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GUGLIELMO da Tocco, Storia di San Tommaso d’Aquino

È stata di recente (Settembre 2015) pubblicata presso Jaca Book la prima edizione italiana dell’Ystoria Sancti Thomae de Aquino di Guglielmo da Tocco. Il volume contiene la traduzione integrale dell’opera, condotta sulla base del testo dell’edizione critica curata da Claire le Brun-Gouanvic, e la traduzione parziale del saggio introduttivo della stessa studiosa premesso a quella edizione [cf. Ystoria Sancti Thomae de Aquino de Guillaume de Tocco (1323), Pontifical Institute of Mediaeval Studies, Toronto 1996].

Grazie al prezioso lavoro del curatore Davide Riserbato, è così finalmente possibile una più immediata fruizione per i lettori di lingua italiana del «principale documento biografico che possediamo su San Tommaso» (p. 13). L’Ystoria fu composta tra il 1318 e il 1323, ovvero meno di cinquant’anni dopo la morte di Tommaso (1274), per essere utilizzata come testimonianza della vita esemplare e dei miracoli del frate domenicano da far valere nel processo di canonizzazione che portò all’iscrizione dello stesso nel catalogo dei santi il 18 Luglio 1323. Guglielmo da Tocco fu postulatore della causa, impiegando quegli anni per raccogliere le prove della santità, basandosi essenzialmente su fonti orali – memorie di familiari (in particolare della nipote Caterina da Morra), confratelli, monaci del convento di Fossanova dove avvenne la morte del santo – e su fonti scritte, avendo probabilmente avuto modo di consultare almeno alcune parti delle Vitae precedentemente prodotte da Tolomeo da Lucca e Gerardo di Frachet. Lo stesso Guglielmo aveva inoltre conosciuto personalmente Tommaso e seguito le sue lezioni a Napoli negli anni 1272-1274.

L’ Ystoria è formata dai 70 capitoli della Vita, seguiti dalla narrazione di 145 miracoli compiuti Tommaso, di cui 108 – soprattutto guarigioni – operati post mortem. Il grande rilievo dato alle doti taumaturgiche di Tommaso, di cui si elencano le prove nella sezione dedicata ai Miracula, non desta sorpresa in un testo che deve anzitutto rispondere ai requisiti richiesti dalla Curia pontificia per il buon esito del processo di canonizzazione, tra i quali vengono ad assumere un’importanza decisiva, specialmente nei secoli XIII e XIV, per l’appunto i miracoli postumi. Se questo aspetto può essere considerato come assolutamente tradizionale e tipico di opere di questa natura, appare invece come innovativa ed originale la scelta di Guglielmo di dedicare alla dottrina teologica e all’insegnamento accademico di Tommaso una sezione autonoma: «il biografo dà l’impressione di aver avvertito che il suo candidato rappresentasse un nuovo tipo di santità a cui i modelli classici non rendevano giustizia. Le imprese più gloriose del nuovo santo erano di ordine dottrinale» (p. 52). Lo schema tripartito del racconto agiografico viene così ad essere modificato per far spazio all’esposizione di temi dottrinali come una sorta di quarta parte, che caratterizza il nuovo modello di santità dei dottori e dei maestri che testimoniano la fede non solo con opere caritatevoli, ma anche con opere di teologia  (cf. in particolare capp. 18-22). All’ambiziosità di questa idea così innovativa non fa purtroppo seguito in Guglielmo un livello adeguato di preparazione accademica. Le testimonianze sulla dottrina non hanno certo la stessa attendibilità degli episodi biografici: le imprecisioni e financo gli errori si susseguono, fino a descrivere un Tommaso impegnato contro Sigieri di Brabante (!) nella querelle dei mendicanti: «Sigieri e i suoi seguaci sostenevano erroneamente che i Mendicanti, che non vivano del lavoro delle proprie mani, non potessero conseguire la salvezza» (pp. 141-142). Tuttavia, anche se non perfettamente riuscito, il tentativo di Guglielmo è certamente degno di nota come momento di svolta nella storia del genere letterario agiografico.

