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Olivier BOULNOIS, Métaphysiques rebelles

Olivier Boulnois nel volume Métaphysiques rebelles. Genèse et structures d’une science au Moyen Âge ripercorre le varie fasi che la metafisica come scienza ha assunto nel corso del Medioevo. Da qui il titolo ‘Metafisiche ribelli’ che sottolinea la diversità degli approcci che non si lasciano ricordurre ad unica visione: metafisiche che continuamente rinascono e cambiano le loro forme. Ma il volume di Boulnois non è soltanto un excursus storico sulle interpretazioni della metafisica medievale, ma è un continuo dialogo con le dottrine moderne e contemporanee che affondano le loro radici proprio in questi pensatori. Inoltre, come scrive lo stesso autore: «rintracciare la storia della metafisica, è allo stesso tempo interrogarsi sulla sua possibilità» (p. 411).

Il volume mostra quindi la genesi di questa disciplina nel suo lento passaggio da titolo di un’opera di Aristotele (metà ta physikà) allo status di scienza nel suo costante rapporto con la teologia e con il ruolo attribuito a Dio nello statuto di queste due scienze.

Come dice lo stesso autore, un’indagine sulla metafisica medievale non può che partire dalle sue origini greche, ossia dalla ricezione, ripresa e reinterpretazione del pensiero di Aristotele così come si presenta nel Neoplatonismo. Nella sua genesi ancora non si può parlare di metafisica, o almeno non nel senso di teoria generale dell’essere in quanto essere. È soltanto con Al-Fârâbî ed in particolare con Avicenna che la metafisica assumerà una dimensione ontologica. Infatti, per Avicenna, il soggetto della philosophia prima è l’ente in quanto ente perché è la prima di tutte le nozioni e la più generale. Dio non può essere accettato in questa scienza come soggetto perché la sua esistenza non può essere presupposta, ma deve essere ricercata e dimostrata proprio in questa disciplina.

La riflessione medievale sulla metafisica prende poi diverse direzioni che Boulnois raggruppa in tre modelli: la metafisica come teologia e via per giungere alla felicità; la metafisica basata sull’analogia, l’ambiguità e l’apertura teologica e la metafisica come scienza trascendentale basata sull’univocità e che si articola in metafisica generale e metafisica speciale.

Il primo modello della metafisica caratterizza la prima metà del XIII secolo in cui il rapporto tra filosofia e teologia è meno conflittuale rispetto al passato, grazie alla ripresa e allo sviluppo della metafisica come disciplina suprema da parte dei maestri delle arti. Qui la filosofia è definita, secondo l’etimologia greca, come il desiderio di saggezza che permette di giungere alla felicità suprema. La via che conduce a questa liberazione etica è proprio la contemplazione metafisica. Le fonti agostiniane e aristoteliche vengono in questo periodo a sovrapporsi, tanto che l’intelligenza della fede che proviene dalla Sacra Scrittura prende il nome di Sacra Pagina; mentre la disciplina filosofica che si occupa di Dio è la theologia. La riscoperta della Metafisica di Aristotele dona un contenuto concreto a questa teologia: la metafisica consiste in una teologia naturale ossia in una scienza umana del divino il cui soggetto è il primo ente.

Il secondo modello cerca di interpretare la metafisica in modo tale che non entri in conflitto con la teologia. Il riferimento ad Avicenna è imprescindibile poiché la sua defizione di metafisica contribuisce alla nuova denominazione: Domenico Gundissalino per la prima volta utilizza il termine metaphysica per designare la scienza suprema e non solo il titolo di un’opera di Aristotele. Il problema di questa scienza è l’articolazione tra l’ente in generale, l’essere del finito e del contingente e il principio assoluto e necessario. La difficoltà consiste nel mantenere l’unità della metafisica che si struttura al suo interno in due oggetti principali: l’ente e Dio. Una delle soluzioni consiste nel ricorrere al concetto dell’analogia entis in cui l’essere designa allo stesso tempo il principio dell’ente e l’ente causato. È quello che farà Tommaso d’Aquino utilizzando l’analogia per distinguere i diversi sensi dell’ente a partire dal primo, cioè da Dio. Tommaso identifica il soggetto della metafisica nell’ente in quanto separato dalla materia. È però necessaria una precisazione perché vi sono due modi diversi in cui si può essere separati dalla materia: Dio e gli angeli sono realmente separati dalla materia; mentre l’ente, la sostanza, la potenza e l’atto possono essere senza la materia anche se negli enti composti vi sono connessi. L’ente in generale è il soggetto della metafisica ma Dio è incluso in esso come sua causa. Questi due aspetti, che Tommaso cerca di tenere insieme nella sua metafisica, saranno più tardi distinti e analizzati da scienze differenti cioè la scientia specialis (che si occupa di Dio) e la scientia trascendens (che si occupa dell’ente in generale).

