall’altro non ignorando la necessità di una cornice istituzionale che favorisca tale coinvolgimento e che ripensi la propria disciplina economica.

Infine, l’auspicio è che anche questo volume contribuisca a ri-pensare l’Unione Europea come un “dimorare insieme” in vista di una coabitazione comune. Coabitazione di cui il “Vecchio continente” ha oggi bisogno per ri-conoscere se stesso e, con ciò, “farsi nuovo”.


indice

1/Atene e Gerusalemme

Jean-Marc Ferry, Quale ethos per l’Europa politica?

Italo Sciuto, Alle radici della cultura europea: a partire dall’opera dantesca

Pierluigi Valenza, Europa: un’unione difficile? Letture attraverso la filosofia della storia

Francesco Botturi, Europa secolarizzata: traduzione e tradimento?

Gianluigi Pasquale, Passaggio in Macedonia La Bibbia si sedimenta in Europa

Rémi Brague, Inclusione e digestione. Due modelli di appropriazione culturale

Roberto Presillla, Europa, terra dei classici


2/Ponti e Muri

Gaetano Piccolo, Radici filosofiche dell’inculturazione

Franco Vaccari, L’Europa e l’evoluzione positiva della dialettica amico-nemico

Daniele Cogoni, La peculiarità dell’Oriente cristiano ai fini di una configurazione dell’ethos di un’Europa che tende all’unità

Leopoldo Sandonà, Insopportabile o inevitabile Eccedenza? La via europea dell’ebraismo per un’integrazione etica delle differenze

 Jan Patočka, Riflessione sull’Europa

Carla Canullo, Sul valore etico e politico della traduzione

 

3/Governati e Governanti

Luca Alici, L’Europa pro-vocata dalla fiducia: uno sguardo “ideale”, non “irreale”

Michele Nicoletti, L’idea di cittadinanza europea

Luca Grion, Geometrie possibili. Come pensare una triangolazione virtuosa tra etica, economia e politica

Filippo Pizzolato, Integrazione giuridica e identità plurale dell’Unione Europea

Vincenzo Pacillo, Confessioni religiose ed Unione Europea dopo il Trattato di Lisbona. I principi del “diritto ecclesiastico europeo”

Tadeusz Slawek, Il gesto del saluto. L’Europa intravvede il suo futuro?

 

Identità tradotte
. Senso e possibilità di un ethos europeo, a cura di Carla Canullo e Luca Grion, “Anthropologica”, 2014


Altre informazioni sulle attività del Centro Studi Jacques Maritain e sugli altri numeri dell’Annuario “Anthropologica” sono reperibili alla pagine: http://www.maritain.eu

 Carla Canullo

Donatella PAGLIACCI (a cura di), Creatività ed eccedenza dell’UMANO

Nel prendere distanza da sé, dagli altri e dal mondo, la persona umana avverte la sua irriducibile trascendenza e sperimenta la possibilità di vivere i propri legami nel segno di una piena e reciproca libertà. Per questi motivi porre l’attenzione sulle cifre della creatività e dell’eccedenza consente di ricostruire una visione decisamente positiva dell’umano e riconquistare una piena fiducia nelle sue potenzialità.

Proprio per la sua posizionalità eccentrica, l’uomo è coinvolto in una contraddizione irrisolvibile, ma feconda di implicazioni, grazie alla quale viene integrato in un mondo esterno e in un mondo comune. Eccentricamente posto sta “dietro”, “oltre” e forma perciò il centro separato dal campo ambientale.

Nel cercare di stabilire quale sia la posizione particolare dell’uomo, Max Scheler avverte la necessità di muovere dal confronto tra i diversi esseri viventi, i quali possiedono come loro caratteristica essenziale, l’essere-per-se-stessi e un essere-interno che li contraddistingue dai non viventi. Il primo livello in cui è possibile identificare la vita psichica è la pianta, nella quale è rintracciabile un impulso o affezione vitale, privo di coscienza, di sensazione e di capacità rappresentative. La pianta è passiva rispetto alle sensazioni, alla memoria, ma anche alla capacità di apprendimento e alla riproduzione. L’animale costituisce il secondo livello, in esso è presente l’istinto, termine ambiguo e problematico che viene, in un certo senso, abbandonato per favorie quello di comportamento. Il comportamento istintivo è, dal punto di vista piscologico, caratterizzato da un’unità inscindibile di pre-sapere e azione, nel quale la memoria rappresenta un elemento caratterizzante tanto della vita animale, quanto di quella umana.

Il volume, nel quale confluiscono, tra l’altro, gli studi presentati in occasione del 1° Convegno di Antropologia filosofica che si è svolto presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata nel 2014, proprio sul tema della Creatività ed eccendenza dell’umano, si divide in due sezioni: Contributi e Proposte, e raccoglie una serie di riflessioni prodotte dalle recenti ricerche di studiosi italiani e stanieri nell’ambito dell’antropologia filosofica.

La prima parte presenta due saggi di ampio respiro nei quali vengono prese in esame le dimensioni dell’eccedenza e della creatività in riferimento alla loro dimensione genetica (Guido Cusinato) e alla loro possibile declinazione in prospettiva metafisica, con particolare riguardo alla dimensione ontopoietica (Daniela Verducci). Nella seconda parte sono esposti dei contributi più specificatamente connessi a dei nuclei di ricerca attraverso i quali vengono esploriati temi specifici correlati alla creatività quali la dépense e la création secondo Bataille e Bergson (Arnaud François), il nesso tra riso e vita (Donatella Pagliacci), ma anche sulle dimensioni del gioco (Virgilio Cesarone) e dell’esperienza estetica (Oreste Tolone).

 

Indice

D. Pagliacci, Introduzione

I parte - Contributi

- G. Cusinato, L’eccedenza espressiva. Creatività umana e inaugurazione della singolarità

- D. Verducci, Creatività dell'umano e aporetica dell'antropologia filosofica. Verso nuove declinazioni d'essere

II parte - Proposte

- F. Arnaud, Bataille et Bergson: dépense et création

- D. Pagliacci, Il riso e la vita. Eccedenza ed eccentricità del riso secondo Helmuth Plessner

- V. Cesarone, Giocare nel mondo: Eugen Fink

- O. Tolone, Estetica e biologia: Adolf Portmann

Donatella PAGLIACCI, Creatività ed eccedenza dell'umano, Aracne, Roma 2015, pp. 120

Giovanni LICATA (a cura di), L’averroismo in età moderna (1400-1700)

I saggi raccolti in questo volume costituiscono un contributo originale e innovativo alla storia dell’averroismo. Di questa complessa tradizione filosofica, che trasmette e sviluppa l’opera di Averroè (1126-1198) all’interno del pensiero ebraico e latino, vengono qui esaminati alcuni momenti salienti, non più circoscritti al Medioevo, ma estesi a pensatori rinascimentali (Elia del Medigo, Agostino Nifo) e moderni (Uriel da Costa, Spinoza e Adriaan Koerbagh). Al tempo stesso, gli studi qui presentati aprono ulteriori orizzonti per indagare l’influenza dell’averroismo nella formazione del pensiero di Spinoza e del movimento libertino europeo.

Contributi di Sara Barchiesi, Silvia Di Donato, Guido Giglioni, Giovanni Licata, Filippo Mignini, Omero Proietti, Mauro Zonta.

Indice

Mauro Zonta - La tradizione testuale del Commento medio di Averroè alla
Metafisica di Aristotele tra Quattrocento e Cinquecento

Silvia Di Donato - Traduttori di Averroè e traduzioni ebraico-latine nel dibattito
filosofico del XV e XVI secolo

Giovanni Licata - Elia del Medigo sull’eternità del mondo

Omero Proietti - Creazione eterna, ordine della natura, miracolo in Uriel da
Costa

Guido Giglioni - Haec igitur est nostra lex. Teologia e filosofia nel commento
di Agostino Nifo alla Destructio destructionum di Averroè

Sara Barchiesi - Ibn Tufayl “maestro di Averroè”. Diffusione dell’Epistola
di Hayy ibn Yaqzan in relazione alla tradizione averroistica

 Filippo Mignini - Een ligt schijnende in duystere plaatsen: Adriaan Koerbagh
tra averroismo e libertinismo

Giovanni LICATA (a cura di), L’averroismo in età moderna (1400-1700), prefazione di Filippo Mignini, Quodlibet, Macerata 2014, pp. 224

Luigi ALICI, Il fragile e il prezioso

L’incontro tra la vita e il pensiero, al centro dell’intera storia dell’etica, appare ancor più difficile e problematico nel rovesciamento di paradigma che oggi s’impone nel passaggio da un antropocentrismo disattento al mondo della natura a un biocentrismo orientato a ridimensionare il primato della persona e del pensiero umano. In tale contesto, in cui la bioetica diventa un terreno di scontro tra opposte fazioni, il libro suggerisce un approccio “in punta di piedi”, ponendo la cifra tematica del fragile e del prezioso – assunta come un’endiadi in cui può riassumersi l’identità paradossale della finitezza umana – alla base di quattro approfondimenti, dettati dalla condizione dell’Homo fragilis, patiens, moriens, curans, sempre in bilico fra limite e ferita, fra vulnerabilità ontologica e fallibilità morale.

La vera alternativa al paradigma biocentrico non è l’antropocentrismo (inteso in senso più o meno dominativo, ma pur sempre centrato sul primato del potere soggettivo), ma il valore della vita personale, in cui il fragile e il prezioso s’incontrano, in modo da escludere un’interpretazione relativista del fragile e nello stesso tempo un’interpretazione fondamentalista del prezioso. L’intero percorso del libro ha quindi come approdo conclusivo la riqualificazione di un’etica della cura, intesa non solo come pratica specifica e professionalizzata, rivolta in condizioni di evidente asimmetria alla soddisfazione di bisogni cui il soggetto non può far fronte da solo, ma anche come modalità esistenziale e vero e proprio paradigma culturale, capace di mettere in circolo l’ottativo dell’affermazione del bene, affidato alla libertà individuale in ordine alla promozione della persona, e l’imperativo del rifiuto del male, che chiama in causa una comune corresponsabilità in ordine al rispetto della vita.

 

Sommario

INTRODUZIONE

I. HOMO FRAGILIS
1. Autonomia  ed  eteronomia
2. La  persona  tra  natura  e  cultura
3. Fallibilità  e  vulnerabilità
4. Il  limite  e  la  ferita
5. Etica e ontologia

II. HOMO PATIENS
1. Finitezza inquieta
2. Agire e patire
3. Il primato del bene
4. La relazione ferita

III. HOMO MORIENS
1. Il  nuovo  osceno
2. Dalla  seconda  alla  prima  persona
3. Un  “insulto  fisiologico”
4. Tra  rispetto e promozione
5. Accanto  al  morente
6. Intenzione  e responsabilità
7. Morte e ulteriorità

IV. HOMO CURANS
1. La dea Cura
2. Compassione e competenza
3. Tra pubblico e privato
4. Reciprocità
5. Corresponsabilità

Luigi ALICI, Il fragile e il prezioso. Bioetica in punta di piedi, Morcelliana, Brescia 2016, pp. 211.

 

Fabiola FALAPPA, Sul confine della verità

La filosofia europea non può spegnersi né rifugiarsi in qualche circolo elitario, poiché è indispensabile alla vita di tutti. Questo volume esplora e discute l’opera di Karl Jaspers facendone una chiave per pensare il futuro non solo dell’Europa, ma anche della società mondiale.
La lettura jaspersiana della condizione umana è uno specchio che ci restituisce la cognizione di chi siamo. Per l’autore l’esistenza, la ragione e la fede esprimono la nostra dignità quando convergono nella disponibilità al sacrificio per il bene comune. Aprendosi una via originale tra fenomenologia, esistenzialismo ed ermeneutica, egli indica la prospettiva di un criticismo testimoniale in cui la riflessione sulle condizioni della conoscenza si approfondisce nella chiarificazione delle condizioni della libertà. Libertà che si eleva quando giunge alla leale testimonianza di chi sa portarsi al confine della verità, l’unica capace di illuminare l’esistenza e la storia.
I punti di forza del contributo di Jaspers al futuro della cultura europea si sviluppano attorno a quattro idee-chiave: a. ciò che viene definito “crisi” in realtà è un naufragio, da cui però ci si può salvare se si ha il coraggio di scegliere una vita vera; b. occorre imparare che l’esistenza è un dono il quale ci affida la responsabilità del diventare davvero liberi, in modo da superare l’angustia dell’utilitarismo e dell’individualismo; c. l’essere umano ha il dovere della fedeltà alla verità, senza cedere alla menzogna organizzata; d. è urgente costruire insieme una storia solidale, quale possibile cammino di riscatto dell’umanità intera, al di là delle mille identità antagoniste.
La vitalità dell’opera di Jaspers, attestata da questo libro, è la prova di come il pensiero critico sia tuttora l’espressione della forza indomabile della dignità umana. Ed è un monito a non sradicare la filosofia dalla vita della società.

Indice

Abbreviazioni
Introduzione

1. Dal naufragio alla trascendenza
     1. Orientarsi nel mondo
     2. La cifra dell’esistenza                                    
     3. L’esperienza metafisica                                  

2. La metafisica dell’Abbracciante
     1. Trasfigurazione della logica                               
     2. L’essere dell’Abbracciante e le sue modalità          
     3. La periecontologia                                          
     4. Verità, amore, sacrificio di sé                               
 
3. Naufragio e rinascita dell’Europa: verso la storia comune
     1. L’eredità dell’era assiale                                    
     2. Angoscia, fede e azione storica                              
     3. Nuova coscienza europea e ordinamento del mondo         

Conclusione                                               

Bibliografia
a) Opere di Karl Jaspers
b) Letteratura critica
c) Altri testi utilizzati

Fabiola Falappa, Sul confine della verità. La metafisica di Karl Jaspers e il futuro della coscienza europea, FrancoAngeli, Milano 2016, pp. 174

Paolo GODANI, La VITA comune

“Le preoccupazioni: una malattia dello spirito propria dell'epoca capitalistica”. Inizia con queste parole un capoverso folgorante del frammento Capitalismo come religione, che Walter Benjamin scrive nel 1921. Le preoccupazioni sono le piccole angosce che accompagnano il tempo delle nostre giornate. Non si tratta delle sublimi sofferenze spirituali per la perdita di una persona cara o anche solo per la fine di un amore, né delle sofferenze fisiche della malattia, ma di un cruccio, per lo più di natura economica, che da un punto di vista fisico e spirituale potremmo essere tentati di dire meschino.
Dà da pensare che, per quanto possano apparire misere ad uno sguardo superiore oggettivo, le preoccupazioni restino inaggirabili, nel sentimento degli individui che le hanno. Se questo mese facciamo fatica a trovare i soldi per pagare la rata del mutuo, finché non riusciamo a trovare il modo di liberarci da questa pre-occupazione, sarà inutile applicarsi a qualunque altra occupazione, non riusciremo a combinare niente; se per risolvere una questione al catasto o per il pagamento di un bollettino dobbiamo trovare quel documento che non sappiamo più dove si trovi nell'ipertrofia dei nostri raccoglitori, finché non l'avremo trovato, quell'insulso oggetto burocratico continuerà ad occupare i nostri pensieri.
Le preoccupazioni sono una caratteristica del nostro modo di vivere, una malattia propria dell'epoca della piccola borghesia planetaria, e non vanno dunque derise o stigmatizzate, ma comprese, perché possono forse rivelare qualcosa di importante intorno a noi stessi. Di che cosa sono il sintomo, precisamente? Innanzitutto del fatto che gli individui sono soli o, più precisamente, che sono isolati di fronte alla macchina economica o burocratica – allo stesso modo in cui lo sono, nel Processo di Kafka, di fronte alla macchina della Legge. Da questo punto di vista, il Capitale e la Legge sono entrambi dispositivi che producono individui isolati.
Le preoccupazioni sono il sintomo di una riduzione della vita comune, che costituisce gli individui come atomi separati. Per questo, cioè per il fatto che chi è in preda alle preoccupazioni è sempre costretto a cavarsela da solo, Benjamin conclude che le preoccupazioni sorgono dal sentimento dell'assenza di una via d'uscita che sia collettiva. La condizione perché vi siano preoccupazioni è infatti questa: che sia preclusa la possibilità stessa di trovare in un'attività collettiva la soluzione ad un problema, che l'unica via d'uscita pensabile sia di natura individuale.
Eppure, forse mai come oggi non solo le abitudini della vita quotidiana, ma i desideri, gli affetti, i pensieri e le facoltà messe al lavoro sono da cima a fondo di natura comune. Solo che la nostra situazione attuale assomiglia a quella di una molteplicità di persone che, pur conoscendo la stessa lingua, siano costrette  – per un beffardo incantesimo – a parlarla solo tra sé, in un triste monologo interiore. In attesa alle poste, in coda sulla tangenziale, facendo spesa al supermercato, siamo tutti come i telefonisti di un call center: abitiamo lo stesso luogo e lì facciamo, tutti, le stesse identiche cose, ma ognuno le fa separatamente, senza potervi riconoscere alcuna comunanza.
Vorremmo considerare un po' più a fondo la discrepanza costitutiva di un individuo che, da un lato, è fatto di elementi comuni e, dall'altro, è rinchiuso nella propria idiozia. E l'idea che vorremmo suggerire è che il cruccio dell'individuo moderno stia proprio nel suo viversi come un individuo.

 
Paolo GODANI. La vita comune. Per una filosofia e una politica oltre l'individuo, DeriveApprodi, Roma 2016, pp. 106.

Herméneutique et interculturalité

Il 9 e 10 settembre 2013 l’Università di Macerata ha accolto il convegno «Herméneutique et Interculturalité», i cui atti sono pubblicati in questo numero della rivista telematica www.losguardo.net

Si tratta di un convegno organizzato dalla Sezione di Filosofia del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Macerata e dal Réseau International de Formation et de Recherche «Hermi  – Herméneutique, Mythe, Image», cui la Sezione di Filosofia aderisce da alcuni anni (referente : prof.ssa Carla Canullo).

Il contributo che ogni autore ha apportato è il segno della vitalità di una ricerca o, forse, di un’indagine ormai urgente: in un mondo liquido, fluido, dove le differenti culture coabitano, quale ruolo può giocare la filosofia? L’avviso di chi ha partecipato al convegno o scritto un contributo è che la filosofia gioca e giocherà un ruolo decisivo anche per la capacità di una delle sue forme, l’ermeneutica, di farsi carico della questione dell’altro – potendo farlo per la sua tradizione e in quanto arte di comprendere il discorso dello straniero/estraneo attraverso il questionamento delle sue opere e “oggettivazioni”.

Da parte sua, l’ermeneutica interculturale colloca la comprensione dell’altro su un ulteriore livello, dove a essere incluse sono non soltanto le opere ma anche le comunità di interpretazione e le loro pratiche. È a partire da questa consapevolezza che la domanda: «come comprendere l’altro?» viene collocata in un quadro più ampio, inscrivendosi nel dialogo tra culture, non limitandosi al problema della traduzione ma aprendosi a questioni la cui dimensione è anche politica e sociale.

 

Indice

Carla Canullo, Herméneutique, traduction et dialogue inter-culturel, pp. 5-14.

Sezione Prima - Questions / Questioni

Claudio Ciancio, Lo straniero come paradosso ermeneutico, pp. 17-27.

Christian Berner, Comprendre l’autre. À propos du dialogue entre communautés d’interprétation, pp.29-39.

Federico Vercellone, L’universalità dell’ermeneutica nel tempo dell’“immagine del mondo”. Note e riflessioni, pp. 41-55.

Jean-Jacques Wunenburger, Culture et cosmos : une herméneutique analogique du relationnel, pp.57-68.

Mario G. Lombardo, Etica dell’accoglienza. Giustizia, compassione, speranza, pp.69-97.

Sergio Labate, Può l’ermeneutica interculturale fare a meno della storia?,.pp. 99-112.

Jérôme de Gramont, Qui sont nos lointains ?, pp.113-122.

Roberto Mancini, La buona reciprocità nell’ermeneutica. Prospettive di dialogo tra le filosofie del mondo, pp.123-133.

Jean-Philippe Pierron, Mondialisation et communautés historiques : une dialectique de l’universel et de l’historique, pp.135-154.

Fabiola Falappa, Esperienza e verità. Note sullo statuto dell’ermeneutica, pp.155-166.

Lambros Couloubaritsis, Le dialogue est-t-il suffisant pour fonder l’interculturalité?, pp.167-185.

Maurizio Pagano, Un contributo ermeneutico per la filosofia interculturale, pp.187-198.

Sezione Seconda - Figures / Figure

Csaba Olay Entre traditions : compréhension et altérité, .pp.201-215.

Lazare Benaroyo, Le visage au-delà de l’apparence : Levinas et l’autre rive de l’éthique, pp.217-223.

Massimo Mezzanzanica, Comprensione, simbolo, alterità. Aspetti antropologici dell’ermeneutica interculturale, pp.225-247.

Michel Dupuis, « Il nous faut donner un bon sens aux dogmes des anciens Chinois ». Malebranche, Leibniz et le Li, pp.249-260.

Filippo Mignini, L’ermeneutica storica dei gesuiti in Cina, pp.261-276.

