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L'enigma dei contrari, tra filosofia e scienze cognitive

Sin dalle origini del pensiero filosofico, i contrari sono apparsi come uno dei principi di base di organizzazione dell’esperienza sensibile e del pensiero logico e linguistico e un posto importante, implicitamente o esplicitamente, hanno continuato ad averlo nel pensiero filosofico e scientifico di tutti i tempi. Ma perché pensiamo per contrari? Perché il nostro linguaggio fa costantemente uso di contrari? Queste sono domande interessanti per le Scienze Cognitive, dove in effetti sono molti i filoni di ricerca che ancora studiano questa relazione. I linguisti e gli psicolinguisti, a partire dagli anni Settanta,  hanno prodotto molte classificazioni dei diversi tipi di opposti, legando sempre più l’analisi del comportamento linguistico dei contrari alle strutture cognitive che si suppongono sottostanti  (e così il tema è passato dalla linguistica alla linguistica cognitiva,  dalla semantica alla semantica cognitiva). Ma questi studiosi ammettono di non essere riusciti a spiegare perché i contrari hanno uno status così speciale nella vita mentale degli individui: in tutte le lingue questa struttura è presente e le persone hanno una conoscenza intuitiva di cosa siano i contrari (e sanno distinguere tra buoni e non buoni contrari) mentre non ce l’hanno di altre relazioni semantiche. E se questa primarietà derivasse dal non essere i contrari strutture del pensiero linguistico ma strutture ancorate ad un livello più primitivo? Negli ultimi 10 anni, alcuni studiosi della cognizione hanno avanzato proprio questa ipotesi, e cioè che il fondamento dei contrari non sia il linguaggio ma la percezione, cercando il fondamento di questa primarietà taluni nel funzionamento del sistema psicofisiologico, altri nella esperienza diretta delle proprietà fenomeniche del mondo e in particolare nell’esperienza umana di spazio che risulta essere prioritaria non solo per la percezione ma per la cognizione.

Per chi volesse avere un’idea del dibattito internazionale su questo tema (detto tuttavia che la letteratura delle scienze cognitive contemporanee è sviluppata essenzialmente sulle riviste e poco su monografie) suggeriamo i seguenti testi:

 

Bezieau J.-Y. & Payette G. (eds) (2012). The Square of Opposition. A general framework for cognition. Bern: Peter Lang, 2012 [Approfondisce gli sviluppi del quadrato degli opposti nelle logiche  e paralogiche contemporanee, nella logica matematica, nella filosofia del linguaggio, nella linguistica e semiotica e nelle scienze cognitive e sociali]

 

 

Bianchi, I., & Savardi, U. (2008). The perception of Contraries. Roma: Aracne. [Racconta lo spostamento dell’analisi dei contrari dalle strutture linguistiche alla percezione diretta, attraverso le ricerche condotte dagli autori in un decennio di lavori sperimentale condotti  lavorando con semplici stimoli visivi, gesti motori,  le proprietà essenziali dello spazio, lo specchio, la percezione acustica]

 

 

Savardi U. (Ed.). The perception and cognition of contraries. Milano: Mc-Graw Hill. [A partire da un convegno svoltosi a Macerata nel 2009, il testo sviluppa un’analisi multidisciplinare dei contrari, spaziando dalla filosofia antica ai modelli geometrici dell’opposizione sviluppati dalla logica contemporanea, dallo studio del ruolo dei contrari nella percezione dello spazio, nella detezione del cambiamento e nel riconoscimento della propria immagine allo specchio, allo studio del ruolo dei contrari nel problem solving, e toccando infine questioni di reversibilità e unidimensionalità delle scale bipolari in psicometria e psicofisica].

 

Kelso J.A.S, & Engstrom, D.A. (2006). The Complementary Nature. Cambridge: The MIT Press. [Sostiene l’idea che l’importanza della contrarietà, ridefinita in termini di complementarietà,  nella cognizione e nel comportamento umani derivi da processi che regolano il funzionamento cerebrale, rivelati e descritti attraverso il linguaggio della Coordination Dynamics]

IVANA BIANCHI

 





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