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Carla DANANI (a cura di), Etica per l'umano e spirito del capitalismo

Il capitalismo del nostro tempo non è solo una forma di organizzazione economica e sociale ma è concezione del mondo, filosofia della storia, paradigma di interpretazione della realtà. Attraverso prospettive disciplinari diverse, l’intento del volume è coglierne le linee portanti, i tratti caratteristici, senza sottrarsi alla preoccupazione di riconoscere le sfide emergenti e, quindi, ad un tentativo critico-valutativo e di prospettiva alternativa nell'orizzonte possibile di una fioritura dell'umano.

C'è un frammento di Walter Benjamin noto con il titolo Capitalismo come religione: dice di una struttura religiosa del capitalismo, il quale sarebbe quindi ben più di una conformazione condizionata religiosamente come riteneva Weber. Un economista come Stiglitz parla della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale come 'fondamentalisti' del mercato e denuncia una 'fede' nel mercato stesso che rende ciechi di fronte ai problemi. Dal canto loro studiosi come Assmann e teologi quali Hinkelammert non esitano a denunciare 'idolatrie' del mercato e 'teologie perverse' presenti nell'economia, che legittimano il sacrificio di vite umane. Questo volume, a molte voci, cerca appunto di cogliere e interpretare cosa legittima, rende possibile - o forse proprio esige- un tale linguaggio. Molto interessante il recente documento (datato 4 novembre 2011) steso dal gruppo su “Religione ed economa” del centro di ricerca ZRWP (Centro per la religione, l’economia e la politica) delle università di Basilea, Lucerna, Losanna e Zurigo, dove si legge: «Le teorie economiche cercano di abituarci all’idea che il mercato debba avere l’autorità per generare verità assolute: il mercato 'vuole' [...]. Queste formulazioni sembrano elevare il 'mercato' ad uno status divino, al cui volere la società deve sottostare. Questo pensiero è fortemente in contrasto con il principio di libertà che a sua volta legittima l’economia di mercato. […] In tedesco, il termine religioso 'credere' ha un doppio significato spiacevole: indica infatti anche 'andarci di mezzo' (o «rimetterci la pelle»). Questo doppio significato può stimolare a pensare se veramente siamo destinati a 'rimetterci la pelle', in caso continuassimo a credere in false assunzioni teoriche, quali la mano invisibile e l’homo oeconomicus. Le teorie economiche, proprio come quelle religiose, generano potenti effetti rigeneratori sulle condizioni descritte. Proprio come una teologia illuminata e studi religiosi potrebbero cambiare le credenze degli uomini, allo stesso modo una visione illuminata delle 'quasi-religiose' assunzioni della teoria economica potrebbero portare a nuove forme di attività economica più produttive, ecologiche e sociali.»

Il volume si propone quindi in primo luogo una lucida lettura del sistema capitalistico attuale. Non si sottrae neppure, tuttavia, alla individuazione delle sfide emergenti e ad uno sforzo critico-valutativo e di prospettiva. Le linee di lettura e di interpretazione sono condotte in chiave soprattutto filosofica e sociologica, ma aprono orizzonti di interrogazione e di articolazione propositiva in molteplici direzioni disciplinari, e intendono offrirsi al dialogo con diverse tradizioni di pensiero.

La struttura del testo è articolata in due parti.

