Home Libri / Approfondimenti M. DE CARO, M. FERRARIS (cur.), Bentornata realtà: il nuovo realismo in discussione, Einaudi, Torino 2012

M. DE CARO, M. FERRARIS (cur.), Bentornata realtà: il nuovo realismo in discussione, Einaudi, Torino 2012

Nel volume Bentornata realtà, curato da M. De Caro e M. Ferraris, si tenta di fondare Il Nuovo Realismo, una posizione molto discussa nell’attuale panorama filosofico italiano, con il contributo di una piccola schiera di dieci autori diversi per impianto teorico e interessi scientifici.

Lo svolgimento tematico è organizzato in tre sezioni: nella prima, I fatti della scienza e i valori dell’etica, si cerca di verificare se il recupero della realtà consenta una connessione tra i contributi delle scienze moderne e i valori etici; nella seconda, I limiti dell’interpretazione, si tenta di individuare le caratteristiche che deve avere un’impostazione teoretica realista in grado di resistere alla forza dei diversi modelli interpretativi; nella terza, La realtà psichica: un confronto, si mettono in tensione due posizioni: la prima valorizza l’esperienza lacaniana e propone una particolare forma di antirealismo, la seconda applica un’impostazione realistica anche alle scienze cognitive e a quelle psicologiche. Il volume affronta questi tre diversi nodi per mostrare che la questione del realismo, dopo decenni segnati dalla svolta linguistica e dal prevalere delle ermeneutiche, si ripropone in tutti gli ambiti del pensiero.

Il rischio di un tale tentativo è quello di apparire una ripresa ingenua del vecchio realismo. Di questo sono consapevoli tutti gli autori implicati che quindi cercano di qualificare il “nuovo” che accompagna la parola “realismo”. Non si tratta di tornare al realismo del senso comune, che accetta acriticamente le realtà basate sulle pratiche quotidiane; ancor meno si possono assumere le sue estreme conseguenze, che portano a negare l’adeguatezza delle dottrine scientifiche: esse, staccandosi dall’empirico, non possono dar conto dell’esperienza osservabile, limitandosi a proporre schemi teorici efficaci sul piano epistemologico o strumentale, ma privi di valore ontologico. Per sfuggire a questa deriva non possiamo però trovare rifugio nella cieca accettazione del realismo scientifico che, nelle sue forme estreme, eleva a rango di realtà solo le entità che rientrano negli schemi concettuali della scienza – entità che il senso comune non riesce a cogliere – sostituendo così gli oggetti ordinari con aggregati di atomi, particelle, stati subatomici, etc., che divengono le uniche entità “che esistono”. Così la nostra realtà perde valore ontologico.

Si tratta di due posizioni egemoniche, nel senso che l’assunzione dell’una porta alla negazione dell’altra. Tuttavia entrambe, nella loro critica reciproca, hanno una notevole efficacia: ognuna riesce a mettere in sordina l’altra. «La grande sfida che si presenta al realismo filosofico dei prossimi anni è dunque quella di conciliare le componenti positive del realismo del senso comune e del realismo scientifico, depurandole dalle rispettive componenti negative in modo da concepire una realtà inclusiva in cui esistano veramente tanto il mondo ordinario quanto quello della microfisica» (De Caro, p. 38).

Non resta però affatto chiarito come sia possibile costruire una tale visione inclusiva di due posizioni la cui escludenza reciproca risulta evidente; la semplice attenuazione della loro pretesa esclusività non comporta alcuna mediazione, ma solo la compresenza di due schemi interpretativi la cui comunicabilità rimane molto problematica. L’escludenza delle escludenze non costituisce una soluzione, ma solo una posizione più corretta e consapevole.

Quello che mi sembra l’approccio al nuovo realismo più saldo ed efficace mette in campo il concetto di resistenza del reale quale fondamento sia della ricerca conoscitiva sia della visione realistica proposta. Soprattutto due interventi mi sembrano porsi su questo terreno.

Umberto Eco muove dalla critica al postmodernismo, che «teorizzando la fine delle grandi narrazioni e di un concetto trascendentale di verità... <celebra> la perdita della totalità... dando il benvenuto al molteplice, al frammentato, al polimorfo, all’instabile» (p. 96). Da qui «il primato ermeneutico dell’interpretazione ovvero lo slogan per cui non esistono fatti ma solo interpretazioni» (p. 97); in sostanza, una realtà può essere proposta in molti modi diversi, nessuno dei quali può pretendere una sorta di primato sugli altri.

