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Rosi BRAIDOTTI, Il postumano

Il testo di Rosi Braidotti Il postumano. La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte è molto interessante per comprendere il postumanesimo affidandosi alla viva voce di una delle protagoniste di questo nuovo orizzonte filosofico. Il postumanesimo è ormai un campo di studi ben strutturato e ha messo in moto un notevole fermento culturale che interseca, in vari modi, l’analisi antropologica sulla soggettività che sarà destinata ad abitare la terra. Un libro molto importante che, insieme a quelli di autori come Haraway, Marchesini e Graham, riesce ad offrire uno spaccato su come intendere quel post: non semplicemente un luogo futuro di creature tecnologicamente umanoidi ma lo spazio inedito di comprensione della realtà e dell’umano.  

Il testo, infatti, si libera dalla “nostalgia” di un umanesimo ormai in crisi per cercare di cogliere nel migliore dei modi le opportunità teoretiche, politiche e sociali di questa nuova condizione di esistenza. Il pensiero della Braidotti si sviluppa su di un doppio movimento: un postumanismo critico e un postumanismo affermativo. In primo luogo, si vuole assumere in positivo lo smascheramento che gli studi di genere, quelli postcoloniali e quelli ambientali hanno inflitto all'antropocentrismo esasperato della nostra cultura che ha rintracciato nella separazione e nell’umiliazione delle alterità divergenti dal tipo “Uomo” la cifra della propria identità e delle propria grandezza. In secondo luogo, penetra senza paura nello scenario attuale, in cui le invasioni tecnologhe obbligano la filosofia ad una ridefinizione dei concetti di morte, di specie e di individuo offrendo possibili modi di articolare l’etica, la politica e la vita alla luce di un approccio antropodecentrato e antiumano, proprio perché postumano.

Secondo la Braidotti, infatti, ogni vivente - specialmente l’uomo - si deve scoprire come sintesi di un divenire nomade, costituito nella sua transitorietà da processi umani e non-umani, organici e inorganici, politici e sociali. Contro la dicotomia di natura e cultura che ha segnato l’identità unitaria dell’uomo dell’Umanesimo, si sostituisce un soggetto critico non unitario, un “soggetto relazionale determinato nella e dalla molteplicità, che vuol dire un soggetto in grado di operare sulle differenze ma anche internamente differenziato, eppure ancora radicato e responsabile” (p. 57).

Tale scoperta non deve però ignorare la possibilità di una estrema colonizzazione della vita da parte dei mercati e della logica del profitto, possibilità che invece il postumanesimo può scongiurare alla luce di una consapevolezza etica e politica che le tecnologie hanno inaugurato nell’ultimo secolo. I risultati bio-ingegneristici raggiunti con la pecora Dolly e promessi dalla genetica applicata alla vita non equivalgono necessariamente alla comparsa di un nuovo mondo distopico e alienante, ma possono essere il punto di partenza per una nuova coscienza ontologica dell’essere umano nei confronti delle altre soggettività che abitano, a vario titolo, il pianeta. È necessario, proprio per questo, un approccio zoe-centrato, laddove per zoe si intenda la nuda vita nei suoi aspetti non-umani, che si articola secondo i vettori del divenire-animale, del divenire terra e del divenire-macchina già indagati dalla filosofia di Deleuze e Guattari.

Infatti, a chiusura del testo, la Braidotti afferma: «non ho nessuna nostalgia dell’Uomo, misura presunta di tutte le cose, o per le forme del sapere e dell’autorappresentazione che le accompagnano. Accolgo ben volentieri gli orizzonti multipli dispiegati dal crollo dell’umanesimo eurocentrico e androcentrico. Interpreto la svolta postumana come una felice opportunità di decidere insieme chi e cosa vogliamo divenire» (p. 204).

Il Postumano rappresenta un buon punto di partenza sulla “questione” postumana, che aiuta il lettore sia nella sua comprensione, sia nella presa di posizione di fronte alle sue argomentazioni. È innegabile, infatti, che alcune categorie “classiche” con cui l’uomo ha spiegato se stesso mostrino ormai la corda, richiedendo così la messa in questione dei dispositivi sociali di creazione e gestione delle identità. La Braidotti afferma che la soggettività è «un processo di autopoiesi e autocreazione del sé, che include complesse e continue negoziazioni con la norma e i valori dominanti e dunque molteplici forme di responsabilità» (p. 43); ma così facendo la questione etica postumana rimane legata ad una incertezza costitutiva dell’azione, che più che risolvere la magna quaestio su che cosa sia l’uomo lo dissolve verso qualcos’altro di indefinibile ed indefinito. Se è vero che l’ente che va sotto il nome di uomo è un costrutto teorico segnato da alcune storture, è altrettanto vero che il compito della filosofia rimane quello di indagarlo con maggiore attenzione. Eliminare la difficile domanda su che cosa sia l’uomo, infatti, rischia di compromettere la risposta sul come, egli, voglia effettivamente vivere.

Il testo della Braidotti, in conclusione, rimane un ottimo strumento per comprendere lo status quaestionis della riflessione filosofica contemporanea sul postumano e, nel contempo, un utile aggiornamento per chi vuole addentrarsi ancora di più nella sua comprensione grazie allo sforzo dell’Autrice di indagare molti aspetti delle tecnologie contemporanee, come il moderno warfare e gli aspetti necropolitici delle nostre società. Un testo che tira le fila su di una realtà che, volenti o nolenti, ci obbliga ad una riflessione non più accidentale ma più che mai vicina, prossima e tangibile.

 R. Braidotti, Il postumano. La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte, DeriveApprodi, Roma 2014, pp. 223.

 

Giorgio TINTINO

inAteneo

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