Jean-Claude Gens, L’actualité de la compréhension interculturelle : le confucianisme de Boston, pp.277-288.

Recensioni, discussioni e note, pp.291-337, con testi di Selusi Ambrogio, Letizia Coccia, Alice Romagnoli, Cecilia Valenti, David Ceccarelli, Gianluca Longa, Rolando Longobardi, Francesca Ruina.


Herméneutique et interculturalité a cura di Christian Berner, Carla Canullo, Jean-Jacques Wunenburger

www.losguardo.net, n. 20, 2016 (I)

FERMANI / MIGLIORI, L’inquietante verità nel pensiero antico

«Il tema del vero e del falso è uno di quelli che obiettivamente fanno tremare le vene e i polsi» (M. Migliori, Presentazione, p. 5). Sono le parole con cui si apre il Numero Speciale di «Humanitas», che raccoglie contributi di studiosi italiani e stranieri dedicati ad un tema, come quello della verità, di assoluta attualità e che, soprattutto oggi, non può essere eluso: «abbiamo commesso una serie di eccessi in nome della verità, ma la sua radicale dimenticanza costituisce un eccesso altrettanto pericoloso. Bisogna tornare a interrogarsi sulla verità per scoprirne valori e limiti, per individuarne i vari sensi, per riconoscerne l’intrinseca polisensicità» (Migliori, Presentazione, p. 10).

D’altro canto, il vero non si dà mai disgiunto dal falso, come emerge dai saggi in questione e, più nello specifico, dai contributi di Francesca Eustacchi, Giulio Lucchetta, Lucia Palpacelli ed Emidio Spinelli, concentrati, rispettivamente, sulle teorizzazioni del tema del vero e della verità elaborate da Gorgia e Protagora, Aristotele, Platone e Sesto Empirico.

Un nodo concettuale e storico-filosofico di grande rilievo e di notevole complessità, quello “vero-falso”, scandagliato dagli autori del volume da vari punti di vista, con approcci, metodologie e stili diversi, e variamente intrecciato con numerosi altri temi “caldi”, tra cui, solo per citarne alcuni, quello dell’errore (a sua volta variamente declinato sul piano linguistico, ontologico, gnoseologico-antropologico), con le fondamentali nozioni di relatività, relativismo e antirelativismo, e tramite la messa in campo di due ulteriori prospettive, formalizzate da Aristotele, ma tali da giocare un ruolo di primo piano nelle diverse riflessioni antiche: il piano dell’“in sé” e del “per noi”.

All’intreccio tra il tema del vero e del falso e quello della prassi e, più in generale, alla sua ricaduta sul piano etico nella riflessione aristotelica, è dedicato il contributo di Arianna Fermani, mentre Fabian Mié attraversa nello specifico il versante epistemologico del tema della verità all’interno delle riflessioni dello Stagirita.

Alla rilettura (da parte di Aristotele, Alessandro di Afrodisia e Asclepio) dei paradossi dell’Ippia minore di Platone è invece dedicato il ricco contributo di Angela Longo.

Non resta, dunque che mettersi all’ascolto delle riflessioni contenute in questo volume che, tentando di fornire alcuni strumenti utili per orientarsi rispetto alla questione- parimenti intrigante ed inquietante- della verità, si configura innanzitutto come un volume “impertinente”, visto che «chi cerca la verità vuole rimanere attaccato alle cose reali rifiutando i vaneggiamenti del sognatore, ma nel contempo risulta sempre nemico dell’ovvio e del banale, inquieto e smarcato, dissidente e “impertinente”» (Migliori, Presentazione, p. 9).

Indice

I. Bertoletti, «Humanitas» 1946-2016. Identità e trasformazioni di un’idea p. 3

M. Migliori, Presentazione: p. 5;

F. Eustacchi, Vero-falso in Protagora e Gorgia. Una posizione apiretica ma non relativistica: p. 12;

M. Migliori, Platone e la dimensione umana del vero: p. 28;

L. Palpacelli, Vero e falso si apprendono insieme. Il vero e il falso filosofo nell’Eutidemo di Platone: p. 44

A. Fermani, Aristotele e le verità dell’etica: p. 59;

G.A.Lucchetta, Dire il falso per conoscere il vero. Aristotele, Fisica II, 1, 193a7: p. 72;

F. Mié, Truth, Facts and Demonstration in Aristotle. Revisiting Dialectical Art and Method: p. 97;

A. Longo, I paradossi nell’Ippia Minore di Platone: la critica di Aristotele, Alessandro di Afrodisia e Asclepio: p. 121;

E. Spinelli, Sesto Empirico contro alcuni strumenti dogmatici del vero: p. 136

Note e rassegne: p. 149

Recensioni p. 182

A.  Fermani-M. Migliori (a cura di), L’inquietante verità nel pensiero antico, «Humanitas», N.S. Anno LXXI, n. 1, Morcelliana, Brescia 2016

 

BOMBACI, Juan Rof Carballo tra medicina e antropologia filosofica

Il libro verte sul pensiero del medico umanista spagnolo Juan Rof Carballo (1905- 1994), in cui assume capitale rilevanza la nozione di urdimbre. Sul piano tematico, esso si  riallaccia al volume nel quale Nunzio Bombaci delinea il contribuito offerto dallo stesso autore al dibattito sullo statuto epistemologico della psicoanalisi nonché all'affermarsi nel suo paese  di una prassi medica di impronta umanistica (Per una medicina dialogica. Juan Rof Carballo, scienziato e filosofo, Orthotes, Napoli-Salerno 2015). I due volumi costituiscono la rielaborazione della tesi del dottorato di ricerca in Filosofia e Teoria delle Scienze Umane, discussa nel 2015 presso l'Università di Macerata.
 La riflessione del clinico spagnolo prende avvio dalla constatazione che, più di ogni altro animale, l’essere umano è gravemente immaturo alla nascita e per sopravvivere ha bisogno di cure parentali intense e protratte nel tempo. In particolare, la relazione con la madre configura la urdimbre affettiva o primaria, l’“ordito” originario a partire dal quale si intesse la complessa trama di relazioni che l’essere umano instaura nella sua vita. In seguito si vanno strutturando la urdimbre di ordine, negli anni dell’infanzia e della fanciullezza, e la urdimbre di identità, durante l’adolescenza e la giovinezza. In virtù della urdimbre di ordine l’essere umano diventa capace di configurare il proprio mondo. Il terzo “strato” della urdimbre gli consente di conseguire una identità  definita.
L'autore del libro riconosce l'originalità della riflessione rofiana sul triplice “ordito”   ma ne rileva le lacune riguardo alle funzioni proprie della urdimbre di ordine e di identità. Tale“ordito” costituisce l’uomo quale essere originariamente aperto all’alterità ed esplica i suoi effetti soprattutto sulle modalità relazionali della persona. La nozione di urdimbre può quindi sussumere quel complesso di relazioni che l’uomo, quale essere dialogico, instaura nel corso della vita. Rof Carballo recensisce pure analogie e  differenze tra la urdimbre primaria e altre nozioni proposte da psicoanalisti, psicologi ed etologi (relazione originaria, relazione di oggetto, Diade madre-bambino, imprinting e altre). Si tratta di nozioni che si prestano a una proficua rielaborazione da parte del pensiero filosofico. Peraltro, il volume rende conto del dialogo a distanza che il clinico spagnolo instaura con Paul Ricoeur riguardo all'ermeneutica del mito, nonché con altri filosofi, tra i quali Martin Heidegger, Xavier Zubiri, Martin Buber e José Gaos.
L’amore materno improntato alla tenerezza, proprio della urdimbre primaria, è per Rof Carballo diatrofico poiché nutre, in senso ampio, il bambino e ne consente la crescita armonica. La tenerezza - “intessuta” di parole, baci e  carezze - svolge quindi una fondamentale funzione psicobiologica nella ontogenesi dell'essere umano. Va riconosciuta l’importanza della tenerezza anche nella filogenesi dell’homo sapiens,  specie affermatasi in virtù della cura materna suscitata dalla vulnerabilità del neonato. Poiché da adulto manifesta un’attitudine diatrofica verso la prole, per il medico spagnolo l’uomo è un essere diatrofico. Da parte sua, l'autore del volume afferma la plausibilità di un'etica della diatrofia, che presenta delle assonanze con la care ethics del tardo Novecento. In effetti, la diatrofia cura con amore e attenzione l’essere umano nell’età evolutiva. La carenza o l'anomalia di questa attitudine parentale – ovvero la “lacerazione” della urdimbre – possono compromettere lo sviluppo psicobiologico dell'essere umano.  
Si può affermare, pertanto, che la riflessione di Juan Rof Carballo sollecita la filosofia a scandagliare il senso e le espressioni della tenerezza nella vita umana.  

Indice

Introduzione

Cap. I       L'itinerario intellettuale di un medico umanista

Cap. II     Il significato psicobiologico e culturale della urdimbre

Cap. III    Proprietà e funzioni della urdimbre primaria

Cap. IV   Il contesto relazionale, dalla età edipica alla giovinezza

Cap.  V    Il senso e le espressioni della tenerezza

Cap. VI    Le lacerazioni della urdimbre, tra letteratura e realtà

Cap. VII   La urdimbre e il «cammino verso l'etica»

Conclusioni

Bibliografia

Indice dei nomi

Nunzio BOMBACI, Juan Rof Carballo tra medicina e antropologia filosofica, Morcelliana, Brescia 2015, pp. 272, Euro 22,00.

FRANZINI, Filosofia della crisi

Può sorprendere che Elio Franzini, l’autore dell’Elogio dell’illuminismo (2009), di I simboli e l’invisibile (2008), Filosofia dei sentimenti (1997) tra le tante sue opere apparse, abbia scritto un libro sulla crisi. Non lo conosciamo infatti come autore che si sofferma su concetti abusati e ormai ovvii come questo, che già nel secolo scorso è stato frequentatissimo in modo più o meno semplice o complesso. A pensarci bene però ci deve incuriosire quell’abbinamento tra “crisi” e “filosofia”: che Franzini voglia dare stabilità, fondamento e struttura a un termine che evoca sospensione, difficoltà, divisione e incertezza?

Inoltrandoci nella lettura si fa strada, fra i riferimenti storici letterari e filosofici, nel basso continuo della fenomenologia di Husserl e della sua teoria della crisi, un’argomentazione efficace sulle tipologie del discorso filosofico della modernità, e si delinea un’idea del rapporto stretto fra filosofia e crisi, così che la filosofia si presenti sempre insieme come crisi e come sua rappresentazione razionale.

Franzini parte da un brillante confronto tra Paul Valéry e Thomas S. Eliot, gli antesignani del senso della crisi intesa come interrogazione critica su ciò che resta delle tradizioni e delle scienze europee da cui è emersa la modernità – un’interrogazione diventata cruciale nella storia del novecento -, e si interroga sull’esigenza di restaurare un’idea di forma e un’idea di ragione che intrattenga con la realtà, con la vita, un rapporto incessante di apertura alla temporalità dell’uomo. La domanda che si pone all’umanità dopo l’illuminismo riguarda la possibilità di distinguere la modernità dalla barbarie, e si deve intendere la filosofia della crisi come una filosofia critica, ricerca in ogni tempo delle condizioni di possibilità del pensiero, della psicologia e della vita.

I riferimenti più assidui sono a Diderot e Kant, soprattutto il Kant della terza Critica, a Dilthey, Adorno e Heidegger,  e ne risulta un’idea di filosofia come indagine sulla possibilità della relazione simbolica. Il simbolo configura un legame indissolubile tra visibile e invisibile, tra pensiero e rappresentazione ed è quindi uno snodo essenziale nella visione del mondo della vita, di quello che Franzini chiama, con tante implicazioni tematiche, il precategoriale. Pensare il simbolo vuol dire aprire la questione dello stile dell’interrogazione filosofica e quindi ancora della filosofia come indagine sul senso razionale dell’evidenza.

Lo stile è la ragion d’essere della filosofia come disciplina storica, dotata di un inizio storico e quindi da mettere sempre in discussione, non in senso relativistico, ma nel senso del trascendentale fenomenologico, che è un trascendentale storico, è un fatto.

L’ansia per lo stile, che attrae in queste pagine, rispecchia la coscienza di una difficoltà del dire che si manifesta pienamente nel confronto tra filosofia e arte, dove l’arte è un modo di illustrare la crisi, ma con un’autonomia e sicurezza della propria attività creatrice di forme. Vien fatto di pensare che qui Franzini tenti di dar forma a un pensiero della crisi della ragione, però di una ragione che non sia a sua volta implicata nella crisi. Si delinea quindi un orizzonte rappresentazionale del giudizio, che non deve permettere che le certezze raggiunte dalla ragione si oggettivizzino, diventando così assolute. È questo movimento che permette di trovare lo stile con cui può parlare la filosofia della crisi.

Elio FRANZINI, Filosofia della crisi, Guerini, Milano 2015

 

Silvia FERRETTI

HONNETH, L’idea di socialismo

Se l’ampio lavoro di Honneth Das Recht der Freiheit, del 2011, ha suscitato un dibattito molto articolato ospitato in un numero monografico della rivista Critical Horizons, il nuovo libro del direttore dell’Istituto per le ricerche sociali di Francoforte sul Meno intende tornare su alcune critiche che gli sono state mosse, specie riguardo alla sua supposta rinuncia a proporre un orizzonte normativo di trasformazione radicale della società, con l’obiettivo di tracciare una storia concettuale dell’idea di socialismo e immaginarne una riattualizzazione in senso democratico.

Lo studioso muove da un dato empirico molto condivisibile: la società contemporanea, resa quasi totalmente funzionale alla soddisfazione dell’imperativo del profitto, avverte sempre più acutamente un malessere ascrivibile al progressivo e persistente imbarbarimento delle dinamiche lavorative e relazionali ma, al contempo, mai come oggi essa si trova sprovvista di orizzonti normativi che siano in grado di canalizzare l’indignazione e tradurla in azioni trasformative congiunte e concrete.

Proprio il socialismo sembra a Honneth ancora capace di disegnare tali orizzonti normativi e imprimere nuovo vigore all’aspirazione universale a una società più giusta, a patto che se ne analizzino, ancora una volta, le condizioni di nascita, si prenda distanza dal vecchio guscio concettuale ormai inservibile ad avviso dell’autore e, infine, lo si traduca in pratiche universalizzabili e al contempo contestualizzabili. Per raggiungere l’obiettivo di una riattualizzazione del socialismo Honneth compie un percorso articolato almeno su due livelli: a un primo livello l’autore ripercorre la genesi dell’idea accentuandone l’istanza di superamento della Rivoluzione francese nel senso della realizzazione della libertà sociale e ricostruisce il legame originario tra socialismo e industrialismo; a un secondo livello Honneth immagina almeno due correttivi rispetto all’idea originaria di socialismo perché si possa utilizzarlo nuovamente e più realisticamente come orizzonte normativo. Il primo correttivo consiste nell’abbandono di una rigidità ideologica che ha reso le pratiche sociali spesso asservite a un modello unico e talvolta poco aderente alle reali possibilità trasformative della società e nella conseguente sottoscrizione di un metodo che l’autore stesso definisce come «sperimentalismo storico». Il secondo correttivo implica il ripensamento del legame tra socialismo e democrazia e un riconoscimento della necessità che tali ambiti concettuali e pratici si contaminino e camminino insieme.

Il rapporto tra esperienza rivoluzionaria e socialismo consiste secondo Honneth nel tentativo da parte del secondo di realizzare la fraternità superando un’interpretazione liberale della libertà e le contraddizioni che ad avviso dei primi teorici del socialismo essa innesca se fatta interagire con il concetto di fraternità: «la contraddizione concerne il fatto che la realizzazione dell’obiettivo normativo della fraternità – cioè l’essere solidali l’uno-per-l’altro – non è perseguibile perché l’altro obiettivo, quello della libertà, è concepito esclusivamente per mezzo della categoria di un egoismo privato, qual è riflesso nei rapporti di concorrenza del mercato capitalistico» (Ivi, pp. 25-26). La contraddizione tra fraternità e libertà implica un ripensamento del socialismo nel senso della realizzazione di una libertà sociale, espressione cui l’autore ricorre sovente nel corso del testo, in cui la solidarietà reciproca anche nella soddisfazione dei bisogni e nell’economia non confligga con la libertà ma, hegelianamente, possa inglobarla e realizzarne una versione migliore.

A partire dall’istanza trasformatrice della società nel senso della realizzazione di relazioni improntate alla giustizia, il «guscio concettuale» del socialismo originario prevede secondo Honneth i seguenti assunti, che vanno ripensati: «la sfera economica quale centrale e invero unico campo delle lotte per una forma di libertà appropriata, il legame riflessivo a una forza di opposizione già presente in questa stessa sfera, e infine l’aspettativa di filosofia della storia nell’imminente e necessaria vittoria del movimento di opposizione esistente» (Ivi, p. 48).

Quanto al primo assunto, secondo Honneth esso implica un’assolutizzazione della sfera economica a scapito almeno di quella istituzionale e politica, considerata come una cornice funzionale al capitalismo, il che ha condotto a ignorare e non concretizzare le possibilità di trasformazione dell’esistente agendo sulle istituzioni e sui diritti; il secondo assunto traduce il doppio legame che tiene insieme socialismo e capitalismo nella forma dell’industrialismo, nel senso per cui la rivoluzione del proletariato non può che realizzarsi dentro un’epoca che si riconosce come industriale; infine, il terzo assunto implica un determinismo che si è rivelato poco aderente alle effettive dinamiche storiche, che non hanno confermato le profezie marxiane legate alla scomparsa del capitalismo per le sue stesse contraddizioni interne. Quest’ultimo punto permette a Honneth di evidenziare come il socialismo originario aderisca in origine al mito del progresso, spingendosi a indicare nella tecnologia uno strumento di miglioramento delle condizioni sociali e lavorative del proletariato.

A partire dal riconoscimento dell’inattualità di tali assunti e della loro inservibilità nel panorama contemporaneo, Honneth propone un modello di socialismo non servo di un’economia industriale, non escludente rispetto alla carica trasformativa delle sfere delle relazioni personali e di quelle istituzionali o politiche e, infine, non viziato dalla fede incrollabile nel progresso inteso come una necessità storica che garantirebbe il successo della rivoluzione proletaria. Un socialismo senza proletariato industriale è possibile e auspicabile, sembra suggerire Honneth, innanzitutto mediante un ripensamento del metodo: non si tratta più di applicare un modello teorico a una realtà troppo magmatica perché possa contenere orizzonti normativi, ma piuttosto di adottare una prospettiva di prudente sperimentalismo che non pretenda di tradursi in cambiamento immediato e rivoluzionario senza la fatica del percorrere insieme la strada della solidarietà sociale: «Abbiamo visto che per il socialismo, una volta cassata la sua credenza originaria nelle leggi, non si può stabilire a priori in quale maniera la libertà sociale possa realizzarsi all’interno della sfera economica nel modo più rapido e migliore possibile» (Ivi, p. 88). E, aggiunge Honneth, il superamento del capitalismo non implica il superamento del mercato che, al contrario, può diventare il terreno di siffatte sperimentazioni.

Allo stesso modo, inoltre, è necessario immaginare un socialismo che non riduca la sfera delle relazioni personali e quella delle relazioni politiche a un mero riflesso delle dinamiche economiche, secondo una tripartizione di esplicita derivazione hegeliana. Quanto alle relazioni personali, secondo l’autore è necessario ripensare i legami privati nel senso del mutuo sostegno, mediante l’amore, nel cammino verso la libertà sociale; è inoltre nella sfera politica e nel suo respiro comunicativo che possono innescarsi dinamiche emancipative che non consentano alla sfera economica di monopolizzare la realizzazione delle libertà sociali; è necessario in altri termini abbandonare la declinazione della sfera politica nei termini di un riflesso sublimato di quella economica, e riconoscere alla prima un’autonomia che ne traduca anche il suo potenziale emancipativo.

Axel HONNETH, Die Idee des Sozialismus, Suhrkamp, Frankfurt am Main 2015; tr. it. di M. Solinas, L’idea di socialismo. Un sogno necessario, Feltrinelli, Milano 2015, pp. 155

      Silvia PIEROSARA

POLANYI - PROSCH, Significato

Il volume Significato (Meaning) costituisce la traduzione in lingua italiana dell’ultima opera, pubblicata nel 1975, da Michael Polanyi, con la collaborazione di Harry Prosch, pubblicata grazie alla cura di Carlo Vinti

In Significato, Polanyi, un anno prima di morire, riprende la sua teoria della conoscenza tacita, ampliando il discorso dall’ambito epistemologico ad altri ambiti della cultura umana come l’arte, il mito e l’esperienza religiosa. La teoria della conoscenza personale che Polanyi aveva già sviluppato in numerose opere, tra le quali ricordiamo Personal Knowledge del 1958, The Tacit Dimention del 1966 e Knowing and Being del 1974, diviene in Meaning teoria del significato.