Il terzo modello è quello della metafisica come scienza trascendentale e consiste in un nuovo modo di concepire il soggetto della metafisica, non più nell’ordine della perfezione ma in quello dell’intellezione. È Enrico di Gand che per la prima volta nel mondo latino pone l’oggetto dell’intelletto a fondamento della metafisica. Il primo concetto dell’intelletto è l’ente compreso come unità totale che include al suo interno anche Dio: il soggetto è dunque l’ente comune e analogo a Dio e alle creature. L’analogia non indica più un rapporto di dipendenza, ma una distribuzione interna all’ente che corrisponde a due concetti: uno, astratto dall’intelletto, è l’ente spogliato delle sue determinazioni, l’altro, l’ente divino, è realmente separato e privo di determinazioni in sé. È per Boulnois proprio la dottrina dell’analogia entis a porre delle difficoltà alla metafisica di Enrico di Gand, poiché colloca in un concetto comune ciò che non ha nulla di realmente comune. Boulnois riconosce però che nel pensiero del Gandavense vi sono in stato embrionale tre tratti che caratterizzeranno la metafisica moderna: l’unità, che proviene dal riconoscere il concetto di ente come il soggetto della metafisica; l’autonomia nei confronti della teologia e delle altre scienze naturali e il carattere trascendentale poiché la metafisica si occupa dell’ente e delle sue determinazioni trascendentali (uno, vero e buono).

Sicuramente l’esponente di spicco della scienza trascendentale è Giovanni Duns Scoto con cui si assiste, secondo Boulnois, a ‘la refondation de la métaphysique’, poiché porta a pieno compimento il processo iniziato con Enrico di Gand e prima ancora con Avicenna. La distinzione tra la metafisica e la teologia non proviene dai diversi soggetti, ma dal loro modo di conoscerli. La metafisica si occupa di tutto ciò che è conoscibile naturalmente dall’uomo a partire dalle nozioni universali; mentre la teologia conosce Dio nella sua singolarità grazie alla Rivelazione. Nelle opere teologiche, ossia nella Lectura e nell’Ordinatio, Scoto afferma che il soggetto della metafisica è l’ente in quanto ente poiché è il primo oggetto del nostro pensiero. Il concetto di ente è preso qui nella sua accezione più semplice, come ciò che non è più analizzabile in altri concetti e proprio per questo è applicabile a Dio e alle creature. Questo concetto è quindi univoco e per la sua semplicità e unità è tale da essere indifferente ai due modi in cui sempre si dà, ossia nel modo finito delle creature e infinito di Dio. ‘Finito’ e ‘infinito’ non sono dei predicati dell’essere, ma dei modi intrinseci, ciò significa che l’ente si divide nell’essere infinito e finito prima della divisione nelle dieci categorie. La metafisica si avvia a diventare una scienza trascendentale perché la sua analisi trascende appunto le categorie.

L’obiettivo di Boulnois in Métaphysiques rebelles è di dimostrare come con il passare del tempo le dottrine filosofiche non vengono mai del tutto abbandonate, ma confluiscono sempre in nuovi orizzonti. Questo è evidente con la metafisica di Scoto che nell’elaborazione delle prime generazioni di scotisti arriva a distinguere tra metafisica generale e metafisica speciale ed influisce così sulla nascita dell’ontologia come scienza dell’intelligibile puro.

O. Boulnois, Métaphysiques rebelles. Genèse et structures d’une science au Moyen Âge, PUF, Paris 2013

 

MARINA FEDELI

inAteneo

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