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Taddio, Il TRAMONTO dell'UMANO

In questo libro Taddio descrive la trasformazione della cultura, consolidata nella tradizione, in sapere del fluire, configurato dalla tecnologia digitale: “[…] la cultura è stata […] modello di permanenza […] Il modello tecnico-scientifico […] digitale, non è orientato alla durata: il suo sostrato fluisce” (p. 9). L’autore scende nelle profondità sia della cultura tradizionale che del sistema digitale fino a raggiungere l’ordine di senso fondativo di ciascuna, progressivamente divergenti, che definisce le rispettive forme di vita, struttura le soggettività e orienta le esistenze.

Alla ricerca delle radici, con una analisi comparativa, ne evidenzia le similitudini e le differenze rilevando i benefici e i rischi che l’ambiente digitale, al pari di ogni novità, porta con sé indicando anche le contromisure.

Il Reale qui descritto evoca il noumeno kantiano. Nel percorso riflessivo dell’autore, centrale è la distinzione tra Mondo -luogo di senso-, Realtà -oggetto delle scienze naturali-, Reale -fondo ontologico che sottende entrambe-.

Stella polare della cultura tradizionale era la stabilità dell’ordine di senso vigente in un rapporto di collaborazione complementare tra scienza, che cerca le risposte, e filosofia che cerca le domande; la filosofia è l’arte del pensiero “critico” che, nel rapporto con la tecnica -mirante alla realizzazione di un progetto-, con la tecnologia -mossa dalla logica del controllo sulla prassi,  malleabile e adattabile-, e con la tecnocrazia -impegnata nel governo delle procedure, rigide e inflessibili-, rischia una deriva esiziale che la conduce verso la “[…] propria fine” (p. 9).

Nella conoscenza consolidata nella storia, la realizzazione corretta di un progetto prevede un controllo rigoroso sulle procedure adottate affinché la prassi si adatti alla situazione singolare concreta.

L’esperienza prende forma all’interno di un orizzonte di senso, definito dalla interazione tra ambiente, con le sue caratteristiche peculiari, e corpo, con le sue capacità e le sue vulnerabilità: interazione dinamica che delinea quella determinata forma di vita.

Il mondo fenomenico non è un dato neutro, ma l’esito di una cernita tra impulsi, stimoli, dati sensibili e dati empirici. All’interno di un contesto storico-culturale accade quella determinata situazione, punto di partenza della filosofia per definire i concetti nel tessuto di senso già dato, allestito dai nostri antenati, intrecciato nella trama dell’ambiente e nell’ordito dalla forma di vita. Il sapere prende le mosse da una situazione in cui il soggetto è immerso, all’interno di un orizzonte di senso che precede ed eccede. Struttura sensata sempre in corso d’opera. Comprendere il mondo significa essere coinvolti: cum-prendere = prendere insieme.

Arte, religione e filosofia, configurano il modo di abitare il mondo, cogliere e definire i bisogni, articolare il rapporto corpo/senso.

È tempo di prendere atto che il sistema simbolico, che ha definito la nostra vita per secoli, si è disgregato. Quando il modello tecnico-scientifico subentra progressivamente all’arte, alla religione e alla filosofia una nuova forma di vita si materializza all’interno di un orizzonte di senso rinnovato dalla tecnica digitale, che configura nuove soggettività, disegna nuove forme di vita, istituisce la nuova materialità del digitale. Infatti, il governo delle procedure può trasformarsi in dominio delle stesse sulla prassi, che si eclissa progressivamente, mentre la situazione concreta viene adattata, anche con pesanti mutilazioni lineari delle sue asperità, alla procedura scelta per la realizzazione del progetto messo in cantiere.  Corpo e coscienza si inseriscono nel nuovo mondo configurato dal digitale ed in esso agiscono.

La tecnica strumentale umana ha attraversato un lungo processo di esternalizzazione e di potenziamento delle capacità e funzioni, trasferite dal corpo agli strumenti. Esternalizzazione e potenziamento che hanno modificato il rapporto uomo/mondo. “[…] il mondo stesso si ridefinisce come campo di intervento strutturato, sempre più disponibile alla manipolazione e alla previsione” (p. 216).