Il fine dell’opera è quello di analizzare i diversi aspetti dell’esperienza umana come realizzazione di significati. Nei primi due capitoli, vengono descritti il ruolo e le caratteristiche del pensiero “post-critico” e di una conoscenza che si rivela, in ogni ambito del sapere umano, come personale, legata a una serie di elementi taciti o sussidiari che appartengono intimamente alla persona e che permettono la costruzione di nuovi significati, sempre in relazione ad una realtà esterna che chiama costantemente l’essere umano all’impegno e alla responsabilità, all’interno di un preciso contesto storico-sociale. Al centro di ogni atto conoscitivo personale si ritrova la dialettica tra intuizione e immaginazione; in particolare l’immaginazione, in Significato, viene esaltata come quella facoltà da cui deriva il processo di significazione; tuttavia immaginare non significa creare una visione del mondo lontana dal vero, ma vuol dire coordinare la propria creatività con la sensazione di aver stabilito un contatto profondo con l’universo. All’interno di questo quadro concettuale vengono affrontati, nel capitolo terzo, alcuni grandi temi del dibattito epistemologico e filosofico odierno, come la conoscenza di altre menti, il problema mente-corpo e il problema dei termini universali.

I primi tre capitoli hanno la funzione d’introdurre il tema centrale del volume, che ritroviamo nel quarto capitolo intitolato “Dalla percezione alla metafora”. Qui viene infatti descritto il processo di significazione, distinguendo tre tipi di significati semantici: l’indicazione, la simbolizzazione e la metafora. A differenza delle indicazioni che sono definite come “egocentriche” (self-centered) poichè l’integrazione di elementi sussidiari di fronte a un’entità comprensiva avviene a partire dal soggetto che non considera gli elementi sussidiari in se stessi, le simbolizzazioni sono “egodonanti” (self-giving): il simbolo diviene “una integrazione in cui, non solo il simbolo si integra, ma anche il sé si integra nel momento in cui viene portato via dal simbolo ovvero si dona a esso” (p. 169). Un processo simile avviene anche nella metafora, in cui gli indizi sussidiari risiedono nell’esistenza individuale, la quale viene integrata all’oggetto focale della nostra attenzione, che coincide con la metafora stessa.

La distinzione tra indicazione, simbolizzazione e metafora introduce i capitoli successivi dedicati al ruolo dell’arte (capitoli 5, 6 e 7) e al ruolo del mito (capitoli 8 e 9). L’opera d’arte è descritta come un lavoro dell’immaginazione, unica facoltà capace d’integrare gli elementi sussidiari, che, uniti in una struttura significante, determinano il distacco dell’opera dall’artista, permettendo il passaggio dalla sfera individuale a quelle universale. Interessante è l’analogia che gli autori individuano tra pensiero mitico ed esperienza estetica: “La narrazione del mito è un’esperienza isolata dalle preoccupazioni quotidiane della persona che racconta, nella stessa maniera che un’opera d’arte ci isola dalle preoccupazioni del momento. Ci eleva a un momento senza tempo” (p. 236).  

L’opera d’arte, il mito e i rituali che permettono di rivivere i passaggi cruciali del mito in una dimensione comunitaria, avvicinano l’uomo alla dimensione del sacro, facendo luce su una verità che l’uomo moderno, dedito al sapere scientifico, sembra aver dimenticato: “L’origine dell’uomo è un mistero” (p. 269).

Il riconoscimento del mistero che invade l’esistenza umana chiude il capitolo sulla verità del mito e apre quello sul significato dell’esperienza religiosa, in particolare dell’esperienza religiosa cristiana. Come l’arte e il mito, la fede cristiana nella resurrezione si fonda sull’unione di elementi incompatibili, che acquistano un significato solo all’interno di una “struttura fiduciaria”. Il significato religioso va oltre le pratiche, i riti e le cerimonie e vive nella fusione di incompatibili: “Questi […] includono non solo tutte le false partenze e fermate delle nostre vite, i vicoli ciechi, le cose non finite, le questioni in sospeso, le speranze e paure incompatibili, i dolori e i piaceri, gli amori e gli odi […] ma anche quei fattori incompatibili che compongono l’atteggiamento complessivo delle nostre vite: la speranza di essere capaci di fare ciò che sappiamo di dover fare e che sappiamo di non avere il potere di fare” (p. 278).

Le riflessione sul significato della religione, nel capitolo decimo, è in stretta relazione con il tema affrontato nel capitolo seguente, nel quale gli autori descrivono la situazione dell’essere umano in un universo che è il regno dei significati. L’argomentazione è riferita alla realtà biologica e al mondo degli organismi viventi e sviluppata all’interno della teoria della stratificazione ontologica dell’universo. L’uomo pur situandosi al culmine della creazione, come persona responsabile e impegnata, non potrà mai conoscere totalmente l’universo in cui vive, né attingere in maniera immediata al suo complesso mondo interiore; la persona, scriveva Polanyi in Personal Knowledge è sulla terra con “il rischio di credere e di vivere”.

In Significato, quasi venti anni dopo Personal Knowledge, Polanyi non rinuncia all’idea di una verità che attrae profondamente l’essere umano ma che non può essere racchiusa in concetti o formule. Ciò fa sì che l’uomo rimanga costantemente aperto al significato ultimo dell’universo in cui vive, riconoscendosi parte di un preciso contesto storico-sociale.

Per realizzare il suo ruolo di creatore e portatore di significati l’uomo ha bisogno della società: è questo l’ultimo aspetto che viene preso in esame nei capitoli 12 e 13 del volume. Soltanto una società libera, fondata su un’autorità che nasce dalla collaborazione fra persone impegnate nella ricerca della verità, può garantire e incoraggiare l’agire di un uomo che pur ponendosi, attraverso il pensiero e il linguaggio, all’apice del processo evolutivo rimane un “esploratore” dei significati dell’universo.

Michael POLANYI, Harry PROSCH, Significato, introduzione, traduzione e cura di Carlo VINTI, Città Nuova, Roma 2016, pp. 366

 

 

Valentina SAVOJARDO

ETICA pubblica, GIUSTIZIA sociale, DISUGUAGLIANZE

Che cosa è la giustizia sociale e come la si può realizzare? Esistono diseguaglianze giuste o le diseguaglianze sono, in quanto tali, ingiuste? Queste alcune delle questioni alle quali il volume intende dar risposta, mettendo a tema la giustizia sociale come questione centrale dell’etica pubblica e mostrandone la concreta rilevanza per il disegno delle politiche.

Il tema della giustizia sociale, infatti, ha radici antiche, eppure è oggi più attuale che mai.

Fin dalle prime riflessioni filosofiche in materia, il discorso sulla giustizia sociale richiede di individuare la giusta misura – o i criteri – secondo cui qualcosa può essere distribuito o acquisito, compatibilmente con i dettami della convivenza sociale e le esigenze dell’etica pubblica. Al contempo, la giustizia sociale richiede, per dirla con Aristotele, che si distribuiscano beni o vantaggi in modo eguale tra persone eguali e in modo diseguale tra persone diseguali e si intreccia dunque al tema della (dis)eguaglianza.

Questa impostazione resta attuale anche nella riflessione filosofica contemporanea – pensiamo, in modo emblematico, alla teoria della giustizia di John Rawls e al dibattito che questa ha originato – dove la questione centrale è proprio l’individuazione delle disuguaglianze giuste e ingiuste, con particolare riferimento al ruolo ricoperto dalle istituzioni fondamentali della società, ritenute i principali soggetti promotori della equa distribuzione di beni, risorse, o opportunità (solo per citare alcuni dei distribuenda più “accreditati” nel panorama contemporaneo).

Le questioni di giustizia sociale, in effetti, non hanno solo una grande importanza teorica ma anche una significativa rilevanza pratica. E oggi forse più che mai l’elaborazione teorica in materia di etica pubblica e teorie della giustizia è chiamata a confrontarsi con le sfide e le trasformazioni che investono la società nel suo complesso, le quali chiamano in causa il ruolo delle politiche e delle istituzioni.

Questo volume intende offrire un contributo che vada proprio nella direzione appena indicata. A tal fine propone una riflessione teorica interdisciplinare, combinando riflessione teorica e disamina delle possibili implicazioni in termini di policy. La prima parte del volume approfondisce il versante teorico della giustizia sociale, inquadrandola nell’ambito dell’etica pubblica e analizzandone il rapporto con il tema della diseguaglianza e dello sviluppo. La seconda parte approfondisce alcune questioni specifiche del dibattito contemporaneo, aprendo il discorso ad alcune “frontiere” della giustizia, come il rapporto tra giustizia sociale, merito e responsabilità individuale, e la possibilità della giustizia globale. La terza e ultima parte si concentra sul ruolo delle politiche nella promozione della giustizia sociale e nella lotta alle diseguaglianze (ingiuste).

Grazie ai contributi di alcuni tra i più autorevoli studiosi in materia, la giustizia sociale viene tematizzata, nel volume, in tutta la sua complessità ed emerge come una questione di ineludibile importanza e attualità, soprattutto per quanto concerne la possibilità tanto della realizzazione individuale, quanto della convivenza nella sfera pubblica.

Benedetta Giovanola (a cura di), Etica pubblica, giustizia sociale, diseguaglianze, Carocci, Roma 2016

 

INDICE

Benedetta Giovanola, Introduzione. Etica pubblica, giustizia sociale, diseguaglianze 


 Parte prima: Giustizia sociale, diseguaglianze, sviluppo

Philippe Van Parijs, Nuove forme dell’ingiustizia sociale e nuovi modi di combatterla
Vitantonio Gioia, Diseguaglianze e sviluppo. Le radici antiche di un problema attuale

Parte seconda:
Eguaglianza, inclusione, merito

Luca Scuccimarra, Questioni di frame. Pensare la disuguaglianza nell’epoca globale 

Alessandra Lucaioli, Merito e giustizia sociale: prospettive dell’egualitarismo contemporaneo a confronto

Parte terza:
Diseguaglianze e ruolo delle politiche
Elena Granaglia, La persistente modernità della “vecchia” idea guida dell’uguaglianza di condizioni

Maurizio Franzini, Le ragioni dei ricchi. Mobilità intergenerazionale, capitale umano e uguaglianza delle opportunità


 

C. DANANI (ed.), I LUOGHI e gli altri

In quest'epoca in cui più della metà della popolazione mondiale risiede in area urbana, che vede accrescersi l'attenzione per le questioni ambientali ma anche il ricatto per il lavoro, l'irrilevanza della frontiera per i flussi finanziari di pari passo con la chiusura securitaria che separa popoli e territori, i flussi di migranti alla ricerca di nuove patrie e insieme una folla di biografie sempre più vagabonde, la questione dell'abitare non può essere demandata solo a soluzioni tecnologiche: diventa una sfida a cui etica e politica non possono sottrarsi, ed a cui la riflessione filosofica deve dare il proprio contributo di concettualizzazione, argomentazione, decostruzione.

In questo contesto si colloca il volume I luoghi e gli altri: la cura dell'abitare, che presenta i risultati del VI Colloquio di etica (Macerata, 27-28 ottobre 2015), cerca di esplorare le dinamiche della convivenza che plasmano una “buona vita umana” provando a rileggere la costitutiva relazionalità degli esseri umani alla luce delle diverse forme dell’abitare: attraverso le quali prossimità e distanza, estraneità e convivenza entrano in tensione, oscillando tra cura e paura, autonomia e vulnerabilità, dipendenza e responsabilità. La ricognizione filosofica si apre qui a un’analisi fenomenologica dello “stare al mondo”, interrogandosi intorno alle condizioni di possibilità di forme autenticamente umane, senza sottrarsi né alla configurazione di orizzonti normativi né a una ricaduta sul piano delle dinamiche istituzionali, dei processi culturali, delle prassi sociali ed educative. Il quadro teorico si fa carico, in questo modo, di rispondere anche praticamente all’urgenza di elaborare orizzonti critici e occasioni concrete per percorsi possibili di innovazione sociale.

INDICE

- Invito alla lettura
Carla Danani

Parte Prima - Il tempo, lo spazio, la città

 

 -   "Noi", che abitiamo: modi di convivenza nella città
Petar Bojanic

-  I tempi degli altri
Daniel Innerarity

-    Lo spazio invisibile
Elio Franzini

-   Identità di luogo?
Carla Danani

-   La polis tra inclusione ed esclusione
Maurizio Migliori

-   Smart cities? Prospettive per promuovere un abitare autenticamente umano
Alessandra Lucaioli

-   Spazio, ambiente, mondo: forme di posizionalità eccentrica
Donatella Pagliacci

-   «Filosofare nella forma dello spazio»: jalons per un’identità oikologica
Carla Canullo

 Parte seconda - Cura dell’abitare

 -   Sul senso filosofico dell'abitare
Silvano Petrosino

-   Il mondo dell’abitare tra polis e città biopolitica
Ottavio Marzocca

 -   Spiritualità dell’abitare e politica della trasformazione
Roberto Mancini

 - Abitare, da umani, con altri non-umani
Valentina Carella

-   Abitare il racconto: narrazione come capacità rifigurativa nella sfera pubblica
Silvia Pierosara

-  Lo spazio tra le case. Uno spazio da abitare
Elena Granata

C. DANANI (Ed.), I luoghi e gli altri. La cura dell'abitare, "Percorsi di etica / Colloqui", Aracne, Roma 20156, pp. 237, € 15.

 

 

CATTANEI, FERMANI, MIGLIORI (edd.), By the sophists to Aristotle through Plato

Chiunque si avventuri nella conoscenza del pensiero antico deve essere consapevole che sta facendo un viaggio quasi fantascientifico, in un mondo completamente altro rispetto a quello attuale. Ecco perché è importante assumere un paradigma ermeneutico che ci permetta di vedere oltre le nostre naturali precomprensioni e di fare l'esperienza descritta da Kuhn, quando afferma che chi abbraccia un paradigma vede gli stessi oggetti di prima, ma allo stesso tempo li trova trasformati.

Gli autori di questo volume hanno fatto proprio un paradigma tratto direttamente dal pensiero antico che trova le sue radici nei sofisti (cfr. F. Eustacchi, At the source of the multifocal approach; relations in the sophistic context), e si esprime poi in modo particolare in Platone e in Aristotele, come risulta evidente dai diversi contributi che esemplificano e valorizzano questo approccio a partire esclusivamente dai testi di questi autori.

Ci troviamo, infatti, di fronte a un modo di vedere la realtà completamente diverso da quello moderno e contemporaneo, abituato alle idee chiare e distinte di stampo cartesiano. I filosofi antichi sanno che la realtà è, per sua natura in molti modi, cioè è complessa e multiforme, e cercano di esprimerla e considerarla in molti modi, cioè da tutte le prospettive possibili e mettendo in gioco tutte le relazioni possibili, con la consapevolezza, che Platone esprime in modo paradigmatico nella Lettera VII (342 A-B) e che in un certo qual modo fonda l'approccio multifocale: la realtà è sempre oltre il nostro modo di conoscerla; ma proprio perché è intrinsecamente complessa e supera sempre il nostro tentativo di definizione, si può e si deve tentare di cogliere un oggetto nella sua complessità guardandolo da tutti i punti di vista possibili, sempre aperti anche alla possibilità che si dia un nuovo senso, una nuova relazione.

Gli autori dei diversi contributi del volume si muovono su questo sfondo e ricostruiscono, su diversi terreni, questo complesso gioco di equilibri e di relazioni, mettendo via via in luce la forza esplicativa del paradigma multifocale, che consente di superare alcune difficoltà ermeneutiche che in altri paradigmi restano irrisolte e salvaguarda da derive relativiste (quindi oggi come non mai si rivela attuale e utile per comprendere e leggere la nostra realtà), perché è fondato su relazioni oggettive, che rispondono a un criterio razionale, per cui approccio multifocale non significa assolutamente che sia possibile sostenere qualsiasi posizione.

Questo risulta evidente dal contributo di Francesca Eustacchi, che legge in questo senso il pensiero dei grandi sofisti, come Protagora e Gorgia, e mostra come esso, sotto la lente multifocale, non risulti relativista o nichilista, come tradizionalmente appare, appunto perché non apre alla possibilità di molteplici descrizioni libere, autonome e unilaterali della realtà, ma ricostruisce un quadro poliedrico che giustifica, per quanto possibile, le varie relazioni tra i molteplici elementi che costituiscono una realtà complessa (cfr. F. Eustacchi, At the source..., p. 65).

Il pensiero platonico viene affrontato sul versante epistemologico e ontologico da Maurizio Migliori che, a partire da una rilettura e da una rivalutazione in senso multifocale del valore della sensazione e del mondo fenomenico in Platone, ricostruisce la visione platonica della realtà, mostrando come essa risulti intrinsecamente multifocale; si tratta infatti di una visione fortemente dinamica che considera la realtà come una struttura di relazioni ordinate: esse organizzano un disordine che resta irriducibile e costantemente presente, perché, come afferma il filosofo nel Filebo, «nel tutto c'è molto illimitato e sufficiente limite» (30 C) (cfr. M. Migliori, Plato: a nascent theory of complexity, pp. 85-86).

Nel contributo, intitolato Man is unhappy in many ways. Some examples of the multifocal approach inside the platonic reflection, Arianna Fermani si occupa invece del Platone etico e mostra come il tema dell'infelicità (e quindi anche della felicità) nel filosofo possa essere declinato in molti modi; i vari dialoghi mettono in luce molte diverse relazioni che coinvolgono l'infelicità: essa è legata al dolore, alla mancanza di autocontrollo; alla mancanza di misura... per concludere che l'uomo, agli occhi di Platone, ha il dovere di essere felice, per quanto gli è possibile; deve avere come obiettivo la continua tensione ad andare oltre ciò che è umano, ma senza mai dimenticare di "trovare la strada di casa" (cfr. Filebo, 62 B), cioè senza mai dimenticare di essere uomo (cfr. A. Fermani, Man is unhappy..., p. 84).

Passando poi all'etica aristotelica, la Fermani ripercorre in chiave multifocale alcune nozioni, quali amicizia e vizio, e poi affronta il tema del suicidio e ricostruisce i diversi profili che Aristotele traccia nell'Etica Nicomachea a partire dalle diverse relazioni che via via instaura (Some examples of the multifocal approach in Aristotle's Ethics). Per esempio, l'amicizia è una virtù, ma è anche ciò che si accompagna alla virtù, ma è anche una passione e ciò che si accompagna a una passione... Tutti questi diversi profili devono essere lasciati convivere nella logica dell'inclusione, dell'et... et...

A dare una rilettura in senso multifocale di alcune nozioni e tematiche della fisica aristotelica è il contributo di Lucia Palpacelli (Time and the stars: two examples of multifocal approach in Aristotle's works on physics) che mostra, in una prima parte, come Aristotele consideri e definisca il tempo a partire da due punti di vista diversi - in sé e per noi - con esiti, di conseguenza, diversi, ma non contraddittori, nella seconda parte come l'ottica multifocale consenta una possibile spiegazione del problema molto discusso dell'animazione degli astri nel De caelo.

Il V libro della Metafisica, che potremmo definire come una sorta di dizionario filosofico, chiude idealmente il nostro percorso in questo testo ricco e denso, perché mostra in opere operato la movenza del dire le cose in molti modi; la Palpacelli prende in esame termini come natura, sostanza, uno, anteriore e posteriore... evidenziando come, per ogni termine, lo Stagirita elenchi diversi significati, per considerarlo da tutte le diverse angolazioni possibili. I vari sensi vengono espressi e lasciati convivere - anche se talvolta un significato risulta, in se stesso, contrario a un altro - perché consentono di conoscere, nel modo più completo possibile, la realtà in esame (The multifocal approach of Metaphysics V).

Se, come afferma Elisabetta Cattanei nel suo contributo conclusivo - che ripercorre con uno sguardo sinottico l'intero volume - questo libro mostra al lettore quanto sia bello il rischio di perdersi nell'originaria molteplicità di significati dei concetti dei pensatori antichi (In conclusion, p. 221), non resta che correre questo affascinante rischio, consapevoli che i filosofi antichi ci hanno lasciato una grande ricchezza, utile per comprendere il nostro mondo e il tempo in cui viviamo: ci insegnano a indossare un paio di occhiali con lenti multifocali per poter osservare la realtà da prospettive e punti di vista sempre diversi e sempre in mutamento (cfr. A. Fermani, The multifocal approach as an assumption of the complexity of reality: a few introductory insights, p. 8).

Lucia PALPACELLI

E. CATTANEI, A. FERMANI, M. MIGLIORI (edd.), By the sophists to Aristotle through Plato. The necessity and utility of a multifocal approach, Academia Verlag, Sankt Augustin 2016, 250 pp.

