Teatro romano di Althiburos, le nuove scoperte di UniMC

La missione archeologica in Tunisia rivela un monumento in eccezionale stato di conservazione
12 dicembre 2018

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Dopo una lunga interruzione seguita alla "Primavera Araba" del 2011, sono ripresi gli scavi  condotti dell’Università di Macerata in collaborazione con l’Institut National du Patrimoine di Tunisi (INP) e la Scuola Archeologica Italiana di Cartagine nell'area del teatro romano di Althiburos (Governatorato di El Kef, Tunisia). La missione archeologica tunisino-italiana , finanziata da UniMC con l’importante contributo del Ministero degli Affari Esteri e con il sostegno dell’Ambasciata italiana a Tunisi e dell’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi, è stata creata nel 2006 dal prof. Antonino Di Vita, il prof. Nabil Kallala e il prof. Giorgio Rocco con un accordo quadro che vedeva allora coinvolti l’INP, il “Centro di documentazione e ricerca sull’Archeologia dell’Africa Settentrionale” dell’Università di Macerata e il Politecnico di Bari. 

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Un primo passo per la riapertura della missione è stato fatto nel 2014, con un sopralluogo e la ripresa dei contatti con le autorità tunisine che ha permesso una prima missione di studio dei materiali.

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Lo scorso anno, grazi alle maggiori garanzie di sicurezza sul sito, è stato possibile intraprendere una campagna di rilievo del monumento con il laser scanner 3D, grazie al lavoro della ditta MD Technology di Trevi.

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Quest’anno, finalmente, è stato possibile organizzare la ripresa dello scavo con una missione di grande respiro che ha visto coinvolti il personale dell’Università di Macerata - Marzia Giuliodori, Gilberto Montali, Claudia Lamanna, Tommaso Giuliodoro, dell’INP - Nabil Kallala,  Sahran Chérif, Moufida Jnen, Chokri Taihri, Mounir Torchani – e ben 10 studenti di numerosi atenei tunisini (Mahdi Arfa, Insaf Ayari, Rym Ben Hedia, Amani Mednini, Amel Minawi, Yusra Ben Meriem, Islem Ben Salem, Khalil Fersi, Kaouther Messaoudi, Nibrass Naouri), con il prezioso aiuto del capo cantiere Mohamed Ghabi e grazie al lavoro di oltre 35 operai locali, forniti dall’INP.

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Sotto la direzione congiunta di Nabil Kallala e Gilberto Montali sono stati portati avanti i lavori di scavo della cavea del teatro, su una ampia superficie ed in profondità .

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Il teatro romano di Althiburos è in uno stato di conservazione davvero eccezionale: costruito probabilmente alla fine del II secolo d.C. venne fortificato in età bizantina e rioccupato in età medievale, come testimoniano i ritrovamenti dello scavo di quest’anno, che hanno riportato in luce strutture e strati riferibili alla occupazione del monumento nel IX-XI secolo.

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Oltre al lavoro di scavo è stato dedicata particolare attenzione al rilievo del monumento e degli elementi architettonici e alla sistemazione dei materiali rinvenuti durante lo scavo, grazie al prezioso contributo di Giuliodori, Jnen e Taihri.  

Fig_13.JPGLa missione di quest’anno è stata impegnativa ma coinvolgente e di grandissima soddisfazione  e ha gettato le basi per un proficuo lavoro futuro, che prevede lo scavo dell’intero monumento, lo studio architettonico e dei materiali dello scavo ed infine una proposta di ricostruzione e restauro del monumento nell’ottica della sua valorizzazione e dell’intero sito che, secondo l’intenzione dell’INP e delle autorità locali, dovrebbe servire da volano per lo sviluppo turistico ed economico dell’intero comprensorio.   

Ultimo aggiornamento 13 dicembre 2018
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