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ARISTOTELE, Organon

Tra pochissimi giorni giungerà nelle librerie una nuova traduzione dell’Organon di Aristotele con testo greco a fronte, note, introduzioni e apparati, un volume di circa 2300 pagine nella collana “Il pensiero occidentale” della Bompiani, voluta a suo tempo da Giovanni Reale. Si tratta di un lavoro scientifico e, nel contempo, di “alta divulgazione”, con introduzioni, note esplicative e una traduzione accurata e attenta al linguaggio del lettore di oggi.

La nostra università ha dato un rilevante contributo a questa impresa che ha impegnato per alcuni anni un gruppo di giovani storici della filosofia: le Categorie sono state curate da Marina Bernardini, laureata e dottore in ricerca; Lucia Palpacelli, dottore in ricerca e docente a contratto, si è occupata del De Interpretatione; Arianna Fermani, ricercatrice universitaria, si è dedicata a Topici e Confutazioni sofistiche; quanto al resto, gli Analitici primi sono stati commentati da Milena Bontempi, assegnista dell’Un. di Verona, mentre gli Analitici secondi sono stati affrontati da Roberto Medda, assegnista all’Un. di Cagliari; infine, M. Migliori ha coordinato l’equipe, in modo da garantire, tramite continui confronti, un risultato il più possibile omogeneo. In questo modo si è riusciti ad affrontare unitariamente i sei diversi trattati, che costituiscono la raccolta conosciuta con il nome di Organon, giustamente considerata come l’atto di nascita della “logica” occidentale.

Si è adottata la chiave interpretativa classica e antica: si è rispettato al massimo il contenuto oggettivo dei testi, inserendoli nel quadro complessivo dell’insegnamento di Aristotele, cercando di non proiettare su queste opere i risultati che la logica ha guadagnato in seguito, proprio a partire da questa “invenzione” aristotelica.

In effetti l’Organon non può essere considerato un’opera di pura logica proprio perché questa nasce “dopo” e “per effetto di” questi scritti. Ciò era chiaro nell’antichità. Aristotele stesso, in un passo finale delle Confutazioni Sofistiche (184a8-b8), il testo che chiude la raccolta, collega strettamente retorica e tecnica sillogistica (sulla quale prima di lui non c’era assolutamente nulla) parlando di due linee di ricerca affiancate, un dato che mostra il quadro teorico in cui lo Stagirita collocava il suo lavoro. Tale dato risultava chiaro nella tradizione dei secoli successivi, tanto che Diogene Laerzio (Vite dei Filosofi, V, 28) lo tematizza: «La logica  è intesa <da Aristotele> esattamente non come scienza a sé stante, ma come organo (propedeutica essenziale) a tutte le discipline. Egli attribuì alla logica espressamente due fini da conseguire, la probabilità e la verità. Per ciascuna di esse egli impiegò due facoltà; la dialettica e la retorica per la probabilità, l’analitica e la filosofia (in senso stretto) per la verità».

Su questa base il lavoro analitico svolto da questi giovani studiosi ha permesso di ricostruire un quadro unitario, che spiega la ragione di questa collezione di testi tanto diversi, valorizzando sia gli elementi tecnicamente “logici” presenti soprattutto negli Analitici, sia tutti gli importanti collegamenti che queste opere hanno con altri ambiti del pensiero aristotelico, come la retorica e l’etica. Risulta così confermata una delle caratteristiche del pensiero classico, interessato a capire la realtà molto più che a costruire un sistema chiuso e perfettamente coerente. Se il reale è intrinsecamente complesso solo un approccio polivalente, multifocale, può riuscire a renderne ragione. In effetti l’analisi ha evidenziato in modo convincente la compresenza dei diversi ambiti e le molteplici sfaccettature che emergono nelle riflessioni di Aristotele. In particolare è evidente, in questa raccolta, la duplicità di percorsi, quello dimostrativo e quello comunicativo, non staccati o contrapposti: la trattazione aristotelica è sia logica sia linguistica e, soprattutto, non perde mai il contatto con la dimensione ontologica e con la realtà. Una molteplicità di approcci che investe tutti i concetti forti della proposta teorica, dal concetto di sostanza a quello di sillogismo

In sintesi, questo volume mette a disposizione del lettore testi di grandissima importanza per la storia del pensiero occidentale, che risultano nello stesso tempo molto diversi tra loro e tuttavia leggibili in una prospettiva unitaria. Questa è costituita non tanto dalla “logica” quanto dalla natura della ricerca filosofica condotta da Aristotele nel corso della sua vita.

Maurizio MIGLIORI

 

ARISTOTELE, Organon, testo greco a frionte, Coordinamento generale di Maurizio Migliori, Bompiani, Milano 2016, pp. 2.300.

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