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A. PIERETTI (ed.), Memoria e senso della vita. A partire da Agostino

Il presente volume prosegue una riflessione ampia e articolata sull’attualità del pensiero agostiniano, promossa da più di vent’anni dal Centro Studi Agostiniani di Perugia. La nozione di memoria affonda le sue radici nella tradizione antica, come sottolinea A. Capecci, che ne mette in evidenza la ricchezza e la complessità tematica attraverso la rilettura delle diverse accentuazioni platoniche ed aristoteliche. Infatti, se con Platone la memoria si definisce come atto intellettivo che costituisce la stessa conoscenza, evocazione, attività di rammemorazione e atto di un’anima per cui emerge o riemerge alla coscienza una presenza, con Aristotele viene rimarcato il profilo epistemologico della memoria che costituisce condizione e parte fondamentale della conoscenza che si fonda sull’esperienza. Un ulteriore approfondimento è offerto da R. Chiaradonna il quale mette a fuoco una varietà di rimandi al tema della memoria in Plotino, tra i quali le domande cosa sia e chi sia il soggetto della memoria. Plotino si concentra sul diverso modo di procedere dell’anima rispetto all’intelletto, al quale appartiene il pensiero discorsivo che non è inferenziale, dato tutto in una sola volta, ma è piuttosto pensiero degli oggetti preso nella totalità, veridico e certo, e non cerca, ma possiede, l’oggetto verso il quale tende. Con il saggio di I. Sciuto l’attenzione si focalizza sulla ricerca che l’Ipponate svolge intorno alla memoria all’interno della sua opera. Il nesso indissolubile tra memoria e temporalità consente anche di individuare il legame dell’uomo con la finitezza, ma anche la sua capacità di protendersi oltre. La novitas dell’approccio agostiniano si fa apprezzare in particolare nel modo di esprimere la relazione tra l’essere umano e quello divino, mirabilmente sintetizzata nel De Trinitate in cui l’uomo viene definito come essere verso, spiega Sciuto, cioè “un essere la cui interiorità si configura come una movimento di trascendenza il cui esito è la memoria Dei”. Rispetto all’impianto agostiniano, quello elaborato da Giovanni Scoto Eriugena, come sottolinea G. D’Onofrio, è caratterizzato dalla sistematicità, che ne è la ragione portante e la chiave ermeneutica del suo pensiero che permette di apprezzarne la coerenza interna e l’originalità. Il nucleo della riflessione eriugeniana ruota attorno alla possibile conciliazione tra “il Dio Causa da cui tutto si origina con il Dio Provvidenza, Misericordia e Giustizia”. L’opera che suscita maggior interesse è il De praedestinatione nella quale viene definito il ruolo e il confine invalicabile della natura creata, nonché la realtà delle essenze che sono anzitutto presenti nella mente divina.

Il modello agostiniano, che variamente incide sugli autori del pensiero occidentale, sembra non essere altrettanto presente negli interpreti del pensiero orientale, come mostra la riflessione condotta da M. La Matina intorno alla visione della memoria in Massimo il Confessore. La luce radiosa emanata dal disegno delle Confessioni di Agostino continua a rifulgere nelle prime pagine del percorso dell’autore, per il quale la trascendenza della memoria si rivela, nell’atto stesso del ricordare che è al contempo “un atto nominativo e un atto di denotativo, ovvero un caso di riferimento semantico”. I tratti della teologia apofatica di Massimo il Confessore sembrano, in alcuni passaggi, persino paradossali nella misura in cui evocano la rinuncia al conoscere e l’aspirazione alla dimensione trinitaria di Dio. Quello della memoria è un tema dominante nel Medioevo dove, come sottolinea R. de Filippis, questa veniva considerata non solo come una facoltà dell’intelletto, ma anche come una parte dell’ars rhetorica. Proprio su questo terreno l’incidenza di Agostino si fa sentire in maniera più consistente, accanto a quella di altri validi interpreti, quali ad esempio Alcuino di York. La memoria fu il vero motore della cultura medievale alle prese con la necessità di tramandare contenuto ed emozione della pagina biblica. L’analisi dell’epistola 281 di Alcuino mostra, con particolare efficacia, “il collegamento fra la dimensione “lirica” della memoria e quella etico-pratica.

