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Jean-Luc NANCY, La COMUNITA' sconfessata

Con La comunità sconfessata, Nancy (ed. orig. La communauté désavouée, Galilée, Paris 2014) torna a riflettere, dopo più di trent’anni, sul tema della comunità. Attraverso un’attenta esegesi de La comunità inconfessabile, Nancy non solo torma su uno dei nodi concettuali che hanno segnato la sua ricerca filosofica ma altresì tenta di dipanare il rapporto e il gioco di rimandi reciproci che lo lega a Maurice Blanchot.  

L’attenzione che recentemente Nancy ha dedicato a Maurice Blanchot è il frutto di una riflessione che in realtà lo accompagna da molti anni. L’absolu litteéraire, comparso nel 1978, è la testimonianza di come l’itinerario filosofico di Nancy abbia avuto, oltre ad altri riferimenti teorici, lo stesso Blanchot. Il suo nome compare infatti in quelle pagine in cui emerge il tema della comunità. Tuttavia la recente attenzione che Nancy ha rivolto all’opera di Blanchot negli ultimi quindici anni è indice di una esigenza, o forse sarebbe meglio dire di un’urgenza, volta a chiarire alcune convergenze decisive tra la sua riflessione e quella di Blanchot.

II tentativo di dipanare il gioco di rimandi, le prossimità e le divergenze, che lo legano all’opera di Blanchot, avviene a più riprese nel percorso filosofico di Nancy. Una prima volta in onore degli scritti aggiunti dopo la pubblicazione de La comunità inconfessabile di Blanchot, raccolti nel volume La comunità inoperosa del 1986, e una seconda volta nella Comunità affrontata, prefazione scritta nel 2001 alla nuova edizione italiana de La comunità inconfessabile. Tuttavia se  è possibile ritrovare nella vasta produzione di Nancy tutta una serie di saggi e articoli dedicati all’opera di Blanchot, La comunità sconfessata rappresenta la prima vera e propria monografia dedicata a un’opera di Blanchot.

La comunità sconfessata rappresenta un serrato commento, e al tempo stesso una critica, all’opera di Blanchot che trent’anni prima lo aveva chiamato in causa. La comunità inconfessabile è infatti la risposta di Blanchot all’articolo pubblicato da Nancy nella rivista «Alea» diretta da Jean-Christophe Bailly. L’articolo a cui Blanchot fa riferimento è La comunità inoperosa, ampliato successivamente, fino a diventare un libro, nel 1986. Il lungo silenzio intercorso tra la pubblicazione de La comunità inconfessabile e La comunità sconfessata, non è dovuto unicamente a «una reale difficoltà di comprensione» o all’«autorità sovrastante» esercitata da Blanchot, come lo stesso Nancy afferma. Esso riguarda piuttosto la necessità, da parte di Nancy, di comprendere ciò che Blanchot nella sua opera non confessava apertamente circa il tema della comunità.

Interlocutore privilegiato in questo dialogo a distanza tra Nancy e Blanchot è Georges Bataille, il quale si configura come vero e proprio elemento di controversia tra i due. Ciò che allontana i due autori non è soltanto l’idea di comunità ma la stessa interpretazione del pensiero di Bataille e in particolare, il ruolo riservato da Blanchot alla «comunione». Secondo Nancy, ne La comunità inconfessabile vi sarebbe un residuo di una certa idea di comunione. La comunità sconfessata non è soltanto una ripresa delle questioni di cui Nancy si era occupato ne La comunità inoperosa (1983). Essa nasce infatti dall’esigenza e dall'urgenza di chiarire e ridefinire la prossimità e la distanza fra i due autori circa il tema comunitario a cui fa da sfondo il confronto con il pensiero di Bataille.

Attraverso una lucida analisi del tema della «comunità degli amanti» e l’interpretazione blanchottiana de La maladie de la mort di Marguerite Duras, Nancy tenta di portare alla luce il nesso tra la scrittura e il pensiero politico di Blanchot. Secondo Nancy, proprio nel doppio registro di interpretazione tra «la comunità degli amanti» e «la malattia della morte» riemergerebbe in Blanchot quel cristianesimo sotterraneo che ne marcherebbe la scrittura e questo, proprio a partire dall’idea di una «comunione del corpo».

L’inconfessabile è il filo conduttore attraverso il quale verrebbe in luce l’intento principale dell’opera di Blanchot e, al tempo stesso, la sua zona d’ombra. Esso non riguarda unicamente il tema della comunità, ma qualcosa di più profondo legato all’esperienza politica personale di Blanchot. L’inconfessabile che l’opera di Blanchot «espone e custodisce in segreto» è la confessione di una colpa: “la colpa di Blanchot è il suo errore politico di prima della guerra” (Ivi p.95). Tuttavia qualcosa del Blanchot degli anni ’30 resiste in maniera ostinata nell’opera del 1983.

La critica di Nancy si gioca tutta sul ruolo che il mito e il sacrificio conservano nell’opera di Blanchot per ciò che concerne il tema comunitario. Così scrive infatti Nancy: “La confessione dell’inconfessabile è confessione del ricorso al mito” (p. 100). L’inconfessabile è l’impossibilità di sottrarre la comunità al mito della sua assenza.  È proprio su questo punto che la prospettiva di Blanchot si distanzia nettamente da quella di Bataille e dello stesso Nancy. Blanchot infatti, contrariamente a quanto accade in Bataille, declina «l’assenza di comunità» come elemento fondamentale e decisivo della stessa comunità. L’assenza di comunità, il rapporto senza rapporto, sarebbe per Blanchot ciò che garantirebbe l’esistenza stessa della comunità.

Tentando di superare il limite del concetto di «inoperosità» elaborato da Nancy, Blanchot propone un’idea di comunità che sia in grado di conciliare “la passione politica con quella del senso infinito”, l’idea di una comunità che non può aver luogo se non nel suo slegamento, in un rapporto senza rapporto. Ma proprio questa idea di comunità non fa altro, secondo Nancy, che confermare come non soltanto nell’opera di Blanchot, ma ancora oggi, il tema della comunità resti in fondo sospeso nell’impossibilità di determinare “sia l’effettività sia la dissoluzione della comunità”.

Emerge infine in questo denso testo di Nancy, al di là del sottile gioco di rimandi con Blanchot, l’esigenza di ripensare la comunità e il suo rapporto con la politica, superando le tradizionali categorie secondo le quali la comunità si rivela come messa in opera di un determinato progetto politico. Se il concetto di comunità fa resistenza a ogni tentativo di declinare l’essere-in-comune in  una forma politica determinata, è necessario, chiosa Nancy, pensare “l’anteriorità sempre già presente e operante del rapporto senza cui non ci sarebbero individui [] il cum che precede qualsiasi idea fissa di comunità” (p.115).

 Federica PORCHEDDU

Jean-Luc NANCY, La comunità sconfessata, a cura di F. De Petra, Mimesis, Milano - Udine 2016, pp. 180

 

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