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Gaetano LICATA, Aristotele e la teoria manipolativa della causalità

La teoria manipolativa o “interventista” (interventionist) della casualità asserisce che le relazioni causali possono essere analizzate in termini di correlazioni tra la causa e l’effetto in presenza di possibili manipolazioni (o interventi) sperimentali. Approssimativamente: x causa y (laddove “x” e “y” sono due variabili, per es. di massa o di forza) significa che, se il valore di x mutasse in seguito ad una qualche manipolazione, allora anche il valore di y muterebbe, mentre quest’ultimo cambiamento non avrebbe luogo nel caso in cui ci astenessimo da ogni manipolazione.

Benché tale teoria sia stata formulata soltanto negli ultimi decenni del XX secolo e sia ancora discussa e difesa da numerosi filosofi (cfr. la voce “Causation and Manipulability” della Stanford Encyclopedia of Philosophy), le sue radici affondano nella tradizione filosofica aristotelica e scolastica.

Gaetano Licata (ricercatore di filosofia della scienza presso l’Università di Palermo) ha dedicato a questo tema il 15 dicembre scorso una lezione presso il nostro Dipartimento intitolata “Aristotele e la teoria manipolativa della causalità”.

L’intervento di Licata si è essenzialmente sviluppato lungo tre direttrici storico-filosofiche. In primo luogo, si è rilevato che una tappa decisiva nella storia della nozione di causa è rappresentata da Aristotele che ha offerto (nel libro A della Metafisica) una nuova accezione dei termini “αἰτία”, “αἴτιος” e “αἴτιον” (pur parzialmente anticipata da alcuni autori, fra cui Platone nel Fedone 96a-102°, in relazione alle idee). Tali termini, originariamente denotanti la responsabilità umana per qualcosa (e dunque anche la possibilità di essere accusati ed incolpati), sono stati utilizzati dallo Stagirita per indicare i quattro tipi di rapporti causali presenti nel mondo naturale (efficiente, formale, materiale, finale).

In secondo luogo, Licata ha spiegato che questo mutamento è stato supportato dall’analogia tra natura (φύσις) e tecnica (τέχνη) presente nel libro B della Fisica, anteriore al libro A della Metafisica. I quattro “sensi” in cui si dice la φύσις divengono le quattro cause aristoteliche sulla scorta di un’analisi della τέχνη, cioè del controllo da parte dell’uomo – in vista di qualche fine – di porzioni del divenire naturale. Del resto, le quattro cause sono facilmente rintracciabili proprio nei processi tecnici, prima ancora che in quelli naturali.

In questo punto si inserisce il confronto con la teoria manipolativa della causazione. Secondo Georg Henrik von Wright (uno dei suoi fondatori), una serie causale di eventi può essere isolata soltanto individuando un ente attivo che, agendo, è responsabile dell’inizio della serie. A propria volta, la responsabilità di questo primum attivo non può che essere pensata a partire dall’auto-percezione dell’uomo come agente libero. I processi causali naturali, dunque, sono ultimamente fondati su e modellati da una soggettività libera.

La terza direttrice storico-filosofica riguarda la nozione di effetto. Licata si è concentrato sull’influsso dell’idea giudaico-cristiana di creazione dal nulla nella definizione di un linguaggio degli effetti: in Tommaso d’Aquino, il modello di causa efficiens (il “senso” più rilevante di causalità già per Aristotele) è dato da Dio, un agente eminentemente libero che crea l’universo.

Nel corso della lezione, Licata si è soffermato anche su altre questioni: la distinzione tra cause e semplici condizioni e il conseguente problema di individuare i fattori di rischio in medicina; il problema della causalità nella meccanica quantistica; alcune obiezioni alla teoria manipolativa (non da ultima, quella di antropomorfismo).

Si è trattato, in ultima istanza, di un buon esempio di come la storia della filosofia e la riflessione filosofica contemporanea possano dialogare tra loro senza confondere le proprie finalità, né i propri metodi ed ambiti di indagine.

Michele PAOLINI PAOLETTI

inAteneo

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