Con l’industrializzazione questo processo è diventato automatico e sempre più veloce. Questa accelerazione causa una divergenza tra i criteri di efficienza e quelli dell’esperienza. L’organismo umano, biologicamente invariato, si trova immerso in un ambiente tecnico che ne ridefinisce le condizioni di esistenza e di operatività. Il digitale estende questa mutazione alle funzioni cognitive superiori. Esso, dotato di capacità di autoregolazione, tende ad organizzare in modo autonomo apprendimento, adattamento e anticipazione.

Si affaccia sul futuro, che è già presente, una forma di vita tecnica in grado di orgnizzare un ambiente esistenziale e di selezionare elementi ritenuti rilevanti a garanzia della propria permanenza. L’assenza di vicoli simbolici e morali fa di questi dispositivi strutture potenzialmente aggressive ai danni dell’umano, relegato a posizioni esistenziali marginali. La re-internalizzazione, con protesi neurali finalizzate al potenziamento sensoriale, cognitivo e mnemonico, riconfigura sia la soggettività che il mondo, che si riposizionano sulla base delle nuove condizioni. “L’ordine di senso non si presenta come un’eredità da custodire né come un esito da attendere, non è garantito da alcuna tradizione né prodotto da alcuna innovazione, accade finché il mondo può costituirsi come luogo dell’esperienza e il corpo come relazione in cui qualcosa assume valore” (p. 218).

Col digitale non è rilevante la distinzione tra verità e illusione, quanto ciò che funziona, è operativo e appare significativo. Con l’avvento della tecnologia digitale l’ordine di senso viene appiattito sulle logiche di funzionamento operativo: ottimizzazione preventiva, previsione dell’azione e governo delle possibilità; l’ambiente funzionale si sovrappone sul mondo abitabile: “[...] l’apparire tende a coincidere con la sua operatività” (p. 232).

La tecnica, con l’esteriorizzazione e il potenziamento delle funzioni corporee, trasforma il mondo, la soggettività e lo stesso sistema tecnologico fino a renderlo autonomo nella selezione dei dati e nella previsione delle azioni. ”[…] le categorie tradizionali […] presuppongono un mondo già dato e un soggetto in grado di orientare le proprie azioni […]. La pura razionalità non genera senso, lo consuma” (p. 233).

L’ordine di senso è il cardine su cui si edifica una forma di vita e un mondo in relazione ad un ambiente, attiva la razionalità e colloca l’agire nell’orizzonte di significanti, codici interpretativi, schemi d’azione e moduli comportamentali che danno una direzione all’esistenza. Quando il sistema simbolico diventa volatile, la soggettività indebolita si adatta al funzionamento del sistema stesso. Invece, quando continua ad operare come spazio di orientamento comune, la razionalità sostenuta dalla rete sociale contribuisce a rendere governabile la vita.

Per “tramonto dell’umano” Taddio intende la crisi della relazione vita/mondo storicamente determinata, geograficamente situata, orientata dal senso. Quando detta relazione viene mediata da dispositivi digitali, il tessuto sociale subisce una pesante frammentazione fino alla sua polverizzazione: il senso non orienta più l’agire e le pratiche, il soggetto non si riconosce più come protagonista delle sue azioni, ridotto ad ingranaggio all’interno di un meccanismo che sfugge alla sua volontà. “[…] il tramonto dell’umano coincide con la possibilità che ciò che vale venga progressivamente assorbito da ciò che funziona” (p. 234). La realtà fisica sussiste anche senza soggetto, mentre c’è mondo solo per un soggetto incarnato.

“Voler vivere è l’esito di un orientamento incarnato” (p. 233).

IL LIBRO

Luca Taddio, Il tramonto dell’umano. Estetica e nichilismo nell’era digitale, il Melangolo, Genova 2026

Maria Dora FERRETTI, Ina MACAIONE

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