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Omero PROIETTI e Giovanni LICATA, Il carteggio Van Gent-Tschirnhaus (1679-1690)

Il Carteggio Van Gent – Tschirnhaus (1679-1690), Storia, Cronistoria, contesto dell’editio posthuma spinoziana ruota attorno a nove lettere di Pieter van Gent a Ehrenfried Walther von Tschirnhaus, le quali rappresentano un frammento residuo di una più ampia corrispondenza iniziata nel 1675 e conclusasi nel 1690. Pubblicate per la prima volta nel 1911 da Curt Reinhardt, sono state ora riedite, tradotte e commentate da Omero Proietti e Giovanni Licata. Pieter van Gent, nato nel 1640 e morto tra il 1693 e il 1694, ha avuto un importante ruolo nel mondo culturale di Amsterdam nella seconda metà del XVII secolo come copista, redattore e traduttore. Intellettuale con costanti difficoltà economiche ma con grandi ambizioni scientifiche e filosofiche, viveva insegnando latino ai giovani e collaborando con i principali editori di Amsterdam, quali ad esempio Jan Rieuwertsz I e II, e Albertus Magnus. Ad esempio, è lui ad aver copiato le lettere matematiche di Tschirnhaus del 1675-1676, a lui va ricondotta la traduzione in nederlandese di alcune opere anticattoliche (tra le quali si può citare l’Historisch- und politische Beschreibung der geistlichen Monarchie des Stuhls zu Rom, pubblicata nel 1679 sotto pseudonimo dal giurista e filosofo Samuel von Pufendorf) e, benché l’opinione comune tenda ad attribuire a Glazemaker le traduzioni di due inediti cartesiani, precisamente le Regulae ad directionem ingenii e la Recherche de la vérité par la lumière naturelle, alcuni elementi inducono a ritenere che l’edizione nederlandese di queste due opere vada attribuita proprio a van Gent.

Van Gent, ancora una volta per il suo ruolo di copista e redattore, è anche una figura centrale nella storia editoriale degli Opera Posthuma spinoziani, pubblicati da Jan Rieuwertsz nel 1677. Ed è proprio in relazione a questa storia editoriale che la pubblicazione del carteggio tra van Gent e Tschirnahus acquista un’importanza fondamentale. Infatti, benché sia stato pressoché ignorato fino ad oggi dagli studi spinoziani, in esso si possono trovare molti elementi utili a tal riguardo. A partire da questi i due autori del volume hanno elaborato un’accurata e attendibile ricostruzione della storia dei manoscritti spinoziani, dalla morte del filosofo olandese fino alla pubblicazione dei B. d. S. Opera Posthuma. Da questa ricostruzione emergono, tra gli altri, due risultati di grande importanza. In primo luogo si sfata una lunga tradizione, tanto forte quanto infondata, che da una parte vede in Lodewijk Meijer il medico che ha assistito Spinoza negli ultimi giorni di vita, dall’altra ritiene che i manoscritti spinoziani siano stati spediti da Van der Spyck a Rieuwertsz all’indomani della morte del filosofo o che siano stati consegnati direttamente da Spinoza a Meijer poco prima della sua morte. Al contrario, partendo da alcuni elementi presenti nel carteggio, in particolare nella prima lettera di van Gent a Tschirnhaus, e prendendo in considerazione il carteggio tra Tschirnhaus e Leibniz, quello tra Schuller e Leibniz, la biografia spinoziana di Colerus e l’atto notarile riguardante un primo sommario catalogo dei beni spinoziani, nel volume si ricostruisce come in realtà sia stato Georg Hermann Schuller ad aver assistito Spinoza negli ultimi giorni della sua vita: è lui, alla morte del filosofo, ad aver preso possesso dei manoscritti spinoziani e dei pochi oggetti di valore appartenuti a Spinoza. Inoltre, si mostra come i manoscritti non siano stati immediatamente consegnati a Rieuwertsz per la pubblicazione: infatti, in un primo momento, Schuller ha tentato di vendere a Leibniz il manoscritto dell’Ethica e solo in seguito, fallito questo tentativo, li ha consegnati a Rieuwertsz, dando così inizio al lavoro che terminerà con la loro pubblicazione.

L’altro risultato, derivante dal carteggio e dalla ricostruzione storica elaborata dagli autori attorno ad esso, consiste nel riconoscere Pieter van Gent come una delle figure centrali nell’operazione editoriale che ha portato alla pubblicazione delle opere spinoziane. Infatti, pur rimanendo Meijer la mente che ha guidato la redazione e la stampa dell’editio posthuma, il quale è anche colui che ha concepito il latino della prefazione e della traduzione delle lettere nederlandesi spinoziane, tuttavia si possono affermare due cose: da una parte, che è stato van Gent ad aver approntato una prima bella copia dei manoscritti spinoziani (per non nominare il fatto che è di van Gent anche il manoscritto dell’Etica spinoziana privo di frontespizio recentemente ritrovato tra i manoscritti della Biblioteca Apostolica Vaticana); dall’altra, che in fase di stampa il corpus rappresentato dalla prefazione e da quelle lettere tradotte dal nederlandese è stato a sua volta ricopiato, corretto e redatto per gli stampatori proprio da van Gent. Quest’ultima affermazione si basa su di un delicato e complicato lavoro filologico di incrocio tra diversi testi, non tutti ancora digitalizzati, e nell’opera è supportata da un gruppo di novanta voci analizzate criticamente in base al latino di Meijer, di van Gent e quello più propriamente spinoziano. Un piccolo campione ritenuto significativo dagli autori, incipit di un’analisi che dovrà essere continuata e approfondita.

