Home Libri / Approfondimenti Continenti filosofici. La filosofia analitica e le altre tradizioni, a cura di M. De Caro e S. Poggi, Carocci, Milano 2011, pp. 211, 21,50 €

Continenti filosofici. La filosofia analitica e le altre tradizioni, a cura di M. De Caro e S. Poggi, Carocci, Milano 2011, pp. 211, 21,50 €

I pregiudizi che animano (ed impediscono) il dialogo tra filosofia analitica e filosofia continentale sono, nel comune immaginario filosofico, tanto variegati quanto (spesso) poco fondati. I filosofi analitici sarebbero logicisti, scarsamente attenti ai problemi della metafisica e della morale, poco dotati di senso storico. I continentali, dal canto loro, sarebbero storicisti, poco attenti al valore di verità di ciò che affermano, poco chiari. Ammesso e non concesso che posso darsi una distinzione netta tra filosofia analitica e filosofia continentale (una distinzione simile a quella tra automobili giapponesi ed automobili a trazione anteriore, stando alla celebre osservazione dell'analitico Bernard Williams), resta da capire se non possa esservi, almeno, una condivisione di tesi e di problemi.
Il volume collettaneo curato da Mario De Caro e Stefano Poggi, che raccoglie gli interventi di alcuni tra i filosofi italiani più attenti al dialogo tra filosofia continentale ed analitica, nasce dall'intento di fornire alcuni esempi di risposta alla suddetta questione. Nell'introduzione, i due curatori notano che una definizione esaustiva del filosofare analitico e di quello continentale è quantomeno problematica. In aggiunta «solide comunità analitiche fioriscono oggi in Europa continentale (e in Asia, Oceania e Sud America), mentre nel mondo anglosassone prosperano importanti enclave continentali» e «molti dei padri fondatori della filosofia analitica – da Frege a Wittgenstein, da Carnap a Schlick, da Reichenbach a Hempel – provenivano proprio dalla Mitteleuropa» (p. 9). Resta da rilevare, tuttavia, che sussiste una certa differenza tra lo stile filosofico analitico e quello continentale, che le radici della filosofia analitica non sono esclusivamente mitteleuropee e che, soprattutto, la filosofia analitica non può identificarsi tout court con lo stile filosofico maggioritario nel mondo anglosassone.
Diviso in cinque parti, il volume esamina i rapporti tra la filosofia analitica e le tradizioni cosiddette «continentali» alla luce di alcuni problemi e di alcune tesi caratterizzanti: aristotelismo (Berti, Bottani), empirismo (Ferrari, Santambrogio), kantismo (Fonnesu, Parrini), fenomenologia (Casati, De Monticelli), ermeneutica e nichilismo (Poggi, Ferraris). Non potendo sintetizzare dettagliatamente tutti gli interventi, mi soffermerò soltanto su alcuni contributi. Andrea Bottani, nel suo «Metafisica analitica e filosofia prima. Uno sguardo d'insieme», osserva che lo studio delle condizioni di verità degli enunciati ha condotto ben presto la filosofia analitica all'esame del rapporto tra riferimento ed esistenza e, con esso, all'approfondimento della riflessione metafisica. La definizione delle nozioni modali di possibilità e necessità, poi, ha condotto la metafisica analitica all'indagine sulle essenze degli oggetti e sulle loro modalità di esistere. I problemi della metafisica classica, pertanto, sembrano essersi riproposti con vigore in ambito analitico. Nel proprio contributo («Kant e l'etica analitica»), Luca Fonnesu fornisce uno sguardo d'insieme sulle teorie analitiche dell'etica alla luce del rapporto con l'etica kantiana, che resta un punto di riferimento critico imprescindibile sia per le etiche deontologiste che per quelle intuizioniste e consequenzialiste, ben distanti da Kant. Roberta De Monticelli («L'ontologia del concreto») si sofferma sulla possibilità di definire la fenomenologia come «ontologia della novità», in una prospettiva anti-riduzionista nei confronti dell'identità e dell'esistenza degli oggetti concreti. Da ultimo, Maurizio Ferraris («Breve storia del nichilismo») delinea una breve ed accattivante storia analitico-continentale del nichilismo.

MICHELE PAOLINI PAOLETTI

inAteneo

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