CAMILLA DOMENELLA - Dottorato in Umanesimo e tecnologie - XXXV ciclo
Succede una sera a cena con amici e ti ritrovi a dibattere per ore della differenza fra intelletto e ragione. Succede però che è una di quelle conversazioni nate a caso, da una frase lanciata fortuitamente come un seme nel campo fertile dell’amichevole compagnia, e cresciute nella reciprocità del dialogo, nell’intensità del pensiero, nello sforzo di spiegare e spiegarsi, nella curiosità di sapere e conoscere, e nella meraviglia, infine, dell’aver capito qualcosa e dell’essersi capiti molto.
Questo episodio - così piccolo - racconta molto della mia gioia e del mio coinvolgimento nella Filosofia. Più che un fare, è per me un farsi, una postura, un modo d’essere nel mondo.
Già ai tempi del Liceo mi stupiva lo studio di questa materia fino a quel momento inaudita, che con Democrito teorizzava l’atomo, con Aristotele organizzava il mondo, con Platone dischiudeva un metodo. Mi piaceva il modo di procedere del pensiero, per cui ogni riflessione successiva inglobava la precedente, rappresentando a sua volta il terreno sul quale innestarne una nuova e diversa. Lo studio di Kant - parziale e manualistico, certo - mi convinse definitivamente: con una battuta, l’imperativo categorico che mi guidava era troppo categorico per non essere tenuto in considerazione.
Da lì, il passo è stato breve. Mi sono iscritta al corso di Laurea in Filosofia presso l’Università di Macerata, al termine del quale, sotto la guida del prof. Luigi Alici, ho discusso una tesi dal titolo Hans Jonas, Problemi di libertà in cui si prendono in esame una serie di lectures dattiloscritte del filosofo raccolte nel volume “Problemi di libertà” rimasto inedito fino al 2009. Con questo lavoro ho vinto la prima edizione del Premio di Studio “Janos S. Petöfi”.
Il corso di laurea magistrale in Scienze Filosofiche è stato poi la naturale prosecuzione del mio percorso formativo. L’ambiente stimolante e intellettualmente vivace, la scintilla filosofica di veri e propri maestri, hanno confermato in me questa esigenza di studio, questo metodo del confronto e questo anelito alla ricerca. Ho quindi discusso una tesi in Filosofia Morale di cui il prof. Luigi Alici è stato relatore e la professoressa Donatella Pagliacci correlatrice. Dal titolo Limite e responsabilità. Un percorso tra Ricoeur, Jankélévitch e Jonas, il mio lavoro ha inteso proporre un confronto con gli autori, inserendosi all’interno dell’attuale dibattito filosofico in campo bioetico nel tentativo di riaccordarne la polarizzazione su temi etici di fondo, come quello del limite umano e della responsabilità nel contesto più generale dell’Etica della Cura.
Il Master in Medicina Narrativa, Comunicazione ed Etica della Cura che ho frequentato e ottenuto presso l’Università Politecnica delle Marche mi ha convinta della porosità della Filosofia, della sua estrema concretezza, della sua radicalità proprio nel muoversi sulla soglia e “in punta di piedi”.
Con questa consapevolezza sto oggi proseguendo il mio percorso di Dottorato in Umanesimo e Tecnologie presso l’Università di Macerata. Dottorato Eureka, il mio studio vede dunque la co-partecipazione di un’azienda per lo sviluppo di un progetto sui temi della Digital Preservation e del Records Management. Sotto la supervisione del prof. Stefano Pigliapoco, la mia ricerca – davvero transdisciplinare – si concentra sull’organizzazione, la gestione e l’accesso alla conoscenza nell’ambito dell’archivistica digitale in una prospettiva filosofica.
Le competenze tecnico-informatiche che sto acquisendo si uniscono necessariamente alla riflessione intorno alle prospettive presenti e future che questa disciplina – nuova e per sua natura sempre in fieri - dischiude. La dimensione digitale che le tecnologie info-, robo-, nano- unite alla connettività e connessione costanti hanno aperto e diffuso, impone la ricerca di modelli e categorie concettuali del tutto nuovi, in grado di rendere conto della realtà presente e di quella immediatamente prossima.
L’archivio, che l’immaginario collettivo vuole rappresentato come un insieme affascinante e polveroso di documenti, tomi, reperti, si trasforma in immediatezza del dato informatico che va tuttavia descritto, interpretato, curato per farsi infine conoscenza e diffusione di conoscenza. Anche in questo ambito, dunque, non si esaurisce l’impegno filosofico: custodire la memoria, offrirle una configurazione presente, interpretare l’eredità del passato attraverso la lente delle tecnologie attuali, significa davvero porsi in un’ottica di responsabilità verso il futuro. Un futuro che si chiede la differenza fra intelletto e ragione ma che soprattutto esercita un modo d’essere “filosofici”.
Camilla DOMENELLA


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