L’adesione di Eco al nuovo realismo nasce dalla necessità di rispondere a questa posizione, tentando di mostrare che ci sono alcuni limiti invalicabili, che si impongono alle interpretazioni. Possiamo sì interpretare qualcosa in molteplici modi (un tavolo come uno strumento di supporto chirurgico, una cattedra, un tavolo da cucina…), ma non in tutti (non possiamo, ad esempio, pensarlo come mezzo di trasporto) poiché per «un dato di assoluto buon senso» bisogna partire «dalle proprietà che un oggetto esibisce e che lo rendono più adatto a un uso piuttosto che a un altro» (p. 98). Eco insiste molto su questa dimensione pratica e funzionale, negando che un semplice insieme di concetti consenta di “fare i conti con il mondo”. Accade che il mondo, mostrandoci la non funzionalità di una affermazione, ci costringa a ristrutturare uno schema concettuale «o addirittura a sceglierne una forma alternativa (che è poi il problema della rivoluzione dei paradigmi conoscitivi)» (p. 101).

Ciò dipende dalle caratteristiche dell’oggetto, quella presenza, quello “zoccolo duro” che “viene da fuori”, che resiste. L’Autore definisce il suo come un “realismo negativo”, un’idea minimale, che però ci permette, se non di affermare il vero, almeno di individuare il falso e di eliminarlo, e di sostenere che non tutte le interpretazioni valgono allo stesso modo.

Alla visione di Eco si collega Ferraris, per il quale l’essere è così saldo da resistere ai nostri schemi concettuali; ciò che ci permette di scegliere un’interpretazione o una teoria rispetto ad un’altra – quella eliocentrica rispetto a quella geocentrica – è proprio questa capacità della realtà – cioè il fatto che la terra gira intorno al sole – di imporsi a prescindere dalle convinzioni dei soggetti. Ovviamente, «la descrizione e la spiegazione non sono mai la pura copia della realtà. Proprio per questo la distinzione tra ontologia ed epistemologia è essenziale, proprio per non cadere negli equivoci del realismo metafisico» (p. 161), quella posizione teorica che afferma un mondo di significati ordinati e indipendenti da noi. A questa Ferraris contrappone la concezione di un realismo minimale, che ricollega alla “seconda ingenuità” di Putman: «il mondo che si dà come reale senza che per questo debba necessariamente corrispondere a una qualche immagine offertaci dalla scienza» (p. 158). Questa ingenuità non ha nulla a che vedere con la ignoranza o con una rinuncia alla conoscenza, ma è la volontà di tener aperti e attivi gli elementi di complessità concettuale con il rispetto del nostro modo di vivere.

In questa prospettiva Ferraris attribuisce una grande importanza alla percezione, non però come veritativa, ma «come estraneità rispetto alla costruzione» (p. 162), come «un limite invalicabile per ogni iperbole costruzionistica e questo limite... costituisce il merito più grande della percezione. È in questo senso che ciò che esiste, l’ontologia, è essenzialmente ciò che resiste» (p. 162).

L’unica voce discorde di questo volume è quella dello psicoterapeuta Recalcati, che quindi val la pena analizzare. Egli disarticola il discorso prospettato dai realisti, distinguendo due termini: reale e realtà; è «il reale <che> non si lascia davvero plasmare, addomesticare, ridurre da nessuna interpretazione. Il reale, diversamente dalla realtà, non è una rappresentazione» (p. 201). Così «qualcosa ci sveglia dal sonno della realtà, ci punge, perturba l’ordine familiare della realtà... L’incontro con il reale è sempre l’incontro con uno spigolo duro che ci scuote..., la realtà si erge come una barriera, una difesa nei confronti del carattere anarchico e ingovernabile del reale» (p. 200).

Più che opporsi, l’Autore rovescia il discorso: il reale agisce in modo analogo alla realtà dei realisti, solo che è frutto di una dinamica del tutto interiore e soggettiva. Dunque ciò che resiste all’interpretazione è il reale come dice Lacan, non la realtà «che tende ad essere il velo che ricopre l’asperità scabrosa – “inemendabile” – del reale» (p. 202).

 

Indice dei contributi

I fatti della scienza e i valori dell’etica

Hilary Putnam Realismo e senso comune
Mario De Caro La duplicità del realismo
Akeel Bilgrami Pragmatismo e realismo
Carol Rovan La separazione del relativismo dall’antirealismo

I limiti dell’interpretazione

Umberto Eco Di un realismo negativo
Diego Marconi Realismo minimale
Maurizio Ferraris Esistere è resistere
John Searle Prospettive per un nuovo realismo

La realtà psichica: un confronto

Massimo Recalcati Il sonno della realtà e il trauma dell’essere
Michele Di Francesco Realismo mentale, naturalismo e scienza cognitiva

 

Francesca Eustacchi

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