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Marcello LA MATINA, Note sul suono. Filosofia dei linguaggi e forme di vita

Nonostante il titolo, questo non è un libro di filosofia della musica, ma uno studio di quella enunciazione che nasce dall’atto di generazione del suono ad opera dell’esecutore. Questi, infatti, intende suonare come volesse riuscire a produrre un’esecuzione paradigmatica e originaria,  coinvolgendo anche  la sua corporeità come luogo della musica.  Ma che tipo di cose sono le opere musicali? È una domanda ontologica, perché l’esecutore does what happens, secondo una felice espressione di Elisabeth Anscombe. Non c’è, infatti, distinzione tra il suo fare e l’accadere del suono. Se suonare è un’azione intenzionale, come si configura la relazione tra l’attesa e l’avvento del suono? L’autore si è chiesto che cosa siano io e tu nell’enunciazione musicale. Come entra in gioco la soggettività, quando il corpo del suono si manifesta nello spazio logico tracciato da una prosodia? Perché sorprende sempre, quasi fosse inaspettato? Da queste domande Marcello La Matina avvia un’indagine accurata che verte su alcuni punti cruciali del nostro esperire i linguaggi, come il legame tra denotazione ed esemplificazione, fra segno e simbolo, fra Occidente e Oriente.

In questa indagine, notevole è l’apertura alla trascendenza che l’autore evidenzia nel suono musicale. Questo sembra - secondo Wittgenstein - “additare oltre” il dato del gesto e dello spartito, al di là del concettuale e dell’intenzionale. Il suono non cade sotto il concetto: è eccedenza, attesa e sorpresa, pura referenza indicale tra le persone coinvolte in esso. Di più, il suono musicale garantisce la relazione tra io e tu, è anzi  “un egli che si avvia a diventare un tu”,  fuori dalla cogitatio cartesiana.

In questo senso si stabilisce il luogo di una “liturgia” come Lebensform convocata in nome di una ragione di vita la cui origine è fuori di noi. Meglio, la musica ci porta a riconoscere che c’è qualcosa di Trascendente.  Di questo conosciamo meglio ciò che non è, piuttosto che ciò che è. L’essenza dell’assolutamente Trascendente è sempre avvolta nel mysterium. Secondo La Matina la logica aristotelica è incompatibile non soltanto con Dio e con la dimensione della persona, ma anche con le “cose” artistiche. Ogni enunciato su Dio rimane sempre inadeguato e quindi insufficiente, mentre, invece, è solo la liturgia che permette l’incontro tra persone e “cose”, tra il divino e l’umano.

Insomma, lo studio dell’enunciazione musicale diviene un eccellente strumento per evidenziare i limiti dell’approccio al linguaggio che privilegia il significato sul significante, o che riduce la proposizione all’elemento concettuale, la persona a sola ragione, mentre dimentica la corporeità e la relazionalità del significante. Anche se fosse possibile ridurre tutto al concetto, ovvero alla sola ragione tout court, con l’umiltà e l’onestà  bisognerebbe riconoscere l’Inconcettuale.

L’autore conclude l’opera ribadendo che l’uomo ha una voce che lo porta al linguaggio. Questa voce è quella della madre, quale possibilità della nostra razionalità e della nostra condizione di persone grammaticali in relazione in cui non è né pensabile né possibile la prima persona senza la seconda persona. Il suono musicale è il suono che risuona, al di là di me che lo genero. È figlio ed è madre.

Il libro è suddiviso in sette giornate che riscrivono altrettante conversazioni tenutesi tra il gennaio e il febbraio del 2013 nel modo seguente:

INDICE

Prima Giornata dove si cerca una cornice adeguata al tema e si riflette sul senso di una strana espressione coniata da G. E. M. Anscombe.

Seconda Giornata dove si tenta di spiegare la cosiddetta Entzauberung dell’Occidente come un fenomeno prospettico che scambia la causa con l’effetto.

Terza Giornata dove si ragiona sul guardare attraverso i fenomeni e si traggono conseguenze dalla forma logica di alcuni semplici enunciati.

Quarta Giornata dove si ragiona sulla natura del suono musicale e si giunge a sfiorare problemi più complessi, quali la natura e la forma della razionalità umana.

Quinta Giornata dove si indaga sul riduzionismo del significante nell’Occidente colto e si definisce lo studio dei linguaggi esemplificazionali come intersezione tra filosofia e scienze umane.

Sesta Giornata dove si tratta di campioni genuini e campioni vicari, di logiche sacrificali e si chiama in causa ancora una volta Wittgenstein.

Settima Giornata dove si comincia col discutere di semiotiche e codici, e si finisce ragionando di trascrittomica e biofilologia.

Congedo

Marcello La Matina, Note sul suono. Filosofia dei linguaggi e forme di vita, Le Ossa – Anatomie dell’ingegno, Ancona 2014, pp. 207.


Fidèle Niyonkuru

inAteneo

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