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MATERIA. Nouvelles perspectives de recherche dans la pensée et la culture médiévales (XIIe-XVIe siècles)

Cos’è la materia? È questa la domanda che costituisce il punto di avvio per la ricerca contenuta in Materia. Nouvelles perspectives de recherche dans la pensée et la culture médiévales (XIIe-XVIe siècles), di recente pubblicazione, curato da Tiziana Suarez-Nani e Agostino Paravicini Bagliani. Il volume, una miscellanea di articoli che prendono in analisi percorsi storici e dottrine relativi ai secoli XII-XVI, si propone di spalancare una finestra sul tema della materia, oggetto di speculazioni per un gran numero di autori medievali. Come mostrato da Tiziana Suarez-Nani nell’Introduzione, il concetto di materia – eredità che filosofi e teologi del Medioevo ricevono dalle riflessioni di Platone e Aristotele – deve passare attraverso la mediazione di Agostino e dei peripatetici arabi prima di trovare una più ampia risonanza, mediante la sistematizzazione compiuta da Pietro Lombardo, all’interno della produzione scolastica. Parallelamente a tale traiettoria storica, il testo propone inoltre un percorso concettuale tra le tematiche più frequentate in questo ambito: la materia viene esaminata come sostrato o sostanza della realtà mutevole o, ancora, come la potenzialità che costituisce la condizione di pensabilità degli enti che divengono in atto, oppure infine, nell’ipotesi che verrà percorsa da Duns Scoto, come un certo ente in atto al pari di tutto ciò che esiste.

L’articolo The Notion of materia in the Biblical Commentaries. Some examples (XIIth-XIVth c.) di Danielle Jacquart fornisce una disamina di alcune dottrine relative al tema della creazione della materia, contenute nei commenti alla Genesi redatti nei secoli centrali dell’età medievale. Dal confronto tra la chora del Timeo platonico e il racconto biblico dell’opera dei sei giorni, scaturisce un gran numero di questioni filosofiche, conseguenza dell’incompatibilità tra l’idea di una materia preesistente all’azione creatrice divina e la necessità di un sostrato precedente alle forme. I commentari biblici di Roberto Grossatesta e Niccolò di Lira mostrano inoltre come la nozione di materia prima, sorta all’interno della Fisica di Aristotele, verrà poi ricevuta nel sistema ilemorfico di Averroè, divenendo esplicitamente un principio costitutivo dell’intero universo, senza esclusione delle sostanze separate.

Cecilia Panti, nel suo saggio Matter and infinity in Robert Grosseteste’s De luce and Notes on the Physics, traccia una panoramica del concetto di materia in Roberto Grossatesta. Il sostrato primo, entità informe e priva di dimensioni, presenta il tratto distintivo della divisibilità infinita. La nascita dell’universo si configura quindi come il risultato dell’unione tra la materia primordiale e la forma della luce, prima forma della corporeità che, unendosi alla sostanza informe, la spazializza rendendola un corpo esteso e divisibile. Nelle Note sulla Fisica, Grossatesta approfondisce poi il concetto di funzione moltiplicatrice che la forma esercita sulla materia; la sua teoria dei corpi fisici si sviluppa quindi a partire dalla possibilità – passiva – della loro moltiplicabilità.

Matter, form and generation: discussion between Henry of Ghent and Roger Marston on the rationes seminales è il saggio curato da Anna Rodolfi, avente ad oggetto la nozione di ratio seminalis, analizzata nelle opere di Enrico di Gant e Roger Marston. Le ragioni seminali – potenzialità della materia a divenire qualcosa d’altro mediante una mutazione –  vengono intese diversamente da Enrico e Marston: se il primo le interpreta come una certa abilità insita nella materia, il secondo ritiene che esse siano piuttosto un principio formale estrinseco. Il dibattito tra i due teologi si estende anche ai classici temi della fisica medievale quali generazione, alterazione e creazione, fornendo uno spaccato del dialogo interno all’ordine francescano.

L’articolo di Anik Sienkiewicz-Pépin, Matière spirituelle et localisation chez Richard de Mediavilla, delinea i tratti peculiari della dottrina dell’ilemorfismo di Riccardo di Mediavilla, a partire dalla concezione aristotelica di movimento che ne costituisce lo sfondo concettuale. La materia spirituale, presente in tutte le sostanze semplici, produce secondo il francescano una composizione reale con la forma degli enti separati. Tale posizione costituirà spunto di numerosi dibattiti negli autori successivi a Mediavilla: Duns Scoto ad esempio, partendo dalla sua concezione di materia come ente in atto autonomamente, negherà la necessità di una sua combinazione con la forma per poter esistere separatamente.

