Home Primo piano Ritorno al reale? Un recente dibattito italiano

Ritorno al reale? Un recente dibattito italiano

Sulle principali riviste italiane e sui quotidiani di maggior diffusione imperversa da qualche tempo una discussione che impegna intellettuali e filosofi tra i più noti. Questa discussione è dedicata ad un presunto “ritorno al realismo”, che sarebbe la via da seguire per rilegittimare lo sforzo filosofico dopo l’ubriacatura e il fallimento del postmodernismo.
Il punto di riferimento del dibattito è il Manifesto del nuovo realismo, scritto da Maurizio Ferraris tra il 2011 e il 2012. Le parole chiave del Manifesto sono tre: ontologia, critica, illuminismo. L’ontologia indica il primato del reale: i fatti esistono e resistono alle nostre infinite interpretazioni. La critica permette di riconoscere nel reale non ciò verso cui si scaglia il compito critico della filosofia, ma ciò da cui esso può partire e orientarsi. L’illuminismo è individuato come la tradizione che ha promosso originariamente una alleanza feconda tra sapere ed essere. Così il new realism si configura storicamente come un ritorno alle istanze originarie dell’illuminismo contro la falsa alleanza successiva di modernità e postmoderno.
È evidente che la natura e il contenuto della discussione lascino un po’ perplessi gli addetti ai lavori, a causa d’un eccesso di semplificazione nell’uso delle argomentazioni, di un’affrettata affermazione della perentorietà e della novità di un paradigma che è invece disseminato nell’intera storia della filosofia (e dunque tutto può dirsi salvo che nuovo!), di un riduzionismo definitorio, effetto del tentativo di classificare necessariamente tradizioni contemporanee (a cominciare dall’ermeneutica) o come del tutto realiste o come del tutto relativiste.
Ma al di là di questi legittimi elementi di ambiguità, vi sono delle conseguenze positive da trarre a partire dalla discussione in atto.
Innanzitutto la capacità della filosofia di continuare a proporre questioni universali e non soltanto settoriali: verso dove sta andando la cultura nell’età contemporanea e quali sono le minacce etico-politiche che questa deriva porta con sé. Poi il rimettere al centro del lavoro del filosofo un’istanza critica che ridefinisce il compito della filosofia all’interno della società e al contempo ancora la volontà di sapere ad un rispetto per l’oggettività del mondo. Ancora, il proporre un campo di confronto che dà nuovo slancio non solo al dialogo tra la filosofia e le altre scienze (umane e non) ma anche al dialogo tra analitici e continentali, mondi filosofici che, dopo anni di apparente diffidenza, possono mettersi d’accordo sull’urgenza di un terreno condiviso proprio a partire dall’attenzione al reale e all’esercizio critico che esso richiede e che da esso discende.
Il dibattito sul realismo richiederebbe suggerimenti di lettura pari all’intera storia della filosofia. Mi limito a queste indicazioni:


- Paul Boghossian, Paura di conoscere. Contro il relativismo e il costruttivismo, tr.it, Carocci, Roma 2006.
L’uscita di questo libro, anche grazie ad una certa verve divulgativa che non svilisce l’argomentazione filosofica, ha rappresentato il punto di partenza del dibattito, ben prima che esso diventasse una faccenda tutta italiana. Il volume si oppone ad una supposta tendenza costruttivista della filosofia, nella convinzione che vi sia «un modo in cui stanno le cose che è indipendente dall’opinione umana»

-  Maurizio Ferraris, Manifesto del nuovo realismo, Laterza, Roma-Bari 2012.
Ferraris raccoglie in un instant book (buona o cattiva notizia per la filosofia?) le ragioni principali che l’hanno mosso ad animare la discussione italiana. Il testo rappresenta una buona occasione, più che per approfondirne gli argomenti filosofici, per cogliere le conseguenze culturali e intuire il percorso che ha portato Ferraris dalla teoria della documentalità al new realism.

- John Searle, La costruzione della realtà sociale, tr. it., Einaudi, Torino 20062.
Un classico sul tema (insieme, per la verità, ad alcuni volumi di filosofi analitici come Putnam e Dummett). In particolare, la sua lettura risulta essenziale per comprendere alcuni presupposti della discussione italiana. In primo luogo da dove proviene la distinzione tra oggetti naturali e oggetti sociali, condizione di possibilità del nuovo realismo. In secondo luogo che cosa sia l’intenzionalità sociale o collettiva, riferimento polemico della posizione di Ferraris.

-  Günter Figal, Oggettualità. Esperienza ermeneutica e filosofia, tr. it., Bompiani, Milano 2012.
Un volume che rappresenta una delle più recenti posizioni dell’ermeneutica filosofica. Il suo interesse specifico è dovuto al fatto che, riproponendo l’ermeneutica filosofica come una teoria dell’obiettività (Sachlichkeit), smentisce la lettura riduttiva data da Ferraris dell’ermeneutica come pensiero debole. In questo modo il new realism si manifesta niente affatto come contrapposto alla filosofia continentale contemporanea (in particolare fenomenologia ed ermeneutica) ma come del tutto coerente rispetto ai loro intenti filosofici.

SERGIO LABATE

inAteneo

InATENEO