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Honneth / Rancière, RECOGNITION or DISAGREEMENT

Il volume ripercorre il dibattito avvenuto tra Axel Honneth e Jacques Rancière in occasione di una tavola rotonda organizzata nel giugno 2009 presso l’Istituto di ricerca sociale di Francoforte sul Meno. Tema del colloquio è stato il confronto tra i due autori circa le tesi dei loro rispettivi lavori sul riconoscimento e sul disaccordo. A partire da un retroterra comune, costituito dal tentativo di riaprire e declinare in modo nuovo la prospettiva della teoria critica, i due filosofi mantengono posizioni molto differenti rispetto alla declinazione della stessa teoria critica, ai metodi utilizzabili e alla possibilità di superare le ingiustizie e trasformare la società.

Il volume contiene due corpose introduzioni curate rispettivamente da Katia Genel e Jean-Philippe Deranty, i due contributi che Honneth e Rancière hanno presentato in occasione della tavola rotonda, la riproduzione della discussione che ne è seguita e due ulteriori saggi dei due protagonisti del dibattito che contribuiscono a chiarificare il quadro teorico di riferimento di ciascun autore. Le due introduzioni preparano e chiarificano il terreno d’incontro e di divergenza entro cui si collocano i due pensatori: la prima introduzione ricostruisce il legame tra i testi presentati dagli autori nell’occasione menzionata, mentre la seconda estende lo sguardo al panorama teoretico contemporaneo posizionando al suo interno le voci di Honneth e Rancière.

Katia Genel si sofferma sulle diverse modalità di sviluppare il comune intento di rilanciare la teoria critica. Se Honneth rilegge la teoria critica nel duplice senso di un recupero della normatività delle forme di vita e dell’indagine situata, storica, intorno alla normatività, Rancière distingue tra politico e sociale, ascrivendo al primo la possibilità di far emergere i non rappresentati mediante la presa di parola e al secondo la riproduzione dei ruoli stabiliti e assegnati a ciascuno dall’ordine politico esistente. Se Honneth assegna un rilievo essenziale alla libertà, Rancière pone in primo piano la questione dell’uguaglianza: in tal senso, entrambi si allontanano da un modello paternalistico di teoria critica, tentando di oltrepassare il vuoto tra teoria e pratica ed esaminando forme non codificate, non previste né completamente prevedibili, di espressione dei bisogni e dei desideri di gruppi o di individui. Dal punto di vista metodologico, Honneth assegna alle istanze di riconoscimento una portatanormativa storicamente situata e potenzialmente in grado di trasformare i rapporti sociali; dal canto suo, Rancière si discosta dal paradigma habermasiano dell’intesa mediante il concetto di disaccordo, secondo cui la politica ha inizio proprio quando “lo statuto del soggetto capace di prendere parte alla comunità è posto in questione” (p. 14).

Jean-Philippe Deranty inquadra le due declinazioni della teoria critica di Honneth e Rancière entro la prospettiva ampia della filosofia critica. Dopo aver distinto tra teoria critica conservatrice e progressista, Deranty associa i due pensatori a un terzo tipo di filosofia critica o teoria critica, che a partire dallo studio di fenomeni empirici compie un lavoro teorico e normativo in vista della realizzazione dell’emancipazione nelle società. Se il cammino verso l’emancipazione costituisce un terreno comune, i due autori divergono profondamente rispetto alle proposte operative: la teoria del riconoscimento di Honneth, secondo Rancière, non è sufficientemente radicale da porre in discussione l’ordine politico esistente; anzi, essa ne sarebbe una conferma; dal canto suo, Honneth riconosce al desiderio di libertà, che si realizza concretamente nell’autorealizzazione, una portata normativa più vincolante del desiderio di uguaglianza, fermo restando il superamento dell’equazione tra percezione della sofferenza e ingiustizia subita.

Nel suo intervento intitolato Critical Questions to the Theory of Recognition, Jacques Rancière problematizza l’interpretazione honnethiana dell’identità e della comunità che emerge dalla sua teoria del riconoscimento. Secondo Rancière, perché tale teoria sia effettivamente diretta all’emancipazione, il riconoscimento non può essere richiesto né può darsi all’interno della configurazione del mondo sociale e politico già esistente, ma la lotta per il riconoscimento deve essere “per un’altra forma di riconoscimento: una redistribuzione di posti, di identità, di parti” (p. 90). Axel Honneth, nel suo Remarks on the Philosophical Approach of Jacques Rancière, ripercorre la posizione filosofica di Rancière delineando almeno tre criticità: la prima concerne il desiderio di eguaglianza che Rancière pone come forza capace di modificare radicalmente le configurazioni politiche esistenti, mentre secondo Honneth non tutte le istanze emancipative possono o sanno autointerpretarsi come desiderio di uguaglianza; la seconda riguarda il concetto di ordinamento politico legittimo, immodificabile e troppo rigido secondo Rancière, passibile di reinterpretazione e riappropriazione secondo Honneth; infine, a partire da quest’ultimo presupposto, la terza riguarda la persuasione honnethiana per cui è necessario differenziare tra tipologie di intervento politico.

Nel dibattito riportato e che segue i due interventi, pur restando ferme le divergenze analizzate riguardo al paradigma del riconoscimento e al potenziale emancipativo del disaccordo, anziché dell’accordo, emergono alcune linee comuni, rintracciabili soprattutto nel fatto che “ciò che sta al centro della politica e dell’emancipazione è l’invenzione di altri modi di essere, inclusi altri modi di soffrire” (p. 126) e nella possibilità di pensare all’identità di gruppo “secondo una certa omologia con il soggetto individuale” (p. 128). In altri termini, la via dell’emancipazione deve poter aprire spazi di articolazione politica delle istanze individuali e di gruppo a partire dalla presa di parola e dalla possibilità di configurare nuove soggettività storiche in grado di incidere sulla realtà. Il volume si chiude con il saggio di Jacques Rancière, intitolato The Method of Equality. Politics and Poetics, cui segue il testo di Honneth, intitolato Of the Poverty of our Liberty. The Greatness and Limits of Hegel’s Doctrine of Ethical Life.

Silvia PIEROSARA

IL LIBRO

A. Honneth, J. Rancière, Recognition or Disagreement. A Critical Encounter on the Politics of Freedom, Equality, and Identity, a cura di K. Genel e J.P. Deranty, Columbia University Press, New York 2016, pp. 229.

 

 

 

 

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