Home Primo piano In memoriam: Giuseppe GALLI

In memoriam: Giuseppe GALLI

Ci ha lasciato poco meno di un mese fa il Professor Giuseppe Galli, per lunghi anni docente di Psicologia generale all’Università di Macerata, dove ha speso tutta la sua lunga e ricca carriera professionale, a partire dal 1966. Sono molti gli allievi che non dimenticheranno mai le sue lezioni, tenute alle 8 della mattina ché il Professore amava alzarsi presto, ma nelle quali difficilmente si perdeva - nonostante tutto -l’attenzione, sia per via degli argomenti trattati, sia per le modalità sempre interattive e coinvolgenti di tenere la lezione, sia per la sua passione e preparazione che trapelava nel suo fare riservato e un po’ schivo.

Il 1966 è l’anno in cui l’insegnamento delle discipline  psicologiche nell’Università di Macerata ha avuto inizio presso l’allora Facoltà di Lettere e Filosofia, nel Corso di Laurea in Filosofia. Giuseppe Galli ebbe l’incarico in qualità di libero docente della disciplina e assistente ordinario nell’Università di Bologna.

L’approccio teorico di base che fin dall’inizio il Professor Galli ha adottato è quello fenomenologico-gestaltista, all’interno del quale, a partire dalla fine degli anni ’60, Giuseppe Galli si è dedicato allo studio dell’Io fenomenico, inizialmente con ricerche di laboratorio dove i soggetti erano invitati ad osservare l’ombra del loro profilo variamente deformata. Seguendo gli assunti teorici della Teoria della Gestalt, l'essere umano è inteso come un sistema aperto in continua interazione e attivo confronto con il suo spazio di vita, così come dimostrato dalle ricerche dei padri fondatori, tra i quali spiccano i nomi di Max Wertheimer, Wolfgang Köhler, Kurt Koffka e Kurt Lewin, decisi oppositori di una concezione elementaristica della vita psichica e della visione Stimolo-Risposta portata avanti dal Comportamentismo.

Grazie al fatto che, per sua stessa natura, la Teoria della Gestalt si pone in costante apertura di dialogo con altre discipline e che questa modalità attenta e rispettosa ben calzava anche alla professionalità di Giuseppe Galli, da queste sue prime ricerche è emersa una serie di problemi metodologici che lo hanno portato alla  transizione dall’approccio fenomenologico-gestaltista all’approccio linguistico-ermeneutico: la necessità di approfondire l’arte del dialogo, da un lato, ha spinto il Professor Galli a rivolgersi alla psicologia clinica, così come i problemi dell’interpretazione dei testi, dall’altro lato, a chiedere ausilio alla linguistica e all’ermeneutica. Sono nate così preziose collaborazioni mai estinte, in particolare con gli psicoanalisti Giampaolo Lai e Pierrette Lavanchy, fondatori dell’Accademia delle Tecniche Conversazionali. Per quanto riguarda la linguistica, è stata essenziale la collaborazione con J. S. Petöfi, docente di Semantica nell’Università di Bielefeld e poi docente di Filosofia del linguaggio nell’Università di Macerata, presso il Corso di laurea in Filosofia. L’approfondimento dell’approccio ermeneutico è avvenuto anche grazie alla collaborazione di alcuni colleghi filosofi, in particolare del Professor Giovanni Ferretti, anch’egli tra i docenti del Corso di laurea in Filosofia.

Dal 1979, partendo proprio dagli interessi per l’interpretazione di dialoghi, Galli ha proposto ad alcuni studiosi di altre discipline quali biblisti, giuristi, filosofi, linguisti, storici, letterati, psicologi e psicoterapeuti, di mettere a confronto gli aspetti metodologici dei processi interpretativi che ciascuno mette in atto nel proprio campo di indagine. È nato così il ciclo dei Colloqui sull’Interpretazione, tenuti con cadenza annuale per un ventennio. Considerando panoramicamente i temi trattati, questi si possono suddividere in una prima e in una seconda serie. La prima è costituita da temi di carattere metodologico attorno al seguente quesito: come comprendere un testo? Alcune delle variabili analizzate sono state le seguenti: il contesto, le strutture, i valori dell’interprete, i simboli, il dialogo, ecc. Nella seconda serie, i temi hanno assunto un carattere diverso. L’interesse si è spostato dall’architettura del testo e dagli aspetti metodologici del processo interpretativo a una delle sue funzioni, quella di consentire al lettore del testo di riconoscersi nel testo medesimo.

Negli ultimi Colloqui sulla interpretazione Galli ha focalizzato l’attenzione sugli aspetti migliori della persona, a controbilanciare tanta parte delle ricerche psicologiche che hanno preso in considerazione soprattutto la patologia e la devianza, proponendo di mettere a fuoco alcune relazioni interpersonali basilari, quali quelle basate sul perdono, sulla gratitudine, sulla meraviglia, sulla promessa, sulla sincerità, sulla dedizione, sulla fiducia.

Al termine di questa seconda serie di Colloqui è parso che la definizione più appropriata per questa tipologia di comportamenti umani fosse quella di ‘virtù sociali’. Per ognuna delle virtù sociali sono stati analizzati i fattori favorenti e quelli ostacolanti o ‘contrari psicologici’, così come testimoniato in un testo datato, ma attualissimo dal titolo “Psicologia delle virtù sociali” (Clueb, 1999), libro sul quale il Professor Galli stava lavorando a un arricchimento e aggiornamento anche negli ultimi tempi.

La capacità del Professor Galli di cogliere con sguardo attento e curioso l’essere umano, in tutte le sue dimensioni e manifestazioni, soprattutto quelle migliori, rappresenta uno degli aspetti innovativi del suo fare ricerca e didattica, accanto all’attenzione al territorio e al rapporto costruttivo con le altre discipline. Ne è testimonianza, tra altre diverse iniziative, l’istituzione del Centro studi di Medicina e Scienze Umane “Augusto Murri”, tramite una convenzione tra le Università di Macerata e di Bologna e l’allora Ente Universitario Fermano. Il Centro ha lo scopo di promuovere ricerche in prospettiva interdisciplinare sui rapporti tra medicina e scienze umane, con particolare attenzione agli aspetti storici, logico-epistemologici, antropologici e formativi. Tra le attività del Centro, il Professor Galli ha organizzato quattro incontri di ricerca multidisciplinare ai quali hanno partecipato sia studiosi di  Medicina sia studiosi di Scienze umane sui temi della diagnosi, dell’individualità, della cura e della nascita.

Consapevole di aver appena schizzato il ritratto del Nostro Maestro e che altri colleghi potrebbero raccontare molto altro, sono certa che non mancheranno i modi e le iniziative per ricordarlo più degnamente.

I Maestri ci appaiono sempre un po' immortali e forse lo sono per l'eredità  che se ne riceve: nel caso del Professor Galli un patrimonio immenso di conoscenza e di visioni, soprattutto di una psicologia sempre vicina alla vita.

Paola NICOLINI

inAteneo

InATENEO