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Sergio LABATE (a cura di), Differenze e relazioni. I: Il prossimo e l’estraneo

La traccia o lo sfondo sul quale si è scelto di collocare i saggi contenuti nel volume Differenze e relazioni. Volume I: Il prossimo e l’estraneo è quello del nesso tra prossimità ed estraneità. Nesso generalissimo, come del resto tutti gli sfondi che fungano da collettori d’interessi differenti piuttosto che da rasoi metodologici. Ma nesso che contiene in sé l’intuizione di una discontinuità radicale rispetto alle tendenze dei decenni precedenti. Questa intuizione è racchiusa nel tentativo di sostare sulla soglia dell’estraneità, per invocare attraverso una sua fenomenologia una problematizzazione della categoria etico-teologica di prossimità.
A cosa è servita, dal punto di vista culturale, l’insistenza sulla categoria di prossimità, insistenza che è stata prevalente negli ultimi tre decenni del secolo trascorso? Io credo abbia esercitato una funzione doppia.
La prima funzione è stata quella di aver permesso una sorta di «esistenzializzazione del trascendentale» (riprendo liberamente categorie di Armando Carlini) e, attraverso quest’operazione, aver fissato una mutua correlazione tra uno spazio metafisico e un insieme di contenuti ontici. Una correlazione tra il trascendentale e lo storico. Tutti gli autori di riferimento di questo processo – perlopiù di area francese (ma non solo) – giocano su quest’avvicinamento per disincastrare la rigidità ontologica della metafisica, per come viene condannata all’inizio del secolo scorso. Si potrebbe così sostenere che la prossimità ha esercitato una mediazione capace di rinvigorire la tradizione aggirandone i principali caratteri d’inattualità.
La seconda funzione è, però, quella di aver universalizzato troppo l’evento della differenza. La prossimità è diventata troppo spesso il passepartout per trasformare l’evento in esperienza, finendo così per decostruire quell’aporetica che le poche righe citate all’inizio segnalavano come essenziale.
Ecco spiegato il motivo della scelta di segnare i confini di questi saggi tra la prossimità e l’estraneità. L’estraneità funge qui sia da esperienza limite sia da concetto regolativo. Il suo pregio è quello di non perdere affatto la svolta antropologica del novecento ma anzi, per certi versi, di accentuarla: se noi siamo al mondo e la vera vita è assente, non c’è altro modo di agganciare filosoficamente la vera vita se non attraverso un ispessimento fenomenologico capace di cogliere nel cuore della prossimità una brillante estraneità, i cui caratteri sono appunto designati in vario modo – sotto il segno dell’irriducibilità, della radicalità, ecc. – e che, ciò nonostante, convergono tutti verso questa funzionalità essenziale.
All’interno di questi confini non risulta affatto arduo trovare il filo di continuità che lega e connette i numerosi contributi raccolti in questo volume.
I primi due studi sono di Luigi Alici e Roberto Mancini e hanno un compito simmetrico: di problematizzare i due poli categoriali intorno a cui si raccolgono i saggi. Nel saggio di Alici è la prossimità a passare sotto una lente che ne discute i limiti e, grazie al terzo, estende i confini del “circolo del noi”. Nel saggio di Mancini è piuttosto l’estraneità ad essere messa sotto una lente d’ingrandimento. Come si vedrà, alla fine di quest’anamnesi la proposta sarà in controtendenza rispetto a molte proposte contemporanee: sia l’estraneità sia la prossimità non reggono ad una critica interculturale – l’urgenza della nostra temperie filosofica – e devono essere implementate da una “autocoscienza di genere”.
È a partire da questi due studi introduttivi che le studiose e gli studiosi hanno proposto pubblicamente le loro tesi. Essi sono – a vario titolo e secondo prospettive molteplici – sensibili alle direzioni che propone il centro studi filosofico di Gallarate. Sono all’inizio dei loro percorsi di ricerca e, come si avrà modo di giudicare, la loro competenza e la loro preparazione è un’ennesima dimostrazione di quanto – contro ogni evidenza (e contro ogni convenienza) – le Università italiane hanno ancora il merito di preparare (ma non valorizzare) generazioni intellettualmente attive e piene di risorse culturali.

INDICE


Sergio Labate, La filosofia tra prossimità ed estraneità. Un’introduzione
I. Saggi Introduttivi
1.  Luigi Alici, Il terzo incluso: la prossimità tra immediatezza e mediazione
2. Roberto Mancini, Estraneità e discernimento. La prospettiva di un’autocoscienza di specie nella filosofia europea contemporanea

II. Passaggi fenomenologici
M.C. Di Bona, Una riflessione sul percorso dal prossimo all’estraneo in Paul Ricœur
G. Giordano, Elementi di analisi fenomenologica dell’alterità
A. Paris, Dall’esperienza al trauma. Ipotesi sull’estraneità in Emmanuel Levinas
M. Properzi, La figura de il prossimo. Un contributo ispirato alla filosofia personalista di Max Scheler
C. Tarditi, Estraneità o prossimità?La feconda aporia della Quinta meditazione cartesiana di Husserl
G. Tintino, Tempo ed essere: la relazione senza mediazione dell’ultimo Heidegger

III. Filosofia, società, mondo
A. Colella, Solidarietà tra estranei. Essere umano e democrazia in Jürgen Habermas
F. Falappa, Estraneità, intimità e differenza nel pensiero di Luce Irigaray
E. Gamba, Alterità e relazione tra uomo e donna
U. Lodovici, Il problema politico dell’amore per il nemico: Bonhoeffer e Schmitt in dialogo
S. Marchionni, “Bontà” e “buone opere” nell’ambito delle attività umane secondo Hannah Arendt: un’estraneità radicale?
S. Pierosara, La configurazione narrativa dell’estraneità
D. Referza, “Sento l’altro, dunque sono”. La prossimità originaria nell’opera di Léopold Sédar Senghor

IV. Variazioni tra filosofia e teologia
P. Coppi, “Un’estranea e altra prossimità”. Riflessioni a partire dalla filosofia di María Zambrano
M S. Maron, Straniero e dono, accoglienza e rifiuto. Analisi di due figure emblematiche: la sacerdotessa di Mantinea e Sara, moglie di Abramo
M.R. Scarcella, Differenza nell’identità e identità nella differenza: il segreto del “Noi” in Jules Lequier
M. Strona, Il Paradosso come la passione del pensiero: Cornelio Fabro interprete di Kierkegaard
G. Varani, Dall'alterità atomica alla coralità dialogica. Note antropologico-filosofiche su differenze e relazioni
M. Zoppi, “Communicatio” e “vita humana” in Tommaso d’Aquino

S. LABATE, Differenze e relazioni. Volume I: Il prossimo e l'estraneo, Aracne, Roma 2013, pp. 241.

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