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Filosofia del tempo

In un certo senso sappiamo tutti che cosa è il tempo...
Ci viviamo immersi, lo misuriamo con strumenti di crescente complessità, dalle clessidre agli orologi atomici, e ne parliamo nei modi più svariati. Tuttavia, come insegna Agostino, quando proviamo a definirlo ci si mostra sfuggente e sembra impossibile catturarlo. Sembra difficile dar torto a Borges quando nel Libro di Sabbia afferma che “non c’è altro enigma che quello del tempo, quell’infinita trama dell’ieri, dell’oggi, dell’avvenire, del sempre e del mai”. Non c’è da stupirsi quindi se il tempo è stato fin dai tempi di Eraclito e Parmenide materia privilegiata di riflessione filosofica.
Nella filosofia analitica contemporanea il dibattito sull’argomento ha assunto una struttura ben definita a partire da un ormai celebre testo di John M. Ellis McTaggart, esponente dell’idealismo britannico a cavallo tra Ottocento e Novecento. Si tratta di un breve articolo, The Unreality of Time, pubblicato nel 1908 sulla rivista “Mind”, in cui McTaggart propone una nuova argomentazione a favore di una tesi da lui attribuita a Spinoza, Kant, Schopenauer ed Hegel, ossia che il tempo non esiste oggettivamente, indipendentemente dalla mente. Il filosofo inglese si avvale di una distinzione che rimarrà imprescindibile, quella tra la “A serie” e la “B serie”. La prima consiste nella serie dei momenti, o dei loro “contenuti”, ossia gli eventi, ordinati sulla base di quelle che verranno poi chiamate “proprietà A”, vale a dire il loro essere presenti oppure passati o futuri. La seconda invece è la serie dei momenti od eventi ordinati in virtù delle cosiddette “relazioni B”, quali la simultaneità e la precedenza temporale. Dal punto di vista della A serie, il mio scrivere queste parole e il rintocco dell’orologio che sto ascoltando sono presenti, mentre la nascita di Aristotele è passata; invece, dal punto di vista della B serie il mio scrivere e il rintocco sono simultanei ed entrambi precedono la venuta al mondo dello Stagirita. McTaggart rileva che la A serie è dinamica, continuamente soggetta al cambiamento: ciò che è presente diventa passato, ciò che è passato si allontana sempre più dal presente e ciò che è futuro viceversa gli si avvicina fino a confluirvi; al contrario, la B serie è statica, le relazioni cha la costituiscono sono immutabili: niente può alterare il fatto che la nascita di Socrate precede la presa della Bastiglia o che l’atto del suo bere la cicuta sia simultaneo alla sua sensazione di serenità nell’affrontare la morte. Per McTaggart, la B serie dipende dalla A serie e non può dirsi genuinamente temporale senza quest’ultima, perché il cambiamento è essenziale per il tempo; d’altra parte, la A serie è contraddittoria, perché presuppone che ogni suo elemento abbia tutte le A proprietà, a dispetto della loro incompatibilità. Per esempio l’essere presente e l’essere passata sono incompatibili eppure entrambe sono attribuibili alla morte di Socrate. In momenti diversi, però, viene immediatamente da ribattere e McTaggart ne è consapevole. Il modo in cui si difende da questa obiezione non ha guadagnato molti seguaci e la sua argomentazione è perciò generalmente ritenuta fallace, sebbene non ci sia unanimità su quale sia esattamente il suo errore. Possiamo distinguere però due grossi schieramenti. Da un lato i difensori della cosiddetta “teoria A”, secondo la quale le A proprietà hanno un ruolo ontologico privilegiato e sono attribuibili senza alcuna contraddizione. Dall’altro, quelli che preferiscono la cosiddetta teoria B, dal cui punto di vista le B relazioni sono da sole sufficienti a garantire realtà oggettiva al tempo, mentre le A proprietà sono riducibili a B relazioni di natura soggettiva (per esempio, la battaglia di Waterloo è passata per me nel senso che viene prima del mio scrivere queste parole).

La teoria B, che vede in Russell il suo padre fondatore e annovera esponenti di grande spessore quali Quine e Goodman, è forse la teoria dominante, soprattutto perché appare maggiormente in sintonia con la teoria della relatività di Einstein. Tra i suoi attuali sostenitori troviamo in particolare Hugh Mellor, Nathan Oaklander e, in Italia, Mauro Dorato. La teoria A d’altra parte promette maggiore sintonia con il senso comune e gode di crescente attenzione, soprattutto nella sua versione presentista, secondo la quale esiste solo ciò che è presente. Tra i suoi alfieri troviamo nel secolo scorso in soprattutto Arthur Prior e attualmente autori quali Quentin Smith e William Craig.

Per chi volesse avere un’idea del dibattito internazionale su questo tema suggeriamo i seguenti volumi:

1) N. L. Oaklander (a cura di), The Philosophy of Time (4 voll.), Routledge, Londra, 2008. Questa ricchissima antologia raccoglie gran parte degli articoli che, da McTaggart e Russell fino ai nostri giorni, hanno segnato il dibattito fino a costituire la filosofia del tempo come una branca ben definita dell’ontologia analitica. L’articolazione in parti e l’introduzione del curatore rendono più agevole la navigazione nella complessità delle questioni discusse.

2) F. Orilia, Filosofia del tempo. Il dibattito contemporaneo, Carocci, Roma, 2010. Questo testo analizza la contesa tra la teoria A e la teoria B e propone una particolare declinazione del presentismo, privilegiando il punto di vista del senso comune e rimandando, per la prospettiva della fisica, all’ultimo libro di Mauro Dorato, Che cos’è il tempo, di prossima pubblicazione presso la Carocci.

3) J. M. E. McTaggart, L’irrealtà del tempo (a cura di L. Cimmino), RCS, Milano, 2006. In questo libro sono presentati in traduzione italiana l’articolo The Unreality of Time di McTaggart e la sua versione successiva incorporata nel voluminoso The Nature of Existence del 1927. Una lunga introduzione del curatore inquadra il punto di vista di McTaggart nel dibattito odierno e lo connette alla tradizione fenomenologica discutendo autori quali Husserl e Heidegger.

4) G. Torrengo, I viaggi nel tempo. Una guida filosofica, Laterza, Roma, 2011. Nei film e nei romanzi di fantascienza i viaggi nel tempo possono anche divertirci e appassionarci, ma la loro legittimità teorica è tutt’altro che ovvia. Il presentismo li esclude. Forse sono compatibili con la teoria B, ma non senza sollevare complessi problemi sia sul piano della logica che della fisica. Questo libro introduce alle riflessioni filosofiche sulla questione.

FRANCESCO ORILIA

inAteneo

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