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Giovanni FERRETTI, Emmanuel LEVINAS

Il pensiero di Levinas è ormai giunto a rappresentare uno dei paradigmi classici della filosofia del Novecento, il paradigma costituito da una chiave etica che assume l’interazione tra metodo fenomenologico ed ermeneutica biblica. Sovente però ciò è avvenuto al prezzo di una semplificazione che, in modo stereotipato, evoca i temi del volto, dell’alterità, della responsabilità e del bene come se fossero riferimenti familiari, per ricondurli a una sorta di moralismo filosofico. In realtà il pensiero levinassiano si caratterizza non solo per la sua elevata complessità, ma anzitutto per la radicalità della conversione di prospettiva che richiede.

Nel contesto degli studi critici più perspicui spicca il lavoro interpretativo dedicato a Levinas da Giovanni Ferretti, professore emerito di Filosofia Teoretica all’Università di Macerata. In particolare, nel volume La filosofia di Levinas. Alterità e trascendenza (Torino, Rosenberg & Sellier, 2010) Ferretti aveva ricostruito in modo organico la fisionomia filosofica del pensiero di Levinas. Invece il recente volume Emmanuel Levinas. Un profilo e quattro temi teologici segue invece il filo conduttore del suo versante teologico.

In apertura troviamo un profilo di Levinas che ne coglie l’unità tra biografia e cammino intellettuale. Segue un capitolo dedicato alla via etico-fenomenologica lungo la quale la riflessione si pone “sulle tracce di Dio” (p. 45). Ferretti spiega come Levinas abbia assunto la questione di Dio come nucleo ineludibile per la ricerca filosofico in quanto essa è universalmente rilevante per l’esistenza umana e non solo per la religione. L’approccio è quello di un metodo fenomenologico rovesciato, cioè svolto a partire non già dal primato conoscitivo dell’io trascendentale e dal primato rivelativo delle essenze, bensì dal primato etico dell’altro e del Bene. Nella relazione etica sussiste un’intenzionalità più radicale di quella noetica e solo da questo luogo decisivo è possibile aprirsi alla relazione con Dio perché è qui che ci si risveglia anche alla relazione con la trascendenza metafisica radicale. “Fenomenologia del volto e fenomenologia della soggettività responsabile saranno quindi le due vie regie verso la trascendenza di altri e verso la trascendenza di Dio” (p. 54).

Nel terzo capitolo Ferretti affronta la questione di quale Dio si tratti. In Levinas Dio si qualifica come il Bene, il cui senso rinvia alla giustizia della fraternità e della restituzione dei diritti all’orfano e alla vedova, figure bibliche di chiunque sia reso vittima della violenza, dell’egoismo e dell’indifferenza. Il problema è quello di comprendere come tale giustizia sia compatibile con un amore misericordioso, che del resto emerge come qualità inconfondibile di Dio secondo la testimonianza biblica. Ferretti evidenzia che l’idea levinassiana di giustizia trova la sua misura nell’idea dell’amore capace di misericordia, per cui “l’amore deve sempre sorvegliare la giustizia” (p. 87).

Al respiro escatologico dell’opera di Levinas è dedicato il capitolo successivo, nel quale si coglie come sia necessario ripensare l’escatologia facendo interagire l’attesa verso un futuro liberato con il risveglio a un altro presente. La speranza non vive senza l’anticipazione responsabile qui e ora della vita salvata che si spera. Qui la chiave etica schiude il pensiero di una “salvezza per il presente” (p. 94), in una prospettiva che ha il merito sia di evitare una prefigurazione puramente proiettiva del futuro, sia di riattribuire anche alla filosofia la competenza riguardo alla questione della salvezza, che comunque è rilevante per orientare l’esistenza umana come tale e non solo la coscienza religiosa. Affiora così “una nuova forma di escatologia teologica” (p. 117) che svolge la validità incondizionata dell’istanza etica ponendola in tensione con la promessa di Dio. In tensione, perché da un lato il senso etico va anche al di là di questa promessa e, dall’altro, l’etica a sua volta “si mantiene pur sempre nell’orizzonte religioso delle promesse” (p. 120).

Nell’ultimo capitolo, il quinto, Ferretti riprende la fenomenologia del corpo presente nelle opere di Levinas, mettendo in luce che essa rappresenta un nucleo essenziale per l’antropologia filosofica e teologica. La vulnerabilità, la sensibilità, ma anche l’incarnazione di un’alterità che è già trascendenza rispetto a me contraddistinguono il corpo e il suo volto, attestando la concretezza ineludibile e universale della relazione di responsabilità. D’altra parte il mio corpo è condizione del mio coinvolgimento senza riserve nella donazione sino alla sostituzione al posto di altri per farmi carico degli effetti del male affinché il bene possa emergere.

Questo volume consente di riconoscere la fecondità del paradigma levinassiano. Attraverso i passaggi del testo, svolti con cura filologica e finezza teoretica, Giovanni Ferretti ci consegna uno strumento prezioso per comprendere Levinas e per cogliere la fonte etica del senso dell’esistenza.

Roberto MANCINI

 

Giovanni Ferretti, Emmanuel Levinas. Un profilo e quattro temi teologici, Brescia, Queriniana, 2016, pp.163.

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