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Giovanni FERRETTI, La trascendenza dell'amore

La vitalità della fenomenologia di Husserl è ampiamente comprovata dal lavoro dei suoi grandi allievi, tra i quali spicca per profondità ed efficacia euristica l’opera di Max Scheler. All’eredità di questo autore è dedicato il più recente volume di Giovanni Ferretti, un’autorità riconosciuta nel campo degli studi scheleriani sin dai suoi due volumi Max Scheler, apparsi per Vita e Pensiero nel 1972. Il filo conduttore del testo porta al cuore della metafisica e dell’antropologia di Scheler, che risiede nel pensare secondo l’amore. Quest’ultimo è riconosciuto come il bene, la verità originaria e il senso stesso della condizione umana. Il filosofo tedesco è uno dei pochi pensatori europei ad aver ripensato sistematicamente le grandi questioni teoretiche nell’ottica di quella sapienza dell’amore che è il nucleo vivo della filosofia, oltre che dell’esperienza religiosa.

Nei saggi che compongono il volume Ferretti rintraccia il fecondo influsso agostiniano sulla maturazione della sensibilità di Scheler, per poi evidenziare il suo confronto con la tradizione platonica, la sua profonda risonanza nell’ambito della filosofia della religione contemporanea, nonché la sua rilevanza per autori quali Karl Rahner, Emmanuel Lévinas e Paul Ricoeur. Dal testo di Ferretti si comprende come per Scheler l’amore abbia uno statuto metafisico che va al di là dei vissuti affettivi e rimanda a una trascendenza che apre la persona umana ai valori essenziali dell’esistenza e alla responsabilità etica. In tal senso l’amore diventa per noi la forza che ci consente di partecipare all’amore di Dio per il mondo.

L’autore è molto chiaro nel sottolineare la novità della concezione scheleriana del rapporto tra bene e amore. Mentre nella tradizione platonica l’amore umano tende al bene, nella visione di Scheler l’amore originario è il sommo bene. La conseguenza di un simile mutamento di prospettiva sta nel fatto che ora gli uomini non fanno a gara per conquistare una vicinanza contemplativa alla divinità, ma ognuno si volge verso l’altro per aiutare e servire chi è rimasto più distante da Dio. Così facendo si diviene simili a Dio stesso, la cui essenza sta appunto in questo amare e servire. Il filosofo tedesco sostiene la tesi del primato dell’amore sul conoscere e sul volere: entrambi traggono la loro autenticità dalla forza dell’amore divino e dalla partecipazione a esso. L’amore umano è indagato da Scheler con metodo fenomenologico in quanto movimento intenzionale originale che comporta per chi lo vive un crescere in pienezza di umanità. Pertanto l’amore da un lato costituisce il dinamismo fondamentale dello sviluppo della persona, dall’altro è la luce che fa apparire nella loro essenza i valori che danno senso all’esistenza.

Ferretti non manca di rilevare come il metodo di Scheler integri una molteplicità di fonti che si richiamano a vicenda: l’analisi fenomenologica svolta in prima persona e l’esperienza cristiana, il modo di apparire di un fenomeno e il modo specifico di coglierlo da parte del soggetto conoscitivo, l’impegno teoretico e quello morale. In particolare Ferretti evidenzia che il metodo fenomenologico della riduzione non è più, come accadeva in Husserl, una pura operazione gnoseologica, poiché stavolta si tratta anche di purificarsi interiormente e affettivamente, portandosi a distanza da qualsiasi complicità con il male, dato che una simile compromissione precluderebbe l’effettiva apertura alla verità. Chi compie la riduzione non è tanto un ego trascendentale, ma una persona concreta.

Ferretti pone in rilievo come la trascendenza dell’amore non vada interpretata solo nel senso del rimando a Dio che emerge dalla fenomenologia dell’esperienza religiosa, ma debba anche essere riconosciuta nel movimento di autosuperamento etico e oblativo del soggetto umano verso il valore incarnato dall’alterità dell’altra persona. Oramai si può cogliere come la libertà umana non si riduca all’esercizio del libero arbitrio, in quanto essa culmina piuttosto e più profondamente nella libertà dell’adesione amorevole della persona al bene, nel dinamismo che porta qualcuno a fare dono di sé ad altri.

Inoltre Ferretti dedica particolare attenzione al grande rinnovamento generato dal pensiero di Scheler nel campo della filosofia della religione, soprattutto di matrice cattolica. Prendendo le mosse dalla critica della teologia razionale e della tendenza a razionalizzare la religione naturale, Scheler sostiene che l’atto religioso è dotato di una propria intenzionalità specifica e oggettiva in quanto atto spirituale della persona. Esso apre a un mondo di valori universali e irriducibili alla costruzione volontarista o fideista da parte del soggetto umano. Perciò se ne può legittimamente dare una fenomenologia che renda conto sul piano filosofico della sua validità di senso. La via indicata da Scheler non va confusa con quella di una tecnica fenomenologica di tipo procedurale e impersonale. Al contrario, si tratta di una fenomenologia che chiede al soggetto della filosofia di scoprirsi e di ascoltarsi come persona. È infatti richiesta la concentrazione della persona stessa nel suo centro spirituale più profondo, lì ove affiora la correlazione tra l’intenzionalità dell’atto di fede e il darsi del senso della realtà divina e trascendente a cui tale atto risponde. Con ciò filosofia ed esperienza religiosa non sono affatto gerarchizzate in modo che una delle due sia sottomessa all’altra o dissolta in essa; semmai entrambe conservano il loro specifico entrando in una correlazione fruttuosa, rivelativa della piena dignità spirituale dell’essere umano.

La trascendenza dell’amore è un testo di solide basi storiografiche e critiche e nel contempo è soprattutto un’opera di grande forza teoretica che alimenta la ripresa della riflessione sulla verità, sulla conoscenza, sullo statuto stesso della filosofia e anche sul senso della storia, come attestano le pagine dedicate a Scheler interprete del’Occidente. Sono tutti temi cruciali che vengono affrontati con grande lucidità in una stagione in cui spesso le espressioni del pensiero collettivo da parte degli intellettuali, delle università, dei media e delle diverse forme di elaborazione culturale risultano colpite dal virus del conformismo e della banalizzazione. Oltre a mostrare la validità perdurante della lezione scheleriana, lo studio di Ferretti rappresenta una testimonianza preziosa che, parlando di Scheler, restituisce più in generale il senso della vocazione veritativa ed esistenziale della filosofia, oltre i tentativi di ridurla, di volta in volta, a dottrina cristallizzata, a ideologia politica, a conversazione estetizzante, a filologia storiografica, a mero esercizio di analisi linguistica o a qualche forma di tecnicismo. Questo libro offre quindi un ulteriore motivo di stima e di gratitudine per quel lungo e ampio impegno filosofico che Giovanni Ferretti ha sempre inteso come servizio ai giovani, alla cultura, alla società e alla verità stessa.

 

Giovanni Ferretti, La trascendenza dell’amore. Saggi su Max Scheler, Milano, Mimesis, 2014, pp. 170.

 

Roberto MANCINI

inAteneo

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