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DANANI / PERONE / RICHTER (Hg.), Die Irritation der Religion

Se è vero che molto si parla di interdisciplinarietà, ma poco la si pratica, il volume Die Irritation der Religion. Zum Spannungsverhältnis von Philosophie und Theologie propone un esercizio controcorrente. Vi vengono sviluppate le questioni sollevate in un convegno organizzato a Berlino da Ugo Perone, che ha coinvolto filosofi e teologi, italiani e tedeschi, di diverse confessioni religiose ma anche al di fuori di qualsiasi prospettiva confessionale, a confronto sulle reciproche provocazioni di filosofia e teologia. Pur avendo preso forme nuove, oggi non è scomparsa l'esigenza di una teologia che voglia pensare, aperta alla filosofia, e di una filosofia a propria volta capace di rapportarsi alla fede. Anzi: dialogo e confronto sono quanto mai urgenti.

Nella Introduzione Ugo Perone, per chiarire l'intreccio, la complessità e la molteplicità di varianti dei temi qui in gioco, fa riferimento anche a Le affinità elettive di Goethe. Si deve, questa la sua preoccupazione, andare oltre le formule stereotipate di una mera contrapposizione tra mythos e logos, superare le battaglie frontali che nel passato hanno visto filosofia e teologia l'una contro l'altra: e ciò non significa approdare però a pericolose simbiosi.

La prima sezione intende comprendere le tensioni del pensiero di fronte alle questioni religiose. Il primo contributo è di Maria Cristina Bartolomei, che ricordando l'attività pionieristica della "Associazione italiana di filosofia e teologia" e della rivista Filosofia e teologia, prende le mosse dall'osservazione che il rapporto tra filosofia e teologia ha costituito e costituisce una trama fondamentale della civiltà e tradizione occidentali. Esso ha conosciuto una lunga storia di conflitti, attraverso cui, a partire da una matrice comune, esse si sono formate nella loro autonoma identità. Nel mutato quadro culturale, in cui sia l'una sia l'altra hanno abbandonato la pretesa di un sapere assoluto e riconosciuto il reciproco implicarsi di mythos e logos, è oggi importante che il riavvicinamento accada, però, attraverso non l'annullamento, bensì la valorizzazione della loro irridicibile differenza. Andreas Feldtkeller intende invece mostrare i limiti di uno schema oppositivo tra secolarità e religione, particolarmente evidenti quando venga applicato a forme religiose non occidentali, che non si lasciano definire nè come religione nè come secolarità. Il contributo di Notger Slenczka, invece, rilegge il principio luterano della soggettività religiosa alla luce delle sue fonti rintracciate in Bernardo di Chiaravalle e in Agostino, articolando una fenomenologia dell'autocoscienza che riconosce alle religioni una funzione importante nel ricondurre l'essere umano alla domanda circa se stesso. Mario Ruggenini nel suo testo mette l'accento sul dialogo: sottolineando come non lo si debba intendere quale messa in scena di una comunicazione illimitata e di una reciproca intesa, che pretenda di sollevare tutti e ciascuno oltre i limiti della propria finitezza. Esso è, piuttosto, la dimensione in cui ogni volta si dischiude l'esperienza di una verità finita, nella quale ogni esistenza finita è chiamata a diventare se stessa. La verità del colloquio è, quindi, quella controversa della parola inesauribile aperta a significati molteplici e inevitabilmente insidiata anche dal fraintendimento.

Nella seconda sezione si mettono a fuoco le sfide che il pluralismo pone sia al pensare che al credere. Adriano Fabris evidenzia alcuni aspetti paradossali che sono presenti nella religione cristiana e riguardano la fede, il sapere, l'agire. Nella misura in cui viene richiesta ai fedeli la realizzazione di questi paradossi, sostiene, il cristianesimo si presenta come una religione impossibile da realizzare: ma proprio in ciò, conclude, sta la sua capacità di offrire senso e salvezza agli esseri umani. Il testo di Maurizio Pagano si confronta in particolare con il contributo di due filosofi della scuola di Kyoto che s'ispirano al buddhismo zen, e ne emergono alcune questioni come particolarmente rilevanti: tra cui la critica alla concezione della trascendenza separata e il tema della sofferenza di dio, che sollecita a riflessione sia quella tradizione sia la nostra. Silvia Richter, invece, ripercorre la vita e l'opera di Franz Rosenzweig, soffermandosi in particolare sui rapporti di integrazione e di complementarietà tra ebraismo e cristianesimo delineati nella terza parte di Der Stern der Erlösung, e sulla concezione rosenzweighiana del "nuovo pensiero" come uno Sprachdenken costitutivamente aperto all'ascolto dell'altro. Vi individua una prospettiva feconda per il dialogo tra le religioni in generale, per un'autentica apertura interreligiosa. Il testo di Paolo Gamberini pone l'accento sulla questione dell'identità, mettendo in luce vari modi in cui può essere intesa e forgiata: da un'identità da bricolage ad un'identità sostanzialista che si costituisce senza l'altro, da un'identità inclusivista ad un'identità al plurale, porosa e permeabile. L'evento di Gesù Cristo, afferma Gamberini, obbliga a pensare in termini relazionali e paradossali: in cui identità e alterità sono comprese e vissute come un evento di trasformazione.

