Home Libri / Approfondimenti Luciano NICASTRO, Profezia e politica in Emmanuel Mounier. Nucleo strategico del pensiero utopico del Novecento, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2012

Luciano NICASTRO, Profezia e politica in Emmanuel Mounier. Nucleo strategico del pensiero utopico del Novecento, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2012

Luciano Nicastro, discepolo di Gustavo Bontadini e docente di discipline filosofiche e sociali presso la Facoltà Teologica di Sicilia, è autore di diversi scritti riguardanti il pensiero del fondatore della rivista “Esprit”. Menzioniamo qui due tra i più recenti volumi, Il socialismo “bianco”. La via di Mounier (2005) e Terza via come prassi (2009). Con tali studi, Nicastro ha offerto un autorevole contributo all’ampia mole della letteratura critica sul filosofo francese pubblicata in Italia.

Il libro Profezia e politica in Emmanuel Mounier costituisce una felice sintesi del pensiero dell’autore, in quanto rivela il nucleo della sua “fede filosofica”: l’esigenza di riproporre, in un contesto culturale affatto diverso da quello degli anni in cui nasceva “Esprit”, la proposta culturale e politica del suo fondatore. Secondo lo studioso, tale proposta che non è stata presa adeguatamente in considerazione dal pensiero politico del Novecento. Mounier è per lo studioso un “crocevia incompreso” di questo secolo (pp. 15-65), e la sua riflessione politica rappresenta un “nucleo strategico” del pensiero utopico – da non liquidare come “utopistico” – della tarda modernità.

Il personalismo comunitario di “Esprit” prende avvio da una lucida critica del capitalismo del primo Novecento nonché dei regimi politici vigenti al tempo in Europa, estremamente diversi sul piano ideologico, ma accomunati dalla perversa capacità di promuovere ovunque un “individualismo di massa”. Ancora, si tratta di un pensiero che trae origine da una prospettiva antropologica di impronta cristiana, ma è rivolto erga omnes, ovvero a tutti gli uomini di buona volontà, che possono rinvenire l’ispirazione all’impegno per l’affermazione dei diritti della persona anche al fuori di qualsivoglia religione confessionale.

La proposta politica di Mounier ha un carattere apertamente “rivoluzionario”, pur rifuggendo da suggestive formule in auge al suo tempo, quali “rivoluzionario perché cristiano”. La rivoluzione che egli auspica esige, prima ancora di un rinnovamento radicale delle strutture politiche e sociali, una metanoia nell’essere umano. A promuoverla è, in fondo, la contestazione che il Vangelo rivolge alle pretese di assolutezza rivendicate da ogni struttura politica e sociale edificata dall’uomo. Il filosofo spera che in un prossimo futuro questo rivolgimento della mente e del cuore si possa realizzare in uomini capaci di “catalizzare” una serie di eventi tali da configurare una rivoluzione. Questa spes contra spem è condivisa dall’autore del volume.

Mounier manifesta tale speranza all’interno di una generazione pervasa da una sorta di ottimismo antropologico – un “ottimismo tragico”, come egli scrive – che caratterizza le elaborazioni teoriche degli intellettuali francesi “non conformisti” degli anni Trenta nonché dei fautori, a lui ben noti, della nouvelle théologie, indirizzo di pensiero che offrirà un notevole contributo al rinnovamento ecclesiale espresso dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Nicastro ripropone la “seconda virtù” teologale – tanto cara a Charles Péguy -  da profeta ancora più solitario, in una temperie storica profondamente mutata, che non incoraggia a nutrire facili speranze.

Il progetto politico elaborato da Mounier è qualificato in diversi modi dallo studioso, tra i quali i sintagmi “socialismo bianco”, “terza via” (pp. 69-82) alternativa al capitalismo e al comunismo, ed “economia civile di comunione”, in cui la “proprietà umana” soppianta la “proprietà capitalista” (pp. 85-95). Si tratta di un progetto che si richiama anche ai valori del socialismo umanista francese, e si edifica a partire dal basso, in virtù dell’opera di piccoli gruppi che si impegnano a promuovere al loro interno una economia comunitaria. Luciano Nicastro ne rinviene una feconda attuazione nelle comunità dei Focolarini, fondate da Chiara Lubich (pp. 178-179).

Non va sottaciuta, peraltro, l’attenzione che lo studioso tributa alla fraternità (pp. 59-62), quale infungibile elemento coesivo della comunità di ispirazione personalista. In effetti, tra i valori affermati dalla Rivoluzione Francese – libertà, fraternità, eguaglianza – è quello che meno è stato preso in considerazione dal pensiero politico moderno, come talora è stato autorevolmente osservato.

In tempi di disaffezione verso la politica, Luciano Nicastro prospetta la possibilità di una prassi politica dal “profilo alto”, e pertanto vitalmente connessa all’ispirazione profetica, come evidenzia il titolo del volume. Si tratta per lui, come per Mounier, di custodire il rapporto dialettico tra “polo profetico” e “polo politico”. Invero, se una “profezia senza proiezione politica è stata di solito alienante e funzionale alla conservazione dello status quo”, una “politica senza profezia non ha mai generato eventi di grande significato ideale né sconvolgimenti veramente rivoluzionari” (p. 9).

NUNZIO BOMBACI

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