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L'INTERAZIONE TRA PARI

Le recenti vicende politiche che hanno avuto origine nel Nord Africa hanno ancor più esso in evidenza, a livello macro-sistemico, il potere dirompente delle interazioni tra pari e non solo a livello politico, ma prima ancora sociale e culturale. È soprattutto legato alla rapida espansione del web 2.0 che le relazioni informative e di conoscenza del tipo peer to peer stanno prendendo misure impossibili da immaginare anche solo fino a una decina di anni fa. Basti tra tutti citare il fenomeno Wikipedia, l’enciclopedia online, scritta in modo collaborativo e ad accesso gratuito, che ognuno di noi frequentemente visita, almeno per dare uno sguardo o farsi un’idea su un tema. Non solo Wikipedia è disponibile contemporaneamente in oltre 270 lingue, ma vi si possono trovare sia gli argomenti tipici delle enciclopedie tradizionali sia quelli presenti in almanacchi, dizionari geografi ci e pubblicazioni specialistiche. Com’è noto Wikipedia è un’enciclopedia scritta dal basso e liberamente modificabile: chiunque infatti può contribuire a migliorare i contenuti delle voci esistenti o a crearne di nuovi. Il controllo della correttezza e veridicità dei documenti inseriti passa da una gestione accentrata nelle mani di pochi esperti molto quotati a una supervisione reciproca e collettiva, con molte possibilità di conduzione e responsabilità diffuse all’interno di una vasta comunità. Gli stessi ruoli di proprietario, estensore e utente sfumano uno nell’altro perdendo via via di significato.
Alla verticalità delle tradizionali relazioni caratterizzanti il mondo dal punto di vista sociale, culturale e politico per secoli, si va così via via accostando e sovrapponendo un universo di interazioni orizzontali, come stiamo sperimentando in Italia nella modalità di comunicazione scelta da emergenti movimenti politici.
Secondo le definizioni del vocabolario, in un primo senso letterale, “parità” indica uguaglianza o equivalenza fra due o più termini relativamente a età, statura, forza, come nella locuzione “ad armi pari”. In un secondo senso, figurato, si associa all’idea della contemporaneità e interdipendenza (di pari passo). L’uguaglianza spaziale può configurarsi come uniformità (tagliare pari l’erba) o equilibrio (i piatti della bilancia sono in pari). Per estensione, “essere pari” significa ottenere lo stesso punteggio nel gioco, non aver debiti con nessuno, “essere in pari”, ad esempio con gli esami, indica regolarità in una attività. Le locuzioni “Da pari suo, pari al proprio compito” si riferiscono a condizione sociale, doti e capacità e al diritto di ottenere un trattamento paritario (au pair). Essere impari preclude ogni possibilità di confronto o di successo. In aritmetica è pari un numero intero divisibile per due e in anatomia gli organi pari sono simmetrici ai due lati del corpo: in un gruppo dispari si possono prendere le decisioni a maggioranza semplice, mentre in numero pari due soluzioni diverse che hanno ricevuto gli stessi voti si mettono a verbale.
Anche a livello didattico e educativo le relazioni fra pari vengono via via prendendo forza, affiancandosi e sostituendo il rapporto top-down, che si va stemperando in una distribuzione dei compiti e dei ruoli tra gli allievi (con elementi di eguaglianza perché gli allievi sono di pari grado,  di interdipendenza  perché sono pari al proprio compito, ma non di uniformità come si dice di una frase copiata pari pari).
Che ci siano dimensioni sociali che influenzano le prestazioni umane è indiscusso (Triplett 1897; Maller 1929; Thorndike 1938; Lewin, Lippit & White 1939).
Gli adulti svolgono un’azione decisiva nell’organizzare il contesto di vita e di socializzazione rispetto alle relazioni fra pari quando i pari sono costituiti da bambini e ragazzi; gli adulti possono aiutare ad acquisire abilità di controllo e di orientamento delle condotte dei pari, e questa azione degli adulti è tanto più efficace quanto più essi non solo si impegnano nelle relazioni interpersonali, ma governano le dinamiche di funzionamento delle relazioni fra pari, fornendo strategie adeguate per la scelta di obiettivi, di risorse disponibili, favorendo lo scambio di idee su progetti e strumenti, arricchendo di progetti diversi e soluzioni non semplicistiche le discussioni fra i pari.