Il volume è stato suddiviso dagli autori in tre parti, di cui la prima e la terza sono a loro volta divise in capitoli. Nel primo capitolo della prima parte gli autori ricostruiscono il profilo storico ed intellettuale di Pieter van Gent, offrendo una biografia dell’autore (ricostruita sulla base degli epistolari e dei documenti a disposizione) e una breve ricostruzione della sua ideologia e dei suoi interessi scientifici. In particolare viene sottolineato il ruolo da lui rivestito di copista, redattore e traduttore in opere quali le lettere matematiche di Tschirnhaus, la Medicina mentis e la Medicina Corporis dello stesso, gli Opera Posthuma spinoziani (e con ogni probabilità anche i Nagelate schriften spinoziani), gli inediti cartesiani e le traduzioni anticattoliche degli anni 1682-1683. Nel secondo capitolo, invece, si inizia la ricostruzione della storia dei manoscritti spinoziani e della loro pubblicazione, sottolineando dapprima il ruolo finora misconosciuto di Schuller e poi il ruolo rivestito da van Gent. Tale ricostruzione viene completata nel terzo capitolo, dove si approfondisce l’importanza di Meijer e dello stesso van Gent nella redazione e pubblicazione delle opere spinoziane, e dove si offrono le novanta voci volte a mostrare le contaminazioni, dal punto di vista stilistico e terminologico, apportate da questi due personaggi in alcuni luoghi dell’opera spinoziana.

La seconda parte del volume è centrata attorno alle nove lettere di van Gent a Tschirnhaus, tradotte in italiano e accompagnate sia dal testo a fronte dell’originale latino, sia da un vasto ed esauriente commentario volto ad elucidare i passi delle lettere, il contesto storico in cui sono state scritte, gli autori e i fatti storici in esse citati, ecc.

La terza parte, divisa anch’essa come la prima in tre capitoli, rappresenta un’ottima esposizione delle fonti e delle testimonianze che hanno permesso la ricostruzione sia del carteggio, sia della genesi e del contesto dell’editio posthuma spinoziana. Nel primo capitolo si inseriscono le nove lettere già commentate in un contesto storico più ampio, attingendo ai carteggi tra Tschirnhaus e Huygens, tra Tschirnhaus e Leibniz e tra van Gent e Huygens, nonché a parte del carteggio tschirnhausiano ancora inedito con Block, Dresscher e Pauli. In tal modo gli autori hanno cercato di delimitare e ricostruire il numero ben più elevato di lettere che hanno costituito l’intero epistolario tra Tschirnhaus e van Gent, tentando di sopperire ai vuoti cronologici e di spiegare i nessi concettuali mancanti. Nel secondo capitolo si integra tale documentazione con le lettere di Schuller, Tschirnhus e Mohr facenti parte dell’epistolario leibniziano, in modo da giustificare quanto si era già sostenuto nella prima parte del volume e riconfermare il profilo di Schuller presentato in precedenza. Infine, nel terzo capitolo si offre un censimento delle opere pubblicate da Jan Rieuwertsz I e II, censimento importante sia per una migliore comprensione di van Gent, in quanto quest’ultimo ha collaborato per diversi anni con Jan Rieuwertsz I e aveva perciò costante accesso alla sua libreria, sia in generale per chiunque si approcci agli studi spinoziani. Infatti, citando le parole degli autori, “poiché Spinoza, fin dagli anni cinquanta, ha senz’altro frequentato la libreria ‘t Martelaarsboek («Il libro dei Martiri»), il catalogo di Rieuwertsz 1644-1676 si può considerare un appendice della biblioteca spinoziana”. Inoltre, nel medesimo capitolo sotto la voce strumenti di lavoro, vengono offerti alcuni cataloghi bibliografici e alcuni dizionari biografici utili per tutti coloro che studiano o hanno intenzione di studiare autori nederlandesi del XVII secolo.

Per completare il quadro dell’opera è necessario citare da ultimo, ma non per questo meno importante, sia l’appendice iconografica, nella quale, tra le altre cose, sono riportati diversi frontespizi di opere pubblicate in Olanda in quegli anni, sia le quasi sessanta pagine di bibliografia ragionata, nella quale si possono trovare le bibliografie, e gli studi a loro dedicati, di tutti gli autori citati o presupposti all’interno del carteggio, delle note e degli appendici: tale bibliografia rappresenta un utile strumento di lavoro per qualsiasi studioso che si occupi di storia della filosofia.

Omero Proietti e Giovanni Licata, Il carteggio Van Gent-Tschirnhaus (1679-1690): storia, cronistoria, contesto dell'editio posthuma spinoziana, Eum, Macerata 2013, pp. 632.


Francesco QUATRINI

inAteneo

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