Cecilia Trifogli dedica il suo saggio Geoffrey of Aspall on Matter alla disamina della distinzione, nelle opere di Goffredo di Aspall, tra la materia prima e quella naturale. Se la prima rappresenta infatti il concetto stesso di potenzialità assoluta, la seconda è invece il sostrato fisico dei mutamenti. Il commento alla Fisica di Aspall rappresenta quindi un contributo allo sviluppo della differenziazione tra queste due nozioni di materia: al contrario della materia prima, infatti, quella naturale rappresenta una sostanza reale che, avendo già ricevuto alcune determinazioni formali, può svolgere il ruolo di potenza attiva nei processi di trasformazione.

Franciscan Mixtures: William of Brienne on the elements è il saggio scritto da William Duba, nel quale si approfondiscono gli sviluppi della dottrina degli elementi fisici nel dibattito successivo a Scoto. Gli scritti del teologo francescano Guglielmo di Brienne costituiscono un esempio del modo in cui la riflessione scotista sugli elementi sia stata ricevuta nell’ambiente parigino della prima metà del 1300. Il suo Commento alle Sentenze – del quale l’articolo di Duba riporta una parziale edizione – mette infatti a confronto le posizioni di Duns Scoto, Pietro Aureolo e Francesco di Marchia, mostrandone le differenti origini e le reciproche influenze.

Roberta Padlina presenta un interessante articolo dal titolo Matière et puissance dans la pensée de Jacques d’Ascoli. La dottrina scotista della materia è riesaminata alla luce della nozione di potenza che Scoto fornisce nel suo Commento alla Metafisica, gettando così una maggiore chiarezza sul concetto di attualità della materia. In particolare, la distinzione tra potenza oggettiva e potenza soggettiva è ricevuta nella speculazione di Giacomo d’Ascoli, maestro parigino della prima scuola scotista, il quale dedicherà la sua quinta questione Quodlibetale – della quale l’articolo riporta una edizione parziale – alla risoluzione di alcune contraddizioni interne al pensiero di Scoto.

La ricerca condotta da Antonio Petagine nell’articolo La matière est-elle un ètant positif? La réponse de Jean le Chanoine approfondisce il carattere di positività guadagnato dalla materia nella riflessione di Duns Scoto. Il concetto di attualità della materia rappresenta il tratto peculiare della dottrina scotista e il dibattito tra Antonio Andrea, Gerardo Odone e Giovanni il Canonico (alias Francesco Marbres) mostra l’assimilazione degli insegnamenti di Scoto da parte dei suoi allievi. L’articolo di Petagine, arricchito dalla trascrizione di edizioni inedite, ricostruisce infine l’influenza di Odone sul pensiero di Marbres, tracciando un quadro sintetico della diffusione delle idee di quest’ultimo nella Parigi del XIV secolo.

Matter, Form and Qualities. Blaise de Parma and the Status of Matter, di Joël Biard, presenta i due differenti approcci di Biagio di Parma al problema filosofico della materia. Se da un lato nelle Questioni sulla fisica e nelle Questioni sulla Generazione e Corruzione egli aderisce al dualismo aristotelico che contrappone il principio formale a quello materiale, dall’altro egli sviluppa altrove una differente teoria basata sul confronto tra la materia e le sue qualità.

Aurélien Robert in Pietro d’Abano e le matérialisme presenta la dottrina del medico e filosofo padovano del XIV secolo. Nonostante sia stato consegnato alla storiografia nelle vesti di strenuo difensore del materialismo, Pietro d’Abano propone una filosofia naturale dai tratti spesso non strettamente riconducibili a questa visione del mondo. I suoi scritti rappresentano spesso il tentativo di porre in dialogo la fisica aristotelica con le riflessioni di Alessandro di Afrodisia e Averroè, approdando talvolta a soluzioni addirittura prossime al neoplatonismo.

L’articolo di Marc Bayard dal titolo La conception dynamique de la matière chez Nicolas de Cues ricostruisce i passaggi che hanno segnato la definitiva transizione dalla concezione medievale di scienza a quella tipica della modernità. Il concetto di materia, così come quello di cosmologia e ontologia, è un elemento centrale di questo processo evolutivo: negando il concetto sostanzialità della materia, Cusano individua nella sua dinamicità intrinseca il principio di tutti i mutamenti ai quali si assiste nel reale. La sostituzione del paradigma aristotelico classico che prevedeva l’alternarsi di forme apposte su un sostrato immutabile in favore di quello cusaniano della materia come entità intrinsecamente mutevole segna, secondo Bayard, il primo passo verso la rivoluzione scientifica moderna.

