SISTEMA, sistematico, asistematico
Dal 30 novembre al 2 dicembre si è svolto presso l’Università di Macerata il convegno “Sistema, sistematico, asistematico. Chiarimenti per un concetto ambiguo”, promosso e organizzato dalla cattedra di Storia della filosofia antica, in collaborazione con l’Università di Chieti.
Insieme al nutrito pubblico di studenti e cultori presenti alle quattro sessioni dei lavori, gli studiosi si sono interrogati sul senso delle nozioni di “sistema” e “sistematicità” e sulle molteplici conseguenze ermeneutiche da esse derivate al dibattito filosofico, tanto antico quanto moderno, grazie alle quali è stato possibile riflettere sull’incidenza del concetto anche nella più recente contemporaneità.
Se l’interesse teoretico ha guidato Luca Grecchi (Università degli Studi di Milano-Bicocca) nel presentare le linee principali del suo progetto di un “nuovo” paradigma ermeneutico, inteso come “metafisica umanistica”, la parte più consistente degli interventi ha riguardato l’antichità, dove la nozione di sistema è legata al significato del verbo synistemi (“tenere insieme”).
Di Platone e platonismo si sono occupati sia Maurizio Migliori (Università di Macerata) sia Francesca Eustacchi (Università di Macerata). Entrambi richiamando l’interesse sulla dialettica, gli studiosi hanno esaminato l’uno che cosa rende stabile l’instabile in Platone, e l’altra il rapporto fra Platone e sofisti in merito alla sistematizzazione di relazioni asistematiche.
Per quanto concerne Aristotele, Arianna Fermani (Università di Macerata) ha percorso il “labirinto” del pensiero dello Stagirita, nel suo essere al contempo sistematico e asistematico. Lucia Palpacelli (Università di Macerata) ha proposto esempi di sistematizzazione nel pensiero fisico aristotelico, con attenzione alle nozioni di finalismo ed ordine. Fra etica e politica, Elena Irrera (Università di Bologna) si è soffermata sul caso della politike philia come esempio di sistema aperto.
Agli sviluppi del tema nell’ellenismo sono dedicate le relazioni di Francesco Verde (Università di Roma “La Sapienza”) e Bruno Centrone (Università di Pisa). Il primo ha approfondito le modalità che hanno condotto alla sistematizzazione del sistema nelle filosofie ellenistiche a partire dagli sviluppi nell’Accademia platonica. Il secondo, invece, ha preso in esame il sistema pseudo-pitagorico, rilevando le origini della nozione di σύστημα nell’ambito musicale.
Muovendosi fra filosofia e letteratura, fra Aristotele e seconda sofistica, Giulio Lucchetta e Michele Di Febo (Università di Chieti) hanno riflettuto sui limiti del sistema nel mondo antico, rispettivamente sotto il profilo di Aristotele come critico della polis e di Dione Crisostomo, come testimone della temperie culturale in cui si realizza la dissolvenza del “sistema Occidente”.
Alla patristica e al medioevo si sono rivolti Diego De Brasi (Philipps-Universität Marburg) e Guido Alliney (Università di Macerata), il primo in riferimento al caso del sistema asistematico di Gregorio di Nissa, mentre il secondo con uno sguardo all’asistematicità dei filosofi, in particolare Scoto Eriugena, la scuola chartriana e Tommaso d’Aquino.
Il secolo xx ha interessato Achille Zarlenga (Università di Chieti), che ha proposto alcune riflessioni sulla figura di Giovanni Papini, come intellettuale sui generis in bilico fra sistematicità editoriale e asistematicità filosofica. Fra modernità e antichità, Emidio Spinelli (Università di Roma “La Sapienza”) ha indagato la nozione di sistema in Hans Jonas, anche nelle tangenze che essa ha con l’atomismo. Infine, Lucia Urbani Ulivi (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) ha presentato la teoria dei sistemi contemporanea, nel suo rapporto con l’antico concetto.
Il privilegiato clima di symphilosophein è stato favorito dalla natura intrinseca del convegno, la cui cifra distintiva è stata la compresenza di prospettiva storica e teoretica. Lungi dallo spezzare l’unità della ricerca filosofica, tale connubio ha fatto emergere l’irriducibile complessità del tema indagato, corrispondente alle varie sfumature del reale. La realtà per prima è un sistema complesso, per la cui comprensione s’impone come necessaria l’assunzione del paradigma ermeneutico di volta in volta più efficace a descriverne lo stato dinamico e molteplice.


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