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Roberto MANCINI, Filosofia della SALVEZZA

La possibilità che la vita umana e quella del pianeta siano salve è un’urgenza storica. La società globale è imprigionata da logiche di potere che rischiano di dare corso a un sistema di autodistruzione collettiva. Questo libro propone un viaggio nella filosofia della salvezza a chi cerca un’alternativa liberante oltre la rassegnazione o il mero rimando all’aldilà. Il tema di solito è ritenuto tutt’al più oggetto di preghiera. Ma non viene assunto come questione per il pensiero. Nel testo esso è approfondito nei suoi molteplici significati, riferibili non solo alla sopravvivenza, ma anche alla salvezza interiore, esistenziale, etica ed escatologica. Viene così chiarito come passi dall’idea di salvezza l’accesso per riconoscere sia la verità e il senso della vita, sia il valore del cammino dell’umanità come comunità solidale.

Nell’approccio filosofico adottato nel testo si cerca in primo luogo di delineare una chiarificazione di questa idea. L’integrità del suo senso senso coimplica diversi strati semantici. Il più intuitivo si riferisce al caso in cui si ha modo di scampare a un pericolo mortale: è la salvezza fisica. C’è però un secondo significato, che va riferito alla salvezza interiore, che si delinea quando in un contesto di corruzione e di condizionamenti tendenti a disgregare la personalità, noi restiamo integri. Qui vale la salvaguardia della propria libertà e la fedeltà a se stessi. Un ulteriore significato del termine affiora nell’idea di una salvezza esistenziale personale. Essa si riferisce al bilancio del corso della biografia di una persona, quando si può dire che esso sia andato a buon fine perché si delinea il profilo di una vita riuscita, sottrattasi a quelle forze contrarie che avrebbero potuto portarla al fallimento. Se si ha modo di riconoscere che non è stata una vita sprecata o infelice, allora è legittimo dire che siamo di fronte a un caso di salvezza esistenziale. Essa consiste in una vita sensata e felice.

Particolarmente importante è il quarto significato del termine, che configura la salvezza etica. Ogni giorno, se tendiamo la mano, qualcuno prendendola può salvarsi da un destino che altrimenti lo avrebbe travolto. E altrettanto è per noi, se tendendo la mano qualcuno ci soccorre e si mette tra la nostra persona e un male che ci stava per colpire.

L’aiuto, l’accoglienza, la solidarietà, la condivisione, la responsabilità che si fa carico del bene di altri sono tutte forze di salvezza etica. A essa è legata al tempo stesso la fondamentale questione della redenzione, ossia del riscatto dalle colpe del male che facciamo agli altri. Oltre che la purificazione dei soggetti che accedono alla salvezza, qui è in gioco la possibilità che questa liberazione totale si realizzi, perché appare sensato ritenere che l’umanità non possa limitarsi a ricevere i benefici di un intervento salvifico a cui non si rende minimamente disponibile. Questo significato etico è decisivo, nella costellazione semantica del concetto di salvezza, in quanto riguarda sia la sua universalità, cioè l’inclusività della sua efficacia, sia l’esercizio attivo della dignità umana in questo dinamismo. Al senso della salvezza sono estranei l’esclusione di qualcuno, la discriminazione tra sommersi e salvati, l’egoismo del pensare solo a mettere se stessi in salvo o del salvarsi l’anima. I suoi soggetti sono legati insieme, hanno una dignità e una destinazione indivisibili, perché la perdita, o il respingimento, di qualcuno basterebbe già a dimostrare che il male non è stato ovunque sconfitto, il che è contraddittorio con la radicalità del concetto di salvezza. Come è contraddittoria l’idea di trovarsi, per così dire, a “subire” questa definitiva liberazione senza collaborare deliberatamente con la sua attuazione. È impensabile una salvezza senza redenzione, cioè senza rigenerazione dalle colpe che abbiamo per il male fatto.

Solo dopo aver considerato questi primi quattro significati essenziali (e non meramente metaforici) del termine “salvezza” si apre in maniera più pertinente il riferimento alla salvezza escatologica, che riguarda la destinazione finale di ciascuno e di tutti in una comunione definitiva, libera dalla volenza, dalla sofferenza, dalla colpa e dalla morte. In questa prospettiva si sviluppa un dialogo con alcune tra le voci principali del pensiero contemporaneo: Martin Buber, Emmanuel Levinas, Aldo Capitini, María Zambrano, Ernst Bloch, Etty Hillesum e Karl Jaspers. Dalla rielaborazione dei loro contributi, radicati di volta in volta nella fede o nell’ateismo, affiora un orizzonte teoretico inedito, che sollecita l’intelligenza di chi abbia il coraggio di desiderare il futuro agendo di conseguenza.

INDICE
Introduzione
I. Sul metodo della ricerca
II. Approssimazione al senso della salvezza
III. La libertà dal male: Martin Buber
IV. Per il bene di altri: Emmanuel Levinas
V. La realtà liberata: Aldo Capitini
VI. La fine dell'esilio: Maria Zambrano
VII. L'utopia della vita compiuta: Ernst Bloch
VIII. La presenza alla salvezza: Etty Hillesum
IXScongiurare l'autodistruzione: Karl Jaspers
Conclusione
Bibliografia
Indice dei nomi

IL LIBRO

Roberto MANCINI, Filosofia della salvezza. Percorsi di liberazione dal sistema di autodistruzione, Edizioni dell’Università di Macerata, Macerata 2019, pp. 290, 14 €

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