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SCOPELLITI, BUBER e il teatro

Marcella Scopelliti, Dottore di ricerca in Discipline dello Spettacolo, ha pubblicato una pregevole monografia sulla riflessione svolta da Martin Buber riguardo al teatro, privilegiando il «periodo predialogico» della sua opera. Si tratta del primo studio organico su questo tema edito sinora in Italia. Il volume è corredato da una breve antologia di scritti buberiani, curata da Francesco Ferrari. Essi vertono sulla presenza scenica di attori italiani quali Eleonora Duse ed Ermete Novelli, sul «problema dello spazio scenico» nonché sul rapporto tra testo drammatico e performance teatrale.

La ricerca dell’autrice, per sua stessa ammissione, trae spunto dai lavori di due altri studiosi. Il primo è uno scritto di Marcello Gallucci – La nostalgia di Orfeo – che prende in considerazione il contributo offerto da Buber alla realizzazione di forme innovative di teatro nel primo Novecento, come quella posta in atto nella città-giardino costruita a Hellerau, sobborgo di Dresda. Lo stesso Gallucci pone inoltre in rilievo l’influsso del pensiero buberiano sul regista polacco Jerzy Grotowski, uno dei protagonisti del rinnovamento del teatro nel ventesimo secolo. Al rapporto tra Buber e il regista polacco, Marcella Scopelliti dedica un capitolo del suo volume («Ladri di fuoco. Buber e Grotowski», pp. 166-204). Il secondo studio al quale Marcella Scopelliti tributa attenzione è stato condotto da Antonio Attisani e concerne le riflessioni di Buber sull’arte di Eleonora Duse.

Considerato nel suo complesso, il libro costituisce un ragguardevole contributo all’esplicitazione di un filosofia dell’arte nell’opera di Buber, una filosofia che non si limita alle arti drammatiche, ma si estende a quelle figurative (si veda, ad esempio, la critica del filosofo alle opere del pittore Lesser Ury, alle pp. 30-48).  L’attenzione prestata dal giovane Buber alla creazione artistica è in rapporto con il suo progetto di rinnovamento culturale dell’ebraismo, ovvero con il suo cultursionismo, profondamente diverso dal sionismo politico promosso dal leader Theodor Herzl. Il Rinascimento ebraico preconizzato dal filosofo comporta la promozione delle forze creative rimaste sopite nel popolo ebraico. La creazione artistica costituisce una delle attività nelle quali l’uomo – e soprattutto l’ebreo – realizza (verwirklicht) l’unità di se stesso, di sé con gli altri esseri umani, con il mondo e con l’Assoluto. Questo processo ha luogo a partire dalla drammatica avvertenza di una scissione all’interno di sé, di un sradicamento ineludibile, di una frammentazione degli orizzonti valoriali che è particolarmente drammatica nell’intellettuale europeo del primo Novecento. 

Ancora prima della formulazione matura del principio dialogico, l’arte è intesa da Buber come «testimonianza della relazione tra gli uomini e la sostanza delle cose: il regno del tra che diventa forma» (pp. 8-9). Va detto, al riguardo, che per l’autore di Ich und Du proprio nello spazio della relazione tra (Zwischen) l’Io e il Tu avviene ciò che è realmente significativo per la vita umana. Nell’arte – per Buber come per il maestro Georg Simmel -  si realizza «quella stessa lotta che caratterizza ogni essere umano: una lotta tra principio formante (che impone o “trae” la forma) e materia che invece resiste al processo» (p. 9).

Il libro L’attore di fuoco rileva nel linguaggio ridondante del giovane Buber gli antecedenti dei nuclei teorici che, nei lustri a seguire, caratterizzeranno il pensiero dialogico dell’autore. Sono significative, al riguardo, le pagine in cui l’autrice commenta il dialogo «Dopo il teatro» compreso nella raccolta Daniel, ovvero l’opera filosofica più rilevante del Buber predialogico, pubblicata nel 1913. In Daniel la polarità tra relazione Io-Tu e rapporto Io-Esso, formulata dieci anni dopo nell’incipit di Ich und Du, viene prefigurata, rispettivamente, nella contrapposizione tra l’attitudine volta alla realizzazione, fonte di una peculiare conoscenza della Realtà, e quella mirata all’orientamento in un mondo di cose dispiegate in coordinate spazio-temporali (vedi pp. 73-75).

Per Daniel, il primo spettacolo teatrale al quale assiste non costituisce tanto una Erfahrung, ovvero un’esperienza che accresce il suo patrimonio di conoscenze o competenze, quanto un Erlebnis, in quanto attiene al vivere dello spirito (erleben), è un vissuto che lo tocca nel profondo. All’uscita dal teatro, Daniel avverte in modo particolarmente intenso che tutto il reale è permeato di polarità. Se il teatro pone in essere la polarità tra attore e personaggio, tra luce ed ombra, tra pubblico e attori nonché tra parola e silenzio, nella realtà egli può cogliere la polarità fra mondo e Trascendenza, tra corporeità e spirito, tra orientamento e realizzazione etc. Il teatro, quindi, non vale soltanto a “illustrare” delle storie, ma conferisce loro anche quella polarità la quale «in sé, è una trasposizione autentica della vita» (p. 71).   

Per Daniel, il vero attore non indossa la “maschera” del personaggio ma, dopo essersi «posto a distanza» da questi, «si trasforma» in lui («Trasformarsi significa per lui rinunciare alla propria anima per poi riconquistarla alla luce del personaggio», p. 70). Anche lo spettatore è partecipe di questa trasformazione («Il teatro è il luogo dal quale si esce trasformati, iniziati», p. 80).

Tra i saggi buberiani posti in appendice al volume menzioniamo qui il breve scritto su Eleonora Duse (La Duse a Firenze, pp. 215-218). Per il filosofo, l’attrice incarna in modo incomparabile la bellezza della donna italiana del Rinascimento. Nella chiusa di un altro saggio in appendice, Tre ruoli di Novelli (pp. 219-228), Martin Buber propone una distinzione fondamentale tra due “generi” di attori. Alcuni, come Ermete Novelli, in virtù del loro talento, assumono e riproducono nel personaggio interpretato alcuni moti espressivi già osservati. Altri, grazie alla loro eccezionale capacità di esperire l’interiorità di altri esseri (reali o di fantasia), sono capaci di produrre il «moto espressivo» che è proprio di ognuno di loro. A questo secondo “genere” è ascrivibile Eleonora Duse, come ogni altro grande attore.

 Nunzio Bombaci

 

Marcella Scopelliti, L’attore di fuoco. Martin Buber e il teatro, con una selezione di scritti di Martin Buber, Accademia University Press, Torino 2015, pp. 260, Euro 19,00.

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