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GINSBORG/LABATE, Passioni e politica

Il neoliberismo governa non solo l'economia ma anche le passioni - nel consumo, nel tempo libero, nel culto del narcisismo, persino nella vita politica. Ma non sarebbe il caso di riconoscere e usare la forza delle nostre passioni per affrontare la sfida in atto?

Storicamente, la sfera della razionalità e quella delle passioni sono state spesso separate: trionfo della ragione contro debolezza del sentimento, la responsabile saggezza maschile contro l’irrazionalità femminile.

Anche la politica moderna sembra definire la propria autonomia a partire da questa scissione fondativa: la lucidità del politico consisterebbe nel governo razionale delle passioni, capace di dominarle e, soprattutto, usarle nel modo più efficace rispetto ai fini prescelti.

Possiamo riconoscere che questa scissione fondativa non si è affatto neutralizzata con la crisi (o la transizione) attuale della politica e delle sue forme. Mai come in questi anni assistiamo a un ritorno al centro della scena politica delle passioni, ma in una forma sempre passiva. La politica delle passioni consiste sempre più in un abuso delle passioni. La scienza politica sembra così individuare una svolta affettiva che consiste nell’uso sempre più oppressivo delle passioni come forme di dominio, ma sembra anche disinteressarsi alla funzione attiva delle passioni, al modo in cui esse contribuiscono ai processi di soggettivazione politica.

La tesi di questo libro è che questo disinteresse sia una delle radici della crisi attuale della politica: non è un caso che le relazioni politiche sembrano dominate dalle stesse passioni che vorrebbero combattere: un desiderio insaziabile di riconoscimento di sé, l’incapacità di ascolto, il rispecchiamento patologico. Per questo è urgente conoscere le nostre passioni per poter lavorare insieme. Senza dimenticare che le passioni sono sempre ambigue e che anche le passioni positive - la compassione, l’inclusione, l’amore - sono capaci d’inganni e insidie.

La proposta di queste pagine è che sapere qualcosa di più sulle nostre passioni può essere un modo per stabilire connessioni più solide con la vita politica e immaginare vie di uscita dalla disperazione in cui siamo: superando il drammatico divario che sembra spingere le famiglie sempre più lontane dalla sfera pubblica, che ha interdetto al lavoro la sua capacità di costruire legami sociali, che c’ha incoraggiato a perdere il nostro tempo libero nei stanchi meandri del consumo. Aver cura di questa vita affettiva può essere il primo passo per creare nuovi spazi politici dove poter stare insieme, senza dover apparire necessariamente come leader indiscussi o servi volontari o scimmie machiavelliche. Bisogna immaginare nuove forme e pratiche comuni perché la politica ridiventi qualcosa per cui appassionarci e non soltanto qualcosa da cui difenderci.

Indice

 Introduzione

  • I ragazzi davanti al cimitero di Vinca
  • La seduzione delle passioni neoliberiste

 

  1. 1.    Il dibattito sulle passioni

1.1.          La storia antica delle passioni

1.2.          Hobbes, Descartes, Spinoza

1.3.          La funzione attiva delle passioni: il femminismo

1.4.          Governare e combinare le passioni

  1. 2.    Romanticismo politico e romanticismo neoliberista

2.1.          Romanticismo politico

2.2.          Capitalismo dei consumi e romanticismo neoliberista

2.3.          La mobilitazione delle passioni

  1. 3.    La politica e le passioni, oggi

3.1.          Saggezza costituzionale

3.2.          Scimmie machiavelliche

3.3.          La dignità del politico

3.4.          La doppia crisi passionale: rappresentanza e partecipazione

3.5.          Conclusioni

  1. 4.    Le passioni familiari e la passione per lo stato

4.1 L’ambivalenza dell’amore familiare

4.2 passioni familiari e il fallimento della pedagogia repubblicana in Italia

4.3. A ritroso               

 Conclusione

Paul Ginsborg- Sergio Labate, Passioni e politica, Einaudi, Torino 2016.

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