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Nunzio BOMBACI, Juan Rof CARBALLO tra medicina e antropologia filosofica

Come il primo libro dedicato da Nunzio Bombaci al clinico galiziano (Per una medicina dialogica. Juan Rof Carballo, medico e filosofo, Orthotes, Napoli/Salerno 2015), questo volume è l’esito della rielaborazione di una parte della tesi di dottorato in Filosofia e Teoria delle Scienze Umane discussa dall’autore nel 2015 presso l’Università di Macerata. Per lo studioso, Juan Rof Carballo è un medico umanista, in quanto si interessa della scienza psicologica coinvolgendo la vita intera dell’uomo, con un metodo di ricerca che ingloba filosofia, arte, letteratura, scienza naturale dialogando a distanza con gli autori più disparati. Lettore pressoché onnivoro, conosce e cita di frequente opere di filosofi del Novecento quali Martin Heidegger, Jürgen Habermas, Paul Ricoeur, Gaston Bachelard, Miguel de Unamuno e, soprattutto, Xavier Zubiri.

L’uomo è abbracciato dal medico spagnolo da ogni punto di vista, dal cervello fino alla sua storia individuale e sociale, con una eclettica poliedricità ermeneutica che ne umanizza la stessa fisiologia e ne approfondisce la psicologia, includendo aspetti antropologici quali la parola, la mano, il mito etc. Per Rof Carballo, l’uomo è un essere fondamentalmente aperto a una relazione “ontologicamente poietica”, sin dal primo periodo del suo sviluppo: la urdimbre (ordito) primaria si configura in virtù del rapporto con la madre. Su tale fenomeno antropologico si concentra maggiormente lo studio del galiziano, il quale si interessa comunque anche degli stadi successivi. L’essere umano, crescendo, costruirà infatti una seconda urdimbre principalmente nel rapporto con il padre, la urdimbre di ordine, in cui si conseguono, tra l’altro, appunto la nozione di ordine e la capacità di pulizia. Negli anni dell’adolescenza e della giovinezza, allorché si configura il terzo strato di questo “ordito” – la urdimbre di identità, che comprende rapporti sempre più ampi con coetanei e adulti - l’uomo forgia gradualmente la propria identità.

Da adulto, l’essere umano, grazie ai rapporti con i suoi pari e con le istituzioni, tesse la propria metaurdimbre, dalle valenze sociali, poiché al suo interno anche il welfare di uno Stato esercita il suo ruolo di sostegno e protezione. In tal modo, l’individuo si apre agli altri uomini ed esseri viventi, fino alla Trascendenza.

L’ordito primario è dunque fondamentale per la realizzazione umana, dacché vi «si fonda la capacità dell’uomo di svolgere qualsivoglia attività che lo affranchi dalla soggezione alla tutela parentale o alle forze della natura, come pure la capacità di coltivare discipline scientifiche, quali la teoria critica della società o la psicoanalisi, volte a rendere l’uomo stesso più libero nei confronti dei condizionamenti familiari e sociali» (77). Proprio tale carattere emancipativo elicita la facoltà creativa dell’essere umano, che si esplica nel più diverse attività. D’altra parte, per Rof Carballo una urdimbre carente è all’origine di vari disturbi psicosociali, che egli prende in considerazione in pregevoli studi riguardanti il profilo psicologico di personaggi letterari e uomini del passato, come il tedesco Kaspar Hauser, cresciuto al di fuori del consorzio umano. Tra i personaggi letterari, assumono particolare rilievo nelle pagine rofiane Edipo, al centro del più “poliedrico” dei miti, e il principe Sigismondo, protagonista del dramma La vida es sueño di Calderón de la Barca. Come attestano il mito greco e l’opera calderoniana, le “lacerazioni” della urdimbre possono avere conseguenti devastanti nella vita umana.

L’essere umano è “centro d’amore” e la sua evoluzione testimonia le tracce di questa energia come di una forza cosmica (140) fondamentale per la stessa “ominizzazione”. Quando la scienza ricorre alle forme del mito, allora al darwinismo si aggiunge l’ipotesi proposta dal clinico spagnolo, secondo la quale l’uomo si sarebbe sviluppato grazie a una madre fra milioni che avrebbe curato, con la tenerezza di una epoché decentrativa d’amore, in una extra-gestazionediatrofica”, quell’ominide dalla vulnerabilità assoluta (qui Bombaci ricorre a un’espressione cara ad Emmanuel Levinas) che diverrà poi l’uomo. L’autore del volume si sofferma sulle diverse declinazioni della tenerezza in Rof Carballo, la cui riflessione sollecita il pensiero filosofico a prestare una maggiore attenzione a questa attitudine psicoaffettiva propria degli animali superiori e dell’uomo.  

La diatrofia  che “nutre”, in senso amplissimo, il bambino è l’attitudine fondamentale del genitore. L’uomo è pertanto un essere diatrofico. Lo studioso enuclea le analogie e le differenze  tra la nozione di diatrofia e quella di cura, la quale è al centro della care ethics di matrice nordamericana. Inoltre, egli ravvisa nell’orientamento etico, per lo più implicito, di Juan Rof Carballo una sorta di contaminatio tra elementi propri dell’etica della cura e altri attinti dall’etica della virtù.

Un aspetto del volume, ottimo per la fedeltà all’autore ma proprio per questo problematico per lo spessore dei contenuti, riguarda le associazioni dei temi e degli autori nell’opera di Rof Carballo,da quest'ultimo non sempre approfonditamente e razionalmente collegati. Lo stesso problema si fa ancora più sensibile quando si parla dei grandi temi quali l’amore, e più in generale l’umana realtà e la fede (un esempio per tutti nella citazione a p. 130). Talora sembra che “si giri” intorno ai concetti. Usando un’immagine metaforica è come cercare di guadagnare in profondità visiva attraverso l’accalcarsi di pennellate sulla superficie di una tela (…dell’ordito?): passato il colpo d’occhio si rimane con la sensazione che la profondità sia stata solo un’illusione. Parole di per sé forti ma talvolta poco “scavate” filosoficamente, e quando si parla di temi religiosi, sembra che il passo si faccia più svelto e ancor meno approfondito. Un limite non secondario, ma ascrivibile più al medico galiziano piuttosto che al suo fedele critico.

                   Tommaso Giri

 

N. Bombaci, Juan Rof Carballo tra medicina e antropologia filosoficaLa tenerezza, “ordito” primario  dell’uomo, Editrice Morcelliana, Brescia 2015.

 

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