Dagli aspetti della vita legati al suo magistero, deriva anche quello che appare come il carattere più significativo e profondo del ritratto di Tommaso tratteggiato dalla biografia di Guglielmo: egli è innanzitutto un contemplatore del divino, rapito nella speculazione a tal punto da essere capace di astrarsi dal mondo fino a giungere in uno stato mistico di totale indifferenza. Guglielmo racconta che Tommaso, mentre stava redigendo la Summa Contra Gentiles, «dava come l’impressione di essere quasi completamente astratto dai sensi, a tal punto era assorbito dalle divine rivelazioni» (p. 133). La sua preghiera è così intensa che più volte viene visto levitare (capp. 33-34). Le sue opere sono considerate proprio come il frutto di questa continua comunicazione con il divino, e sono così eccellenti da meritare le lodi dello stesso Gesù Cristo, che gli appare come una voce proveniente dal crocifisso: «all’improvviso, dal punto in cui il nostro dottore era rivolto a pregare tra le lacrime, udì una voce che sembrava provenire dal crocifisso e che diceva: “Tommaso, hai scritto bene sul mio conto! Che cosa vuoi ricevere da me come ricompensa per il tuo lavoro?”. E il dottore rispose: “Nient’altro che te, Signore!”. Stava scrivendo allora le questioni della terza parte della Summa [Theologiae], dedicate alla passione e alla resurrezione di Cristo» (pp. 171-172).

Tra le altre qualità attribuite all’Aquinate come segni di santità – acutezza dell’intelligenza (cap. 39), rettitudine del giudizio (cap. 40), memoria prodigiosa (cap. 41) – va segnalata la verginità perpetua (cap. 11). Essa è oggetto di uno degli episodi più elaborati e celebri, quello della prostituta e del tizzone ardente: i fratelli di Tommaso, per dissuaderlo dalla scelta di entrare nell’Ordine Domenicano, introdussero nella camera dove dormiva una bellissima prostituta. Il rapporto carnale consumato, nelle loro intenzioni, avrebbe dovuto fargli cambiare idea sull’opportunità di intraprendere la vita religiosa. Tuttavia, Tommaso scacciò la prostituta con un tizzone ardente, rimanendo in uno stato di castità che non abbandonerà nemmeno successivamente e che anzi rafforzerà prendendo i voti:  «la sua verginità, infatti, che aveva conservato intatta in un combattimento così violento, non fu mai violata.  Da quel momento in poi fuggì sempre la vista delle donne, evitando il più possibile di accompagnarsi a loro, di rivolgere loro la parola e di frequentarle» (pp. 112-113). Quello che può apparire a noi come un divertente aneddoto, era probabilmente agli occhi dei contemporanei «uno dei suoi meriti più evidenti» (p. 111, n. 81), come confermato dalle numerose testimonianze in proposito che troviamo negli Atti del processo di canonizzazione di Napoli e dall’abbondante iconografia generata dall’episodio.

Consigliamo al lettore che voglia accostarsi a questo testo di non dare troppo peso allo stile. A causa dell’intento dimostrativo dello scritto, esso riesce spesso, come notato dal curatore, «ampolloso e ridondante» (p. 89). Giustamente, per ragioni filologiche, si è cercato nella traduzione italiana di riprodurlo fedelmente. Vale la pena, credo, tollerarlo: l’Ystoria, per il suo indiscutibile valore storico-documentario, rimane un testo fondamentale ed imprescindibile per cercare di ricostruire la vita ed il mito di Tommaso.

 Jacopo FALA'

 

Guglielmo da Tocco, Storia di San Tommaso d’Aquino, a cura di Davide Riserbato, introduzione di Claire le Brun-Gouanvic, editoriale di Inos Biffi, Jaca Book (Biblioteca di Cultura Medioevale), Milano 2015, pp. 319.

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