Home Libri / Approfondimenti Roberto PANZARANI, Sense of Community e innovazione Sociale nell’era dell’Interconnessione

Roberto PANZARANI, Sense of Community e innovazione Sociale nell’era dell’Interconnessione

Il libro di Roberto Panzarani, Sense of Community, sostiene che per affrontare le attuali incertezze e sfide del mondo del lavoro – prima fra tutte lo sviluppo sempre più crescente della sua componente immateriale –, è necessario puntare sul senso di appartenenza, collaborazione e condivisione all’interno di una collettività-comunità. In questo modo sarà possibile realizzare pratiche di «social innovation», che siano cioè in grado di utilizzare le recenti tecnologie (e di svilupparne di nuove) al fine di soddisfare i bisogni reali delle persone. Innovazione, comunità e responsabilità sociale si fondono così in un’idea di sviluppo e di organizzazione che permettano di affrontare le recenti trasformazioni dell’economia della conoscenza in maniera arricchente e rispettosa per l’umano, attraverso la promozione della sua dimensione relazionale, di contro all’individualismo e all’ideologia della competizione.

Il libro si apre con l’approfondimento del concetto di «community» (Capitolo I), da un punto di vista psicologico  e sociologico. La «comunità» è «un insieme di individui che condividono lo stesso ambiente fisico e tecnologico, formando un gruppo riconoscibile, unito da vincoli organizzativi, linguistici, religiosi, economici e da interessi comuni» (p.16). Oggi il senso di comunità assume connotati ben diversi rispetto al passato, anche per via dello sviluppo delle tecnologie informatiche: le community online sono un esempio nuovo di partecipazione, di unione e di gruppo: si tratta di «luoghi virtuali dove ci si conosce, si condividono passioni, idee o semplicemente si passa del tempo, oppure dove la partecipazione e il confronto si basa su tematiche importanti» (p.16). Tutto ciò attrae sempre più l’interesse dalle aziende, che grazie alle community web hanno l’opportunità di facilitare il processo di incontro con i propri collaboratori, fornitori, clienti o potenziali clienti. Tuttavia, a ben vedere, l’agire comunitario di un’azienda assume valore non tanto e non solo per quanto riguarda l’ampliamento e il miglioramento dei rapporti relazionali legati a pratiche di business, ma anche e soprattutto in relazione alla possibilità di diffondere e condividere i princìpi fondanti che dovrebbero regolare l’attività d’impresa, quali la responsabilità sociale, la sostenibilità ambientale, il rispetto per la persona.

Queste riflessioni ci conducono al secondo capitolo del testo di Panzarani, in cui viene approfondito il concetto di «innovazione sociale». Esso comporta «un nuovo modo di organizzare l’attività umana, nel lavoro come nell’impegno politico, vita activa, un modo dove – per usare la terminologia di Hannah Arendt – le potenzialità della vita vengono messe all’opera in un impegno di natura etica» (p.28). Diversi governi e diverse organizzazioni, sottolinea Panzarani, hanno da tempo cominciato a dar spazio all’innovazione sociale per promuovere iniziative volte al benessere del cittadino, e anche in Italia si stanno creando alcuni esempi interessanti a riguardo.

L’Europa, del resto, ha lanciato “The Innovation Union”, una delle sette guide annunciate nella strategia Europa 2020, che ha lo scopo di migliorare le condizioni e l’accesso ai finanziamenti per la ricerca e l’innovazione e di garantire che le idee innovative possano essere trasformate in prodotti e servizi (un esempio interessante è quello della Public Health, o salute pubblica), al fine di creare crescita e innovazione. Tuttavia, aggiunge l’autore, occorre prestare attenzione al fatto che «l’innovazione non è solo un fatto tecnico, un metodo rigido che determina il successo di un’idea, di un’intuizione, di una proposta, è piuttosto il frutto di un’attitudine mentale, di una predisposizione psicologica che va alimentata con la ricerca, il confronto, lo scambio di più punti di vista» (p.37). L’innovazione sociale dunque, ancora prima che una pratica di governance, è un atteggiamento etico e culturale che va coltivato e sviluppato tramite la relazione. Per questo, afferma Panzarani, «più che cambiare le politiche bisogna cambiare le organizzazioni».

Nel Capitolo III (“Le nuove comunità: dalle piazze alle smart cities”), Panzarani approfondisce proprio l’aspetto delle trasformazioni organizzative, attraverso il riferimento allo sviluppo sempre più crescente delle «smart cities» spazi urbani che cercano di reinterpretarsi come luoghi di “buona” relazione, con un’attenzione particolare alla coesione sociale, alla diffusione e alla disponibilità della conoscenza, alla creatività, alla libertà e mobilità effettivamente fruibile, alla qualità dell’ambiente naturale e culturale.

Successivamente, nel Capitolo IV (“Big government, Big Society: dalla democrazia ateniese all’autorganizzazione”), l’autore allarga le sue riflessioni al campo dell’organizzazione politica democratica, sottolineando come «la nuova dimensione tecnologica offre ai cittadini la possibilità di disintermediare i processi di rappresentanza e di andare diretti al cuore dei problemi tentando di risolverli direttamente» (p.67). Tuttavia, rispetto a quanto afferma Panzarani, occorre aggiungere che questi processi comunitari provenienti “dal basso” non dovrebbero sostituirsi del tutto alle forme classiche di democrazia rappresentativa, le quali vanno recuperate nella loro autenticità ed efficacia, seppure affiancate dalle nuove forme di democrazia “diretta” che nascono spontaneamente tra i cittadini.

Nel Capitolo conclusivo (“Coevoluzione: capitalismi emergenti e vecchi capitalismi”) , Panzarani si chiede quale possa essere il futuro del management nel nuovo contesto economico, che vede l’emergere sempre più progressivo del cosiddetto “capitalismo cognitivo”. Il valore aggiunto, nella nuova condizione del lavoro data dalla «rivoluzione digitale», è costituito da un modello organizzativo in cui è siano promossi il coworking (“lavorare con”) e lo spirito di collaborazione, nonché l’attenzione per le persone non in quanto dipendenti, ma anzitutto in quanto esseri umani.

Ciò di cui abbiamo bisogno, afferma Panzarani, è «una nuova cittadinanza fatta di beni comuni […] che gruppi di individui condividono e sfruttano insieme» (p.87), e di una «globalizzazione intelligente» (p.84), che faccia fronte ai nuovi cambiamenti del mondo del lavoro attraverso l’azione di una rinnovata forma di «governance globale», impegnata a garantirne la sostenibilità economica, sociale e ambientale.

ROBERTO PANZARANI, Sense of Community e innovazione Sociale nell’era dell’Interconnessione, Edizioni Palinsesto, Roma, 2013, pp.112, euro 17,50.

FRANCESCO DE STEFANO

inAteneo

InATENEO