Sempre da parte dell’adulto, una funzione cruciale è svolta dall’uso della propria autorità e delle proprie conoscenze e abilità. Si tratta di un tema di grande rilevanza e che si collega con la nozione di zona di sviluppo prossimale e con quella di scaffolding. È possibile sostenere e aiutare un altro nella misura in cui gli obiettivi della condotta e gli strumenti per realizzarla si collocano all’interno di ciò che è ritenuto possibile, ma è chiaro che obiettivi e strumenti sono diversamente possibili soltanto come risultato di relazioni in cui la condivisione e la negoziazione delle definizioni della realtà sono un’attività ben consolidata e reciprocamente soddisfacente.
In particolar modo interessa puntare l’attenzione sulle interazioni tra pari a sfondo conflittuale, in quanto sono quelle che maggiormente possiedono, almeno in potenza, caratteristiche di sviluppo o di distruttività.
La risoluzione dei conflitti per lo più si compone delle seguenti possibilità esitali (Pruit & Carnevale, 1993):
    l’evitamento, che consiste in un atteggiamento di scotomizzazione degli eventi potenzialmente conflittuali o, in altri termini, una sorta di far finta di non vedere e non sentire;
    il mantenimento della posizione iniziale o contending, che si ha quando uno o più partecipanti restano fermi sulle proprie idee, senza concedere spazio alcuno al cambiamento;
    la concessione, al contrario, che si realizza nell’adeguarsi completamente alle idee degli altri abbandonando le proprie senza discutere e senza essere molto convinti;
    il compromesso, che si fonda sul venirsi incontro a metà strada, rinunciando reciprocamente in parte al proprio guadagno;
    il ritiro definitivo, che è dato dall’abbandono finale non solo del conflitto ma della situazione o del gruppo stesso;
    infine la negoziazione, che può essere intesa come una ricerca di problem solving che confluisce in un risultato di piena coincidenza tra l’interesse delle parti.
Mentre si possono trovare con relativa facilità, negli scambi comunicativi più diffusi, modalità che rimandano all’evitamento, al contending, alla concessione, al compromesso e al ritiro, molto più difficile rintracciare esempi di negoziazione. Ciò significa che essa è una strategia molto meno applicata e proprio per questo necessita di una formazione mirata, che consenta di comprenderne il funzionamento e governarne il processo in modo consapevole.
La parola negoziazione ha origini latine da negotium, sostantivo neutro che sta a indicare un lavoro, un’attività, un’occupazione, il condurre a termine un’impresa, ma anche un affare, una trattativa, un negoziato. Il termine quindi ha fin dalla sua genesi un ampio spettro di applicazione, dalla vita quotidiana al campo commerciale, dalla diplomazia al diritto. In questi ultimi casi la parola negoziazione è particolarmente usata per indicare l’insieme di trattative che portano a un accordo tra Stati, consistente in una formulazione e discussione di proposte e di controproposte rivolte a soddisfare le esigenze di ciascuno. Se le trattative riescono, la negoziazione si conclude con l’approvazione di un progetto d’accordo destinato poi a perfezionarsi.
Da queste accezioni il significato si è spostato nel tempo sul senso dell’interazione comunicativa di scambio ed è via via sempre più inteso in senso lato, come processo consistente nel conferire con una o più persone al fine di raggiungere un accordo. In sostanza la negoziazione può essere intesa come un processo di scambio che ha come prodotto un reciproco guadagno. Non una rinuncia sostenibile, come nel caso del compromesso, ma l’acquisizione di un valore aggiunto che ha la qualità di essere pensato come migliore rispetto alle posizioni iniziali da tutti i protagonisti dello scambio negoziale. In altri termini una trasformazione delle idee esposte sulle prime in un esito finale che può rappresentarne una sintesi, una fusione, una integrazione, una rielaborazione, un perfezionamento, un approfondimento e comunque una soluzione differente e più soddisfacente.
Tutti i significati sono comunque contrari alla parola otium, vale a dire il tempo libero dalle occupazioni. Ciò permette di comprendere come la negoziazione sia un processo complesso e intenzionale per lo più frutto di azioni impegnative, non oziose, per l’appunto.
Un conflitto ha tante più possibilità di avere esiti utili allo sviluppo quanto più i partecipanti, tra loro pari, hanno competenze negoziali.

Per una panoramica sugli argomenti trattati cfr.
•    Coppola D., Nicolini P. (a cura di), Comunicazione e processi formativi, Franco Angeli, Milano 2009.
•    Nicolini P. (a cura di), L’interazione tra pari nei processi di apprendimento, Junior,
Bergamo 2009.
•    Nicolini P. (a cura di), Le dimensioni sociali nell'apprendimento e nella formazione. Il ruolo dell'interazione tra pari, Junior-Spaggiari, Parma, 2011.

PAOLA NICOLINI
nicolini@unimc.it

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