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POLANYI - PROSCH, Significato

Il volume Significato (Meaning) costituisce la traduzione in lingua italiana dell’ultima opera, pubblicata nel 1975, da Michael Polanyi, con la collaborazione di Harry Prosch, pubblicata grazie alla cura di Carlo Vinti

In Significato, Polanyi, un anno prima di morire, riprende la sua teoria della conoscenza tacita, ampliando il discorso dall’ambito epistemologico ad altri ambiti della cultura umana come l’arte, il mito e l’esperienza religiosa. La teoria della conoscenza personale che Polanyi aveva già sviluppato in numerose opere, tra le quali ricordiamo Personal Knowledge del 1958, The Tacit Dimention del 1966 e Knowing and Being del 1974, diviene in Meaning teoria del significato.

Il fine dell’opera è quello di analizzare i diversi aspetti dell’esperienza umana come realizzazione di significati. Nei primi due capitoli, vengono descritti il ruolo e le caratteristiche del pensiero “post-critico” e di una conoscenza che si rivela, in ogni ambito del sapere umano, come personale, legata a una serie di elementi taciti o sussidiari che appartengono intimamente alla persona e che permettono la costruzione di nuovi significati, sempre in relazione ad una realtà esterna che chiama costantemente l’essere umano all’impegno e alla responsabilità, all’interno di un preciso contesto storico-sociale. Al centro di ogni atto conoscitivo personale si ritrova la dialettica tra intuizione e immaginazione; in particolare l’immaginazione, in Significato, viene esaltata come quella facoltà da cui deriva il processo di significazione; tuttavia immaginare non significa creare una visione del mondo lontana dal vero, ma vuol dire coordinare la propria creatività con la sensazione di aver stabilito un contatto profondo con l’universo. All’interno di questo quadro concettuale vengono affrontati, nel capitolo terzo, alcuni grandi temi del dibattito epistemologico e filosofico odierno, come la conoscenza di altre menti, il problema mente-corpo e il problema dei termini universali.

I primi tre capitoli hanno la funzione d’introdurre il tema centrale del volume, che ritroviamo nel quarto capitolo intitolato “Dalla percezione alla metafora”. Qui viene infatti descritto il processo di significazione, distinguendo tre tipi di significati semantici: l’indicazione, la simbolizzazione e la metafora. A differenza delle indicazioni che sono definite come “egocentriche” (self-centered) poichè l’integrazione di elementi sussidiari di fronte a un’entità comprensiva avviene a partire dal soggetto che non considera gli elementi sussidiari in se stessi, le simbolizzazioni sono “egodonanti” (self-giving): il simbolo diviene “una integrazione in cui, non solo il simbolo si integra, ma anche il sé si integra nel momento in cui viene portato via dal simbolo ovvero si dona a esso” (p. 169). Un processo simile avviene anche nella metafora, in cui gli indizi sussidiari risiedono nell’esistenza individuale, la quale viene integrata all’oggetto focale della nostra attenzione, che coincide con la metafora stessa.

La distinzione tra indicazione, simbolizzazione e metafora introduce i capitoli successivi dedicati al ruolo dell’arte (capitoli 5, 6 e 7) e al ruolo del mito (capitoli 8 e 9). L’opera d’arte è descritta come un lavoro dell’immaginazione, unica facoltà capace d’integrare gli elementi sussidiari, che, uniti in una struttura significante, determinano il distacco dell’opera dall’artista, permettendo il passaggio dalla sfera individuale a quelle universale. Interessante è l’analogia che gli autori individuano tra pensiero mitico ed esperienza estetica: “La narrazione del mito è un’esperienza isolata dalle preoccupazioni quotidiane della persona che racconta, nella stessa maniera che un’opera d’arte ci isola dalle preoccupazioni del momento. Ci eleva a un momento senza tempo” (p. 236).  

L’opera d’arte, il mito e i rituali che permettono di rivivere i passaggi cruciali del mito in una dimensione comunitaria, avvicinano l’uomo alla dimensione del sacro, facendo luce su una verità che l’uomo moderno, dedito al sapere scientifico, sembra aver dimenticato: “L’origine dell’uomo è un mistero” (p. 269).

Il riconoscimento del mistero che invade l’esistenza umana chiude il capitolo sulla verità del mito e apre quello sul significato dell’esperienza religiosa, in particolare dell’esperienza religiosa cristiana. Come l’arte e il mito, la fede cristiana nella resurrezione si fonda sull’unione di elementi incompatibili, che acquistano un significato solo all’interno di una “struttura fiduciaria”. Il significato religioso va oltre le pratiche, i riti e le cerimonie e vive nella fusione di incompatibili: “Questi […] includono non solo tutte le false partenze e fermate delle nostre vite, i vicoli ciechi, le cose non finite, le questioni in sospeso, le speranze e paure incompatibili, i dolori e i piaceri, gli amori e gli odi […] ma anche quei fattori incompatibili che compongono l’atteggiamento complessivo delle nostre vite: la speranza di essere capaci di fare ciò che sappiamo di dover fare e che sappiamo di non avere il potere di fare” (p. 278).

Le riflessione sul significato della religione, nel capitolo decimo, è in stretta relazione con il tema affrontato nel capitolo seguente, nel quale gli autori descrivono la situazione dell’essere umano in un universo che è il regno dei significati. L’argomentazione è riferita alla realtà biologica e al mondo degli organismi viventi e sviluppata all’interno della teoria della stratificazione ontologica dell’universo. L’uomo pur situandosi al culmine della creazione, come persona responsabile e impegnata, non potrà mai conoscere totalmente l’universo in cui vive, né attingere in maniera immediata al suo complesso mondo interiore; la persona, scriveva Polanyi in Personal Knowledge è sulla terra con “il rischio di credere e di vivere”.

In Significato, quasi venti anni dopo Personal Knowledge, Polanyi non rinuncia all’idea di una verità che attrae profondamente l’essere umano ma che non può essere racchiusa in concetti o formule. Ciò fa sì che l’uomo rimanga costantemente aperto al significato ultimo dell’universo in cui vive, riconoscendosi parte di un preciso contesto storico-sociale.

Per realizzare il suo ruolo di creatore e portatore di significati l’uomo ha bisogno della società: è questo l’ultimo aspetto che viene preso in esame nei capitoli 12 e 13 del volume. Soltanto una società libera, fondata su un’autorità che nasce dalla collaborazione fra persone impegnate nella ricerca della verità, può garantire e incoraggiare l’agire di un uomo che pur ponendosi, attraverso il pensiero e il linguaggio, all’apice del processo evolutivo rimane un “esploratore” dei significati dell’universo.

Michael POLANYI, Harry PROSCH, Significato, introduzione, traduzione e cura di Carlo VINTI, Città Nuova, Roma 2016, pp. 366

 

 

Valentina SAVOJARDO

inAteneo

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