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Shams INATI, Ibn Sina’s Remarks and Admonitions: Physics & Metaphysics

Questo volume è un ulteriore contributo allo studio del corpus filosofico avicenniano. Il Kitab al-Isharat wa al-tanbihat, un titolo traducibile in italiano con Libro delle indicazioni e delle allusioni, è tradizionalmente considerato una delle opere più mature di Avicenna (980-1037) e fatto risalire al periodo 1030-1034[1]. Nel 1997 Jean R. Michot[2] suppose la datazione dell’opera antecedente al 1020, fatto che sollecitò l’intervento di Dimitri Gutas, il quale, attraverso l’analisi dei termini “intuizione” (hads) e “riflessione” (fikr) e delle loro ridefinizioni nel corso del pensiero avicenniano, sottolineò come fosse un non senso il fatto che Avicenna avesse impiegato le “nuove versioni” dei due concetti prima del 1020, avesse poi ripreso la loro prima formulazione per tornare infine, nella sua ultima opera, Sull’anima razionale, alle nuove definizioni[3].

L’opera deve il suo titolo alla denominazione dei capitoli, che generalmente si intitolano “Isharat” (“segni”, “indicazioni”, “allusioni”, “espressioni simboliche”), quando riportano il pensiero del suo autore, o “Tanbihat” (“avvertimento”, “ammonimento”), quando rappresentano le critiche che Avicenna apporta nei confronti di altri pensatori o gli avvisi al lettore su alcuni errori da evitare. Questa opera infatti segue uno dei due metodi espositivi impiegati da Avicenna, ossia il metodo allusivo: «The outcome is intended to be a collection of concise yet complex hints at the truth clothed in symbolic expressions plus constant brief reminders of where others went wrong» (p. xxii).

La prima finalità dello stile simbolico è di proteggere la verità, evitando la sua diffusione fra le la gente comune, che non la comprenderebbe ed anzi la impiegherebbe in modo erroneo. Come riportano le ultime righe dell’intera opera: «Protect this truth from the ignorant, the vulgar, those who are not endowed with sharpness of mind, with skill and experience, those who lend an ear to the crowds, and who have gone astray from philosophy and have fallen beyond»[4]. Il secondo vantaggio di questo stile è che fornisce delle indicazioni a quanti vogliano addentrarsi nella ricerca filosofica ed abbiano delle menti adatte per tale attività: essi infatti dovranno gradatamente comprendere queste indicazioni simboliche, per poi giungere al secondo stile espositivo, più nobile ed adeguato, ossia l’argomentazione dimostrativa. Come ben si stabilisce nell’incipit della Fisica: «These are remarks concerning principles and admonitions concerning fundamentals. He whose way is made easy will be enlightened by them, but he whose way is made difficult will not benefit [even] from what is clearer than they are» (p. 59).

Il Kitab al-Isharat wa al-tanbihat è composto da quattro parti: la Logica, la Fisica, la Metafisica e il Sufismo (o Misticismo). L’autrice Shams Inati, la quale ha già pubblicato le traduzioni ed i commenti della prima[5] e dell’ultima parte[6], si propone di portare a compimento la sua opera traducendo e analizzando, per la prima volta in lingua inglese, la Fisica e la Metafisica.  La traduzione si basa sulle edizioni arabe pubblicate da Sulayman Dunya, comparate con l’edizione di Jack Forget e presta attenzione alla traduzione francese del 1948, Livre des directives et remarques, di Amélie-Marie Goichon (p. xxiii).

La Fisica (al-Ṭabiʿiyyat), la parte dedicata allo studio della natura, è a sua volta suddivisa in tre sezioni e la Metafisica (al-Ilahiyyat), volta allo studio delle “cose divine”, è composta da quattro sezioni. Ogni sezione (namat, termine tradotto con “classe” poiché ogni esposizione concerne uno specifico genere di questioni), a sua volta disposta in capitoli, corrisponde ad una categoria e ad un certo gruppo di idee. Questa suddivisione in categorie permette un’ulteriore classificazione dell’opera: infatti, le ultime tre parti (fisica, metafisica e sufismo) riportano una numerazione progressiva, così da formare un unico “blocco narrativo”. Infatti le “classi” vanno dalla prima alla settima, mentre le ultime tre le ritroviamo all’interno della parte intitolata Sufismo, in quanto descrivono il culmine del “cammino gnostico”. Questa consecutività non si rileva nella Logica, che anzi ha una propria ripartizione in sezioni chiamate “metodo” (nahj). Tale distinzione è rimarcata anche dal fatto che solo la Logica e la Fisica hanno un prologo, mentre la Metafisica ed il Sufismo susseguono alla Fisica senza ulteriori introduzioni (p. 1).

