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L'ORDINE DOMENICANO a 800 anni dalla nascita

Il 22 dicembre 1216 papa Onorio III emana la bolla Religiosam vitam, nella quale pone sotto la propria protezione la comunità di fratres della chiesa di San Romano a Tolosa, guidati dal priore Domenico di Caleruega.

Per la ricorrenza degli 800 anni da questo atto, considerato come fondativo dell’Ordine dei Predicatori (comunemente chiamato Ordine Domenicano), il 2016 ha registrato, specialmente in Italia, la pubblicazione di numerosi studi che hanno avuto come oggetto la storia e le figure più significative dei domenicani.

In particolare, tra le recentissime uscite segnaliamo due volumi, pur diversi tra loro, che ricostruiscono le vicende dell’Ordine nei secoli (M. C. Giannini, I domenicani, Il Mulino, Bologna 2016; L'ordine dei predicatori. I domenicani: storia, figure e istituzioni, a cura di G. Festa - M. Rainini, Laterza, Bari-Roma 2016) e due monografie, dedicata, la prima, a Santa Caterina da Siena (A. Vauchez, Caterina da Siena. Una mistica trasgressiva, Laterza, Bari-Roma 2016); la seconda, a Bartolomé de Las Casas (L. Baccelli, Bartolomé De Las Casas. La conquista senza fondamento, Feltrinelli, Milano 2016).

L’agile volume pubblicato da “Il Mulino” può servire come prima lettura, utile per tentare uno sguardo d’insieme alla storia dell’Ordine, secondo la prospettiva dello sviluppo diacronico, da San Domenico all’attualità.  L’autore divide così gli 800 anni di vita della comunità domenicana in varie “età”, tentando, con un lodevole sforzo di sintesi, di coglierne di volta in volta gli aspetti caratterizzanti, sottolineando sì i momenti di continuità, ma anche e soprattutto quelli di rottura e di cambiamento. Scopo dichiarato: «superare i radicati stereotipi e l’immagine di una presunta inalterabilità di un’istituzione ecclesiastica che non fu mai uguale a se stessa» (p. 9).  Da questo punto di vista, pur nell’apprezzabile equilibrio di un volume che si propone anzitutto di fornire un quadro il più possibile esaustivo, assumono speciale rilievo i momenti di dibattito interno all’Ordine.

Ad esempio, viene sottolineato l’ancipite atteggiamento rispetto alla delicata questione della povertà assoluta dei frati per se stessi e le loro comunità, che si manifesta in tutta la sua problematicità sin negli esordi dell’Ordine, con la forte resistenza opposta dal convento domenicano di Saint-Jacques a Parigi, di precocissima fondazione, contro l’esortazione dello stesso San Domenico ad abbandonare non solo la proprietà collettiva di beni come edifici o terreni, ma anche qualsiasi rendita monetaria: una polemica risolta solo grazie all’intervento diretto di papa Onorio III e alla nomina a priore, imposta da Domenico, del fedelissimo Réginald de Saint-Gilles.

Ancor più significative sono le divisioni interne che, in campo teologico, segnarono i primi due secoli dell’Ordine, in particolare negli anni a cavallo tra XIII e XIV secolo, con la contrapposizione tra sostenitori e detrattori di Tommaso d’Aquino. Almeno fino all’anno della canonizzazione (1323) non furono rare le voci domenicane critiche nei suoi confronti, che si levarono sia mentre era in vita, sia negli anni immediatamente successivi alla sua morte. L’arcivescovo di Canterbury Robert Kilwardby, già a capo della provincia domenicana inglese, giunse addirittura a condannare alcune proposizioni tommasiane in un intervento censorio del 18 marzo 1277 (tre anni dopo la sua morte). Ciò dimostra come non fu affatto lineare il percorso che portò l’Aquinate ad imporsi come riferimento centrale dell’Ordine dal punto di vista dottrinale; al contrario, la sua costruzione teologica fu oggetto di critiche spesso dure proprio da parte di confratelli di diverso orientamento.

Assai note sono poi le vicende che riguardarono nel XV secolo il predicatore Girolamo Savonarola, prima investito dall’Ordine stesso di notevole autorità con la nomina a priore del Convento di San Marco a Firenze e poi parzialmente rinnegato, nonostante rimanga ancora oggi un punto di riferimento per i domenicani, che ne hanno promosso la causa di beatificazione nel 1998.

Non troppo dissimile fu il trattamento riservato all’innovativa esperienza spirituale dei domenicani del convento di Le Saulchoir. Inizialmente sostenuta nel contesto di un rinnovamento dell’Ordine dopo la crisi, sia numerica che morale, in cui era caduto nel XIX secolo, nel 1942 il volume Una scuola di teologia. Le Saulchoir venne messo all’Indice su iniziativa del Maestro del Sacro Palazzo Réginald Garrigou-Lagrange, anch’egli domenicano e già maestro dello stesso Chenu all’Angelicum. Gli anni successivi, tuttavia, videro molti dei frati che avevano partecipato ai fermenti culturali di quella scuola di pensiero e di vita assurgere alle massime dignità ecclesiastiche. Tra questi, va certamente ricordato il cardinale Yves Congar, uno dei padri del Concilio Vaticano II.

Insistendo su questi aspetti, l’autore cerca di sfatare il mito dei domenicani puri guardiani dell’ortodossia, granitici nelle loro certezze eterne. In realtà, la multiforme storia dei domenicani è «fatta di tante voci diverse» (p. 13), dove questa constatazione va intesa come positiva presa d’atto della vivacità di un Ordine sempre in grado di rinnovarsi.

