Home Libri / Approfondimenti [ARISTOTELE], Retorica ad Alessandro

[ARISTOTELE], Retorica ad Alessandro

Al lavoro di traduzione e commento di molteplici opere del corpus aristotelicum, tra cui Problemi (2002), Fisiognomica (2007), I colori e i suoni (2008), Meccanica (2010), Le piante (2012), Maria Fernanda Ferrini, docente di Filologia greca all’Università di Macerata, aggiunge un ulteriore importante tassello: la prima traduzione integrale in italiano (con testo greco a fronte, tratto, fatti salvi alcuni casi specifici, dall’edizioni critica del 2002 di Pierre Chiron) della Retorica ad Alessandro. Ad impreziosire l’opera una lunga Introduzione, un ricco apparato di note di commento al testo e un’ampia bibliografia, sempre curati dalla Ferrini.

L’opera, che costituisce l’unico testo conservato integralmente all’interno di una vasta produzione sulle technai rhetorikai, genere molto diffuso in Grecia all’epoca di Platone e Aristotele, e che rappresenta una «insostituibile testimonianza, per noi, della più antica tradizione retorica, una fonte di indicazioni sulla formazione dei più famosi oratori attici» (p. 9), offre un’ampia carrellata di questioni di estremo interesse, che attraversano l’ambito etico-politico, quello giuridico-legislativo, e quello retorico-persuasivo. Si tratta, come è evidente, di questioni di notevole rilevanza storico-concettuale, a cominciare dalla nozione di “arte della parola” (retorike techne), «che non è un’invenzione dei Greci, come è ovvio, ma, diversamente da quanto è accaduto per altri popoli antichi, nella loro cultura essa è appunto techne, cioè un sapere fondato su regole e metodo, oggetto di indagine teorica, di valutazione epistemologica, e di dibattito sulla sua essenza e sulla sua finalità: la riflessione sulla parola si integra con quella sul suo dinamico rapporto con la realtà, sull’essere e sul pensiero, e sui processi della conoscenza e della comunicazione, sui rapporti individuali e sociali. La problematica interazione fra pensiero, parola e realtà, la loro corrispondenza o la loro discrasia sono già note al dibattito antico e all’espressione dei poeti» (p. 46).

La Ferrini, nell’Introduzione, delinea un articolato e utile status quaestionis, in cui passa in rassegna questioni relative all’autenticità, alla datazione e all’unità dell’opera. Una delle questioni più dibattute e problematiche è quella dell’autenticità del testo. La paternità aristotelica è stata messa in dubbio nel Rinascimento, quando Erasmo da Rotterdam pose il problema della sua autenticità facendo notare come l’opera sia assente dalla lista degli scritti aristotelici fornita da Diogene Laerzio. In realtà, però, come ricorda la stessa Ferrini, la questione è più complessa e necessita di essere attraversata con cautela, visto che, ad esempio, nel Medioevo, il trattato era considerato come autenticamente aristotelico. Anche nell’Antichità, peraltro, c’è chi sostiene l’autenticità dell’opera: l’attribuzione ad Aristotele è infatti testimoniata dalle citazioni di Ateneo (III secolo d.C) e di Siriano (V secolo). Nonostante questi dati, la Retorica ad Alessandro è attualmente ritenuta per lo più inautentica e alcuni commentatori ed editori (tra cui, ad esempio, Leonard Spengel e Manfred Fuhrmann) hanno attribuito il trattato ad Anassiene di Lampsaco, storico e retore del IVsecolo a.C.

L’ampio ventaglio di tematiche affrontate nell’opera (alla conoscenza e alla diffusione della quale ha contribuito la traduzione latina di Francesco Filelfo) spaziano dalla vita sociale e politica, al diritto, alla retorica, intesa come teoria della comunicazione linguistica nello spazio della polis, dando vita ad uno stimolante “protrettico”. Non resta, allora, che porsi all’ascolto delle belle parole con cui l’autore della Retorica ad Alessandro ci invita a godere dei piaceri puri della conoscenza: «ti esorto ancora, come ho già fatto, a dedicarti all’eloquenza filosofica: come la salute è custode del corpo, così la cultura è custode dell’anima. Se questa diventa la guida, non ti accadrà di subire insuccessi nelle tue azioni… A quanto detto aggiungo che se il guadare con gli occhi ci procura piacere, il vedere con lo sguardo acuto dell’anima è motivo di stupore».

[Aristotele], Retorica ad Alessandro, a cura di M.F.Ferrini, Bompiani Testi a Fronte, Milano 2015, pp. 648.

Arianna FERMANI

inAteneo

InATENEO