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Pavel FLORENSKIJ, La filosofia del culto

La filosofia del culto è la prima traduzione italiana e mondiale, effettuata da Leonardo Marcello Pignataro, dell’opera Filosofija kul’ta di Pavel A. Florenksij, grande pensatore russo del XX secolo. La prima edizione integrale dell’opera è stata pubblicata postuma, nel 2004, ed è frutto della rielaborazione del materiale preparatorio a un ciclo di lezioni tenutesi a Mosca nel 1918.

«Pavel A. Florenskij - fa notare Natalino Valentini, curatore della presente edizione dell’opera -, poliedrico sacerdote ortodosso, considerato oggi un genio del pensiero del XX secolo, definito dai suoi contemporanei “il Leonardo da Vinci della Russia” per la vastità e la profondità delle sue competenze (matematico e fisico, filosofo, teologo, ingegnere elettrotecnico, studioso di filosofia del linguaggio, di estetica, di simbologia e semiotica…), offre in quest’opera uno sguardo assolutamente inedito e sorprendente sulla genesi del pensiero e della cultura a partire dalla riconsiderazione filosofico-antropologica del culto» (pp. 7-8).

L’importanza di tale innovativo approccio alla riflessione sul culto è da riconoscersi in relazione all’impianto generale che fa da cornice a tutti gli scritti florenskijani: l’intento primario della sua produzione, infatti, è quello di elaborare una “metafisica concreta”, che si delinea come una ricerca del senso autentico, invisibile e infinito, a partire dall’esperienza concreta che l’uomo ha nel finito. Alla luce di ciò, il compito della riflessione filosofica è quello di incoraggiare l’essere umano a immettersi nel cammino conoscitivo - eticamente condiviso - verso la Verità, abbandonando l’isolamento razionalistico e aprendosi a una ragione “rinnovata”, cioè alla “fede”.

Tale cammino gnoseologico viene delineato da Florenskij alla luce di due momenti esperienziali in dialogo tra loro: da una parte la teodicea - la “giustificazione di Dio” -, attuabile grazie all’ascesi umana verso il mondo infinito a partire dal nucleo divino che all’uomo è stato donato; dall’altra l’antropodicea - la “giustificazione dell’uomo” -, conseguenza dell’abbassamento di Dio verso il mondo finito, attraverso la quale quel nucleo divino diviene riconoscibile per l’uomo.

In tale contesto, La filosofia del culto, che del culto fornisce i “lineamenti caratteristici”, si pone come primario e fondamentale tassello della produzione che l’Autore dedica all’antropodicea. Essa, infatti, ravvisa nel culto l’orizzonte ontologico in cui avviene l’incarnazione e la manifestazione delle realtà noumeniche - che sono le realtà autentiche e vere - in quelle fenomeniche. Solo attraverso una profonda valorizzazione del culto, degli elementi che lo costituiscono - i simboli, i riti, gli atti liturgici, i sacramenti, la preghiera -, la riflessione razionale acquisisce senso e autenticità.

Grazie a questa importante opera, dunque, Florenskij mostra come, sebbene sia «terribile guardare nelle brecce dell’empirico» (p. 89), tuttavia è essenziale che si riconosca il culto come «il Cielo in terra» (p. 210), dal momento che «condizione della persona è il culto» (p. 179). Di più, egli mostra anche come il timore che il culto genera nell’uomo deve essere il fondamento stesso dell’approccio umano alla questione: il culto va preso sul serio, in quanto preannuncia la Realtà Suprema e futura.

Se guardato “dal basso verso l’alto”, il culto è solo un’attività culturale dell’uomo, laddove, spiega Florenskij, «la cultura è ciò che dal culto si separa, come un germoglio, un tralcio, uno stelo laterale» (p. 155). Se, invece, il culto viene contemplato “dall’alto verso il basso”, allora acquisisce valore e, in esso, acquisiscono valore anche i simboli, che lo abitano al modo di strumenti ermeneutici per una piena conoscenza e un’autentica comprensione.

A partire dalla riflessione sul culto, con lo stile elegante, dinamico e pungente che sempre caratterizza la modalità espressiva - scritta o orale - di Florenskij, si compie in quest’opera una lettura critica, in due direzioni, della storia della filosofia: al riconoscimento della grandezza del pensiero platonico, corrisponde un severo e sferzante rimprovero verso l’impianto kantiano. Laddove, infatti, «la cosiddetta filosofia di Platone è filosofia del culto […], il disegno filosofico di Kant, ovvero la negazione di quello di Platone, non è altro che la negazione del culto» (pp. 173-174).

Dimostrando, così, che è impossibile fare filosofia senza fare i conti con il culto, che «la filosofia altro non è che la comprensione e la presa di coscienza di un mondo spirituale, alto, celeste, trascendente», che noi «conosciamo questo mondo solo come culto, come incarnazione del mondo di lassù nei nostri simboli concreti» (p. 178) e che, con questi presupposti, la filosofia deve orientarsi nella direzione di un idealismo concreto, l’opera La filosofia del culto costituisce un importante elemento di comprensione del pensiero florenskijano. Grazie alla traduzione di L.M. Pignataro e alla cura puntuale e rigorosa di N. Valentini, essa è ora inserita nel patrimonio letterario accessibile anche al pubblico italiano, che può sperare, così, in un contatto più profondo con il genio e la personalità a lungo inesplorati di un grande autore come Pavel Florenskij.

P. A. Florenskij, La filosofia del culto. Saggio di antropodicea ortodossa, a cura di N. Valentini, San Paolo, Cinisello Balsamo 2016, 600 pp.

 

Francesca PETETTA

 

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