Il volume curato per Laterza dai due domenicani Festa e Rainini ha invece un carattere più istituzionale ed una struttura più articolata, che informa un lavoro di più ampie dimensioni. All’esposizione in forma diacronica della storia dell’Ordine è dedicata solo la prima parte (pp. 5-76), mentre nella seconda (pp. 79-254) troviamo una serie di brevi ritratti di figure domenicane, tra i quali si distingue per chiarezza e incisività il Tommaso d’Aquino di Andrea Aldo Robiglio. La terza parte (pp. 257-464), forse la meglio riuscita, originale ed estremamente utile per il lettore, riunisce invece 8 contributi tutti caratterizzati da un approccio tematico: in essi vengono fornite interessanti messe a punto di alcune delle attività decisive per la vita dell’Ordine, tra le quali la predicazione (pp. 257-277), lo studio (pp. 278-303), il lavoro all’interno degli organismi della Santa Inquisizione (pp. 325-350), la contemplazione mistica (pp. 351-388), la produzione letteraria (pp. 389-413), l’elaborazione teologica (pp. 414-439).

Per ritratti più approfonditi rispetto a quelli tracciati nella seconda parte del sopracitato volume possiamo rivolgerci alle due monografie segnalate. Quella di Vauchez su Caterina da Siena ci sembra in particolare di grande valore: essa ci restituisce l’immagine nitida di una santa che interviene nella storia in modo innovativo, animata da un intenso attivismo che ha le sue radici in una profonda esperienza religiosa. Caterina propone un programma di azione politica che segue tre direttrici, su cui mobilita tutto il proprio instancabile impegno: la riforma della Chiesa, il ritorno del papato a Roma, l’organizzazione di una Crociata contro i musulmani in Terra Santa (pp. 45-53).  Pur dovendo essere di molto ridimensionata l’opinione secondo la quale l’intervento di Caterina nella celebre udienza ad Avignone con Papa Gregorio XI nel giugno 1376 fu decisivo per convincerlo a tornare a Roma (pp. 60-62), e nonostante gli altri suoi due progetti non furono di fatto realizzati, l’impegno che profuse per raggiungerli delinea per Vauchez un nuovo tipo di santità femminile, che ha come caratteristica fondamentale l’engagement in questa vita. Caterina, che sapeva probabilmente anche scrivere da sola (fatto rarissimo per l’epoca, cf. pp. 155-165), intrattenne corrispondenze con tutti i potenti dell’epoca e viaggiò continuamente nell’area dell’Italia centrale per tentare difficili pacificazioni tra fazioni contrapposte: atteggiamenti del tutto insoliti per una donna del Trecento, che attrassero su di lei critiche ed illazioni. Caterina si sentì autorizzata ad abbattere i tabù sociali che limitavano l’azione della donna in una sfera esclusivamente privata non perché mossa da convinzioni femministe ante-litteram (pp. 134-143), ma in quanto si riteneva investita di una missione divina, comunicatale da Dio stesso durante le frequenti estasi mistiche. Forte di questa intima certezza, decise di gettarsi nelle vicende politiche prendendo parte attiva, costruendo un nuovo ruolo per il profetismo femminile, che andò tuttavia declinando con la fine della crisi delle istituzioni ecclesiastiche attorno alla metà del XV secolo (pp. 187-189).

Forse meno originale, ma ugualmente prezioso, il volume di Baccelli su Bartolomé de Las Casas, il cui interesse risiede forse, più che nella ricostruzione biografica (pp. 19-52), nella dettagliata analisi dottrinale delle sue opere. Analisi che ci permette di seguire da vicino l’evoluzione e la radicalizzazione del pensiero di Las Casas, che giunge negli ultimi anni della sua vita - in particolare nel Tratado de las doce dudas del 1564 -  a negare qualsiasi tipo di legittimità alla conquista spagnola del Centro e Sud America (“la conquista senza fondamento”, p. 183-184, 230), fino a sostenere la necessità di una restituzione in solido di tutti i possedimenti e di tutti i proventi da essa derivanti in favore degli indios. Las Casas tentò di elaborare, utilizzando gli strumenti della teologia e del diritto, una solida dottrina della illegittimità della conquista, che non solo teorizzò, ma che tentò anche di realizzare (pp. 180-225), con acume ed abilità politica.

In conclusione, l’immagine che di questi 800 anni di storia dell’Ordine emerge dalla lettura dei quattro volumi presentati è molto più complessa e sfaccettata rispetto alla visione stereotipata che circola comunemente a proposito dei domenicani. Né le tormentate vicende che nei secoli mutarono la mentalità e gli orientamenti dei Predicatori, né la rivoluzionaria figura della mistica e politica Caterina da Siena, né la lotta contro i conquistadores di Bartolomé de Las Casas possono essere classificati in base alla caratteristica usualmente considerata come tipica dei domenicani, ovvero lo zelo inquisitoriale legato ad una difesa pugnace dell’ortodossia cattolica. In realtà, l’Ordine e i suoi protagonisti sono spesso stati protagonisti di travagliate ma significative innovazioni in molti campi. Da questo punto di vista, la partecipazione dei domenicani all’attività dell’Inquisizione risulta descrivere solo una parte, e forse non la più importante, del contributo dell’Ordine alla vita della Chiesa.

I LIBRI

- L'ordine dei predicatori. I domenicani: storia, figure e istituzioni, a cura di G. Festa - M. Rainini, Laterza, Bari-Roma 2016
- M. C. Giannini, I domenicani, Il Mulino, Bologna 2016.
- A. Vauchez, Caterina da Siena. Una mistica trasgressiva, Laterza, Bari-Roma 2016.
- L. Baccelli, Bartolomè De Las Casas. La conquista senza fondamento, Feltrinelli, Milano, 2016

 

Jacopo Francesco FALA'

inAteneo

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