Home Libri / Approfondimenti Franco Cassano, L'umiltà del male, Laterza, Roma-Bari 2011, pp. 108.

Franco Cassano, L'umiltà del male, Laterza, Roma-Bari 2011, pp. 108.

«Chi ha gli occhi fissi solo sul bene, spesso ha deciso di non guardare altrove». In questa affermazione si condensano le riflessioni che compongono l'agile testo di Franco Cassano, destinato al vasto pubblico dei lettori "comuni" e tuttavia utile anche agli studiosi che di fronte al dissesto della vita sociale e politica si propongono di concepire e suggerire possibili pratiche di risanamento. A costoro il sociologo indirizza un appello appassionato e ragionato a difendersi dalla tentazione di nutrire quella che egli definisce «una sorta di repulsione antropologica». Si tratta della tendenza a volgere lo sguardo lontano da quei tratti umani che potrebbero apparire poco pregevoli ed esaltanti, ma che costituiscono i punti di maggior presa delle forme di dominio individuali e collettive. La partita del bene, per così dire, si gioca infatti sul terreno della costitutiva debolezza degli uomini, che si manifesta in un insieme plurivoco di esperienze, come «il bisogno di protezione, l'affidarsi al rito e alla festa, il desiderio di ridere e giocare, la fede nell'aiuto della fortuna». È dunque necessario impiegarsi a dedicare attenzione a questi luoghi della condizione umana, al fine di coglierne l'estensione e la ricchezza di senso. Ciò non significa affatto abdicare alle urgenze normative, ma piuttosto provare a convertirle in indicazioni realmente adeguate e fruttuose. Si rischia altrimenti di lasciare il campo libero ai «Grandi Inquisitori», i quali sanno presentarsi umilmente solidali con l'uomo offrendogli comprensione e indulgenza, salvo poi asservirlo con modalità tanto più efficaci quanto più impercettibili. La loro forza di attrazione risiede nell'abilità ad elargire ricette di vita che prevedono pericolose dosi illibertà, e in cui la felicità consiste nel dolce sollievo dal carico di una conduzione autonoma della propria esistenza. Che un'altra felicità sia realizzabile, è certamente necessario pensarlo; tale convinzione è però di per sé tutt'altro che sufficiente per scorgere le vie che vi possono condurre. La rilevanza del contributo di Cassano sta proprio nel fatto di saper mantenere alto il tasso di problematicità della questione e, allo stesso tempo, di suggerire un esercizio propedeutico alla ricerca di forme di "salvezza" autenticamente comuni: ovvero tenere a bada quel tanto di «aristocratismo etico» che alberga in tutti coloro che tentano di pensare in favore dell'umano, e che può risultare un prezioso alleato di chi ha interesse a sedare la reattività morale degli individui adagiandoli in una comoda condizione di minorità.

 

MAURO PERONI

inAteneo

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