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Olga LIZZINI, Avicenna, Carocci, Roma 2012

Olga Lizzini, nella sua monografia, espone la filosofia di Avicenna intrecciando sapientemente le branche del suo sistema: la logica, la metafisica, la fisica e l’antropologia filosofica. Il pensiero e il lessico avicenniano sono esaminati e approfonditi attraverso il confronto continuo che l’autrice compie con le opere del grande filosofo.

Il libro si apre con la trattazione della logica: essa, infatti, con i suoi giudizi di verità sulle rappresentazioni concettuali, si connette immediatamente alla conoscenza e ai quesiti della filosofia (al-falsafa). Lizzini esamina le oscillazioni di significato che lo statuto scientifico della logica assume nel pensiero avicenniano, in quanto strumento (āla), in quanto arte (ṣinā‘a) e in quanto scienza (‘ilm); ne riconosce l’indebitamento con la filosofia peripatetica e, contemporaneamente, ne evidenzia le novità.

La Logica, emendando le rappresentazioni concettuali della realtà e i giudizi errati, risulta determinante per la conoscenza e necessaria per il conseguimento della verità. Avicenna tuttavia «non difende l’idea di una verità come corrispondenza tra ciò che si pensa e la realtà (intellectus et rei), ma l’idea di una verità come corrispondenza tra ciò che si pensa (e si esprime) come legato da un vincolo logico a qualcosa d’altro (“l’uomo è animale”, “l’uomo è seduto”), fosse anche l’esistenza (“l’uomo è esistente”), e la realtà che di questo vincolo è la garante» (p.27). Così facendo Avicenna ammette la concezione intellettuale di un ente inesistente, purché non ricadano su di essa i giudizi di verità.

Inoltre, la peculiare distinzione avicenniana fra “intenzioni intelligibili prime” e “seconde” (queste ultime sono il vero soggetto della logica) permette quel passaggio del sapere dal già dato all’ignoto. Infatti la logica trascende la concettualizzazione della realtà (intenzioni prime), studia le proprietà o le modalità della conoscenza intellettuale e permette al pensiero di connettere varie nozioni fra loro. A differenza della prime, tuttavia, le “intenzioni seconde” sono solo dotate di un’“esistenza intellettuale” e non rimandano alla realtà esterna se non in un modo mediato (p.66).

Dalla considerazione logica relativa alla dottrina dell’universale (al-kullī) si passa alla questione metafisica, letta ora come ontologia ora come teologia, e alla definizione della coppia concettuale “essenza-esistenza” (connessa a quella di “possibilità-necessità”), che regola l’intera ontologia avicenniana. Questa distinzione logico-metafisica è applicabile a tutto l’esistente: gli enti possono essere necessari (questo sarà il caso dell’essere divino, il “Necessariamente Esistente”) o possibili (cioè tutti gli altri enti). D’altra parte l’essenza, esaminata in sé e indipendentemente dall’esistenza della cosa stessa, manifesta anche i caratteri dell’esistenza. Una distinzione questa che si rivelerà d’importante funzione teologica.

Anche per quanto riguarda la questione fondamentale della metafisica, ossia la dimostrazione dell’esistenza divina, Olga Lizzini ci presenta le diverse esposizioni colte nella Metafisica (Ilāhiyyat) del Libro della Guarigione (K. al-Šifā’). A queste trattazioni Avicenna aggiunge altri argomenti affrontati in altre opere metafisiche: il Libro della salvezza (K. al-naǧāt), l’Epistola del Trono (al-Risāla al-‘aršiyya) e il Libro delle indicazioni (K. al-Išarat), in cui Avicenna espone la sua “prova ontologica” (pp. 117-118).

Nella parte concernente la metafisica si pone particolare attenzione al concetto neoplatonico di “fayḍ” (dalla radice verbale f-y-ḍ, che indica il fluire o il traboccare dell’acqua da una fonte): il flusso d’essere, l’oggettivazione dell’intellezione del Necessariamente Esistente come attivo soggetto di pensiero che spiega l’esistenza del mondo. Il Principio, attraverso l’atto di autoriflessione, emana un’intelligenza che è al contempo «oggettivazione dell’intellezione del Primo e un attivo soggetto di pensiero» (p.161). Questa prima intelligenza emanata, attraverso un movimento ontologico triadico, causa a sua volta un’intelligenza e due entità (un’anima e il corpo celeste). Attraverso questo processo emanativo, che dal Primo discende fino all’ultima intelligenza che crea il mondo sublunare, Avicenna connette saldamente teologia, metafisica, cosmologia e noetica celeste.

Secondo Olga Lizzini la processione degli enti non sarebbe totalmente determinata dal pensiero necessario e autoriflesso del Principio.  Infatti «a partire dal Primo causato e dalla sua triplice articolazione del suo intendere si produce, su piano emanativo, qualcosa di nuovo (e di ignoto a Dio): la volontà dell’intelligenza di guardare al Principio, il desiderio dell’anima di assimilarsi ad esso, nonché lo sforzo del corpo celeste di realizzare, con il proprio movimento, tale assimilazione» (p.168). In questo modo Avicenna ascriverebbe una dimensione etica al Primo, in quanto principio di consapevolezza e volontà (irāda), conciliabile con la predicazione della creatio ex nihilo (p. 169). Per questa ragione la volizione non sarebbe interamente vincolata all’essenza del Principio, ma anticipata dalla possibilità di non volere. L’introduzione della dimensione etica nell’azione divina va a delineare, nel pensiero di Avicenna, un’oscillazione fra necessitarismo e volontarismo etico.

Approfondendo la psicologia avicenniana, esposta anche attraverso il famoso esperimento mentale dell’uomo “volante” concepito per la definizione dell’“io” (anniyya), l’autrice problematizza la teoria della “sostanzialità dell’anima”: la dimensione spirituale sembra costituire una sola prospettiva della duplice composizione, intellettuale e fisica, dell’uomo (pp. 230-231). La terminologia della psicologia - dalle facoltà dell’anima ai vari gradi dell’intelletto - è passata in rassegna e definita minuziosamente. Anche l’analisi della profezia ricade all’interno della questione psicologica.

L’autrice, oltre a connettere questa tematica all’attualizzazione dell’intelletto teoretico, non manca di evidenziare la funzione “motrice e immaginativa” del linguaggio profetico. I “simboli” e le “immagini”, muovendo l’interlocutore attraverso le sue emozioni, rendono raggiungibili i contenuti della rivelazione da parte della gente comune. Del linguaggio profetico fanno parte anche alcune “indicazioni” che esortano a intraprendere la speculazione filosofica (p.298). L’uso delle immagini e del linguaggio simbolico hanno un particolare rilievo in relazione alla profezia, alla rivelazione e all’escatologia: la retorica e la poetica sono quelle discipline impiegate per far sorgere questo tipo di passioni nell’anima.

Con tale argomento si chiude l’esposizione del pensiero avicenniano. Esso lascia emergere anche una certa circolarità del libro che, in questo modo, rimanda al tema d’apertura: la Retorica e la Poetica, infatti, sono i due testi aristotelici inclusi, come parti integranti, nella trattazione logica di Avicenna.

SARA BARCHIESI

inAteneo

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