ALICI, GABRIELLI (edd.), Noi dopo di noi

Nell’epoca del “presente continuo, pensare al Noi dopo di noi può avere il sapore di una provocazione, evocando uno spazio e un tempo lontani e indefiniti. Perché dovremmo interessarcene, distraendoci così dal “qui e ora, dal “tutto e subito”? D’altro canto, è un pensare generativo perché ci sfida, da una parte, a uno stretching quasi impossibile e, dall’altra, a un esercizio per certi versi inaccettabile. È proprio questo “dopo”, infatti, che ci obbliga “ora” a metterci alla prova, interrogandoci sul nostro agire e sull’impronta che lasceremo nell’ambiente, nella politica e nell’educazione, nella società civile, nell’economia e nel lavoro. Pensare al “dopo” ci inchioda, così, alle responsabilità del nostro presente, sfidandoci a immaginare e a valutare le conseguenze delle nostre azioni per modificare atteggiamenti e comportamenti, assumendo decisioni che vadano “oltre il momento”. Come responsabili delle comunità in cui viviamo, come genitori e educatori, come imprenditori, manager e lavoratori pensare al noi dopo di noi ci richiede, soprattutto, di affrontare questa “distensione temporale” facendo esperienza del senso del limite, accogliendo la nostra umanità come crocevia di legami e di generazioni diverse, espressione di fragilità e di creatività, misterioso appuntamento tra passato, presente e futuro. L’uscita di scena ci sbatte in faccia, infatti, l’inevitabilità della nostra assenza chiedendo di farci eredità, di lasciare tracce che altri possano percorrere e un solco in cui altri possano piantare.

Il volume raccoglie contributi di taglio interdisciplinare e il racconto di molteplici esperienze sulle articolate dimensioni avanzate dal noi dopo di noi, sollecitando ciascuno – nelle diverse responsabilità – a prendere in cura il testo ricevuto dal passato per preparare la pagina bianca del domani. Senza preoccuparsi di predefinire in tutti gli aspetti la progettazione, motivati piuttosto ad avviare processi; senza lasciarsi guidare dalla vana volontà di affermarsi senza dipendere e senza più debiti con chi ci ha preceduto, ma con la serena consapevolezza di essere responsabili nei confronti di chi viene dopo; senza la presunzione di voler continuare a essere gli autori di un racconto di cui siamo stati personaggi, ma di cui non potremmo, per sempre, essere protagonisti. Insomma, la lettura di queste pagine ci invita ad aver cura del noi dopo di noi considerando il tempo che viviamo non come “eterno presente”, ma come luogo di accoglienza, rigenerazione e restituzione di ciò che abbiamo ricevuto, lasciando impronte e solchi entro i quali il seme del futuro potrà germogliare.

INDICE

Prefazione, di Gabriele Gabrielli

Sezione: Teorie

1. Noi prima di noi: un’introduzione provocatoria, di Luigi Alici

1. Quando il cuore cessa di battere                                       

2. In ascolto del passato                                                        

3. Accoglienza come restituzione                                          

Bibliografia

2 . Una pólis nella successione delle generazioni, di Giampaolo Azzoni

 1. Da eredi di beni ad oberati di debiti                              

2. La prospettiva biblica ed il messaggio di Papa Francesco                                                                      

3. Sostenibilità come responsabilità sociale

4. La creazione di valore condiviso                                          

5. Realtà e ipocrisie della condivisione                                    

6. Insufficienza del contratto per riconoscere

le generazioni future                                                                   

7. Antropologia relazionale e istituzioni giuridiche                

8. Matrimonio: contratto o istituzione?                                  

9. Un simbolo del “noi dopo di noi” in Offida                         

Bibliografia

3. L’assenza e la presenza: esserci ancora, esserci sempre per la fragilità, di Ivo Lizzola

1. Accanto alla debolezza irriducibile                              

2. Accompagnare la fragilità

3. Tessere legami per incontrare la fragilità

4. Il paradigma relazionale della cura

5. In conclusione

Bibliografia

4. Tassazione ambientale e benessere, di Claudia Ghisetti e Massimo Mazzanti

1. Introduzione e quadro concettuale                                      

2. La tassazione ambientale in Europa                                   

3. Benessere socio economico e tassazione ambientale: uno sguardo alla relazione                                                                   

4. Note conclusive                                                                      

Bibliografia

5. Le responsabilità degli economisti, degli imprenditori e dei lavoratori, di Pietro Alessandrini

1. Introduzione                                

2. Dallo sviluppo alla sostenibilità

3. Conclusioni

Bibliografia                                                                                                    

6. Accogliere e restituire. Sul dialogo interrotto tra le generazioni, di Francesco Stoppa

1. Introduzione                                                                              

2. La salvaguardia del fuoco                                                      

3. Il patto dalla parte del vecchio                                                           

4. Il patto dalla parte del giovane                                                          

5. Il sentimento della vita                                                            

6. La privatizzazione del figlio come rottura del patto                        

7. La rottura del patto tra famiglia e società                            

8. Declinarsi al futuro anteriore                                                 

Bibliografia

 

L. ALICI, G. GABRIELLI (edd.), Noi dopo di noi. Accogliere, rigenerare, restituire: nella società, nell’educazione, nel lavoro, FrancoAngeli, Milano 2016, pp. 15-30, € 19

GINSBORG/LABATE, Passioni e politica

Il neoliberismo governa non solo l'economia ma anche le passioni - nel consumo, nel tempo libero, nel culto del narcisismo, persino nella vita politica. Ma non sarebbe il caso di riconoscere e usare la forza delle nostre passioni per affrontare la sfida in atto?

Storicamente, la sfera della razionalità e quella delle passioni sono state spesso separate: trionfo della ragione contro debolezza del sentimento, la responsabile saggezza maschile contro l’irrazionalità femminile.

Anche la politica moderna sembra definire la propria autonomia a partire da questa scissione fondativa: la lucidità del politico consisterebbe nel governo razionale delle passioni, capace di dominarle e, soprattutto, usarle nel modo più efficace rispetto ai fini prescelti.

Possiamo riconoscere che questa scissione fondativa non si è affatto neutralizzata con la crisi (o la transizione) attuale della politica e delle sue forme. Mai come in questi anni assistiamo a un ritorno al centro della scena politica delle passioni, ma in una forma sempre passiva. La politica delle passioni consiste sempre più in un abuso delle passioni. La scienza politica sembra così individuare una svolta affettiva che consiste nell’uso sempre più oppressivo delle passioni come forme di dominio, ma sembra anche disinteressarsi alla funzione attiva delle passioni, al modo in cui esse contribuiscono ai processi di soggettivazione politica.

La tesi di questo libro è che questo disinteresse sia una delle radici della crisi attuale della politica: non è un caso che le relazioni politiche sembrano dominate dalle stesse passioni che vorrebbero combattere: un desiderio insaziabile di riconoscimento di sé, l’incapacità di ascolto, il rispecchiamento patologico. Per questo è urgente conoscere le nostre passioni per poter lavorare insieme. Senza dimenticare che le passioni sono sempre ambigue e che anche le passioni positive - la compassione, l’inclusione, l’amore - sono capaci d’inganni e insidie.

La proposta di queste pagine è che sapere qualcosa di più sulle nostre passioni può essere un modo per stabilire connessioni più solide con la vita politica e immaginare vie di uscita dalla disperazione in cui siamo: superando il drammatico divario che sembra spingere le famiglie sempre più lontane dalla sfera pubblica, che ha interdetto al lavoro la sua capacità di costruire legami sociali, che c’ha incoraggiato a perdere il nostro tempo libero nei stanchi meandri del consumo. Aver cura di questa vita affettiva può essere il primo passo per creare nuovi spazi politici dove poter stare insieme, senza dover apparire necessariamente come leader indiscussi o servi volontari o scimmie machiavelliche. Bisogna immaginare nuove forme e pratiche comuni perché la politica ridiventi qualcosa per cui appassionarci e non soltanto qualcosa da cui difenderci.

Indice

 Introduzione

  • I ragazzi davanti al cimitero di Vinca
  • La seduzione delle passioni neoliberiste

 

  1. 1.    Il dibattito sulle passioni

1.1.          La storia antica delle passioni

1.2.          Hobbes, Descartes, Spinoza

1.3.          La funzione attiva delle passioni: il femminismo

1.4.          Governare e combinare le passioni

  1. 2.    Romanticismo politico e romanticismo neoliberista

2.1.          Romanticismo politico

2.2.          Capitalismo dei consumi e romanticismo neoliberista

2.3.          La mobilitazione delle passioni

  1. 3.    La politica e le passioni, oggi

3.1.          Saggezza costituzionale

3.2.          Scimmie machiavelliche

3.3.          La dignità del politico

3.4.          La doppia crisi passionale: rappresentanza e partecipazione

3.5.          Conclusioni

  1. 4.    Le passioni familiari e la passione per lo stato

4.1 L’ambivalenza dell’amore familiare

4.2 passioni familiari e il fallimento della pedagogia repubblicana in Italia

4.3. A ritroso               

 Conclusione

Paul Ginsborg- Sergio Labate, Passioni e politica, Einaudi, Torino 2016.

DANANI / PERONE / RICHTER (Hg.), Die Irritation der Religion

Se è vero che molto si parla di interdisciplinarietà, ma poco la si pratica, il volume Die Irritation der Religion. Zum Spannungsverhältnis von Philosophie und Theologie propone un esercizio controcorrente. Vi vengono sviluppate le questioni sollevate in un convegno organizzato a Berlino da Ugo Perone, che ha coinvolto filosofi e teologi, italiani e tedeschi, di diverse confessioni religiose ma anche al di fuori di qualsiasi prospettiva confessionale, a confronto sulle reciproche provocazioni di filosofia e teologia. Pur avendo preso forme nuove, oggi non è scomparsa l'esigenza di una teologia che voglia pensare, aperta alla filosofia, e di una filosofia a propria volta capace di rapportarsi alla fede. Anzi: dialogo e confronto sono quanto mai urgenti.

Nella Introduzione Ugo Perone, per chiarire l'intreccio, la complessità e la molteplicità di varianti dei temi qui in gioco, fa riferimento anche a Le affinità elettive di Goethe. Si deve, questa la sua preoccupazione, andare oltre le formule stereotipate di una mera contrapposizione tra mythos e logos, superare le battaglie frontali che nel passato hanno visto filosofia e teologia l'una contro l'altra: e ciò non significa approdare però a pericolose simbiosi.

La prima sezione intende comprendere le tensioni del pensiero di fronte alle questioni religiose. Il primo contributo è di Maria Cristina Bartolomei, che ricordando l'attività pionieristica della "Associazione italiana di filosofia e teologia" e della rivista Filosofia e teologia, prende le mosse dall'osservazione che il rapporto tra filosofia e teologia ha costituito e costituisce una trama fondamentale della civiltà e tradizione occidentali. Esso ha conosciuto una lunga storia di conflitti, attraverso cui, a partire da una matrice comune, esse si sono formate nella loro autonoma identità. Nel mutato quadro culturale, in cui sia l'una sia l'altra hanno abbandonato la pretesa di un sapere assoluto e riconosciuto il reciproco implicarsi di mythos e logos, è oggi importante che il riavvicinamento accada, però, attraverso non l'annullamento, bensì la valorizzazione della loro irridicibile differenza. Andreas Feldtkeller intende invece mostrare i limiti di uno schema oppositivo tra secolarità e religione, particolarmente evidenti quando venga applicato a forme religiose non occidentali, che non si lasciano definire nè come religione nè come secolarità. Il contributo di Notger Slenczka, invece, rilegge il principio luterano della soggettività religiosa alla luce delle sue fonti rintracciate in Bernardo di Chiaravalle e in Agostino, articolando una fenomenologia dell'autocoscienza che riconosce alle religioni una funzione importante nel ricondurre l'essere umano alla domanda circa se stesso. Mario Ruggenini nel suo testo mette l'accento sul dialogo: sottolineando come non lo si debba intendere quale messa in scena di una comunicazione illimitata e di una reciproca intesa, che pretenda di sollevare tutti e ciascuno oltre i limiti della propria finitezza. Esso è, piuttosto, la dimensione in cui ogni volta si dischiude l'esperienza di una verità finita, nella quale ogni esistenza finita è chiamata a diventare se stessa. La verità del colloquio è, quindi, quella controversa della parola inesauribile aperta a significati molteplici e inevitabilmente insidiata anche dal fraintendimento.

Nella seconda sezione si mettono a fuoco le sfide che il pluralismo pone sia al pensare che al credere. Adriano Fabris evidenzia alcuni aspetti paradossali che sono presenti nella religione cristiana e riguardano la fede, il sapere, l'agire. Nella misura in cui viene richiesta ai fedeli la realizzazione di questi paradossi, sostiene, il cristianesimo si presenta come una religione impossibile da realizzare: ma proprio in ciò, conclude, sta la sua capacità di offrire senso e salvezza agli esseri umani. Il testo di Maurizio Pagano si confronta in particolare con il contributo di due filosofi della scuola di Kyoto che s'ispirano al buddhismo zen, e ne emergono alcune questioni come particolarmente rilevanti: tra cui la critica alla concezione della trascendenza separata e il tema della sofferenza di dio, che sollecita a riflessione sia quella tradizione sia la nostra. Silvia Richter, invece, ripercorre la vita e l'opera di Franz Rosenzweig, soffermandosi in particolare sui rapporti di integrazione e di complementarietà tra ebraismo e cristianesimo delineati nella terza parte di Der Stern der Erlösung, e sulla concezione rosenzweighiana del "nuovo pensiero" come uno Sprachdenken costitutivamente aperto all'ascolto dell'altro. Vi individua una prospettiva feconda per il dialogo tra le religioni in generale, per un'autentica apertura interreligiosa. Il testo di Paolo Gamberini pone l'accento sulla questione dell'identità, mettendo in luce vari modi in cui può essere intesa e forgiata: da un'identità da bricolage ad un'identità sostanzialista che si costituisce senza l'altro, da un'identità inclusivista ad un'identità al plurale, porosa e permeabile. L'evento di Gesù Cristo, afferma Gamberini, obbliga a pensare in termini relazionali e paradossali: in cui identità e alterità sono comprese e vissute come un evento di trasformazione.

I contributi dell'ultima sezione si rivolgono al rapporto tra religioni e sfera pubblica. Wilhelm Gräb, contro alcune delle interpretazioni più accreditate del rapporto tra modernità, secolarizzazione e religione - Ch. Taylor, J. Habermas, H. Joas -, fa valere il carattere intimamente religoso dell'affermazione moderna e secolare della dignità umana e dei diritti dell'uomo. Ciò, a suo avviso, apre la prospettiva di una religione universale dei diritti dell'uomo. Il testo di Rolf Schieder, invece, oppone al modello dominante della secolarizzazione, che riduce la religione alla sfera privata, un confronto tra il paradigma europeo, dei rapporti tra religione e sfera politico-sttatuale, e quello degli Stati Uniti d'America. Il contributo di Carla Danani suggerisce che i paradigmi teorici della giustizia si integrino, anche per comprendere e trattare il fenomeno religioso, della dimensione della spazialità, in quanto costitutiva dell'umano, Viene indicata, per questa via, una non scontata prospettiva fenomenologico-ermeneutica di indagine, che apre a un quid che pur resta non spazializzabile. È di Andreas Arndt il testo che chiude il volume: muovendo dal frammento benjaminiano su Capitalismo e religione (1921), di cui ritiene però limitata la portata, egli sostiene che, in riferimento al capitalismo, sia necessaria non tanto una critica della religione quanto una critica di quella razionalità che produce l'irrazionale, come nel capitalismo dominato dai mercati finanziari.

I contributi, pur di impronta differente, convengono quindi che la pacificazione, tra filosofia e teologia, fondata sul reciproco ignorarsi, non sia più sufficiente. Cercano perciò, appunto, di discutere, mettere alla prova, connettere forme di vita e modi del pensiero che tentano relazioni e intersezioni. Emerge allora, nel rapporto tra i saperi, l'orizzonte di una unità che non può né intende essere uniformità, e si offrono prospettive molto promettenti al dialogo tra filosofia e teologia: nella consapevolezza delle differenze e senza irenismi, ma anche di una tensione condivisa.

Inhalt

Ugo Perone
Philosophie und Theologie angesichts der Irritationen der Religion

Sektion I Das Denken in der Spannung religiöser Fragen

Maria Cristina Bartolomei
Philosophie und Theologie im heutigen Europa Eine Bestandaufnahme

Notger Slenczka
Emotionales Selbstbewusstsein – theologische Implikationen eines ph
änomenologischen Ansatzes

Mario Ruggenini
Das Wesen des Gespr
ächs

Andreas Feldtkeller
Religionswissenschaft als säkularer Wissensdiskurs ber Religion

Sektion II Glauben und Wissen vor der Herausforderung des Pluralismus

Adriano Fabris
Das Christentum – eine unmögliche Religion?

Maurizio Pagano
Pluralismus und Religionsfrage

Silvia Richter
Franz Rosenzweigs „Neues Denken“: Perspektiven fr ein neues interreligiöses Verhältnis

Paolo Gamberini SJ
Dialogische Identität des Christseins

Sektion III Religion und öffentliche Sphäre

Wilhelm Gräb
Resignieren Philosophie und Theologie angesichts des Pluralismus der Vernunftmodelle? Ein philosophisch-theologisches Pl
ädoyer fr eine vernnftige Religion der Menschenrechte

Rolf Schieder
Religion in einer säkularisierten Gesellschaft. Das deutsche Beispiel

Carla Danani
Religion und Öffentlichkeit: Wie ein Raum sich bildet

Andreas Arndt
Kapitalismus und Religion

Carla Danani, Ugo Perone, Silvia Richter (Hg.), Die Irritation der Religion. Zum Spannungsverhältnis von Philosophie und Theologie, Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen 2017

MIGLIORI (ed.), Assoluto e relativo.

«In un mondo in cui le verità religiose, politiche o filosofiche sembrano meno in grado di costruire scenari condivisi, dove le pratiche della vita quotidiana vengono ristrutturate da un’innovazione sistematica, dove la libertà individuale non si esprime all’interno di un senso o di una direzione collettiva, dove lo sviluppo dei sistemi della comunicazione destabilizza i mondi culturali, diventa sempre più difficile riuscire a fissare qualche significato come “vero”» (M. Magatti, Uscita dalla porta e rientrata dalla finestra, p. 255).

Una delle caratteristiche degli ultimi decenni è costituita dalla progressiva affermazione del relativismo, associato all’individualismo. Gli effetti devastanti di questa concezione si mostrano oggi con particolare evidenza e determinano una articolata riflessione critica. Questa non può realizzarsi con un ritorno a posizioni assolute di un passato ormai tramontato, ma con il riconoscimento che la realtà complessa in cui viviamo è costituita da relazioni, che tuttavia non sono libere, ma sono “date”, connesse in un sistema di nessi che non può essere sciolto o analizzato “ad libitum”. Per questo il volume Assoluto e relativo. Un gioco complesso di relazioni stabili e instabili, (M. Migliori ed.), Morcelliana 2017, frutto di un importante convegno che si è tenuto nella nostra Università dal 19 al 21 novembre 2014, affronta questo tema articolandolo secondo tre movenze di fondo.

La prima è Il contributo storico, teso a valorizzare il contributo che gli Antichi possono dare su questo specifico terreno, con saggi di S. I. S. Brumana (La polarità di assoluto e relativo nelle Orazioni di Massimo di Tiro), F. Eustacchi (Il pensiero dei sofisti tra relazioni e relativismo), A. Fermani (“Niente è relativistico”, “Tutto è relativo”. Aristotele filosofo della “verità liquida”), E. Irrera (Il concetto di “bene umano” in Aristotele. Assoluto o relativo?), E. Spinelli (Spigolature relativistiche in Sesto Empirico. Il dominio dell’etica), L. Palpacelli (Relazioni diverse per l’anima platonica, una, bipartita e tripartita).

La seconda è costituito da La riflessione teorica, che tematizza i vari modi con cui si può parlare di “assoluto”, di “relazione” e di “relativo”, con saggi di A. Aguti (Pretesa di assolutezza e pluralità religiosa), R. Mancini (Fenomenologie della verità. L’esperienza metafisica da Hegel a Husserl), M. Marassi (Restare al mondo. Visione, immagine, prospettiva), A. Marozzi (Hegel è un osso), S. Natoli (Il linguaggio della verità, logica ermeneutica), D. Pagliacci (La cifra della distanza. Per una rilettura antropologica della tensione tra l’aspirazione verso l’assoluto e il dinamismo relazionale), F. Totaro (Assoluto, relativo, prospettiva).

Infine, conclude il volume una riflessione su Il quadro socio-politico, con saggi di G. Lanzone (Il relativo sorprendente. Il Paese estetico), M. Magatti (Uscita dalla porta e rientrata dalla finestra. La questione irrisolta della verità nelle società avanzate), M. Migliori (La dialettica di Mao Zedong e Platone).

Un testo, in definitiva, che si segnala per l’importanza del tema, la varietà delle trattazioni, per l’assoluta originalità di alcuni interventi, che emerge fin dai titoli, e per l’ineludibilità di una questione, quale quella della verità, assoluta e relativa al tempo stesso: «Si può parlare di verità, ma sotto condizione per il semplice fatto che esistono condizioni vincolanti per la verità degli enunciati. Sotto quest’aspetto la verità è assoluta; infatti nessun enunciato può essere vero o falso fuori da un’assiomatica determinata, da una teoria, perché senza di esse non sarebbe neppure enunciabile. Sotto quest’aspetto la verità è relativa, perché è relativa alle condizioni date che non sono complete né definitive e tuttavia non arbitrarie […] La verità è il linguaggio. Però, non si risolve per intero nel linguaggio. Da questo punto di vista, la verità è un fatto linguistico, ma ciò non significa che vi sia una coincidenza immediata tra verità e realtà» (S. Natoli, Il linguaggio della verità, logica ed ermeneutica, p. 192).

