Home Libri / Approfondimenti Paul Ludwig Landsberg, L’esperienza della morte, a cura di Fabio Olivetti, Il Margine, Trento 2011

Paul Ludwig Landsberg, L’esperienza della morte, a cura di Fabio Olivetti, Il Margine, Trento 2011

Paul Ludwig Landsberg (1901-1944) ha offerto un notevole contributo fenomenologia e alla filosofia della persona. Di origine ebrea, all’ascesa al potere di Hitler ripara dapprima in Spagna e poi in Francia. Catturato dai nazisti e accusato di collaborazionismo,  muore di stenti in un lager.    Il volume L’esperienza della morte presenta lo scritto più noto di Landsberg, che risale al 1937 (Die Erfahrung des Tods, Vita Nova Verlag, Luzern 1937). Per l’autore, tale esperienza rimanda al fondamento ontologico della persona umana. L’uomo è l’unico essere vivente che sa di dovere morire. L’animale, invece, presagisce la morte al percepire “qualcosa” che lo minaccia. L’esperienza umana della morte non riguarda “il fatto del morire, quanto la certezza di dover morire”(p. 18). A porre l’uomo dinanzi alla necessità della propria morte deve essere una esperienza che lo tocchi “nella pienezza della sua esistenza personale” (19). L’esperienza della morte si attua in due modalità fondamentali. Nella prima, l’uomo avverte la propria morte come “futuro immanente” alla sua stessa vita. L’altra modalità, che più interessa Landsberg, ha luogo allorché muore il consimile, il Mitmensch.  
Poiché l’uomo sa di dovere morire ma ignora quando morirà, per Landsberg la morte umana “ha una sua intima dialettica. Essa è per noi presente nell’assenza”(p. 23). Si tratta di una esperienza  provata con maggiore intensità dall’uomo consapevole della unicità della propria vita personale.   
Nell’esperienza della morte del prossimo si rivela il mistero del rapporto tra l’uomo e la morte. La prova chi è legato al defunto da un amore personale. Al momento della morte della persona cara l’uomo avverte “una misteriosa assenza della persona spirituale” (p. 33). Il sopravvissuto esperisce qui una assenza nella presenza, antitetica rispetto alla presenza nell’assenza che si profila allorché si pensa alla propria morte. Qui l’esperienza della morte ha il carattere di necessità universale poiché per l’uomo, “animale simbolico”, il prossimo che muore rappresenta ogni uomo, Jedermann: “‘Ognuno’ muore ogni volta che il mio prossimo muore la sua propria unica morte” (p. 37). La morte è simbolo, poiché comprende in sé i due significati di evento spirituale per il singolo e di necessità universale.
Il sopravvissuto si sente  “tradito”, abbandonato dalla persona amata. Le rimprovera un’infedeltà tragica: l’amato lo ha “lasciato solo”. Come ogni vivente, l’uomo muore. Il suo statuto ontologico, tuttavia, eccede quello dell’“l’essere vivente”. Egli  è persona, “esistenza che costituisce se stessa in atti, l’autocostruirsi come attualizzazione di un ‘essere-divenire’ che conferisce senso e unità all’insieme dell’esistenza umana individuale”(p. 45).  La persona non si comprende come essere-per-la-morte. Al contrario, è orientata alla realizzazione di sé, in un processo che non è quasi mai compiuto al momento della morte. Il suo approdo metafisico non è il nulla, ma l’Essere: lo stesso eros filosofico testimonia la tensione verso un “più essere”. Il nulla si oppone all’attitudine fondamentale dell’uomo, essere volto ad affermare la propria unicità. Questa attitudine è la speranza (p. 49). In due lettere a Jean Wahl, riportate in appendice al volume (pp. 103-106), Landsberg enuclea le diverse accezioni che la speranza, quale “atto personale”, assume nella vita umana.  
Quando il giovane Agostino di Ippona perde l’amico più caro non conosce tale speranza. Nelle Confessioni, rievocando l’evento, Agostino “si eleva all’intuizione viva del metafisico, del simbolico e dell’esistenziale” (p. 56): nel suo lutto è compreso simbolicamente il dolore di Ognuno. Come attesta l’espressione: “Factus eram ipse mihi magna quaestio”, qui avviene, alla presenza del lettore … la nascita della filosofia esistenziale” (p. 58). Anche il vissuto mistico di Teresa d’Avila offre a Landsberg elementi di riflessione circa l’esperienza della morte. Nel rapimento mistico la santa avverte per un istante un dolore intenso, seguito da una quiete ineffabile. In tale esperienza, pertanto, una “piccola morte” precede la gioia della comunione con l’Amato, così come nella vita di ogni cristiano la morte è la porta della beatitudine eterna.


NUNZIO BOMBACI

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