Home Libri / Approfondimenti Roberto Gatti, Rousseau. Il male e la politica, Studium, Roma 2012

Roberto Gatti, Rousseau. Il male e la politica, Studium, Roma 2012

Nel trecentesimo anniversario della nascita (1712), la monografia di Roberto Gatti approfondisce, in maniera divergente rispetto ad alcune influenti letture, uno tra i temi più discussi all’interno del pensiero di Jean-Jacques Rousseau: quello del male e del suo rapporto con la politica. Da quando Ernst Cassirer ha descritto il filosofo ginevrino come il primo ad argomentare che il male non costituisce un’incrinatura nella natura stessa dell’uomo, ma un portato della storia della società, molti critici, e gran parte del più ampio pubblico dei lettori, si sono accostati al pensiero di Rousseau a partire da questo spunto. Il che contribuisce a comporre il poco rassicurante ritratto del Rousseau politico: se è sulla superficie contingente della storia sociale che il male si origina in primo luogo, anche il suo sradicamento è un compito storico. Sarebbe così almeno in parte preparata la strada, si argomenta, per il progetto di trasfigurazione della sfera sociale che condurrà, nel Novecento, all’atroce svolta del totalitarismo politico.
Rispetto a questo sentiero molto battuto, e in parte appropriato, Gatti rileva importanti tensioni all’interno del pensiero di Rousseau. Una «possibilità interpretativa» che trova conferma nei testi individua ‒ questa è la principale tesi del libro ‒, accanto alla tematica del «male sociale» e socialmente prodotto, quella di un male in agguato nell’animo umano, e in grado se mai di manifestarsi, più che di trarre origine, nell’esperienza storica. Verificare questa ipotesi non richiede semplicemente una lettura nel complesso differente del pensiero rousseauiano, ma un’attenzione particolare per il versante antropologico di questo pensiero, nonché per il suo complesso rapporto con il Cristianesimo ‒ due aspetti lasciati ai margini delle interpretazioni più tradizionali.
La ricostruzione di Gatti prende appunto il via dal quadro antropologico rousseauiano, nel quale emerge la tematica di una fragilità umana legata a ragioni ontologiche così come al rischio insito nella libertà. Dotato di una natura sia spirituale che materiale, capace di resistere all’influsso fuorviante delle passioni ma non sempre abbastanza determinato da mettere in atto il suo proposito, l’uomo fa spesso un cattivo uso della propria capacità di scelta ‒ come viene spiegato in relazione alla vicenda di Giulia e Saint-Preux, gli innamorati de La nuova Eloisa. Ma è nella Professione di fede di un vicario savoiardo che la lotta interiore, dall’esito sempre imprevedibile, che la «coscienza» e la «ragione» ingaggiano per mantenere al loro posto le «passioni», e non divenirne schiave, viene descritta più
chiaramente.
La constatazione della presenza continua e tuttavia inafferrabile del male nel mondo umano ritorna nel Manoscritto di Ginevra, nel quale l’antropologia accennata genera la domanda non tanto circa il contenuto delle leggi migliori per la costituzione di uno Stato, quanto sul genere di assetto istituzionale che possa essere sostenuto nella pratica dagli uomini «come sono». Un preoccupazione che Gatti rileva nel Contratto sociale, la cui complessa nozione di «volontà generale» viene interpretata come forma di «ragione pubblica», e del quale sono poste in evidenza le riflessioni rousseauiane sulla difficoltà di realizzare le decisioni del sovrano attraverso la macchina politica. Il senso della fallibilità umana emerge infine  dall’analisi della figura del «Legislatore», chiamato nel Contratto a stabilire le norme fondanti della «repubblica». Traspare qui, più che una progettualità utopistica o una volontà di radicale manipolazione della società, l’inquietudine di Rousseau per un ordine politico esposto al rischio dell’annientamento, quando non dell’irrealizzabilità. La costruzione della comunità innocente di Clarens ne La nuova Eloisa, e il tentativo alquanto artificiale di conservare la purezza naturale di Emilio, sembrano rappresentare, in quest’ottica, più la ricerca di un rifugio lontano dalla vita in società che la possibilità di una sua riforma.
SARA MOLLICCHI

inAteneo

InATENEO