Home Libri / Approfondimenti Porfirio, Filosofia rivelata dagli oracoli, con tutti i frammenti di magia, stregoneria, teosofia e teurgia, testi greci e latini a fronte, a cura di G. Girgenti e G. Muscolino, Bompiani, Milano 2011

Porfirio, Filosofia rivelata dagli oracoli, con tutti i frammenti di magia, stregoneria, teosofia e teurgia, testi greci e latini a fronte, a cura di G. Girgenti e G. Muscolino, Bompiani, Milano 2011

Il primo pregio di questo volume consiste nel fatto che in esso viene offerta la prima traduzione italiana di tutte le opere che Porfirio (233-305 d.C) compose nel tentativo di fondare una filosofia religiosa alternativa al Cristianesimo. Porfirio visse in pieno quella che Eric Dodds ha definito un’“epoca di angoscia” che si situa, cronologicamente, a cavallo tra il terzo e il quarto secolo e, “spiritualmente”, nel delicato e “scivoloso” crocevia tra paganesimo e cristianesimo, ovvero all’interno, come ricorda Giuseppe Muscolino nel suo Saggio interpretativo, di quel «complesso ed eterogeneo sistema di forze che agisce all’interno dell’ecumene romana del III secolo d.C.» che «rende il quadro politico, economico e sociale molto instabile e magmatico» (p. CXXI).
In questo panorama composito, come ricorda Giuseppe Girgenti nella sua ricca Monografia introduttiva: Porfirio ierofante. Il Platonismo come religione (pp. IX-CXV): «Porfirio tentò invano un salvataggio della religione tradizionale (ellenistico-romana, ma ormai intrisa in modo sincretistico di culti orientali di varia provenienza) in due modi diversi e complementari: in un modo negativo, cioè come pars destruens, attaccando frontalmente il cristianesimo sempre più diffuso; e, in un modo positivo, cioè come pars construens, offrendo all’antica eusebeia/pietas una veste teologica neoplatonica, ispirata alla metafisica di Plotino e del più antico platonismo» (pp. IX-X).
Come emerge dal materiale raccolto, presentato e tradotto in questo prezioso volume, dunque, il tentativo di Porfirio è quello di conferire una valenza mistica agli antichi responsi oracolari e alle pratiche magico astrologiche e di dare una valenza simbolica alle statue degli dèi. Gli scritti, tradotti da Giuseppe Muscolino, che ha curato anche il Saggio interpretativo (Magia, stregoneria, teosofia e teurgia. La trasformazione del Neoplatonismo, pp. CXVII-CCXII), le note e gli apparati, sono stati raggruppati in 1.Scritti di etica (Sul ritorno dell’anima); 2. Miti e misteri (La filosofia rivelata dagli oracoli; Appendice I alla Filosofia rivelata dagli oracoli:Dalla Teosofia; Appendice II alla Filosofia rivelata dagli oracoli: Porphyrii De Philosophia ex Oraculis haurienda Librorum Reliquiae; Sulle immagini degli dei); 3. Altri scritti (Sui nomi divini; Su Giuliano il Caldeo; Contro i Cristiani; Contro il Libro di Zoroastro; Lettera ad Anebo; Appendice alla Lettera ad Anebo); 4. Testimonianze e frammenti di dubbia collocazione.
Un materiale evidentemente vasto e composito, messo a disposizione da questa nuova  pubblicazione, che riesce nel difficilissimo intento di coniugare rigore e chiarezza, e che riesce finalmente a dare il giusto valore alla filosofia religiosa di Porfirio, generalmente ignorata o sottovalutata dagli interpreti, e considerata, per lo meno fino agli anni sessanta del Novecento, uno degli aspetti più deboli del pensiero dell’Autore.
Un percorso, quello condotto all’interno di questo volume, che implica anche la necessità di misurarsi, come nel Saggio interpretativo di Muscolino viene fatto con estrema accuratezza ed acribia, con questioni estremamente vaste e - sia concettualmente sia storicamente- articolate, come quelle di magia (di cui viene messo particolarmente in luce l’interessantissimo versante della “stregoneria” o della “magia nera”, esaminata nei suoi rituali e nei suoi effetti), di teosofia (termine, introdotto per la prima volta da Porfirio all’interno del Neoplatonismo, che indica non solo la rivelazione di dogmi filosofico-religiosi da parte della divinità, ma che può essere l’oggetto stesso della rivelazione), di teurgia (pratica che opera sugli dèi costringendoli a fare il volere dell’operatore).
Una pubblicazione importante, dunque, che mette per la prima volta a disposizione in traduzione in una lingua moderna (sempre accompagnata dai testi originali a fronte) le opere religiose di Porfirio, restituendoci una immagine inedita di un autore enigmatico e in molti modi “intrigante”. Si potrebbe concludere questo sguardo dall’alto-e, quindi, necessariamente parziale e sommario- con le parole con cui Giuseppe Muscolino conclude il suo bel Saggio interpretativo: «l’immagine di Porfirio che si evince da queste opere è molto diversa da quella che successivamente verrà presentata nel Medioevo-opportunamente epurata da tutte quelle parti della sua filosofia ritenute sconvenienti o imbarazzanti-dove il filosofo viene conosciuto soltanto come l’autore dell’Isagoge e dell’albero porfiriano. Da queste opere invece si delinea la figura di un difensore dei mores maiorum, un uomo pius che ripropone la religione romana come collante tra i popoli, un intellettuale che lotta contro il cambiamento e l’imbarbarimento dell’impero e dei valori che lo banno edificato, un uomo che rivaluta tutti gli aspetti della cultura presenti nel suo tempo. Qui si presenta un vero e proprio civis antichristianus» (pp. CCX-CCXI).

LUCIA PALPACELLI

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