Questi elementi vengono ulteriormente approfonditi nella riflessione svolta da E. Falque sull’argomento ontologico svolto da Anselmo di Canterbury. Il venire all’idea di Dio deriva da un’esperienza che, progressivamente, matura e si arricchisce partendo dalla purezza del cuore, per investire l’evidenza dell’intelletto, fino all’esaltazione finale. Viene in questo modo apprezzata e riconosciuta la valenza fenomenologica dell’argomento.

L’afflato spirituale presente nell’argomento ontologico sembra essere un tratto comune anche alla riflessione di Bernardo di Chiaravalle, come sottolinea il saggio di G. Alliney. La successione temporale trova nella venuta di Cristo il suo elemento determinante, come del resto nella vicenda individuale “il singolo cristiano è posto nel tempo di mezzo, fra l’inizio e la fine della storia della salvezza inaugurata dalla croce e conclusa nel futuro, quando il tempo non sarà più”. La divisione tra tempo soggettivo e senso della vita sembra essere la via intrapresa da Bernardo per dire il nesso che lega insieme memoria e speranza.

L’approfondimento del contributo agostiniano nella riflessione di Anselmo d’Aosta, svolto da I. Sciuto, serve ad apprezzare quanto il pensiero dell’Ipponate sulla memoria abbia impresso un marchio indelebile in tutto il pensiero medievale. Per quanto riguarda Anselmo, in verità, si riconosce una dipendenza più di tipo dottrinario che metodologica. Il diverso contesto culturale, che separa Agostino da Anselmo. A differenza del vescovo di Ippona, il monaco di Bec si trova a dover compiere delle scelte di natura morale, piuttosto che intellettuale.

L’incidenza del pensiero agostiniano emerge anche in Bonaventura da Bagnoregio , come evidenzia A. Pieretti, il quale si ripromette di “legittimarne la fondatezza attraverso l’analisi critica di una delle sue opere più significative, l’Itinerarium mentis in Deum”. La vicinanza tra i due è anzitutto esplicitata nella preghiera verbale e mentale di Bonaventura, cui fa eco la preghiera agostiniana delle Confessioni, ciò perché nella preghiera per entrambi si esplicita il bisogno dell’uomo di ricorrere a Dio per rientrare in se stessi ed elevarsi oltre le proprie fragilità, verso la verità. L’intero itinerarium permette di interpretare i rapporti che l’uomo instaura con se stesso, con il mondo e la verità. A ricostruire il debito di Tommaso d’Aquino nei riguardi di Agostino si fa carico la riflessione di G. Grandi il quale, muovendo da un’ampia esplorazione della Summa Theologia, puntualizza alcune questioni di carattere etico-antropologiche che, sostanzialmente, ruotano attorno alla nozione di interiorità. Un importante nucleo di considerazioni si focalizza attorno alla concezione dell’anima, di cui viene anzitutto esplorata la distinzione tra “natura” e “origine”.

La “piccola scintilla dell’anima” con cui Eckhart definisce la memoria costituisce il terreno sul quale per M.-A. Vannier è possibile riscoprire il legame che tiene uniti il mistico e lo stesso Agostino. Il fare esperienza dell’eternità è la ragione che spiega come la riflessione sulla memoria nei due autori sia riuscita a spingersi tanto avanti. L’immagine della “piccola scintilla dell’anima”, con cui viene rappresentata la memoria, costituisce, infatti, per il mistico il luogo in cui Dio e l’uomo possono entrare in dialogo. Un ultimo nucleo riflessivo, messo a tema dal saggio di Guido Alliney, ruota attorno al carattere rivoluzionario delle considerazioni svolte rispettivamente da Giovanni Duns Scoto e Guglielmo di Ockham. Per quanto riguarda il primo, ripartendo in gran parte dalle riflessioni del De Trinitate di Agostino, Scoto “individua con precisione il limite della conoscenza astrattiva, e cioè la sua impossibilità di fornire un accesso diretto al singolare concreto”. Anche Ockham intende riprendere la questione della conoscenza, ma per affrontarla non più alla luce di un impianto eminentemente teologico, quanto piuttosto gnoseologico.

ANTONIO PIERETTI, Memoria e senso della vita. A partire da Agostino, Città Nuova, Roma 2013, pp. 289.

Donatella Pagliacci

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