I contributi dell'ultima sezione si rivolgono al rapporto tra religioni e sfera pubblica. Wilhelm Gräb, contro alcune delle interpretazioni più accreditate del rapporto tra modernità, secolarizzazione e religione - Ch. Taylor, J. Habermas, H. Joas -, fa valere il carattere intimamente religoso dell'affermazione moderna e secolare della dignità umana e dei diritti dell'uomo. Ciò, a suo avviso, apre la prospettiva di una religione universale dei diritti dell'uomo. Il testo di Rolf Schieder, invece, oppone al modello dominante della secolarizzazione, che riduce la religione alla sfera privata, un confronto tra il paradigma europeo, dei rapporti tra religione e sfera politico-sttatuale, e quello degli Stati Uniti d'America. Il contributo di Carla Danani suggerisce che i paradigmi teorici della giustizia si integrino, anche per comprendere e trattare il fenomeno religioso, della dimensione della spazialità, in quanto costitutiva dell'umano, Viene indicata, per questa via, una non scontata prospettiva fenomenologico-ermeneutica di indagine, che apre a un quid che pur resta non spazializzabile. È di Andreas Arndt il testo che chiude il volume: muovendo dal frammento benjaminiano su Capitalismo e religione (1921), di cui ritiene però limitata la portata, egli sostiene che, in riferimento al capitalismo, sia necessaria non tanto una critica della religione quanto una critica di quella razionalità che produce l'irrazionale, come nel capitalismo dominato dai mercati finanziari.

I contributi, pur di impronta differente, convengono quindi che la pacificazione, tra filosofia e teologia, fondata sul reciproco ignorarsi, non sia più sufficiente. Cercano perciò, appunto, di discutere, mettere alla prova, connettere forme di vita e modi del pensiero che tentano relazioni e intersezioni. Emerge allora, nel rapporto tra i saperi, l'orizzonte di una unità che non può né intende essere uniformità, e si offrono prospettive molto promettenti al dialogo tra filosofia e teologia: nella consapevolezza delle differenze e senza irenismi, ma anche di una tensione condivisa.

Inhalt

Ugo Perone
Philosophie und Theologie angesichts der Irritationen der Religion

Sektion I Das Denken in der Spannung religiöser Fragen

Maria Cristina Bartolomei
Philosophie und Theologie im heutigen Europa Eine Bestandaufnahme

Notger Slenczka
Emotionales Selbstbewusstsein – theologische Implikationen eines ph
änomenologischen Ansatzes

Mario Ruggenini
Das Wesen des Gespr
ächs

Andreas Feldtkeller
Religionswissenschaft als säkularer Wissensdiskurs ber Religion

Sektion II Glauben und Wissen vor der Herausforderung des Pluralismus

Adriano Fabris
Das Christentum – eine unmögliche Religion?

Maurizio Pagano
Pluralismus und Religionsfrage

Silvia Richter
Franz Rosenzweigs „Neues Denken“: Perspektiven fr ein neues interreligiöses Verhältnis

Paolo Gamberini SJ
Dialogische Identität des Christseins

Sektion III Religion und öffentliche Sphäre

Wilhelm Gräb
Resignieren Philosophie und Theologie angesichts des Pluralismus der Vernunftmodelle? Ein philosophisch-theologisches Pl
ädoyer fr eine vernnftige Religion der Menschenrechte

Rolf Schieder
Religion in einer säkularisierten Gesellschaft. Das deutsche Beispiel

Carla Danani
Religion und Öffentlichkeit: Wie ein Raum sich bildet

Andreas Arndt
Kapitalismus und Religion

Carla Danani, Ugo Perone, Silvia Richter (Hg.), Die Irritation der Religion. Zum Spannungsverhältnis von Philosophie und Theologie, Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen 2017

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