La notion de matière selon Francisco Suárez: à la fois acte entitatif et puissance? è il saggio di Olivier Ribordy che esplora i caratteri di ‘entità parziale’ ed ‘elemento fondativo degli enti’ posseduti dalla materia nel pensiero di Suárez. La materia si configura, nella riflessione del gesuita, sia come un ente in atto secundum quid che come entità potenziale. L’ontologia di Francesco Suárez, con i suoi tratti originali e innovativi, si propone come l’anticamera della speculazione moderna sul problema della connessione del corpo umano con la mente.

L’analisi della componente materiale nelle sostanze che sono sottoposte a fenomeni straordinari, come i miracoli, è l’oggetto della ricerca condotta da Nicolas Weill-Parot in La matière dans l’explication des phénomènes extraordinaires (XIIIe-XVe siècles). La materia, infatti, nelle dottrine di Alberto Magno e Tommaso d’Aquino presenta un gran numero di proprietà che, in quanto non del tutto razionalizzabili dalla scienza medievale, rimangono occulte. Le risposte non del tutto chiare di Tommaso a proposito dello status di potenza assoluta della materia mettono in connessione il mondo fisico dei mutamenti sostanziali con quello metafisico delle cause e dei principi, lasciando aperto uno spiraglio sulle proprietà ignote detenute dalla materia stessa nel suo ruolo di principio delle trasformazioni.

Michele Bacci è l’autore dell’articolo Controverses islamo-chrétiennes au sujet de la matérialité religieuse: images et lieux saints du Moyen Orient selon ibn Taymiyya. Il lavoro ha come obiettivo quello di prendere in analisi il concetto di materialità come strumento teoretico anti-Cristiano usato dalla scuola giuridica islamica hanbalita. In particolare si mette in luce il feroce attacco mosso da Ibn Taymiyya nei confronti dei culti cristiani delle immagini sacre e dei pellegrinaggi votivi: questi, infatti, sono in evidente conflitto con il monoteismo della tradizione sunnita islamica e, pertanto, inammissibili.

De la matière à la couleur: teindre en Occident à la fin du Moyen Âge è il saggio curato da Michel Pastoureau. La sua ricerca consiste in una indagine sulle tecniche pittoriche medievali, giunte a noi mediante le descrizioni fornite in alcuni manuali risalenti ai secoli XIII-XV. Buona parte dell’analisi condotta da Pastoureau è finalizzata allo studio dei materiali coloranti, cuore del mercato nel Medioevo; l’intera società medievale, rigidamente organizzata attorno alla ripartizione in classi di lavoro, è infatti influenzata dall’operato dell’industria tessile e del colore.

L’ultimo articolo è infine quello scritto da Michela Pereira, Mother of All Creatures: Alchemical Views on Matter in the Late Middle Ages. Il concetto di materia prima, lascito delle speculazioni filosofiche greche, trova spazio nelle opere di alchimia medievali. Se in una prima fase della tradizione alchemica si riteneva che i mutamenti fossero la conseguenza di una certa combinazione dei quattro elementi, successivamente si fece invece strada una differente dottrina, detta corpuscolare, che prevedeva la necessità di un sostrato fisico immutabile. I testi di alchimia dello pseudo-Geber, risalenti alla fine del XIII secolo, rappresentano la conferma dell’affermarsi di questa tendenza: la fisica corpuscolare, facendo ricorso alla nozione di materia prima, getta infatti le basi teoriche per poter pensare le modificazioni artificiali – in chiave alchemica – delle sostanze naturali.

In conclusione, il volume curato da Suarez-Nani e Paravicini Bagliani si presenta, nel suo complesso, come una panoramica sulla concezione medievale della materia, esibendo una grande ricchezza di elementi scientificamente rilevanti. Gli articoli in esso contenuti coprono una ampia porzione temporale di produzione testuale, consentendo al lettore di seguire le evoluzioni e le differenti ricezioni delle dottrine analizzate. Le ricche bibliografie, inoltre, offrono una considerevole quantità di fonti sia primarie che secondarie, a vantaggio delle ricerche in corso di svolgimento. Molti degli articoli che compongo l’opera, infine, affrontano la tematica della materia in autori trattati qui per la prima volta, fornendo, congiuntamente ad una contestualizzazione storica e culturale delle teorie filosofiche, numerose trascrizioni ed edizioni di questioni inedite.

Tiziana Suarez-Nani – Agostino Paravicini Bagliani (edd.), Materia. Nouvelles perspectives de recherche dans la pensée et la culture médiévales (XIIe-XVIe siècles), SISMEL - Edizioni del Galluzzo, Firenze 2017 (Micrologus Library 83), pp. XXIV-396, € 65.

Alessandro DE PASCALIS

 

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