I saggi della prima scandagliano le caratteristiche di fondo della forma attuale del capitalismo nel loro proporsi come produttrici di senso. Francesco Totaro, nel suo Condizioni antropologiche per il superamento del capitalismo. A confronto con l'economia nell'epoca della globalizzazione attribuisce alla economia una 'fallacia interale', per la sua pretesa di ergersi a totalità negativa riducendo indebitamente a momenti strumentali al proprio incremento le altre componenti attive dell'umano. Prova quindi a pensare la possibilità di rovesciare il rovesciamento, rilevando come questo avrebbe anche conseguenze sul piano epistemologico dell'autocomprensione dell'economia. In tale prospettiva, che chiama di 'riequilibrio antropologico', Totaro riconosce che un apporto sostanziale può venire, tra l'altro, anche dal messaggio religioso: sia sul versante della cura della vocazione personale, sia su quello della salvaguardia del creato. In Capitalismo e senso della storia Maria Letizia Perri cerca innanzitutto di individuare quale sia il luogo da cui pensare nel modo più fecondo la relazione tra etica e capitalismo: posiziona quindi il proprio interrogare in uno scenario centrato sul 'mondo creato' e sull'attività propria - il domandare- che attiene all''ospite del creato'. Perri riconosce nella ideologia capitalistica  e nei suoi multiformi mascheramenti una complicità resistente con l'idea di storia universale che informa il paradigma della cultura occidentale: è la capitalizzazione della volontà di potenza dell'Occidente. In questo senso essa viene a condizionare dall'interno l'autocomprensione degli uomini e delle donne, perchè il mondo biostorico tende a sostituire il 'mondo della creazione'. Carla Danani scrive Uscire dal capitalismo, dove legge la configurazione capitalistica attuale come un 'fatto sociale totale' autolegittimantesi attraverso una ideologia della libertà. Mettendo in questione una semantizzazione della libertà considerata riduzionistica, il saggio si interroga sulla possibilità di una correzione di rotta e perviene a distinguere la necessità di fuoriuscire dal dominio dell'economico, che è il codice del capitalismo, dalla possibilità di una diversa 'economia di mercato', e rileva l'insostenibilità della riduzione onnilaterale di ogni bene a merce. Il saggio di Luigi Alici, Differenza e reciprocità: il legame che accomuna, pone l'attenzione sulla vita di relazione in quest'epoca di esaltazione della differenza. Cerca di indicare la strada di una nuova apertura del discorso: sia in prospettiva etico-antropologica sia religiosa. Egli legge in particolare nella cifra biblica dell'alleanza l'annunciarsi di un vero e proprio statuto antropologico di timbro dialogico, capace di sporgere oltre i neutralismi procedurali e le nostaglie fondamentaliste che dividono la società postmoderna. Chiara Giaccardi e Mauro Magatti in Sistemi funzionali, media e relazioni sociali prendono le mosse da una lettura del sistema socio-economico contemporaneo come capitalismo tecno-nichilista. Mettono quindi in evidenza, quale suo elemento fondamentale, la preoccupante separazione tra funzioni e significati: il cui effetto si moltiplica e si complica in connessione con la prorompente rivoluzione digitale. Tuttavia, rivolgendo l'attenzione ai social network, che oggi si costituiscono come un terzo spazio della convivenza, né pubblico né privato, sollecitano anche a cogliere l'emergere di un timbro anti-individualistico e di una esigenza relazionale: i cui esiti è difficile prevedere.

La seconda parte del volume comprende testi più puntualmente impegnati nell'analisi della configurazione socio-politica che oggi delinea l'orizzonte di senso offerto dal sistema capitalista, e dei modi in cui le questioni del legame sociale e dei dispositivi di controllo (sul corpo umano e sulla salute in primo luogo) prendono forma. Barbara Henry in Lessici politici, costrutti identitari, pragmatiche della differenza è soprattutto interessata alla messa in evidenza delle differenze che abitano le società contemporanee, delle asimmetrie che caratterizzano la situazione delle minoranze. In questo senso esplicita di prediligere la nozione di 'identità di gruppo' rispetto a quella di 'identità collettiva' e, con riferimento alla costruzione di un modello di analisi di tipo riflessivo-interpretativo, invita la teoria politica e sociale alla ricerca di strade che indichino la possibilità della coesistenza quotidiana tra  'stranieri morali'. Nell'analisi della modernità, invece, in Violenza e potere nel quadro delle riflessioni sulla modernità, Consuelo Corradi prende le mosse dai diversi quadri teorici secondo i quali la teoria sociologica ha elaborato il concetto di violenza. Dichiara la necessità di non fermarsi alla nozione di violenza strumentale, affiancandone ad essa un'altra, che chiama modernista. Si tratta, cioè, di essere consapevoli che la violenza è anche una forza in sé, una forza sociale dotata di capacità strutturanti della realtà. Viene così sottolineata la necessità di pensare il potere come ancorato a un fondamento di legittimità che lo protegga dalla violenza. Provocatorio il contributo di Pierpaolo Marrone, che in Questioni di consenso: aporie e utopie, si concentra non solo sui problemi che il consenso politico comporta in termini di distribuzione delle risorse, modi della rappresentanza e forme di governo, ma solleva interrogativi sul consenso stesso rispetto alle diverse modalità che sono state finora escogitate per metterlo in forma. Ne deriva una dura critica della democrazia, sullo sfondo della denuncia dell'attuale come epoca della fine della politica guidata dagli ideali e dalle visioni del mondo. Nel testo di Luca Scuccimarra, Nuove geografie del potere nella società globale, il discorso si specifica ampliandosi nella prospettiva di una ricerca dei fondamenti normativi delle relazioni internazionali. Facendo riferimento, in particolare, all'interventismo umanitario, mette opportunamente in guardia dal rischio che il richiamo all'etica dell'umano possa diventare la sovrastruttura ideologico-discorsiva di un nuovo ordine imperialista. Per un discorso di reale riconoscimento dei diritti umani, perciò, dichiara necessaria una revisione dell'universalismo: che sappia fare riferimento alle concrete modalità di articolazione procedurale di questo ideale e alla determinatezza dello spazio di interazione politica tra individui e gruppi. Il saggio conclusivo, di Francesco Adornato, La sicurezza alimentare: tra primato della tecnica e crisi del diritto, riferendosi alla necessità del nutrirsi, tratta di una condizione dell'umano che è fondamentale, quindi elemento di rilievo illuminante dei funzionamenti, delle contraddizioni, delle tensioni dell'ordine sociale costruito e dei tentativi di controllo, di dominio, di prevaricazione. Tutto il discorso del rapporto tra etica e spirito del capitalismo si raggruma qui nel richiamo a una necessità basilare ed elementare della vita e della riproduzione della vita: un fattore essenziale e, quindi, decisivo – per quanto a qualcuno potrebbe sembrare di primo acchito banale – nella sfida per configurare scenari di vita degna. Non dimentichiamo, peraltro, che alimentazione significa salute ma, anche, agricoltura: e questa, a propria volta, lavoro, territorio e paesaggio e, quindi, scenari identitari e questioni di confini e di luoghi, pratiche e persone.

