Home Libri / Approfondimenti M. Polanyi, Fede e ragione, introduzione e cura di C. Vinti, Morcelliana, Brescia, 2012, pp. 258.

M. Polanyi, Fede e ragione, introduzione e cura di C. Vinti, Morcelliana, Brescia, 2012, pp. 258.

Gli articoli di Polanyi che compaiono ora in prima traduzione italiana nel volume Fede e ragione, realizzati in un arco temporale che va dal 1947 al 1975, costituiscono una prima elaborazione di quelle tematiche che l’autore affronta, in maniera più complessa e approfondita, nelle sue opere maggiori. L’aspetto che accomuna gli articoli in questione coincide con una riflessione sul complesso rapporto tra scienza e fede religiosa. Questi saggi polanyiani, infatti, si collocano al centro di un dibattito oggi assai vivo in ambito filosofico, finalizzato a rintracciare quegli aspetti che avvicinano la ragione scientifica alle altre modalità del conoscere umano.

Nell’Introduzione al volume, Vinti, allo scopo d’illustrare la posizione polanyiana rispetto al problema del rapporto fede-ragione, individua tre aspetti che sono oggetto di riflessione. In un primo momento, considera l’atteggiamento storico-critico dell’autore, sottolineando l’esigenza, da parte di Polanyi, di riscoprire la nozione agostiniana di fede, una fede che, come sottolinea lo stesso Vinti in un secondo momento, subisce una sorta di dilatazione, finendo per coincidere, nell’ambito del dibattito epistemologico contemporaneo, con il vasto orizzonte storico-culturale nel quale s’inserisce ogni esperienza conoscitiva. Questi primi due momenti preparano il lettore ad affrontare una terza questione, centrale nel pensiero polanyiano. Si tratta del complesso rapporto tra i diversi ambiti dell’esperienza umana, in particolare tra l’ambito religioso e quello scientifico. La filosofia polanyiana, infatti, collocandosi al di là dei dualismi, si sviluppa come un tentativo di ricercare la base comune fra esperienze conoscitive molto diverse. In particolare, la possibilità di tenere insieme scienza e religione, diviene, dal punto di vista polanyiano, l’esigenza primaria di una conoscenza personale volta a superare la scissione tra soggettività e oggettività, una conoscenza intesa come atto d’immedesimazione del soggetto nell’oggetto conosciuto. I saggi contenuti in questo volume mostrano chiaramente come Polanyi, in momenti diversi, mantenga sempre viva l’esigenza di distinguere senza mai separare ambiti diversi, sia dal punto di vista gnoseologico, che da quello ontologico, aprendo così la ricerca scientifica al  mistero dell’esistenza umana.

La scienza appare costantemente orientata da una serie di ragioni metafisiche, nascoste nel tentativo, da parte degli scienziati, di comprendere la realtà nelle sue molteplici forme.

Il concetto di realtà diviene il filo conduttore di tutto il pensiero polanyiano; se mettiamo in discussione la presenza dell’oggetto verso il quale la ricerca è orientata, non riusciremo neanche a scorgere la possibilità di tenere insieme la scienza e l’esperienza religiosa. L’analisi polanyiana dei meccanismi conoscitivi, e in particolare delle dinamiche che caratterizzano la ricerca scientifica,  invece, ci porta a riconoscere l’unicità di una verità che non si lascia racchiudere in concetti, ma che si traduce nell’essere personale, spinto costantemente a uscire da se stesso per incontrare l’alterità.

Se, dunque, da un lato Polanyi riconosce un profondo legame tra esperienze conoscitive apparentemente molto distanti tra loro, affermando la presenza di una realtà che esige dall’essere umano impegno e responsabilità, dall’altro l’autore non dimentica la distinzione tra livelli gnoseologici ed ontologici diversi. La differenza fondamentale tra scienza da una parte, e arte e religione dall’altra, sta nel rapporto con l’esperienza. La verità, la bellezza, la giustizia, e quindi anche Dio, non costituiscono delle realtà tangibili o verificabili, poiché lo loro esistenza dipende dal modo in cui noi ci dedichiamo ad esse; in tal senso, questi sistemi articolati, non scientifici, sono soggetti a convalida e non a verificazione (Cfr. M. Polanyi e H. Prosch, Meaning, The University of Chicago Press, Chicago, 1975, pp. 100-102.

La distinzione fondamentale tra convalida e verificazione potrebbe far pensare a una deriva soggettivista del pensiero polanyiano, ma, come emerge da numerosi articoli raccolti in questo volume, l’intento primario dell’autore, dai primi fino agli ultimi lavori, rimane quello di stabilire una nuova concezione della conoscenza, in cui il rapporto soggetto-oggetto assuma i caratteri della relazione io-Tu. Ciò, tuttavia, come Polanyi osserva nell’articolo del 1961, Faith and Reason, è auspicabile solo ritrovando quell’equilibro tra fede e ragione che il pensiero critico occidentale sembra aver dimenticato, o messo fra parentesi.

Lo studio polanyiano dei meccanismi conoscitivi e l’idea di una fede, intesa come risposta personale al richiamo di una realtà oggettiva, alla quale non è possibile rinunciare, ci spingono, allora, ai confini dell’epistemologia, dando vita a una serie d’interrogativi che toccano il senso ultimo dell’esistenza umana e che,  animando dal profondo l’attività scientifica, rendono la scienza stessa una ricerca appassionata della verità.

 

Valentina Savojardo

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