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C. Milani, Tra due mondi. Studio sul concetto di libertà in Franz Rosenzweig, Vita & Pensiero, Milano 2011

Nel volume  Tra due mondi. Studio sul concetto di libertà in Franz Rosenzweig (Vita e Pensiero, Milano 2011) Claudia Milani prende in considerazione la riflessione riguardo alla libertà di Dio e alla libertà dell’uomo proposta dall’autore de La stella della redenzione. La scrittura limpida e piana della studiosa rende accessibile il libro anche ai non specialisti. Il volume,  ricco di riferimenti bibliografici, contribuisce a colmare una lacuna nella pur ampia letteratura critica, ove sono pochi gli studi che affrontano il tema della libertà in Rosenzweig.

Nella Prefazione, Bernhard Casper osserva che l’autrice «prende le mosse dal fatto che il filo rosso del progetto di un “nuovo pensiero” che Franz Rosenzweig concepì nella sua Stella della redenzione…non possa essere nessuna altra domanda se non quella sul cui senso poggia una “filosofia prima” circa l’essenza della libertà» (p. IX).

Lo studio esamina in primo luogo la libertà “formale” con riguardo ai tre fenomeni originari - Dio, mondo e uomo - ciascuno considerato  nella  assoluta chiusura in sé che gli è propria nel mondo al di qua della rivelazione indagato nella Parte Prima della Stella. Qui  la libertà è riconosciuta al «Dio nascosto» proprio del mondo pagano. Per Rosenzweig, dagli abissi del «nulla del sapere» Dio sorge in quanto “natura”, “libertà” e “vitalità”. La libertà  scaturisce da un «corpo a corpo con il nulla», dalla «negazione del nulla». Essa è «atto finito» quale negazione dell’altro da sé, ma è potenza infinita in quanto si protende verso la stessa essenza infinita di Dio. Non può che riversarsi in questa, poiché qui Dio non ha alcuna relazione con l’altro da sé.  Essa è «libertà di potere, nel senso che Dio è libero di potere qualsiasi cosa voglia, è… libertà per l’azione» (p. 11). Riguardo all’uomo – esemplificato dal sé muto dell’eroe tragico – Rosenzweig parla di volontà anziché di libertà. Una volontà, questa, senza limiti, libera come lo è la potenza in Dio. Se Dio può tutto ciò che vuole, l’uomo può «volere tutto».

La Parte Seconda della Stella offre una «fenomenologia della libertà vissuta». La libertà è ascritta ora non solo a Dio ma anche all’uomo. Essa è considerata all’interno della relazione tra Dio e l’uomo dischiusa dalla rivelazione. Qui è particolarmente evidente come Rosenzweig attinga alle fonti ebraiche. La libertà si manifesta «come libertà vissuta nella determinazione e nella relazione e perciò…quale libertà situata e non più assoluta» (p. 54).  La «filosofia esperiente» di Rosenzweig entra «nel mondo incessantemente rinnovato» della rivelazione. Nello scritto “Cellula originaria” della Stella della redenzione, l’autore afferma: «questa viva anàmnesis del concetto di libertà in Kant è…l’unica caravella sulla quale noi possiamo muovere alla scoperta del mondo nuovo della rivelazione» (cit. alle pp. 53-54). Secondo Kant, in quanto libero, l’uomo – «essere tra due mondi» - è partecipe, oltre che del mondo fenomenico, del mondo noumenico. Per Rosenzweig  a partire dalla rivelazione l’uomo assume consapevolezza della creazione e della redenzione, e si delineano ordine e connessione tra i fenomeni originari. Nel rispondere al Dio che si rivela, il sé dell’uomo si apre verso l’esterno, è «anima che parla».

Riguardo alla libertà di Dio nella creazione, per Rosenzweig l’ammettere che Dio crei «per necessità» inficia la sua perfezione. La creazione non è neppure assolutamente libera, poiché così si nega la relazione essenziale di Dio con il mondo. La potenza del Dio creatore è attributo inerente all’essenza, ma trae origine dalla libertà assoluta del Dio nascosto del paganesimo. Il filosofo scrive: «La potenza di Dio si esterna con pura necessità perché e proprio perché il suo intimo è arbitrio puro, libertà assoluta. In quanto Dio “creato”, in sé conchiuso, Dio “nascosto”, egli potrebbe anche esimersi dal creare…ma come Dio “manifesto” egli non può altro che creare» (cit. p. 71). Per la studiosa, Rosenzweig incorre qui nel «rischio della perdita dell’autonomia…da parte della creatura, che invece…mantiene fortemente il proprio carattere di libertà anche nei confronti del Dio creatore (p. 72).

La libertà di Dio si pone in gioco nel creare l’uomo libero. Ora «gioca ad armi pari» con un «partner reale di un dialogo reale» (Martin Buber). La libertà dell’uomo è «libertà responsorea» (p. 75). Un appello alla libertà è già nella «chiamata per nome» da parte di Dio. Adamo intende eluderla, Abramo la prende sul serio. Per Claudia Milani i due episodi biblici costituiscono dei “midrashim filosofici”, che ella analizza alla luce di alcune regole codificate dalla tradizione rabbinica.

L’uomo che risponde di sì alla chiamata osserva il comandamento di amare Dio e il prossimo.  La sua azione, nella libertà  creaturale, partecipa realmente alla redenzione.

Nunzio Bombaci

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