Home Libri / Approfondimenti S. CALDERONE, La libertà degli altri. Sulle tracce di A.C. Jemolo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2012

S. CALDERONE, La libertà degli altri. Sulle tracce di A.C. Jemolo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2012

Il volume di Santi Calderone espone in modo rigoroso i tratti essenziali del pensiero di Arturo Carlo Jemolo (1891-1981), uno degli esponenti più originali del cattolicesimo liberale del Novecento. Si tratta di quel  cattolicesimo liberale in cui il Benedetto Croce della Storia d’Europa nel secolo decimo nono ravvisa uno «sforzo di avvicinamento e di conciliazione» tra liberalismo e cattolicesimo. È, questo, un tentativo particolarmente arduo, e tale appare segnatamente allo stesso Croce, che considera peraltro il  cattolicesimo romano «la più diretta e logica negazione dell’idea liberale» (citato nella Prefazione, p. 9). Va detto che nel pensiero di Jemolo questo “avvicinamento” e questa “conciliazione” si realizzano nella maniera più franca e coraggiosa. E se Croce è convinto che  sia il liberalismo, e non il cattolicesimo, a  conferire pregnanza semantica al sintagma “cattolicesimo liberale”, Santi Calderone pone in evidenza, con serrate argomentazioni, come la piena assunzione del principio di libertà e di laicità sia consustanziale al cattolicesimo stesso.

Docente di diritto ecclesiastico, nonché avvocato e autore di diversi articoli e saggi, Jemolo è stato per molti anni editorialista de “La Stampa”. Durante la Prima Guerra Mondiale, egli avversa i cattolici interventisti, nel 1929 esprime forti riserve sul Concordato, nel secondo dopoguerra auspica il riconoscimento da parte della Costituzione della pari dignità di ogni confessione religiosa (il testo definitivo ne riconoscerà solo la pari libertà).

Negli scritti di Jemolo si rinvengono, tra l’altro, originali valutazioni di importanti figure e movimenti della cultura cattolica, di orientamento liberale o democratico. L’ultimo capitolo del libro offre un interessante excursus al riguardo, e riporta i giudizi riguardanti Francesco Ruffini ed Ernesto Buonaiuti - intellettuali particolarmente importanti nella formazione di Jemolo - nonché Alessandro Manzoni, Tommaso Gallarati Scotti, Primo Mazzolari e Luigi Sturzo.

Come evidenzia il titolo stesso del volume, nel pensiero di Jemolo assume la più grande rilevanza la riflessione sulla libertà. Nella Prefazione, Girolamo Cotroneo osserva che al cuore della sua riflessione si situa proprio “la libertà degli altri”, una prerogativa che spesso il pensiero politico moderno di ispirazione cattolica ha relegato ai margini della sua attenzione. Nel saggio I problemi pratici della libertà Jemolo scrive: «Il problema della libertà è il problema della libertà degli altri, non già della nostra, avulsa da una regola generale». L’autore non si mostra interessato alla libertà come problema metafisico, ma, da studioso del diritto, agli aspetti di essa «riconducibili ai momenti della convivenza sociale» (p. 63). Lo Stato liberale da lui concepito agisce quale supremo garante delle libertà dell’individuo e dei gruppi sociali.

Nel riconoscere la “libertà degli altri”, Jemolo ha espresso una sensibilità che solo nella seconda metà del Novecento sarebbe stata universalmente condivisa dal mondo cattolico. Nei decenni precedenti l’autore, che soleva definirsi “malpensante”, veniva considerato talvolta da altri intellettuali credenti come uno studioso imprudente, nel volere conferire piena legittimità alla libertà dell’errante, del miscredente, dell’agnostico, dell’ateo, insomma di qualsivoglia “tentatore” della coscienza del cattolico.

La “libertà degli altri” - a partire dalla libertà religiosa – sta  e cade insieme al principio di laicità. E si può assentire a Jemolo allorché  ravvisa il fondamento della laicità nell’esortazione evangelica di «dare a Cesare quello che è di Cesare». La rivisitazione del liberalismo dell’autore offre a Santi Calderone l’opportunità di vagliare la rilevanza del principio di laicità nell’attuale temperie culturale (pp. 23-34). Proprio l’attuazione di questo principio consentirebbe, tra l’altro, un proficuo  dialogo interculturale e interreligioso.

Per Jemolo, in un clima dialogico anche colui che per il credente vive nell’ “errore” ha il diritto di esprimere la propria convinzione. Il Vangelo non conferisce al cristiano l’onere di estirpare l’errore prima dell’avvento del Regno. La parabola  della zizzania che cresce insieme al grano fino alla mietitura è chiara al riguardo. Eppure, solo nel 1963 il Magistero - nella Pacem in Terris di Giovanni XXIII  - ha formulato la distinzione tra “l’errante” e “l’errore”, valida anche in campo religioso. E nel 1965 il Concilio, nella Dignitatis Humanae, ha riconosciuto pienamente il diritto alla libertà civile nell’espressione del credo religioso, suggellando così il contrastato percorso storico che ha condotto la coscienza ecclesiale a legittimare  la “libertà degli altri”.

Santi Calderone, La libertà degli altri. Sulle tracce di A.C. Jemolo, con Prefazione di Girolamo Cotroneo, Rubbettino, Soveria Mannelli (Cz) 2012, pp. 144, Euro 14,00.

Nunzio Bombaci

inAteneo

InATENEO