Home Libri / Approfondimenti Damiano BONDI, La Persona e l’Occidente

Damiano BONDI, La Persona e l’Occidente

Come pone in rilievo l’autore del volume, Rougemont è stato «sostanzialmente un filosofo personalista» (p. 15). Ci si sorprende nel constatare che, sebbene il personalismo francese sia stato accolto con interesse dalla cultura italiana a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, nel nostro paese sia stato studiato così poco uno dei più originali esponenti di questo indirizzo di pensiero quale è Rougemont. Il libro del giovane studioso costituisce la prima monografia sull’autore pubblicata in Italia. Damiano Bondi si è avvalso peraltro di fonti di prima mano, come gli inediti  custoditi nei Fonds Rougemont a Neuchâtel.

Probabilmente è vero quanto afferma Paul Ricoeur allorché pone in evidenza che il personalismo dell’Europa tra le due guerre non è riuscito a vincere «la battaglia del concetto» nel delineare una nozione rigorosa e ben fondata di “persona”, ma non va sottaciuto che nella temperie culturale in cui esso si affermava appariva urgente agli intellettuali che vi aderivano “combattere” per la persona, quanto mai minacciata dalle ideologie egemoni, piuttosto che definirne nettamente il profilo teorico.

Il libro La persona e l’Occidente costituisce, tra l’altro, il sapido abbozzo di una biografia intellettuale dell’autore. Viene dato  anche un certo spazio alle vicende sentimentali di Rougemont. Colui che in L’Amour et l’Occident ha sottolineato la distinzione tra amore passionale e relazione coniugale ha avuto una vita sentimentale alquanto tormentata, segnata dalla difficoltà di instaurare una stabile relazione sentimentale e di vivere la monogamia.

Rougemont va annoverato tra i protagonisti del profondo rinnovamento culturale della Francia dei primi anni Trenta, ovvero les années tournantes, secondo la celebre espressione di Daniel-Rops. Il filosofo svizzero appartiene al cospicuo gruppo di giovani intellettuali designati come “non conformisti degli anni Trenta”. Si tratta di giovani di diversa matrice culturale e fede politica, ma accomunati dal rifiuto delle opposte ideologie costituite dall’individualismo borghese e dal collettivismo marxista. J.L.Loubet del Bayle ha scritto un ponderoso volume su questi intellettuali, tradotto anche in italiano (I non-conformisti degli anni Trenta, Cinque Lune, Roma 1972). Molti di loro si proclamano “personalisti” già agli albori degli anni Trenta.

In questo periodo, a Parigi prendono avvio riviste quali “Esprit” e “L’Ordre Nouveau”. Rougemont vi partecipa, e fonda una sua rivista, “Hinc et Nunc”, che si richiama soprattutto al pensiero di Kierkegaard e alla teologia dialettica di Karl Barth.

All’interno dei circoli “non conformisti” viene elaborata una filosofia militante di notevole rilevanza sul piano socio-politico, poiché essa riguarda, tra gli altri, temi quali lo stato, le istituzioni democratiche, il federalismo, le possibili forme di una economia alternativa al capitalismo e al collettivismo. In questa temperie culturale si sottolinea l’esigenza dell’engagement dell’intellettuale, prima ancora che Sartre si avvalga di tale parola per connotare l’esistenzialismo.

Il volume La persona e l’Occidente ha il merito di porre in luce aspetti ancora poco noti del pensiero rougemontiano, come la riflessione sul volto, svolta  in un saggio non ancora pubblicato nella sua integrità, La vision physionomique du monde. Qui il filosofo osserva: «Ipocrita  o sincera, truccata o naturale, quale che sia l’espressione che fa o la maschera che si mette, il nostro volto ci tradisce totalmente per chi sa vedere. I più nudi sono forse i più protetti…il volto dell’uomo è il luogo più concreto del mondo…questa superficie è il nostro simbolo più profondo» (cit. p. 23).

Lo studio ricostruisce il percorso compiuto da Rougemont all’interno del “labirinto” personalista (pp. 29-45) e pone in rilievo la «logica interna» del suo pensiero (pp. 47-78). Lo stesso filosofo, negli ultimi anni della sua vita, ha avvertito l’esigenza di rievocare il suo itinerario intellettuale, al fine di evidenziarne appunto tale logica, come attesta lo scritto inedito,  ampiamente citato da Bondi, Logique interne des écrits de Denis de Rougemont.

L’analisi della riflessione sull’amore è opportunamente posta al centro del volume (pp. 79-113) e rende conto dei “ripensamenti” successivi a L’Amour et l’Occident. In estrema sintesi, Bondi scrive: «La tesi centrale di L’Amour et l’Occident è dirompente: la concezione occidentale dell’amore non è altro che una forma secolarizzata di dottrine spiritualiste gnostico-manichee, che a causa dell’influenza del catarismo sulla poesia cortese si sono poi diffuse in tutta la nostra letteratura. Di conseguenza, quella che a prima vista sembrerebbe l’esaltazione della passione carnale, in realtà non sarebbe altro che una maschera dell’Eros perennemente inappagato, del desiderio che necessita di essere sempre nuovamente ostacolato per poter continuare ad ardere» (pp. 81-82).  Al riguardo, è paradigmatico il mito di Tristano e Isotta. Negli scritti della tarda maturità, Rougemont riconsidera il rapporto tra passione e rapporto coniugale, che non viene più considerato alla stregua di una tenace “incompatibilità”: nell’amore coniugale l’autore ravvisa ora la possibilità di una componente passionale più o meno rilevante.

Il libro di Bondi prende poi in considerazione l’interpretazione rougemontiana della crisi dell’uomo europeo del primo Novecento. Essa potrà essere superata solo allorché l’Europa scoprirà una nuova «misura comune», ovvero un fine adeguato a ispirare il pensiero e la prassi. Per il Rougemont di Penser avec les Mains non costituiscono una vera «misura comune» né i fini proposti all’uomo dall’individualismo né quelli propri del collettivismo. La nozione di “fine” assume grande rilevanza all’interno della riflessione etica dell’autore. Questi lavora per molti anni in vista di un’opera sulla «morale del fine» (La Moral du But), rimasta incompiuta. Bondi scrive che per Rougemont: «Ciò che di umano vi è in un uomo risiede…nei fini che egli persegue mediante le proprie azioni: è questa dinamica che lo rende persona» (p. 143).

Tra i motivi di interesse del volume vi è infine un excursus sul «rapporto inesplorato» tra René Girard e Denis de Rougemont, che prende spunto da una lettera del primo, il quale manifesta vivo apprezzamento per L’Amour et l’Occident, ma non nasconde le sue riserve riguardo alla possibilità che le tesi espresse dall’autore possano essere adeguatamente comprese dai lettori.

Damiano Bondi, La Persona e l’Occidente. Filosofia, religione e politica in Denis de Rougemont, Mimesis, Milano 2014, pp. 186.

 

 

Nunzio BOMBACI

inAteneo

InATENEO