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Louis LAVELLE, Chemins de sagesse

Louis Lavelle è stato, con René Le Senne, fondatore presso l’editore Aubier della collezione Philosophie de l’esprit, dove furono pubblicati, tra gli altri, testi di Gabriel Marcel e Paul Ricoeur. Docente presso il Collège de France e noto in Italia per la sua amicizia con Michele Federico Sciacca, il suo pensiero è stato via via messo ai margini della ricerca filosofica – sia in Italia che in Francia – per il prevalere di altri percorsi forse più espressivi della temperie culturale della seconda metà del novecento. Il che, tuttavia, nulla toglie alla portata rivelativa della sua opera, che nel corso degli anni ha potuto mostrare la sua fecondità anche grazie al lavoro di Jean-Louis Vieillard-Baron, presidente dell’“Association Louis Lavelle”. Di tale fecondità dà testimonianza questo volume, Chemins de sagesse, curato da Bernard Grasset con prefazione di Vieillard-Baron.

Il libro presenta pagine dedicate alla sagesse (termine che indica al contempo sapienza e saggezza) apparse in opere pubblicate dallo stesso Lavelle e raccolte dal curatore nei tre capitoli Morale et métaphysique, Chroniques philosophiques, Autour de la sagesse, ai quali Grasset ha aggiunto una serie di testi fino a oggi inediti. Sono forse questi ultimi, appunti e note di lettura trascritte da Lavelle nel cosiddetto Cahier brun, a rappresentare la vera novità di questo testo, ché fino a oggi la presentazione più compiuta della “metafisica della partecipazione lavelliana”, nota con il titolo di La dialectique de l’éternel présent, mancava di un volume. Il piano dell’opera annunciato da Lavelle prevedeva infatti cinque libri, di cui solo quattro (De l’être, De l’acte, Du temps et de l’éternité, De l’âme humaine) furono pubblicati dall’autore. All’ultimo atto di quest’opera, il cui titolo annunciato era De la sagesse, l’autore non poté attendere perché sorpreso dalla morte. Il volume curato da Grasset intende offrire lo schizzo di quest’ultimo quadro incompiuto dell’opera lavelliana pubblicando le pagine che, in vari testi, il filosofo aveva dedicato al tema cui affidava l’espressione conclusiva della sua riflessione metafisica.

Resistendo alla tentazione di offrirne una definizione, la sagesse è presentata come «attività propriamente umana» che, lungi dall’essere raggiunta e posseduta, piuttosto de-possessa l’uomo da sé nel rivelargli ciò che ne trafigge l’intimità, ossia l’alterità spirituale che lo abita. Tale alterità è quell’esprit che, nella lingua francese, raccoglie in sé i vocaboli spiritus e mens. Cammino che incessantemente l’uomo percorre verso il proprio compimento, unione d’intelligenza e volontà, la sagesse segna la vita dell’interiorità nella quale l’esprit agisce aprendo l’io alla verità di sé e, al contempo, di ogni altro uomo. Contro ogni coscienzialismo che isolerebbe il soggetto nel sereno godimento di una sempre auspicata pace interiore, la sagesse segna il movimento opposto tracciando un cammino verso gli altri e verso il mondo poiché è «conoscenza che ama perché nasce dall’amore» [21]. Un amore che, scrive Lavelle rivelando gli armonici agostiniani e pascaliani del suo pensiero, al contempo abita e supera quell’io la cui esistenza, ancora e di nuovo grazie alla sagesse, «non smette mai di radicarsi nella trascendenza» [22].

Louis Lavelle, Chemins de sagesse, édition, introduction et notes par Bernard Grasset, préface de Jean-Louis Vieillard-Baron, Hermann Philosophie, Paris 2013.

CARLA CANULLO

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