M. MIGLIORI (Ed.), Assoluto e relativo. Un gioco complesso di relazioni stabili e instabili, Morcelliana, Brescia 2017, pp. 320

L’edizione critica delle COLLATIONES OXONIENSES di Giovanni Duns SCOTO

Il volume di recentissima uscita curato da Guido Alliney e Marina Fedeli, Iohannis Duns Scoti Collationes oxonienses, è già candidato a fare scuola nel panorama degli studi medievistici legati all’edizione critica di testi inediti.

La SISMEL (Società Internazionale per lo Studio del Medioevo Latino) si è volentieri incaricata della pubblicazione attraverso le Edizioni del Galluzzo, con il contributo dell’Union Académique Internationale, dell’Unione Accademica Nazionale, del PRIN 2012 «L’universalità e i suoi limiti» (unità di Udine) e del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata. Si è pensato di annoverarla come XXIV esemplare della collana «Testi e studi» per il «Corpus Philosophorum Medii Aevi», che ha già ospitato prodotti di rilevanza internazionale, tra cui gli Opera Omnia di Egidio Romano.

Il testo messo a disposizione degli studiosi, frutto di un lungo lavoro di equipe dipanatosi nella sezione di Filosofia e Scienze Umane dell’Università di Macerata e scandito in molteplici tappe (ricognizione della tradizione manoscritta, trascrizione, stemma codicum, metodologia di edizione, ricerca delle fonti, analisi dottrinale, problemi di attribuzione), occupa una posizione del tutto particolare all’interno dell’opera di Giovanni Duns Scoto.

Si tratta di una raccolta di ventisei questioni di argomento filosofico-teologico, attribuita dalla tradizione al Dottor Sottile ma scarsamente (e acriticamente) frequentata, anche a causa dell’insufficiente qualità dell’edizione del 1639 curata da Luca Wadding. Insomma, fino ad oggi gli interpreti hanno avuto a che fare con un’opera dal testo incerto ma, pur in mancanza di un’analisi complessiva, considerata autentica, con il conseguente rischio di impieghi ingenui o pretestuosi. Neppure i più recenti contributi al tema di Stephen Dumont (1995), Guido Alliney (2005), Antonie Vos (2006) e Richard Cross (in stampa) «sono stati in grado di portare a una comprensione unitaria dell’opera» (p. XV).

Al contrario, la densa introduzione di Alliney e Fedeli – innovativa soprattutto per acribia metodologica e scavo dottrinale – ricostruisce dettagliatamente lo status quaestionis, si cimenta in una scrupolosa analisi di un testo spesso frammentario, e getta quindi una luce inedita sul genere letterario dell’opera, che si rivela strettamente «connesso alla sua attendibilità» (p. X). Così, l’interesse per una edizione critica si è dovuto misurare con la natura anomala della collatio, una pratica educativa molto poco conosciuta, che si è rivelata tuttavia come la vera chiave di volta di tutta l’edizione.

La collatio, infatti, è un «esercizio di discussione» annoverato «tra le attività supplementari ed extracurriculari previste per gli studenti all’interno dell’educazione francescana» (p. IX), cioè un allenamento argomentativo riservato ai giovani frati del convento (in questo caso ad Oxford), sotto la supervisione del maestro. Il carattere composito del testo ‘registrato’, pertanto, riflette la polivocità di un dibattito di scuola, tanto da spingere a supporre «diverse tipologie di collationes che sono sembrate corrispondere a differenti attività scolari» (p. XVI).

«In base a queste considerazioni – si afferma nella Premessa – si è avanzata l’ipotesi che solamente le prime undici collationes siano state discusse da Scoto» (p. XVIII), mentre i successivi gruppi tematico-dottrinali sarebbero da ricondurre alla guida di Riccardo di Conington e di altri baccellieri dello studium francescano, che si attestano su posizioni affatto scotiane.

In questo quadro, dunque, va valutato il contributo di tale lavoro, che getta nuova luce sull’ambiente teologico inglese del primo Trecento e conduce alla conseguenza del tutto originale di considerare le Collationes un’opera «che non ha le caratteristiche di unità che consentano di assegnarla a un unico autore». «Infatti – concludono gli studiosi –, se le Collationes oxonienses sono una raccolta di esercizi di studenti e baccellieri francescani tenuti a Oxford, probabilmente nel 1300-1301, è naturale che diversi di loro si siano alternati nella conduzione delle varie attività esprimendo posizioni dottrinali differenti» (p. XVIII).

Questo volume, dunque, fornisce al progresso della storia della filosofia qualcosa di totalmente nuovo: non solo «un’edizione affidabile delle Collationes» – nella quale è possibile scorgere la traccia di un grande autore come Scoto e il nesso con numerosi e imprescindibili rivoli del pensiero medievale –, ma anche «un’ipotesi sufficientemente fondata sulla genesi e sulla struttura del testo» (p. XIX); un testo tutto da scoprire, sostando sulle pagine di questa pubblicazione maceratese.

Indice

Premessa
Introduzione

1. Collationes oxonienses et parisienses

2. La tradizione manoscritta
    2.1   Descrizione dei codici
    2.2   Le famiglie di codici e i rapporti interni

3. La tradizione a stampa

4. Analisi testuale
    4.1   Argomenti comuni alle varie versioni
    4.2   Argomenti diversi nelle varie versioni
        4.2.1 Prime questioni
        4.2.2 Questioni successive

5. Analisi quantitativa

6, Analisi del genere letterario delle Collationes
    6.1   Collationes 1-11: primo gruppo
    6.2   Collationes 12-17: secondo gruppo
    6.3   Collationes 18-23: terzo gruppo
    6.4   Collationes 24-26: quarto gruppo

7. Analisi dottrinale
    7.1   Primo gruppo
    7.2   Secondo gruppo
    7.3   Terzo gruppo
    7.4   Quarto gruppo

8. Considerazioni conclusive

9. Metodologia d’edizione
    9.1   Norme editoriali

Abbreviazioni
Tabula signorum

Collationes oxonienses

Quaestio 1 Utrum cum summa simplicitate persone divine possit stare pluralitas rationum realium in eadem ante omnem operationem intellectus
Quaestio 2 Utrum intellectus paternus sit principium formale producendi verbum in divinis
Quaestio 3 Utrum hec essentia divina ut hec, distinta a seipsa, ut concipitur sub omni rationi attributali speciali, sit primum obiectum intellectus sui
Quaestio 4 Utrum conceptus entis sit simpliciter univocus Deo et creature
Quaestio 5 Utrum theologia dei sit practica vel speculativa
Quaestio 6 Utrum relatio creature ad deum sit realiter aliqua essentia alia, vel alia res, ab essentia creature
Quaestio 7 Utrum intellectus possit quietari in aliqua relatione simpliciter
Quaestio 8 Utrum in intellectione qua deus intelligit lapidem et asinum preexigantur respectus diversi et rationes diverse
Quaestio 9 Utrum ‘lapidem intelligi a deo’ necessario concomitetur in lapide aliquod esse reale extra intellectum divinum
Quaestio 10 Utrum esse intelligibile creature in deo presupponat trinitatem personarum
Quaestio 11 Utrum essentia divina secundum rationem essentie sit aciei intelligentie principium formale agendi vel intelligendi
Quaestio 12 Utrum per naturalem investigationem de deo possumus cognoscere quod quid est
Quaestio 13 Queratur quomodo differunt attributa in divinis
Quaestio 14 Queritur utrum verbum divinum sit de essentia divina sicut de quasi materia
Quaestio 15 Utrum persone divine sint relative
Quaestio 16 Utrum essentia sola est formale principium producendi, non ut determinata relatione
Quaestio 17 Utrum vestigium sit
Quaestio 18 Utrum voluntas determinetur naturaliter ad aliquid volendum
Quaestio 19-20 An, apprehenso per intellectum in via bono in communi, possit voluntas non velle illud
Quaestio 21 Utrum voluntas, informata caritate, posset non velle deum visum per essentiam in patria
Quaestio 22 Utrum beatus videns deum et amans eum posset post non velle eum et sic peccare
Quaestio 23 Queritur an ‘qui sic necessario vult deum’, ut dictum est, stet quod ‘libere vult illud ut deus, et libere feratur in deum’
Quaestio 24 Utrum in divinis voluntas ut concors principium sit formale spirandi spiritum
Quaestio 25 Utrum alia a deo sint volita ab eo necessario quantum ad esse existentie
Quaestio 26 Utrum voluntas creata potest peccare

Opere citate

Indici
Indice dei manoscritti
Indice dei nomi di autori antichi e medievali
Indice dei nomi degli autori moderni e contemporanei

IOHANNIS DUNS SCOTI, Collationse oxonienses, a cura di Guido Alliney e Marina Fedeli, Sismel - Edizioni del Galluzzo, Firenze 2016

D. PAGLIACCI (ed.), Umano, disumano, postumano

Le trasformazioni prodotte dal largo utilizzo e diffusione della tecnologia conducono verso forme di alterazione sempre più sofisticate, con la conseguente e quasi naturale sostituzione dell’uomo con qualcosa di artificiale. Da qui deriva anche una progressiva e massiccia trasformazione della società, la cui prima e pericolosa conseguenza sembra essere proprio una ridefinizione dell’umano, concepita dall’autore come una vera e propria ristrutturazione, che investe tutte le sfere dell’essere, a partire dal livello biologico. La lezione che possiamo apprendere dall’antropologia filosofica consiste nell’ammettere che se vogliamo attraversare il complesso fenomeno della disumanità non basterà ripartire dalle radici delle scienze sperimentali che offrono una spiegazione dell’umano, ma sarà altresì necessario ricorrere e convocare aspetti che ineriscono la sfera morale, ma per certi versi anche religiosa. Considerando come risorsa antropologica fondamentale la peculiare capacità dell’umano di distanziarsi da tutto e da ciascuno, l’essere umano si specchia gli negli altri sia che si tratti dei suoi simili che dell’animale, nella misura in cui, spiega Plessner: «Ego e l’alter ego trovano il proprio limite l’uno nell’altro».

La possibilità di tracciare un limite tra umano, disumano e postu- mano sembrerebbe iscriversi nella capacità di superare tutte le fratture interiori che avviliscono e sviliscono la tensione dell’uomo verso la propria autorealizzazione. Si tratta di una prospettiva che consente di tenere insieme e rilanciare i temi esposti nel volume, che appare suddiviso in due parti. Nella prima dedicata ai temi del Limite e superamento del limite sono presenti due contributi, che propongono rispettivamente due chiavi di lettura dell’umano e della sua dismisura. Nel primo saggio Fiorella Bassan offre una rilettura dell’umano e del disumano seguendo il filo rosso tracciato dalle provocanti riflessioni di George Bataille. Questi cerca anzitutto di porsi dinanzi alla comunicazione tra e degli esseri umani da cui scaturisce tutta la paradossalità e irrequietezza del vivere umano.

Il secondo saggio cerca di esporre un’interpretazione del fenomeno del mentire, rileggendolo attraverso la cifra antropologica della distan- za. La capacità umana, colta dall’antropologia filosofica del mettere distanza tra sé e sé, tra sé e il mondo e tra sé e gli altri, l’essere un esse- re fondamentalmente eccentrico è ciò che nell’uomo rende possibile il mentire. Le possibili ipotesi intorno al mentire sono raggruppate attorno al pensiero di tre autori che nel corso della riflessione filosofica occidentale si sono dedicati in modo non occasionale al tema della menzogna: Agostino d’Ippona, Immanuel Kant e Vladimir Jankélé- vitch.

Nella seconda parte sono raccolti i contributi che affrontano più da vicino le sempre più provocanti sfide del postumanesimo e Transumane- simo.

Alla segnalazione di un cambio di paradigma, attuato dal post e trans umanesimo, è anche dedicato il saggio di Luca Grion per il quale «L’imprevedibilità del progresso tecno–scientifico, il senso di spaesamento dinanzi a mutamenti rapidi e inaspettati, suscita nei più un senso di disagio e di preoccupazione». In questo senso il testo offre un quadro delle diverse proposte teoriche, ripartendo da una considerazione lessicale inerente sia il termine postumanesimo, del quale considera la non convergenza delle diverse chiavi di lettura del termine; sia il termine trnsumanesimo, inteso più specificatamente come «l’autocomprensione filosofica del transito verso la condizione post–umana e, al tempo stesso, il tentativo di favorirne l’affermazione».

La riflessione di Ubaldo Fadini muove dalla costatazione della complessa trama di reti comunicative, di accelerazioni e trasformazioni che chiamano in causa un diverso modo di concepire il soggetto e il suo disporsi in una realtà in continua e rapidissima trasformazione. È in gioco il modo stesso con il quale l’essere umano per un verso sembra aver perso ogni legame con la trascendenza; per l’altro riparte proprio da legame con la trascendenza come elemento imprescindibile della stessa umanità.

Il contributo di Antonio Allegra muove dalla visione dei postumanisti i quali vedono l’uomo entro i limiti della propria impotenza, rivendicando un bisogno di miglioramento che, evidentemente, non può mai essere del tutto soddisfatto. Una prima differenza tra po- stumanesimo e Transumanesimo può servire a fare chiarezza i diversi sguardi e approcci all’umano, che accentuano i primi la questione dell’ibridazione, mentre i secondi auspicano una sorta di congedo dall’uomo. La questione del limite fisico del nostro essere mortale interessa in modo particolare la prospettiva transumanista, che ne prospetta un possibile oltrepassamento anche se proprio questa ipotesi non può «non implicare un tendenziale congedo dalla dimensione umana».

Giorgio Tintino oltre a considerare la fondamentale spinta che la tecnica imprime alle nostre vite, riflette sulla necessità di tener presente i limiti del trans e post umanismo che, a suo dire, «prima ancora di sollevare inquietanti scenari etici, pecca di ingenuità teoriche e biologiche che forzano oltremisura il portato scientifico ed evoluzionistico che vorrebbero impiantare all’interno del discorso filosofico». Un primo sguardo deve essere, quindi, rivolto al significato assunto dall’Umanesimo in relazione al processo di costruzione dell’identità umana, nella misura in cui ha accentuato il carattere oppositivo dell’uomo rispetto agli altri esseri fuori di lui, al fine di conservare e tutelare la presunta purezza della natura umana da ogni forma di contaminazione, ibridazione. Da qui consegue anche il riconoscimento di un’apertura dell’umano, altrimenti incomprensibile e di una nuova strutturazione dei processi di costruzione dell’identità.

Indice

Per un’introduzione alla disumanità dell’umano
Donatella Pagliacci

Parte I - Limite e superamento del limite

Eccesso e dismisura in Georges Bataille
Fiorella Bassan

Una rilettura antropologica del mentire
Donatella Pagliacci

Parte II - Le sfide del postumanesimo e Transumanesimo

Guida rapida al transumanesimo
Luca Grion

Il “fuori” del postumano. Condizioni di esistenza e trasformazioni sociali
Ubaldo Fadini

Giovinezza, giovinezza! Corpo e immortalità nel postumano
Antonio Allegra

Transumanesimo/postumanesimo: le nuove declinazioni dell’Homo sapiens
Giorgio Tintino

IL LIBRO

D. PAGLIACCI, Umano, disumano, postumano (Percorsi di etica / Colloqui, 13), Aracne, Roma 2017, pp. 136, € 12


 

R. MANCINI, Esperimenti con la LIBERTA'

Il libro Esperimenti con la libertà. Coscienza di sé e trasformazione dell’esistenza (Franco Angeli, Milano 2017) cerca di chiarire alcuni tra i principali movimenti di vita dell’essere umano. Si allude ai dinamismi originari che lo portano oltre il proprio essere già dato per andare incontro agli altri e al mondo, ma in un certo senso anche verso se stesso, cioè verso la propria identità ancora inedita o comunque prima non riconosciuta.

Il filo conduttore del testo è dato dall’evoluzione della libertà, nella sua interazione strutturale con il bisogno e con il desiderio. L’uno e l’altro configurano una dialettica tra necessità, possibilità, volontà e unicità della persona, dove la libertà è chiamata a operare la sua sintesi. Riflettendo sul senso della sua straordinaria esperienza di vita, Mohandas Gandhi la intendeva come un percorso di “esperimenti con la verità”. D’altra parte l’esperienza della scoperta di possibilità umane inedite grazie alla relazione con la verità, che per lui è l’Amore divino operante nell’anima di ognuno, comporta nel contempo quelli che si potrebbero chiamare esperimenti con la libertà.

Qui la parola “esperimenti” sta a designare lo sviluppo di un’esperienza vissuta dalla persona come evento di scoperta, di apprendimento e di trasformazione del proprio modo d’essere. Gli esperimenti non sono sulla verità, ma con essa. Non è la persona che la riduce a oggetto imprimendovi gli effetti della propria azione, né è la verità a sottomettere la persona. Piuttosto, entrambe partecipano a un’interazione per cui la verità stessa può farsi presente e feconda man mano che l’essere umano si apre e va in profondità nella sua fedeltà verso di essa. Ciò vale in un certo senso anche nel rapporto di ciascuno con la propria libertà. Quest’ultima non è uno strumento o un oggetto, né una facoltà già compiutamente data nel corredo genetico. Essa si viene formando poco a poco e richiede attenzione, rispetto e cura maggiori di quanto non si farebbe nei confronti di qualsiasi oggetto. E’ un nucleo nascente e insieme generativo del nostro essere.

Il percorso del libro cerca di esplicitare, nel primo capitolo, come intendere il sapere antropologico e quale possa essere il contributo delle scienze umane all’autocoscienza dei singoli e della società intera. Nel secondo capitolo si entra nell’analisi del rapporto tra bisogno e desiderio per dare conto della loro dignità essenziale per i singoli e per la comunità umana, mostrando in quale modo entrambi siano forze indispensabili nel cammino dell’umanizzazione. Il terzo capitolo è dedicato al tema della relazione erotica, interpretata come esperienza radicale di comunione tra persone, al di là delle due forme prevalenti di travisamento dei suoi significati, il moralismo e la banalizzazione. Negli ultimi due capitoli si segue il cammino del diventare liberi, portando prima l’attenzione sui fraintendimenti che ostacolano l’adesione alla libertà e risalendo poi alla riflessione su quegli eventi che invece ne consentono l’espressione compiuta.


Indice

Introduzione

Cap. I. La scoperta della dignità

1. La doppia ignoranza
2. Una credenza mortificante: il sistema di separazione
3. La promessa della dignità

Cap. II. Il valore del bisogno, il respiro del desiderio

1. Un approccio fenomenologico
2. La ricchezza dei bisogni
3. La forza del desiderio
4. Tra potere e accoglienza
5. Scoprire la misericordia

Cap. III. Sessualità e l’incontro interpersonale

1. L’aspirazione alla felicità
2. La sessualità come capacità umana
3. Perdersi: l’incontro mancato
4. Un’esperienza di comunione

Cap. IV. Immagini della libertà

1. Una forza fragile
2. Privilegio o partecipazione
3. Dal libero arbitrio al potere
4. Unicità, responsabilità, servizio

Cap. V. L’evento della nuova nascita

1. Seguire la luce
2. Tre storie di liberazione
3. Un varco di salvezza

 

IL LIBRO

R. MANCINI, Esperimenti con la libertà. Coscienza di sé e trasformazione dell'esistenza, FrancoAngeli, Milano 2017, pp. 134, € 18

Armando RIGOBELLO, La filosofia come TESTIMONIANZA

Armando Rigobello (Badia Polesine, 3 febbraio 1924 – Roma, 5 aprile 2016) è stato un protagonista della cultura filosofica e del pensiero cristiano del Novecento. Dopo aver consacrato gli anni giovanili allo studio, al servizio associativo nella Gioventù di Azione Cattolica e all’impegno politico,  Rigobello consegue la laurea in Lettere e quindi in Filosofia nell’Università di Padova, dove era vivo il dibattito fra la metafisica classica e il personalismo di Luigi Stefanini. Da Stefanini, che diviene ben presto il suo maestro, Rigobello riceve una passione speculativa per la centralità della persona umana, insieme a una penetrante capacità di intrecciare l’eredità classica con istanze del pensiero moderno e contemporaneo, in uno stile di ricerca generosamente aperto al dialogo e alla testimonianza.

Dopo una parentesi d’insegnamento nei Licei di Rovigo e di Adria, e un soggiorno di studio a Monaco di Baviera come borsista della “Alexander von Humboldt Stiftung”, Rigobello consegue la libera docenza in Storia della filosofia (1958) e insegna, dal 1963 al 1974, Filosofia morale e Storia della filosofia medievale all’Università di Perugia. Passa quindi all’Università di Roma “La Sapienza”, dove insegna Storia della filosofia e, nel 1982, all’Università di Roma “Tor Vergata”, dove torna a occupare la cattedra di Filosofia morale. In questi anni insegna anche “Antropologia filosofica” alla Libera Università Maria SS. Assunta (LUMSA) di Roma, dove è stato anche Rettore. Gli anni romani sono segnati dalla partecipazione al Consiglio di Amministrazione della Rai, sotto la presidenza di Paolo Grassi, oltre che da un impegno assiduo in vari comitati editoriali, come la rivista Studium, e organismi scientifici, come l’Accademia di Studi italo-tedeschi di Merano, il Centro di Studi Filosofici di Gallarate, la Società Filosofica Italiana, della quale è stato Presidente.