Una prefazione introduce l’opera, che prosegue con il commento. Nell’analisi del testo, Inati presenta la classificazione delle scienze nella filosofia avicenniana: la filosofia viene suddivisa da Avicenna in filosofia pratica – scienza politica, scienza sociale ed etica - e filosofica teoretica – fisica, matematica e metafisica. Quindi la prima cosa che Inati evidenzia è l’assenza, all’interno di questa opera, di una parte concernente la matematica e la presenza di una parte etica, attinente dunque alla filosofia pratica, ossia la parte dedicata al sufismo, e di una parte dedicata alla logica, una disciplina non meglio classificata nell’ordine avicenniano delle scienze, ma che viene descritta come strumento della filosofia e chiave di accesso alla conoscenza (p.4).

La Fisica e la Metafisica sono volte alla comprensione della natura, dell’essere umano e di Dio, perciò coprono un vastissimo campo della ricerca filosofica: dalle definizioni dei concetti di corpo, materia e forma, alla riflessione sulla giustizia divina, passando attraverso la psicologia. Fra i contenuti più noti possiamo scorgere l’argomento dell’“uomo volante” (secondo la terminologia resa famosa da Gilson); la distinzione, nel conseguimento del termine medio del sillogismo, fra “pensiero” ed “intuizione”; i concetti di “essenza” e di “esistenza” connessi a quelli di “necessità” e “possibilità”, sui quali si fonda la designazione di Dio come “Essere Necessariamente Esistente”, di cui si adducono due tipi di prove: quella derivata dalla riflessione sull’esistenza e quella ricavata dagli effetti della Sua esistenza. Altri temi significativi, noti anche per aver provocato la ripulsa da parte di al-Ghazali, sono le teorie della creazione immediata (al-ibda͑) e della conoscenza divina dei particolari come se fossero universali, cioè in quanto necessitati dalle loro cause. Altrettanto importante è il discorso conclusivo sulla provvidenza divina, sul bene e sul male, che ci aiuta a comprendere quella che possiamo definire la “teodicea” avicenniana.

Nelle cinquantacinque pagine di analisi del testo, Inati passa in rassegna i contenuti dell’opera capitolo per capitolo, riassumendone le questioni ed evidenziando i concetti più rilevanti del pensiero avicenniano. Uno studio ed una traduzione che saranno di notevole utilità per chiunque voglia accostarsi allo studio del pensiero avicenniano, grazie ai concetti-chiavi in essi esposti, e un nuovo apporto per lo studioso che voglia confrontare le proprie idee con quelle dell’autrice.

Shams Inati, Ibn Sina’s Remarks and Admonitions: Physics & Metaphysics. An analysis and Annotated Translation, Columbia University Press, New York, 2014


Sara BARCHIESI

[1] Cfr. Gutas  D., Avicenna e la tradizione aristotelica. Introduzione alla lettura delle opere filosofiche di Avicenna, Edizioni di Pagina, Bari, 2007.

[2] Cfr. Michot J.R., “La réponse d'Avicenne à Bahmanyar et al-Kirmânî. Présentation, traduction critique et lexique arabe-français de la Mubâhatha III Muséon”, Revue d'études orientales, 110, Louvain, 1997, pp. 143-221.

[3]. Cfr. Gutas D., “Intuition and Thinking: The Evolving Structure of Avicenna’s Epistmology”, in Wisnovsky R. (Ed.), Aspects of Avicenna, Markus Wiener Publ., Princeton, 2001.

[4] Cfr. Inati S., Ibn Sina and Mysticism: Remarks and Admonitions: Part Four, K. Paul, London; New York, 1996, p. 107.

[5] Inati S., Ibn Sina Remarks and Admonitions: Part One: Logic; Pontifical institute of mediaeval studies, Toronto, 1984.

[6] Id., Ibn Sina and Mysticism, cit. n. 3.

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