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BODEI, Limite

La vita degli esseri umani si dispiega nella consapevolezza di essere circoscritti da ogni parte da limiti e confini di ogni genere, ma anche dalla decisa e ostinata volontà di non accettazione delle restrizioni e costrizioni, che si traduce oltre che nel desiderio di superare ogni limite, anche nella spinta a spostarli sempre un po’ più in là riproponendoli «perfino violentemente rafforzati mediante la restaurazione dogmatica di fedi, mentalità e comportamenti del passato» (p. 9). Siamo cioè, spiega Bodei, posti dinanzi al dubbio se sia possibile e a quali condizioni, infrangere i limiti fisici, scientifici o intellettuali, etici o politici e a quali pericoli andiamo incontro per il nostro modo di concepire la libertà e di «calibrare la gittata dei nostri desideri» (p. 12).

I limiti che contraddistinguono la nostra costituzione fisica rispetto a quella degli animali, i quali in molti casi possiedono caratteristiche fisiche che consentono attività semplicemente impensabili per noi umani, non ci impediscono di predisporre dei dispositivi con i quali le carenze fisiologiche vengono compensate, potenziate fino a comprendere le potenzialità inscritte nella realtà virtuale con la quale siamo arrivati a condividere simultaneamente le stesse sensazioni che proviamo nel toccare un determinato oggetto.

C’è in gioco il potenziale immaginativo di cui l’essere umano è capace, mediante il quale siamo in grado di oltrepassare i limiti imposti dalle stesse realtà fisiche. I successi nei campi della ricerca scientifica e delle biotecnologie offrono possibilità impensate e al contempo «mutano i nostri sentimenti e vacilla la percezione della nostra identità» (p. 24); quello che un tempo appariva come naturale e ovvio, oggi viene rimesso in discussione: nascere e morire non sono più solo eventi naturali, ma possono essere controllati e programmati grazie alla spinta irrefrenabile del desiderio che incoraggia un avanzamento progressivo della ricerca scientifica.

Sul piano delle conoscenze la modernità è segnata dal progressivo incremento delle scoperte geografiche che ha alimentato un sempre crescente impulso all’espansione e alla conquista, tutto ciò unito al «conseguimento di un potere immenso e illimitato hanno segnato la storia del mondo» (p. 40), senza, tuttavia, mortificare gli ideali di giustizia ed eguaglianza, mediante le quali viene sognato e immaginato un mondo migliore da realizzarsi nel futuro, dove si immagina si possano definitivamente superare i limiti dell’ignoranza e della miseria. La spinta verso nuovi mondi indebolisce però anche l’idea di possedere una patria solida alimentando l’immagine di un uomo cittadino del mondo e nomade, capace di «navigare all’infinito, verso l’avventura, superando qualsiasi limite, noto e ignoto» (p. 50).

Il limite per così dire imposto dalle conoscenze fisiche e geografiche di cui disponevano gli antichi viene progressivamente violato, superato, oltrepassato sotto la spinta dell’impulso e del desiderio dell’uomo di sporgersi sempre oltre per mettersi alla prova esplorando spazi inesplorati ed impegnandosi in esperienze fino ad allora sconosciute. I progressi tecnologici e le continue scoperte scientifiche offrono un contributo decisivo per la creazione di un sapere sempre più audace e, nello stesso tempo, precisa Bodei, «la mentalità degli uomini, per effetto della visione del nostro pianeta dall’esterno, comincia a oscillare tra la ricerca di sicurezza e la propensione a sfide rischiose, tra la nostalgia della casa e l’avventura» (p. 71).

La spinta prometeica dell’uomo si estende, in particolare nell’epoca contemporanea, a tutti gli aspetti della vita umana e la mancanza di confini netti e definiti finisce per caratterizzare ogni ambito dell’esperienza culturale e religiosa, politica e sociale, scientifica e ambientale. Non si può affermare, tuttavia, che ogni oltrepassamento di ciò che appare come limitante e vincolante sia di per sé un fatto positivo, come mostrano gli eccessi e i relativi danni sempre più evidenti sia in ambito economico che ambientale. Questa spinta possente alla conquista e lo smisurato desiderio di potere sembrano portare sulla soglia di una vera e propria mutazione antropologica di cui sono chiari più i punti di partenza che quelli di arrivo.

I costumi e le legislazioni vigenti sono stai rimessi in discussione in nome di un sempre crescente impulso del desiderio soggettivo che motiva in maniera sempre crescente a «pensare più alla soddisfazione dei desideri privati che non ai valori politici di solidarietà» (p. 110).

Eppure, nonostante il quadro d’insieme delineato, nel quale l’autore ha voluto ribadire l’effettiva trasformazione e superamento di quasi tutti i limiti che un tempo apparivano persino ovvi, dall’accettazione della finitezza e dell’invecchiamento naturale, fino all’esperienza affettiva codificata nei rapporti familiari, il confronto con ciò che limita la nostra esistenza e costituzione non può mai dirsi completamente liquidato nella misura in cui, anzi, è affidata proprio alla capacità dell’uomo il compito di riconoscere e approfondire le condizioni che definiscono e quindi delimitano l’effettivo dispiegarsi del sapere e dell’esperire. È questa la lezione con cui si conclude questo intelligente e sagace saggio che non si accontenta di ripercorrere i numerosi limiti vinti e superati, nel corso della storia dell’umanità, dalla creatività e dal genio umano, ma riconosce nell’atteggiamento nei confronti di ciò che ostacola e delimita la vera cifra dell’umano: «L’attitudine a riconoscere e distinguere i limiti, è tuttavia, un’arte che va coltivata e praticata con cura, lasciandosi guidare, nello stesso tempo, dall’adeguata conoscenza delle specifiche situazioni, da un ponderato giudizio critico e da un vigile senso di responsabilità» (p. 121).

Donatella PAGLIACCI

 

Remo BODEI, Limite, il Mulino, Bologna 2016, 124 pp.

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