Il suo straordinario magistero filosofico, animato da una singolare attitudine a tenere insieme il rigore della ricerca e la passione dell’insegnamento, e accreditato da ricchissima produzione, continuata fino agli ultimi anni di vita, è un’eredità che con questa prima iniziativa editoriale intendiamo riconoscere e approfondire, riproporre e condividere. Nei giorni 17 e 18 novembre, a pochi mesi dalla morte, abbiamo promosso un convegno articolato in tre sessioni, collocate nelle tre sedi universitarie nelle quali Rigobello ha insegnato più a lungo: Perugia, Roma Tor Vergata e Roma LUMSA. Il convegno ha conseguito, per la quantità delle adesioni e la qualità degli interventi, un risultato degno di questo esito editoriale, reso possibile grazie alla disponibilità della Rivista Studium, con la quale Rigobello aveva un legame in qualche modo preferenziale.

I testi che presentiamo, opportunamente selezionati e integrati, rappresentano il primo contributo organico di ricognizione, analisi e approfondimento dell’opera di Rigobello, incentrato sul rapporto tra ricerca e testimonianza, che rappresenta una chiave ermeneutica fondamentale del suo pensiero. I tre grandi ambiti tematici che sono stati privilegiati (Trascendentale e mondo della vita; Interiorità e persona; In dialogo con il pensiero contemporaneo) disegnano le coordinate essenziali di una ricerca in cui il tema della persona svolge in un certo senso una funzione di collegamento unificante fra le indagini sui limiti del trascendentale e l’approccio al mondo della vita morale, da un lato, e il dialogo costante con il pensiero contemporaneo, dall’altro. Il quadro è integrato da una sezione che ospita alcune preziose testimonianze personali sulla figura di Rigobello e si completa con una rassegna bibliografica di tutti i suoi scritti.

Ci auguriamo che questi testi possano contribuire a far conoscere il pensiero e la testimonianza spirituale e filosofica di Rigobello, con l’intento non solo di onorarne la memoria ma anche di suscitare ricerche ed esplorazioni ulteriori. È questo il modo migliore di riconoscere l’attualità e la fecondità delle domande grandi che ci ha affidato, mettendo in pratica un pensiero che gli era molto caro: “Il nostro rapporto con gli altri deve sempre farci essere un interrogativo per loro”.

 

Luigi ALICI, Onorato GRASSI, Giovanni SALMERI, Carlo VINTI

INDICE

I. Trascendentale e mondo della vita
- Enrico Berti, Origini del pensiero di Armando Rigobello
- Carlo Vinti, L’insegnamento, la ricerca, la vita accademica
- Antonio Pieretti, I limiti del trascendentale
- Massimo Borghesi, La dialettica tra struttura e significato
- Furia Valori, Armando Rigobello e le Lezioni di Filosofia morale. I Modelli storiografici di educazione morale
- Luigi Alici, Persona e vita morale
- Aurelio Rizzacasa, Persona, trascendentale e mondo della vita nel pensiero di Armando Rigobello
- Marco Buzzoni, La ricerca filosofica e le scienze
- Lino Conti, La scienza è “il futuro della filosofia, il suo esito consequenziale”?
- Luca Alici, Quando l’astensione è impegno. Rigobello, Socrate e la paideia politica

II. Persona e interpretazione
- Marco Ivaldo (Università Federico II di Napoli), L'apriori ermeneutico
- Giuseppe Patella, La metafora dà a pensare. Vico e il pensare poetico
- Gaetano Mollo, Persona e saggezza
- Iolanda Poma, Autenticità di un pensiero relazionale
- Michele Amadò, Il dottorato come allargamento della razionalità
- Lorella Congiunti, Armando Rigobello e la "seconda lettura" dei testi tomisti sulla persona

III. In dialogo con il pensiero contemporaneo
- Dario Antiseri, Il confronto con l’ermeneutica del ‘900
- Elisa Buzzi, Alla scoperta della filosofia americana
- Tommaso Valentini, "Ermeneutica della persona" e "antropologia della sproporzione": Rigobello lettore di Paul Ricoeur
- Calogero Caltagirone, Armando Rigobello e le indagini sullo spiritualismo francese
- Paolo Nepi, La filosofia “tra la miseria e il sole”
- Giuseppe Crivella, La carezza della Sfinge. Rigobello lettore di Camus
- Onorato Grassi, Gli ultimi scritti

IV. Testimonianze
- Edoardo Mirri, Armando Rigobello. Un amico un maestro
- Mario Martini, L’amicizia e il dovere della fedeltà
- Fausto Santeusanio, Il ricordo di un amico medico
- Giovanni Salmeri, Un'idea di Università
- Francesco Bonini, Armando Rigobello alla Lumsa

 Appendice
- Bibliografia scientifica di Armando Rigobello (1924-2016), a cura di Matteo De Boni e Tommaso Valentini

Armando Rigobello, la filosofia come testimonianza,
a cura di Luigi Alici, Onorato Grassi, Giovanni Salmeri, Carlo Vinti, 
Studium”, 113,5 (sett./ott. 2017), pp. 687-695

I CONFLITTI di valore nello spazio PUBBLICO

Il volume raccoglie i risultati del VII “Colloquio di etica” (Macerata, 19-20 ottobre 2016), il quadro delle questioni affrontate e discusse nei Colloqui precedenti si amplia ulteriormente. Dopo una prima fase, dominata da temi di etica della cura, l’attenzione si è andata progressivamente spostando dalla sfera dei “rapporti corti” a quella dei “rapporti lunghi”, dove le forme dell’abitare e la cura dei conflitti disegnano nuovi e complessi scenari problematici. In tale ampliamento di prospettiva, questo libro intende misurarsi con almeno due paradossi, che oggi sembrano pesare sul presente e sul futuro della convivenza: da un lato, il paradosso dei valori, per un verso intesi come orizzonti di senso alti e moralmente vincolanti, grazie ai quali si plasma il vissuto personale e collettivo (per questo invocati come fonte di ethos condiviso e argine alla logica del più forte), per altro verso ritenuti addirittura un ostacolo sulla via di una coesistenza pacifica; da un altro lato, il paradosso dello spazio pubblico, tradizionalmente considerato come il crocevia aperto e inclusivo in cui prossimità e distanza, “rapporti corti” e “rapporti lunghi” possono trovare un punto di equilibrio nel riconoscimento di un bene che accomuna, e oggi al contrario sospettato di essere ormai un incubatore di conflitti insanabili.

Tali conflitti sono per molti versi una variabile fisiologica nelle crisi congiunturali delle moderne società democratiche, ma possono di fatto degenerare, trasformandosi nell’anticamera di una ostilità dilagante e persino cavalcata da poteri più o meno invisibili, se l’etica pubblica si dichiara per principio incapace di riconoscerli, giudicarli e ordinarli, e se la politica rinuncia a governarli di conseguenza. Il dibattito intorno alla nozione di “spazio pubblico” viene da lontano e nasce da domande che hanno trovato nel pensiero moderno spesso risposte solo parziali e ambivalenti; l’epoca contemporanea si trova a dover gestire tali risposte in molti casi come una eredità ingombrante e tuttavia ineludibile. Molte questioni intorno alla genesi, alla natura, alla “tenuta” civile e istituzionale del “pubblico” si addensano, in effetti, proprio intorno al punto di d’intersezione fra il perimetro del privato e quello del pubblico.

INDICE

Luigi Alici, Invito alla lettura

 I. Valori e conflitti

P. Bojanic, Violenza e convivenza. Atti sociali, atti non-sociali (nichtsoziale Akte), azioni negative e a-sociali

G. Fraisse , Genealogia dell’emancipazione

L. Eusebi,  La colpa e la pena: ripensare la giustizia

F. Falappa, Conflitto e dialogo tra le culture del mondo: una riflessione a partire  da Karl Jaspers

S. Pierosara, Sfera privata e autonomia personale: valori assoluti o relativi?

P. Monti, Conflitti morali ed etica della riconciliazione: fra deliberazione e danno

 

II. Prossimità e comunità

F. Botturi, Globalizzazione e istanza di comunità

F. Stoppa, La funzione civile delle istituzioni nella rigenerazione dello spazio pubblico

S. Veluti, An-arché. Note sull’origine plurale dell’agire nel pensiero di R. Schürmann

S. Grigoletto, Spunti per il superamento del conflitto di valori a partire dal concetto di prossimità

F. Porcheddu, Ripensare il confine. Passando per Nancy

L. ALICI (a cura di), I conflitti di valore nello spazio pubblico. Tra prossimità e distanza,

"Percorsi di etica - Colloqui, 15",

Aracne, Roma 2017, pp. 161, € 15.

Maurizio MIGLIORI, PLATONE

Questo testo non è il riassunto del vasto lavoro di ricostruzione del pensiero platonico già proposto da Migliori ne Il disordine ordinato. La filosofia dialettica di Platone. 2 vv., Morcelliana, Brescia 2013; si tratta di un’opera diversa anche se ovviamente si muove nello stesso orizzonte interpretativo: con i dialoghi il filosofo ateniese non vuole tanto insegnare la sua filosofia quanto spingere il lettore a “farla”; per questo, come egli stesso afferma nel Fedro, scrive nella forma del “gioco”, cioè delle allusioni e provocazioni che quasi costringono il lettore filosofo a pensare per “andare avanti”.

Il testo è diverso in primo luogo per la forma: una sequenza classica (cfr. Indice) di tutti gli aspetti della filosofia dell’Ateniese; per illustrare tale lettura ogni capitolo presenta una o più “appendici” che affrontano analiticamente un aspetto specifico della trattazione. Inoltre, la (relativa) brevità del testo consente di cogliere in modo più facile e diretto il senso di questa ricostruzione del pensiero di Platone. Emerge così con nettezza un filosofo che ha una visione sistemica del reale, un metafisico consapevole dei limiti umani, quindi impegnato in una ricerca della verità che non è mai la Verità assoluta riservata alla Divinità. I filosofi, “amici della divinità”, realizzano una scienza “umana” che, mescolando varie forme di conoscenza, le parole con la matematica, l’opinione vera con momenti di pura intuizione intellettiva, tenta di conoscere e capire il nostro mondo. Questo, però, non ha il proprio fondamento in sé, ma in altro, in una realtà superiore, quella delle Idee e dei Principi primi. Il filosofo è quindi costretto a muoversi su diversi terreni, da quello metafisico a quello cosmologico, ordinato dal Demiurgo, a quello etico-politico, in cui l’individuo deve sforzarsi di controllare un disordine largamente prevalente.

In secondo luogo, qui Migliori sottolinea maggiormente la caratteristica multifocale dell’analisi platonica. Il filosofo, pur muovendosi nell’ambito di un ben chiaro “sistema”, propone una lettura molto articolata del reale, il che porta ad escludere una conoscenza realizzata con procedimenti unilaterali. La realtà che egli ricostruisce è dinamica e non statica, basata sulla coppia agire-patire e determinata da una polarità originaria, ben “allusa” dalla coppia di dialoghi Filebo-Timeo, che consentono di ricostruire il quadro del sistema platonico. Platone tematizza la uni-moltiplicità di ogni realtà, che da un lato costituisce un misto, un “disordine ordinato”, dall’altro risulta inserita in un complesso gioco di relazioni, un insegnamento tratto dai sofisti e rimodulato in modo da contrapporsi all’esito relativistico della seconda sofistica.

Infine, questo testo è persino più completo del volume “maggiore”, con una trattazione della retorica e dell’arte, trascurate per ovvie ragioni di spazio nell’altro testo. C’è anche un capitolo sulla storia degli effetti, dove Migliori, analizzate le varie tendenze che si sono confrontate nella lettura dei dialoghi platonici, valorizza la scuola di Tubinga-Milano cui si collega direttamente tutto il lavoro fatto sui sofisti, su Platone e su Aristotele nella nostra università, il che gli consente di proporre come dizione adeguata di questo lungo ciclo di studi, iniziato in Germania alla metà del secolo scorso, “Scuola di Tubinga-Milano-Macerata”.

 

Indice

Presentazione

I. Biografia
1. I dati della vita
2. Le vicende siracusane
Appendice: La Lettera settima

II. Il problema della scrittura filosofica
1. Come scrive Platone,
2. I dialoghi,
3. Una visione polivoca del reale
4. Conclusione
Appendice 1: Il Fedro
Appendice
2: Alcuni esempi di “giochi”

III. Una conoscenza molto articolata
1. La ricerca della verità
2. La conoscenza del nostro mondo
3. Le forme conoscitive
4. Il problema dell’errore e del falso
5. Un’osservazione finale sui limiti delle parole
Appendice 1: Il contributo epistemologico della Lettera settima 342a-345C
Appendice 2: La conoscenza assoluta (Fedone 64A-67B)

 IV. Dialettica e mondo delle Idee
1. La filosofia di Platone
2. Valore, aporie e natura delle Idee
3. La dialettica delle Idee
Appendice: Valore e limite della dialettica dell’essere

V. La metafisica: il processo ontogonico
1. Agire e patire a fondamento della realtà
2. La realtà come misto
3. Il Principio del disordine
4. L’Uno-Bene-Misura
Appendice: L’itinerario verso il Bene nella Repubblica

VI. La metafisica. Il processo cosmogonico
1. La causa efficiente divina nel Filebo
2. Il ruolo del Demiurgo nel Timeo
3. La figura demiurgica in altri dialoghi
4. La cosmologia del Timeo
5. Conclusione
Appendice 1: Lo stretto nesso tra Filebo e Timeo
Appendice 2: Il mito del Politico (268E-274E)

VII. Il problema dell’anima
1. Unità e polivalenza dell’essere umano
2. La natura tripartita e unitaria dell’anima
3. L’immortalità dell’anima
Appendice 1: L’invenzione greca del concetto di anima,
Appendice 2: L’anima del mondo, 203

VIII. La filosofia della prassi: l’etica
1. Premessa
2. La virtù
3. Le diverse virtù
4. Il piacere e la sua necessità
5. Una vita buona e felice
Appendice: La metretica

IX. La filosofia della prassi: la politica
1. La politica, cura dell’anima e della polis
2. Unità e molteplicità della polis
3. La politica umana: la legge
4. La politica umana: l’uomo politico
5. La politica platonica: una società unita, ordinata e felice
Appendice: L’aporia del filosofo,

X. La Retorica, l’arte e la poesia
1. La retorica
2. L’arte e la poesia,

Concetti chiave
Storia degli effetti
Bibliografia

Maurizio MIGLIORI, Platone, Els La Scuola, Brescia 2017, pp. 333, € 18

Fabiola FALAPPA, Per una ermeneutica della STORIA

Il disordine del mondo è crescente. Guerre, terrorismi, migrazioni forzate, razzismi, fanatismi, sconvolgimento del clima e degli equilibri della natura, economia della precarietà e della miseria per gran parte dell’umanità. Perciò molti credono che la storia non abbia senso. Questo libro va nella direzione opposta, argomentando l’idea per cui la storia ha un senso profondo. Si tratta di imparare a riconoscerlo e a vivere di conseguenza. Questo è impossibile senza ritrovare, però, le ragioni valide della speranza.
Il grande testimone dell’intelligenza della speranza nella filosofia contemporanea è Ernst Bloch. Egli ha proposto un’interpretazione della storia fondata su un’ontologia pensata secondo quel codice materno dove la materia non è caso e necessità insensata, ma generatività, capacità di dare alla luce forme di vita che sfidano la morte. Sperare in modo critico e responsabile è come seguire una luce che restituisce la vista agli accecati dal conformismo e l’udito ai sordi per indifferenza. Bloch illustra i fattori che promuovono un simile cammino personale e collettivo, sino a mostrare che l’esistenza di ognuno ha a che fare con l’eterno, con un nucleo per ora solo germinale di vita piena che un giorno potrebbe dispiegarsi in una società completamente rinnovata. Non è un paradiso in terra, né il frutto di una provvidenza, semmai è l’esito del risveglio delle coscienze e delle comunità.
Al centro della riflessione non ci sono previsioni sull’avvenire o esortazioni all’ottimismo, ma lo studio della forza metafisica, politica e quotidiana della speranza vissuta come saggezza, azione e forma solidale di esistenza. Questo volume è un’esplorazione rigorosa nel pensiero di Ernst Bloch, un viaggio che infine conduce a noi stessi: alla responsabilità di scegliere tra una vita degna e la disperazione.



INDICE

Abbreviazioni

Introduzione: Ernst Bloch, il filosofo degli orizzonti

Cap. I. Il viaggio dell’homo absconditus
1. Futurità: il senso nell’utopia
2. Il divino terrestre
3. La coscienza anticipante
4. Il senso storico della rivelazione cristiana
5. Il divenire del mondo naturale

Cap. II. La storia tra il nulla e l’eterno
1. Il codice materno dell’ontologia
2. Non c’è cammino senza orizzonte
3. La materia mater
4. Un’ermeneutica escatologica

Cap. III. Bloch in prospettiva: una guida nel cammino
1. L’opera blochiana nella filosofia ebraica contemporanea
2. Il confronto dei teologi cristiani con Bloch
3. Un’ermeneutica della resistenza e del riscatto

Conclusione

Bibliografia

Fabiola FALAPPA, Per una ermeneutica della storia. Ontologia e speranza nel pensiero di Ernst Bloch, FrancoAngeli, Milano 2017, pp. 182, € 24

Carla CANULLO, Il chiasmo della TRADUZIONE

Due questioni guidano questo libro che affronta la traduzione dal punto di vista della filosofia: la prima questione, se sia possibile dire come accade la traduzione al di là delle numerose formulazioni che di questa sono state proposte in filosofia e nelle diverse teorie che la riguardano. La seconda questione: senza ignorare mai che tradurre non è soltanto motivo filosofico e che è innanzitutto questione di linguisti, traduttori, interpreti, che cosa accade per la traduzione stessa quando è affrontata anche in filosofia? E che cosa, reciprocamente, essa aggiunge e dà alla filosofia? A queste domande il volume risponde attraverso il chiasmo della traduzione, ossia quell’incrocio di metafora e verità che, restando distinte, in essa convergono. Ipotesi verificata per comprendere perché, quando si traduce, dei cambiamenti accadono e degli ampliamenti delle lingue e delle culture diventano attestabili.

 Indice

 

Premessa

Capitolo primo. Tradurre
1. Dove si pone la questione 
a- Un momento ermeneutico della ragione?
b-  L’ermeneutica dopo la koinè
2. Una duplice de-regionalizzazione, ovvero: l’ampliamento dell’ermeneutica e della traduzione
3. Interpretazione e traduzione
4. Atque nihil grece dictum est, quod latine dici non possit!
5. Dalla traduzione come paradigma alla Veranschaulichung metaforale
6. Il senso di un percorso

Capitolo secondo. Nel labirinto della traduzione: il polemos traduttivo

1. Dal conflitto delle traduzioni al conflitto della traduzione
2. Un contatto senza chiasmo: teoremi per la traduzione vs poetica della traduzione
3. I contrasti dell’equivalenza
4. Intraducibile – cuore polemico della traduzione
5. Dentro il labirinto: politiche ed etiche della traduzione
a- Altro in altro: tradurre la Bibbia
b- Etiche e politiche della traduzione
6. Wiederholung della traduzione: il polemos inaggirabile
7. All’incrocio del testo: la traduzione
8. Il senso di un percorso

Capitolo terzo. Chi traduce?

1. Dove si pone la questione del chiasmo?
2. Chi si pone
3. Chi si traduce: identità oikologica e (è) identità tradotta
4. Ospitalità e inospitalità della traduzione
a – L’ospitalità e la fortuna della traduzione – L’Europa secondo Paul Ricœur
b- Antoine Berman e la Bildung tedesca
c- Davanti all’Europa: l’umanesimo rinascimentale
d- Proprio/Improprio
5. Chi intraducibile
6. Il chiasmo perduto?

Capitolo quarto. Metafora e verità. Il chiasmo della traduzione 

1. Il chiasmo si pone
2. Ripetizioni della verità
- La verità in effetti: Jacques Derrida
3. L’altro termine del chiasmo, la metafora
a- Ripetizioni della metafora
b- Effetti della ripetizione
c- L’effettività della metafora
4. I due termini del chiasmo, insieme
5. Il chiasmo della traduzione: metafora e verità – in effetti
6. Possibilità di una traduzione rivelativa

Verso il concreto
Bibliografia
Indice dei nomi

IL LIBRO:

Carla CANULLO, Il chiasmo della traduzione: metafora e verità, Mimesis, Milano - Udine 2017, pp. 270

AGOSTINO, Il libro della PACE. La città di DIO, XIX

Il sacco di Roma del 24 agosto del 410 è una specie di ”11 settembre” del mondo antico, che scatena una dura reazione anticristiana: “Abbiamo i barbari in casa, non è tempo di amore”. Dalla sede vescovile di Ippona, Agostino raccoglie la sfida e scrive La città di Dio, ponendo al centro della storia le vicende di due città, intese proprio come due modi opposti di vivere l’amore.