Che si possa o si voglia affermare che ha vinto le sfide che la critica gli aveva opposto, oppure che si sostenga che ha solo spostato il campo di battaglia sul quale miete le proprie vittime, quel che si deve constatare è di certo che il capitalismo è passato attraverso molte trasformazioni. Nelle nostre società occidentali industrializzate ha saputo 'digerire' e metabolizzare la critica sociale prima, attraverso il welfare, e la critica antistatalista poi, attraverso la deregulation libertaria. Oggi sembra avere sposato infine una cultura di impronta nichilista: affermando la piena disponibilità di ogni valore, l'inconsistenza delle questioni di verità e la centralità di una soggettività che è potenza, libera in quanto svincolata, mobile, cangiante, 'a scelta'.

Si tratta di comprendere questo sistema socio economico e le sue contraddizioni, se ne mostra e per come le mostra. L'ipotesi è che la pervasività del 'paradigma capitalista' sia diventata cultura, mentalità, stile di vita che comporta una trasformazione delle forme del potere, delle ragioni dell'ordine politico, delle condizioni della convivenza, della considerazione dei vincoli e dei legami, della percezione di sé.  Questo sforzo di analisi è però anche scandaglio critico, offerto alle prospettive di proposta di diverse discipline di pensiero, per differenti pratiche.

Carla DANANI (a cura di), Etica per l'umano e spirito del capitalismo, Aracne, Roma 2013 (Collana "Percorsi di Etica. Colloqui")

Indice

Invito alla lettura, di Carla Danani

I. Capitalismo del nuovo secolo e orizzonte antropologico

Francesco Totaro,  Condizioni antropologiche per il superamento del capitalismo. A confronto con l'economia nell'epoca della globalizzazione

Maria Letizia Perri,  Capitalismo e senso della storia

Danani Carla,  Uscire dal capitalismo

Luigi Alici,  Differenza e reciprocità: il legame che accomuna

Chiara Giaccardi, Mauro Magatti,  Sistemi funzionali, media e relazioni sociali

II. Per un ripensamento critico di potenza, potere e consenso

Barbara Henry,  Lessici politici, costrutti identitari, pragmatiche della differenza

Consuelo Corradi,  Violenza e potere nel quadro delle riflessioni sulla modernità

Pierpaolo Marrone,  Questioni di consenso: aporie e utopie

Luca Scuccimarra,  Nuove geografie del potere nella società globale

Francesco Adornato,  La sicurezza alimentare: tra primato della tecnica e crisi del diritto

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