In questo affresco grandioso, il libro XIX brilla di luce propria. Al centro è il primato della pace come “tranquillità dell’ordine”, che disegna un percorso di straordinario interesse e attualità: il dibattito intorno al sommo bene, in cui s’incontrano la ricerca filosofica e il riconoscimento della fragilità umana, si apre al rapporto tra amore e giustizia, da cui dipende la concordia civile nella convivenza storica dei popoli.

Nasce da qui la “doppia cittadinanza” del cristiano, in un difficile equilibrio tra eternità e tempo, tra universalismo evangelico e pluralismo delle culture, mentre credenti e non credenti possono trovare nella pace un orizzonte comune di incontro, dialogo e collaborazione in un mondo diviso.

INDICE

 

Luigi Alici, Quando la pace si dice in molti sensi. Introduzione

1. L’11 settembre del mondo antico
2. La città di Dio: un’idea che viene da lontano
3. «Magnum opus et arduum»
4. Il libro XIX
5. Il messaggio di Agostino
5.1. Fede e ricerca
5.2. L’essere e il bene
5.3. Concordia e vita sociale
5.4. Giustizia e amore
5.5. La “doppia cittadinanza” del cristiano

Bibliografia - Avvertenza                                                                                                                 

 

Agostino, La città di Dio, Libro XIX


I. Il sommo bene: la ricerca dei filosofi in un mondo fragile    
1.1. Il sommo bene e il sommo male - 1.2. La mappa elaborata da Varrone - 1.3. Le preferenze di Varrone - 2. La riduzione a tre scuole filosofiche - 3.1. Il sommo bene nell’uomo - 3.2. Vita umana e vita sociale - 4.1. Sommo bene e vita eterna - 4.2. Fragilità del bene nella vita mortale - 4.3. La virtù della temperanza - 4.4. Le virtù della prudenza, della giustizia e della fortezza - 4.5. I filosofi e l’infelicità della vita5. Conflittualità nella casa - 6. Fallibilità della giustizia nella città - 7. Un mondo diviso dalle lingue e dalle guerre - 8. Fragilità dell’amicizia - 9. Amicizia degli angeli o inganno dei demoni?

 

II. L’ordine della pace: nella creazione 
e nella storia umana                          
10. La pace nella vita mortale - 11. La pace nella vita eterna - 12.1. La pace come aspirazione universale - 12.2. La pace iniqua dei malvagi - 12.3. La pace relativa dei corpi - 13.1. La pace come tranquillità dell’ordine - 13.2. La natura e il bene - 14. L’amore della pace - 15. Schiavitù e peccato - 16. La pace nella casa - 17. La pace terrena e le due città - 18. Le certezze della città di Dio - 19. Tra otium e negotium - 20. La pace eterna e perfetta

III. Amore e giustizia: la concordia nella comunità politica e il compimento 
della pace
21.1. La “cosa pubblica” secondo Cicerone - 21.2. La “cosa pubblica” tra giustizia e ingiustizia - 22. L’unico, vero Dio - 23.1. Porfirio: l’oltraggio di Apollo a Cristo - 23.2. Porfirio: l’oltraggio di Ecate ai cristiani - 23.3. Un attacco inaccettabile alla fede cristiana - 23.4. Assurdità del politeismo - 23. 5. Il vero sacrificio - 24. La “cosa pubblica” e il primato della concordia - 25. Vere virtù e vera religione - 26. La pace comune alle due città - 27. Pace e beatitudine come sommo bene - 28. Conflittualità e infelicità come sommo male

Indice dei nomi                                                                                                         
Indice dei concetti                                                                                                 

Agostino, Il libro della pace. La città di Dio, XIX, a cura di Luigi Alici, ELS La Scuola, Brescia 2018, pp. 234

Per la rinascita di un PENSIERO CRITICO contemporaneo. Il contributo degli antichi

Il volume, pubblicato grazie all’accordo di tre università (Chieti-Pescara, Macerata e Verona) e che raccoglie venti contributi di autori sia italiani sia stranieri, prende le mosse da una costatazione di fondo: la situazione contemporanea è intrinsecamente complessa e caratterizzata da rapidi e continui mutamenti, dati che spesso mettono in crisi le nostre capacità di analisi.

“Crisi” è dunque parola centrale, in quanto allude sì alla radicale trasformazione di uno stato di cose, ma indica anche le operazioni di “discernimento”, “distinzione”, “valutazione” e “conservazione della parte buona” che l’istanza critica, propria del pensiero razionale, deve mettere in atto di fronte al proprio disorientamento, allo scopo di ideare soluzioni praticabili.

Eppure c’è oggi «un silenzio che urla: quello degli intellettuali che hanno del tutto rinunciato al loro ruolo» (p. 166). Il che è paradossale: all’incalzare di domande sempre più complesse si risponde imboccando i vicoli ciechi e semplificatori dell’“arbitrio relativistico”, da una parte, e delle “certezze filosofico-fideistiche”, dall’altra.

Contrastare tale disimpegno del pensiero, attraverso la moltiplicazione di riflessioni condivise, risulta dunque necessario. Qui sta il senso di questo volume, che si pone in dialogo con i pensatori classici sfruttando anche le loro riflessioni “per la rinascita di un pensiero critico contemporaneo”. Si tratta di una scelta affatto banale: il pensiero antico ha sviluppato una visione molto articolata del reale, polivalente e meno dogmatica di quella moderna, producendo una ricchezza di proposte metodologiche, che, come mostrano nel dettaglio gli interventi nel volume, può essere utilmente ripensata per orientarsi in una società in trasformazione.

 Indice

Presentazione
Francesca Eustacchi

Attualità del dialogo socratico? In margine al Socrate democratico di Martha Nussbaum
Linda M. Napolitano Valditara

Cura di sé, cura degli altri
Carla Danani

Why to Get Involved in Ancient Philosophy Nowadays? Philosophy, History of Philosophy and Ancient Thought
Marcelo D. Boeri

Un Eraclito meno oscuro: Heidegger e l’apparire del divino
Massimo Marassi

La nascita del pensiero critico: la lotta per la verità nella Grecia del V secolo a.C.
Giovanni Giorgini

Superare conservando: critica e valorizzazione platonica dell’ottica relazione dei sofisti
Francesca Eustacchi

La condivisione dei piaceri e dei dolori tiene unita la città. La critica della poesia nella Repubblica e nelle Leggi di Platone
Luc Brisson

Conoscere attraverso immagini nel Fedone
Ivana Costa

Le cose “isolate” dell’arte. La salvezza dell’io
tra primato della prassi e catastrofe estetica in Platone

Massimo Donà

Platone: Accettare la verità implica fatica e coscienza dei limiti
Maurizio Migliori

A Critical Approach to Moral and Political Theory:
The Case of Plato’s Republic

Jakub Jinek

Critical Theory and Hedonism: The Central Role
of Aristippus of Kyrene for Theodor W. Adorno’s Thought

Manuel Knoll

Felicità e scholê nel pensiero etico-politico di Aristotele

R. Loredana Cardullo

Aristotele e la krisis
Arianna Fermani

I “percorsi” della fisica di Aristotele:
il metodo come strumento critico

Lucia Palpacelli

Lezioni aristoteliche di democrazia
Maria Michela Sassi

Tra dialettica e retorica. Un’eredità aristotelica
Francesco Valagussa

Etica, situazione, estetica.
I limiti della norma in Platone, Aristotele, Plotino

Salvatore Lavecchia

Il presente ricordato o forse sognato.
il déjà vu di Antiferonte di Oreo tra Bergson e Aristotele

Giulio A. Lucchetta

La crisi negli occhi degli antichi
Erika Elia, Erika Nuti

IL LIBRO

F. Eustacchi-M. Migliori (a cura di), Per la rinascita di un pensiero critico contemporaneo. Il contributo degli antichi, Mimesis, Milano 2017, pp. 323, ISBN 978-88-5754-618-6, € 24.

Benedetta GIOVANOLA, Giustizia sociale

Che cos’è la giustizia sociale? Quali sono i suoi scopi? Un’equa distribuzione? La promozione dell’eguaglianza e del riconoscimento reciproco?

Le risposte a tali interrogativi cruciali si organizzano oggi intorno a due filoni principali: l’egualitarismo della sorte, elaborato da pensatori come Ronald Dworkin, Gerald A. Cohen, Richard Arneson, e l’approccio socio-relazionale, sviluppato tra gli altri da Elizabeth Anderson, Samuel Scheffler e Johnatan Wolff. Se il primo filone sviluppa una concezione di giustizia sociale come giustizia distributiva, integrando la preoccupazione per l’eguaglianza con la considerazione della responsabilità individuale, per il secondo è centrale l’eguaglianza intesa nel senso delle relazioni tra persone, così come l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione e dominio – temi che mostrano affinità con le teorie del riconoscimento, le politiche della differenza e le riflessioni sul non-dominio.

Attraverso l’analisi critica dei due approcci e la disamina dei loro punti di forza ma anche di debolezza, il volume propone una nuova prospettiva, volta a superare il riduzionismo che caratterizza la riflessione contemporanea e a tenere insieme aspetti distributivi e aspetti relazionali, così come dimensione istituzionale e dimensione sociale della giustizia.

La prospettiva proposta nel volume viene articolata a partire dalla nozione di rispetto, di cui vengono messe a fuoco sia le dimensioni di eguaglianza – ampiamente riconosciute nella discussione filosofica contemporanea – sia le dimensioni di diseguaglianza, spesso trascurate. Elaborando una vera e propria tassonomia del rispetto e declinandola sul piano etico-normativo e socio-politico, il volume mostra che il rispetto non è solo un ideale astratto, ma può davvero promuovere la giustizia, dandole forma nelle concrete pratiche sociali e istituzionali.

INDICE

Introduzione

I. Giustizia sociale, eguaglianza e diseguaglianza

1. Alle origini del discorso sulla giustizia sociale
2. Rawls e la giustizia come equità
3. Le alternative alla giustizia come equità
4. Giustizia sociale ed egualitarismo liberale
5. Le questioni aperte
6. I fondamenti della giustizia e dell’eguaglianza
7. Giustizia distributiva o giustizia sociale?

II. Giustizia sociale e responsabilità

1. Da Rawls all’egualitarismo della sorte
2. Sorte bruta, sorte opzionale ed eguaglianza
3. Responsabilità individuale e giustizia sociale
4. Responsabilità collettiva e giustizia sociale
5. Oltre l’egualitarismo della sorte

III. Giustizia sociale ed eguaglianza socio-relazionale

1. Eguaglianza morale, sociale e politica
2. Giustizia sociale e trattamento da eguali
3. Riconoscimento, differenza, dominio
4. Oltre l’egualitarismo socio-relazionale

IV. Giustizia sociale e rispetto

1. Rispetto ed egualitarismo
2. Rispetto eguale e rispetto diseguale
3. Rispetto, istituzioni e relazioni
4. Rispetto di sé e rispetto degli altri
5. Le dimensioni della giustizia sociale

Conclusioni

Indice dei nomi

IL LIBRO

B. GIOVANOLA, Giustizia sociale. Eguaglianza e rispetto nelle società diseguali, Il Mulino, Bologna 2018, pp. 215, € 21.

 

 

Massimiliano MARINELLI (cur.), Persone che curano

Il volume, che riprende il tema di un convegno promosso dall'Associazione "L'amore donato Onlus", una vera tavola rotonda sulla cura, tenta di mettere a colloquio la medicina con la filosofia, la psicologia con le scienze sociali e altri campi del sapere con l'irruenza materiale delle storie di ferite e sofferenze che interpellano tutti i  professionisti della salute, e non solo.

È l'inizio di un discorso interdisciplinare, allo scopo di rafforzare l'idea della centralità della cura nei rapporti tra il cittadino e il sistema sanitario. Il libro è il risultato dell'approfondimento di tale colloquio e intende mettersi a servizio di tutte le "persone che curano", per cercare di intraprendere un percorso comune.

La pubblicazione nasce nell'ambito del Master di I° livello in Medicina narrativa, comunicazione ed etica della cura, frutto di collaborazione fra la Facoltà di Medicina dell'Università politecnica delle Marche e il Dipartimento di Studi umanistici dell'Università di Macerata

INDICE

Invito alla lettura
Massimiliano MARINELLI

Sentirsi a casa
Rosana BERARDI

Il primato della cura
Fabrizio VOLPINI

Il filo rosso
Elena IMPERIO

Curare le ferite, prendersi cura delle persone
Luigi ALICI

Persone che curano: al mio guardino ancora non l'ho detto
Maurizio MERCURI

La cura nei servizi sociali e la comprensione dei bisogni di cura
France De FELICE

Medicina Narrativa, comunicazione ed etica della cura
Massimiliano MARINELLI

IL LIBRO

M. MARINELLI (a cura di), Persone che curano, Aracne, Roma 2017, pp. 180. € 15

InfinitaMente. Lettera a uno STUDENTE sull'UNIVERSITA'

Complessità della conoscenza e specializzazione dei saperi sono una sfida, nell’epoca della globalizzazione, anche per l’università: comunità e istituzione deludente e magnifica, impegnata pubblicamente nel compito di trasformare una vocazione in una professione, sulla linea di frontiera fra scienza e saggezza, tradizione e innovazione, autonomia e responsabilità.
Il libro, concepito come una lettera rivolta a uno studente o una studentessa non troppo immaginari, suggerisce un percorso tra il serio e l’ironico, intrecciando biografia e riflessione, attraverso cinque verbi fondamentali (incontrare, comprendere, ricercare, comunicare, generare), nel segno di un pensiero critico e di un’apertura d’orizzonti, sempre in bilico tra domande grandi e risposte piccole.
InfinitaMente.


INDICE
I. Incontro
II. Università, voce del verbo…
    1. Incontrare
    2. Comprendere
    3. Ricercare
    4. Comunicare
    5. Generare
III. Saluto
Appendice / Tra Universitas e Mutiversity. Dove comincia il futuro.

 

L. Alici, InfinitaMente. Lettera a uno studente sull’università, Eum, Macerata, pp. 126, € 9.

Le frontiere dell'ERMENEUTICA

Questo volume raccoglie gli atti del convegno internazionale svoltosi presso l’Università di Macerata il 27 aprile 2018, organizzato dalla cattedra di Filosofia Teoretica. Si tratta di testi che hanno un loro profilo autonomo e che, nel contempo, rispecchiano il comune confronto con il filo conduttore del tema del convegno. Studiosi di diverso orientamento - come Gerardo Cunico, Serge Latouche, Gilbert Hottois, Enrico Guglielminetti, Enrico Calamai, Roberto Mancini e Fabiola Falappa - hanno cercato di delineare, ciascuno dalla sua prospettiva, una riflessione polifonica sui compiti della filosofia ermeneutica dinanzi alle contraddizioni della società globale. In quanto esercizio di una ricerca per cui pensare è interpretare, e interpretare significa ascoltare e discernere, l’ermeneutica è protesa al dialogo tra i popoli. Oggi l’umanità è preda di una forte spinta alla disgregazione. Per mettere in circolo la forza di un antidoto bisogna rafforzare la capacità della cultura di fare da specchio alla società. Si tratta di prendere coscienza di come possiamo orientare meglio la storia di tutti. L’ermeneutica è il cuore di questa consapevolezza e questo libro può introdurci a un pensiero che ci permetta di trasformare le frontiere: da barriere a luoghi di incontro.

INDICE

Introduzione. Frontiere aperte: la filosofia in cammino verso un mondo comune (Roberto Mancini)

Ermeneutica utopica: il futuro tra globalità e prossimità (Gerardo Cunico)

L’impostura della modernità. Una riflessione attraverso l’opera di Jean Baudrillard e al di là (Serge Latouche)

Dalla fenomenologia-ermeneutica al transumanesimo (Gilbert Hottois)

Fine della distribuzione? Tra ermeneutica e politica (Enrico Guglielminetti)

Strategie eliminazioniste nella contemporaneità occidentale (Enrico Calamai)

L’ermeneutica esistenziale nell’età globalizzata (Fabiola Falappa)


R. Mancini, F. Falappa (a cura di), Le frontiere dell’ermeneutica. Interpretare la società globale, Castelvecchi editore, Roma 2018, pp.118

La DIFFERENZA antropologica

I contributi presentati nel volume consentono di apprezzare i modi con i quali l’eccezionalità umana è stata messa al centro della riflessione filosofica (Angelo Campodonico). Per validare l’efficacia di una simile proposta riflessiva si è cercato di saggiare alcuni interpreti, cominciando da Aristotele (Arianna Fermani), che, nel corso delle diverse epoche hanno messo a fuoco proprio il confronto tra umano e animale. Anche ripartendo dalle ricerche antropologiche contemporanee si è riconosciuta (Giovanni Grandi) in alcuni autori l’esigenza di mettere a fuoco, in maniera più pertinente e con un serrato confronto con i testi, il nucleo portante della riflessione filosofica di Tommaso d’Aquino.

Un contributo decisivo viene anche dalla riflessione moderna che ha saputo mantenere salda un’attenzione nei confronti del posizionamento e della centralità dell’uomo (Iolanda Poma). Il confronto con la ricerca antropologica, come esposto nel mio saggio, rappresenta un momento significativo per comprendere il modo con il quale i diversi autori della ricerca antropologica contemporanea hanno declinato la questione della peculiarità dell’umano, nel suo confronto con tutte le altre sfere degli esseri viventi. Il quadro contemporaneo offre un panorama pressoché inesauribile di proposte tra le quali occupa un posto di primo piano anche il lavoro di Paul Ricoeur (Greta Mancini), anche in riferimento alla sua proposta di un’anthropologie de l’homme capable.

 

INDICE

Introduzione (Donatella Pagliacci)                         

L’eccezionalità umana (Angelo Campodonico)                    

“Fatti non foste a viver come bruti” (Arianna Fermani)

Sulla “differenza antropologica” (Giovanni Grandi)

Luoghi della differenza (Iolanda Poma)

Identità e differenza antropologica  (Donatella Pagliacci)

Identità, differenza, narrazione, memoria (Greta Mancini)

D. Pagliacci (ed.), La differenza antropologica, Aracne, Roma 2018, pp. 156.

ISBN978-88-255-1935-8,  € 13.

Sergio LABATE, La virtù DEMOCRATICA

Che le democrazie moderne siano in crisi, è una delle tesi più ripetute e più vuote del nostro tempo. Queste pagine non vogliono negarne l’evidenza, ma cercare di fare un passo oltre .

La democrazia, infatti, non è la causa di tutti i mali. Essa è piuttosto diventata il capro espiatorio contro cui scaricare una insofferenza diffusa: quella delle élites verso il consenso delle masse e quella delle classi disagiate nei confronti della politica  in cui non riconoscono più un orizzonte di emancipazione ma uno strumento di legittimazione delle diseguaglianze.

Si tratta allora, contro questa paradossale sintonia tra elitismo e populismo, di tornare a pensare i pregi della democrazia rappresentativa, riconoscendo che essa non è solo parte del problema ma è soprattutto parte della soluzione.

Per ritrovare il senso della democrazia, è però necessario riconoscerne le ambiguità originarie e, soprattutto, non cedere alla tentazione di immaginare che le sue debolezze attuali siano fondate soltanto su difetti funzionali. La crisi costitutiva della democrazia è piuttosto connessa alla sua vita intima e profonda: il suo rapporto con la verità, il modo in cui sulla scena politica vengono rappresentate le virtù civili, il legame spezzato tra governanti e governati.  È attraverso un’ecologia applicata a questa vita intima della democrazia che possiamo rigenerare alcune parole che appaiono ormai consumate: la necessità politica della rappresentanza, l’ideale regolativo del consenso, il mito politico del popolo. 

È questo l’obiettivo finale del libro. Proporre un piccolo esercizio di rigenerazione delle parole per tornare a credere che la democrazia non sia ciò da cui liberarci ma ciò che, con tutti i suoi limiti, può ancora salvarci.

 Indice

  • Introduzione
  • Cap.1: La Repubblica dei filosofi. Politica e verità
  • Cap.2: Le due caverne. Appunti per una pedagogia del consenso
  • Cap.3: Robespierre. Della virtù e della democrazia
  • Cap.4: Marx. Della plebe
  • Riferimenti

Sergio Labate, La virtù democratica. Un rimedio al populismo, Salerno Editrice, Roma 2019, pp. 99, € 9,90

 

 

 

 

 

 

Roberto MANCINI, La fragilità dello SPIRITO

Il mondo globalizzato ha una sua struttura logica che bisogna saper leggere criticamente. Essa ha portato alla costruzione di una società dell’astrazione, dove i valori vivi e concreti (persone, animali, piante, relazioni) sono sacrificati a sistemi di potere che li riducono a strumenti e che automatizzano le procedure di sottomissione dei viventi. A riguardo la filosofia di Hegel ha tuttora molto da insegnare perché egli è il primo a diagnosticare il sorgere del regime dell’astrazione nella modernità. La critica dell’alienazione poi sviluppata da Marx ha la sua radice nella critica delle logiche sociali astratte svolta da Hegel stesso.

Questo libro apre una via d’accesso al suo pensiero, considerando anzitutto gli scritti giovanili e poi la Fenomenologia dello Spirito e la Scienza della logica, le due opere che più indagano la dialettica tra logica astratta e “Spirito” (Geist). Tale termine designa in Hegel la concretezza dell’identità tra verità e vita. Ciò che le religioni chiamano “Dio” per lui è lo Spirito, ossia il Pensiero vivente e universale. La Fenomenologia dello Spirito apre a chi ne percorre le pagine l’esperienza del viaggio del Geist attraverso le figure epocali che costituiscono le tappe della sua maturazione storica e dello sviluppo della coscienza umana. Si sperimenta così la possibilità di una comprensione per scene che di volta in volta fa emergere sia la tendenza della razionalità all’astrazione disgregatrice, sia la sua forza di guarigione in virtù della libertà dello Spirito di tornare a sé. Nell’analisi della Scienza della logica si coglie come la tendenza entropica all’astrazione che si assolutizza sia insita già nell’Idea, dunque nella condizione primigenia dello Spirito, e non sia semplicemente dovuta all’inadeguatezza della ragione umana.

Mentre l’esposizione manualistica della filosofia hegeliana la vede incentrata sull’idea di uno Spirito Assoluto trionfante nel mondo, qui si evidenzia che tale stereotipo è infondato. Dai testi considerati emergono non solo la libertà e la forza generativa del Geist, ma anche la sua fragilità, dato che è esposto, proprio come noi e la natura, all’eventualità che l’astrazione fine a se stessa prenda il sopravvento. Se ciò accade la vita intera perde la sua integrità spirituale e viene sottomessa alle logiche del potere. In questa rilettura delle opere hegeliane affiora, inattesa, una contraddizione tra società e storia, nel senso che la società moderna si affida alla razionalità astratta tipica del potere, mentre per Hegel la storia del proprio tempo sta pervenendo ormai all’età della pienezza della verità.  

Seguendo la critica della modernità, più che il tentativo hegeliano di prefigurare una superiore riconciliazione, il libro mostra come il filosofo tedesco ci insegni a diagnosticare lo stesso pericolo che oggi investe la società, nel suo disordine strutturale dovuto all’interazione tra cinque sistemi di potere globale: il mercato dell’economia finanziarizzata, la tecnocrazia, l’apparato dei media, la rete delle burocrazie, il sistema bellico della geopolitica. La logica di tali sistemi è la stessa dell’astrazione disgregatrice criticata da Hegel. Il testo spiega inoltre come da lui ci vengano alcune indicazioni preziose per riprendere il cammino verso una forma di società liberata, dove i viventi siano riconosciuti e rispettati.

 Indice

Abbreviazioni

Introduzione

Cap. I. Pensare con la vita
1. Il proprio tempo disappreso in concetti
2. La società dell’astrazione
3. Un mondo sospeso
4. Le fonti del pensiero hegeliano
5. Lo scandalo dell’amore
6. La scoperta dell’identità assoluta

Cap. II. La “Fenomenologia dello Spirito”: diagnosi e terapia della modernità
1. In viaggio nella verità
2. Un’autobiografia speculativa
3. Il sogno dello Spirito
4. Come nasce la libertà
5. La compensazione religiosa
6. L’età della ragione
7. Tra follia romantica e astrazione sociale

Cap. III. La “Scienza della logica”: dialettica dell’Idea e genesi dell’astrazion
1. La storia dell’Idea
2. Logica e storia
3. L’essere come apertura
4. Strada senza sbocco
5. Il vero inizio della libertà
6. Dalla quantità alla misura
7. Nel regno del concetto

Conclusione

Bibliografia
a) Opere di Hegel
b) Letteratura critica
c) Letture del mondo globale

 

IL LIBRO

Roberto MANCINI, La fragilità dello Spirito. Leggere Hegel per comprendere il mondo globale, FrancoAngeli, Milano 2019, pp. 258

 

Arianna FERMANI, ARISTOTELE e l'infinità del male

Questo saggio, che costituisce un tentativo di fornire un piccolo contributo a «penetrare il mistero che forse più di ogni altro tiene svegli di notte i filosofi, cioè il mistero dell’unde malum (“da dove viene il male?”)», contiene, nel titolo, una evidente allusione alla fondamentale opera di Hannah Arendt: La banalità del male. Perché se è vero che «il male è qualcosa di inevitabile (κακόν τι ἀναγκαῖον)», come ricorda Aristotele nelle Confutazioni Sofistiche, d’altro canto si deve dire che esso è anche -e soprattutto- “infinito”. E non solo perché, come afferma sempre il Filosofo, «un essere umano malvagio potrebbe fare infinitamente più male di una bestia» (Etica NicomacheaVII, 6, 1150 a 7-8), ma anche per la ragione più specifica che «si può sbagliare in molti modi (infatti il male ha la caratteristica dell’illimitato, come avevano intuìto i Pitagorici)» (Etica Nicomachea II, 6, 1106 b 28-30).

Ma forse la prima cosa che viene in mente, quando si pensa al “male”, è che «di un argomento così nessuno si occupa quasi più. Ci si occupa sempre dei ‘beni’ (possibilmente economici) e dei ‘mali’ (possibilmente di salute). Eppure, bene e male - come parole assolute - sono forse le parole più note tra gli esseri umani» (C. Vigna, Bene e Male, in C. Vigna-S. Zanardo, Etica di frontiera. Nuove forme del bene e del male, Vita e Pensiero, Milano 2008, pp. 61-83, p. 61). D’altra parte il male è ciò che ci caratterizza costitutivamente, in quanto esseri umani: «il male non è un'aggiunta accidentale alla storia dell'umanità, di cui ci si potrebbe sbarazzare facilmente: esso è legato alla nostra stessa identità; per eliminarlo bisognerebbe cambiare specie» (T. Todorov, Mémoire du mal, Tentation du bien, Editions Robert Laffont, Paris 2000; trad. it. R. Rossi, Memoria del male, tentazione del bene, Garzanti, Milano 2001, p. 340).

Il male, però - e con esso (fosse solo implicitamente) anche il bene - visto che «si tratta di due parole che possono essere capite solo se sono tenute insieme» («Divise l’una dall’altra, perdono la forza originaria che le caratterizza» (Vigna, Bene e Male…, p. 61) - necessita di essere in molti modi ripensato. E di essere ripensato proprio a partire dai Greci e dal modo in cui essi hanno percepito, vissuto e chiamato il male in tutte le sue articolazioni e in tutte le sue variabili. Peraltro, sebbene tale tema sia diventato un tema “specifico” d’indagine solo a partire dalla tarda antichità, esso può essere considerato indubbiamente e a pieno titolo un tema filosofico “classico”.

INDICE

Premessa
Ringraziamenti     

Introduzione        

Prima parte: Grammatica del male
Primo capitolo: Il male morale e le sue articolazioni 
Secondo capitolo: I nomi del male morale

Seconda parte: Forme del “male patito”    
Primo capitolo: Il male di cui non si è chiamati a rispondere: il “male patito”, tra sorte e involontarietà 
Secondo capitolo: L’inevitabilità del male che capita: il dolore e i suoi profili
Terzo capitolo: Passioni cattive che fanno male       

Terza parte: Forme del “male compiuto”
Primo capitolo: “Essere privi di spina dorsale”: la debolezza e le sue articolazioni
Secondo capitolo: Quando l’anima “viene fatta a pezzi”: l’incontinenza tra piacere, dolore e pentimento
Terzo capitolo: Che vuol dire “sbagliare”? Il male compiuto, tra errore e falsità 
Quarto capitolo: Il male morale alla massima potenza: il vizio 
Quinto capitolo: Il male che fa orrore: violenze, crimini, omicidi

Conclusioni
Glossario   
Bibliografia
Appendice  

IL LIBRO

Arianna FERMANI, Aristotele e l'infinità del male. Patimenti, vizi e debolezze degli esseri umani, Morcelliana, Brescia 2019, pp. 357

Roberto MANCINI, UTOPIA

Il libro propone una riflessione sulla pertinenza dell’utopia rispetto all’esistenza umana e alla vita della società in una stagione storica chiaramente antiutopica, depressa, pervasa dal risentimento e dalla tendenza alla disgregazione, nevroticamente persa nell’evocazione di un “cambiamento” illusorio.

L’utopia autentica promuove invece la trasformazione liberatrice della vita comune. Anzitutto è uno spirito che dà profondità alla nostra prospettiva sul tempo storico. È lo spirito che consente di guardare verso una trasfigurazione della realtà, per adesso non data e non visibile, che nondimeno preme per attuarsi e potrà effettivamente avere il suo luogo nella storia. Ha a che fare, più che con la fantasia proiettata verso l’irreale e più che con la futurologia che pretende di prevedere l’avvenire, con l’immaginazione profetica e politica. Tale immaginazione “vede”, prima ancora che sia visibile, il bene che potrà essere. Avere il respiro dell’utopia è avere il senso della meta, saper aspirare alla riuscita della nostra speranza migliore, che è sempre la speranza per tutti, la speranza per la terra, la speranza di salvezza non piegata all’egoismo del mero “salvarsi l’anima”. In un contesto epocale come quello attuale è indispensabile ritrovare lo spirito dell’utopia, il che comporta di tornare ad ascoltare (o di scoprire) il desiderio più profondo che abbiamo nel cuore.

D’altra parte l’utopia tende a prendere la forma di un progetto di vita, di società, di liberazione da quanto ci opprime. Non è affatto detto che il progetto si risolva in mera ideologia, poiché un vero progetto è così arioso da accogliere l’originalità, le speranze, le esperienze di molti senza omologarle e nel contempo è così orientativo da ispirare passi congruenti per la sua realizzazione senza cadere nell’equivocità e nella dispersione. Un progetto simile motiva singoli e gruppi ad assumere un atteggiamento di servizio, a collaborare, a cercare di essere fecondi: esso esprime la visione che prefigura e anticipa la meta per cui vale la pena di impegnarsi.

Tuttavia l’utopia non è solo uno spirito, una sensibilità, un’intelligenza lungimirante, una capacità di immaginare il bene per adesso latente, un progetto. Nel contempo l’utopia è un modo d’essere. Il mondo è un divenire che tra mille contraddizioni e regressioni non smette di essere un viaggio verso la propria trasfigurazione in comunione. L’essere umano è una creatura utopica perché non è ancora in pari con se stesso, non è uno ma due: è ciò che è e ciò che potrà essere; il suo vero luogo non è tutto nella sua situazione attuale ma va cercato nel futuro. Quel futuro che, però, è molto più che una quantità di tempo ulteriore, perché in realtà è futuro qualitativo, vita vera, bene concreto. Il percorso del libro esplora tutti questi significati, esponendo nell’ultima parte le ragioni dell’utopia cristiana, che si radicano nell’esperienza rivelativa del profetismo biblico.

Indice

 1. Tra utopia ed entropia

2. La globalizzazione del potere

3. Per una fondazione etica della società

4. Utopia e profezia: la novità di Gesù

5. La filialità rimossa

6. Trasformare l’esistenza e la società

 

IL LIBRO

Roberto MANCINI, Utopia. Dall’ideologia del cambiamento all’esperienza della liberazione, Verona, Gabrielli editori, 2019

Juri MEDA, I «Monumenta Italiae Paedagogica»

Il presente volume mira a ricostruire la storia dell’ambizioso progetto editoriale dei Monumenta Italiae Paedagogica cui tra il 1886 e il 1956 si dedicarono – seppur con approcci estremamente differenti –pedagogisti del calibro di Luigi Credaro, Giuseppe Lombardo Radice e Giovanni Calò, intenzionati a definire il «canone pedagogico nazionale», ossia il complesso delle opere educative alle quali la comunità pedagogica italiana riconosceva un valore esemplare, ritenendole pertanto degne di essere trasmesse e conosciute. La definizione di questo canone, infatti, alla quale tra la fine dell’800 e la prima metà del ’900 si sarebbero dedicati anche altri intellettuali, era finalizzata a consolidare nel corpo magistrale la coscienza di una tradizione educativa squisitamente italiana e a contribuire – attraverso di essa – a quegli stessi processi di nation building che i futuri maestri avevano il compito di attuare all’interno della scuola italiana, trasmettendo alle nuove generazioni i valori fondanti della ritrovata coscienza nazionale. L’autore – sulla scorta di una ricca e variegata documentazione, in larga parte inedita – approfondisce i molteplici aspetti di questa complessa operazione culturale, che fu effettivamente avviata tra il 1940 e il 1950 da Giovanni Calò prima presso la Reale Accademia d’Italia e poi presso l’Accademia Nazionale dei Lincei, pur non arrivando mai a vedere la luce.

Juri Meda è professore associato presso l’Università degli Studi di Macerata, dove insegna Storia della pedagogia e Storia della scuola e delle istituzioni educative. È membro del comitato scientifico di riviste italiane e straniere. Ha pubblicato numerose monografie, saggi e articoli, la maggior parte dei quali dedicati ai processi di nazionalizzazione dell’infanzia in età contemporanea; più recentemente ha orientato i propri studi verso la cultura materiale della scuola e la storia dei processi economici connessi allo sviluppo della scolarizzazione di massa. Il suo ultimo lavoro è: Mezzi di educazione di massa. Saggi di storia della cultura materiale della scuola tra XIX e XX secolo (FrancoAngeli, 2016).

Indice 

p. 5

 

Prefazione di Roberto Sani

p. 9

 

Indice delle abbreviazioni

p. 13

 

Introduzione

p. 15

 

Capitolo 1. I pròdromi dei Monumenta Italiae Paedagogica

p. 23

 

1.1. I Monumenta Germaniae Paedagogica di Karl Kehrbach: il modello tedesco

p. 23

1.2. I Monumenta Italiae Paedagogica di Romeo Taverni (1882-1886) 

p. 31

1.3. Giovanni Battista Gerini e la riscoperta della «tradizione pedagogica nazionale» (1896-1910)

p. 38

1.4. I Monumenta Italiae Paedagogica di Luigi Credaro (1896-1908)

 

p. 48

1.5. Verso una nuova storia della pedagogia: la “scuola storica” credariana (1909-1919)

p. 62

1.6. Giuseppe Lombardo Radice e la collana «Pedagogisti ed educatori antichi e moderni» (1910-1916), ovvero l’alternativa neoidealistica ai Monumenta

p. 80

 

Capitolo 2. I Monumenta Italiae Paedagogica di Giovanni Calò: genesi e preparazione di un progetto editoriale (1914-1940)

 

p. 97

 

2.1. Giovanni Calò e la prima esplicitazione del progetto (1914)

p. 97

2.2. «Una fucina di lavoro per l’illustrazione storica della scuola italiana»: il Museo didattico nazionale di Firenze (1925-1929)

 

p. 103

2.3. La presentazione del primo progetto alla Reale Accademia dei Lincei (1933)

p. 108

2.4. La nascita del Museo Nazionale della Scuola e la momentanea marginalizzazione di Giovanni Calò (1937-1941)

 

p. 113

2.5. L’attività della Commissione per la storia della filosofia e della pedagogia del Centro studi sul Rinascimento di Firenze (1939-1942)

 

p. 124

 

Capitolo 3. I Monumenta Italiae Paedagogica di Giovanni Calò: ascesa e fallimento di un progetto editoriale (1940-1956)

p. 133

 

 

3.1. La presentazione del secondo progetto alla Reale Accademia d’Italia (1940)

p. 133

3.2. L’approvazione del piano di pubblicazione dei Monumenta Italiae Paedagogica (1941)

p. 154

3.3. La nomina della Commissione per la pubblicazione dei Monumenta Italiae Paedagogica e la revisione del piano della pubblicazione (1941-1942)

 

p. 164

3.4. La dichiarazione di «edizione nazionale», l’accordo con la casa editrice CEDAM e l’interruzione forzata a causa della guerra (1943-1944)

 

p. 187

3.5. Il riassorbimento del progetto da parte dell’Accademia Nazionale dei Lincei e il suo definitivo naufragio (1944-1956)

p. 203

 

 

Appendice documentaria

p. 227

 

 

Indice dei nomi

p. 277

IL LIBRO

Juri Meda, I «Monumenta Italiae Paedagogica» e la costruzione del canone pedagogico nazionale (1886-1956), FrancoAngeli, Milano 2019, pp. 294

Paolo GODANI, Sul PIACERE che manca

Questo libro nasce dalla sensazione che noi, abitanti non pacificati delle società contemporanee, manchiamo di qualcosa di fondamentale: il piacere. Di un piacere che non ha niente a che fare con l’estasi sfrenata o con certe tristi feste dei nostri tempi, e molto invece con la fruizione gioiosa dell’esistenza. Questo piacere (di cui si dirà cercando di far risuonare le parole antiche del suo maestro, Epicuro) ci manca perché siamo assoggettati, forse come mai prima d’ora, a una macchina produttiva che fa del desiderio, dell’ambizione, dell’ansia di riconoscimento, il suo eterno motore. La distruzione di questa macchina sociale non avverrà certo in teoria, ma la teoria può contribuire a identificare almeno i dispositivi, al contempo psicologici e sociali, che ci tolgono la forza di resisterle. Il contributo che questo libro cerca di dare è duplice: innanzitutto, si tratterà di formulare una critica del desiderio e del suo uso politico; poi, di mostrare in quali modi il piacere possa risultare un antidoto potente contro l’asservimento al desiderio messo al lavoro.

Indice:

Premessa 7

1. Dallo stato di cose presente 11

2. Blanda voluptas 26

3. Désir 45

4. Hedoné 58

5. God 82

6. Il piacere della carne 96

7. Scholè 107

8. Ridere e filosofare insieme 124

9. Plebeia vestis 138

Postilla 150

Abbreviazioni e bibliografia 152


IL LIBRO

Paolo Godani, Sul piacere che manca. Etica del desiderio e spirito del capitalismo, DeriveApprodi, Roma 2019, pp. 160

Accogliere la CARNE / Anthropologica, Annuario 2018

Nel saggio in cui introduce un volume di Esprit interamente dedicato al tema della sessualità, Paul Ricoeur scrive: «Perché dedicare un numero di Esprit alla sessualità piuttosto che all’amore? Non è forse l’amore il termine che raccoglie tutto, il polo attrattivo, il movente spirituale? Certamente, ma la sessualità è il luogo di tutte le difficoltà, dei tentennamenti, dei vicoli ciechi, dei pericoli, dello scacco e della gioia». Sulla scia di domande che consegnano la non esauribilità di questo tema e sollecitati dalle questioni esplosive e problematiche che arrivano dalla stretta attualità, potrebbe essere importante dedicare un numero alla questione della sessualità oggi per provare a toglierla dalla caduta nell’insignificanza e rompere il muro di timidezze.

In tal senso sarebbe interessante sviluppare il tema in modo che il punto di vista antropologico sia la linea direttiva, capace di includere altre discipline e interrogarle su precise questioni. Il tema della sessualità è centrale oggi. In esso sembrano condensarsi, addirittura intensificarsi, le patologie della relazione. Esso potrebbe considerarsi come una sorta di lente di ingrandimento per sondare lo stato di salute dei rapporti privati, ma anche, più di quanto potrebbe sembrare a prima vista, i mutamenti di quelli pubblici. L’interesse nei confronti della sessualità è dunque relativo al suo “parlare d’altro”, “essere sintomo di” e, al contempo, al suo “parlare di per sé”, alla centralità che tale sfera riveste per l’umano, essendo luogo che promette futuro, soglia e coincidenza di intimità ed esposizione. Forse proprio quest’ambivalenza è traccia dello statuto della sessualità in quanto capace di dar conto del reale e di essere insieme carica di simboli e significati ulteriori.

Per questo appare oggi necessario indagare meccanismi sociali, politici e storici, ma anche filosofici, religiosi e scientifici, che rendano evidente tale densità di significati: gli slittamenti che essa ha subito nella coscienza individuale e collettiva (exterior); la valenza enigmatica, liberante e insieme alienante, che continua ad avere a livello intrapersonale (interior); la possibilità di coglierne, oltre ogni tentativo riduzionistico, il potenziale di autentica apertura alla trascendenza (superior). Filo rosso dell’indagine potrebbe essere proprio questo “intensivo” della relazione che è la sessualità e che nelle tre dimensioni indagate non fa che riproporre il paradosso della coincidenza tra massima intimità e massima esposizione: in una parola, la vulnerabilità.

Si dovrebbe così delineare un itinerario che, muovendo dal paradosso “dipendenza-indipendenza” – attraverso il quale analizzare patologie e mutamenti della sessualità come ennesima manifestazione della contorsione tra esaltazione dell’indipendenza e corrispettiva caduta in nuove dipendenze – e “giocando” sulle tre coordinate exterior-interior-superior, guarda alla sessualità come luogo rivelativo della soglia tra intimità ed esposizione che è propria della condizione umana e occasione per riconoscerne il proprio e il rinvio ad altro da sé.

Sommario

Introduzione

Parte prima – EXTERIOR: gli “usi” post-moderni del sesso

Parte seconda – INTERIOR: il “timore” della carne

Parte terza – SUPERIOR: la sessualità “oltre” se stessa

 

IL LIBRO

Accogliere la carne. Per una visione integrale della sessualità
Anthropologica, Annuario 2018

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